Prodi forever
Leggo ogni giorno di crisi di governo. Di miracoli numerici in Senato che sosterrebbero la maggioranza orfana di quel numero di senatori che le consentirebbe di governare con più tranquillità. Proclami di guerra e profezie settimanali di crisi alla prossima luna piena che nemmeno mago Otelma.
Ma sto governo, che non ha ancora legiferato i Dico, non ha quasi toccato la Biagi, ha dimenticato che in Italia non esiste una legge sul conflitto di interessi e sulle lobby, non riesce a dire con chiarezza che le pensioni sono più importanti degli interessi delle banche, si è provocato lesioni gravi con l’indulto, si fa infilzare dai magistrati De Magistris e Forleo, si porta appresso Mastella, Di Pietro e Dini, con Dliberto che va alla festa della rivoluzione d’ottobre, (e per finire con Confindustria e Vaticano che gli fanno la morale e il pressing) lo dovrei vedere morire? Magari domani, in fretta e furia? In cambio di che? Sei mesi di palate di merda, gossip, caccia alle streghe rosse della coop, un po’ di violazioni del segreto istruttorio, e un tot di intercettazioni illegali. Per ottenere quale risultato, magari?
Un altro governo con Berlusconi alla presidenza del consiglio, Fini alla guida della Digos al G8, Gasparri che scoreggia una legge sulle telecomunicazioni, Storace che fa il ministro della Sanità, mentre concede una pensione di invalidità ai militi fascisti caduti per ustioni a causa della troppa vicinanza ai forni di Auschwitz, un po’ di liberismo d’accatto magari con la vendita delle spiagge, la trimurti Vito, Schifani e Bondi che entra nelle case degli italiani a tutte le ore senza che i genitori possano prendere provvedimenti per i bambini davanti al video.
Maddai. Oppure la novità politica è rappresentata da quella piattola infiammata della Brambilla? A ri-maddai.
Mi tengo quello che ho, che a volte riesce anche a essere coerente con se stesso e che finché vive può sempre fare quello che ha promesso. Funziona male, fa anche cose insopportabili, ma è sempre meglio di un caterpillar ben oliato, pieno di cose pessime che funziona bene.

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