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Mercoledì, 4 Ottobre 2006

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Partito, solo per arrivare a non essere mai socialista

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 12:07

Era ora. Qualcuno ha detto basta. Non sarà il massimo della vita trovarsi (per ora) in compagnia del (solo) correntone Ds, ma la decisione di troncare con l’esperienza del “partito democratico” potrebbe essere l’inizio di una nuova e coraggiosa avventura politica che si muova nel solco della socialdemocrazia europea.
Si tratta di un parto o solo di un nuovo partito? Possiamo dire che è una cosa seria? Posso solo sperare di sì. Poi sarà tutto più semplice trovarsi in compagnia di un “partito democratico” dove auspicabilmente ci saranno D’Alema, Bersani, Visco. Una buona compagnia tra persone che hanno maturato convinzioni diverse ma hanno rispetto reciproco e si conoscono, è meglio di un pasticciato embrassons nous in cui i non detti sono più dei propositi dichiarati. Assai più complessa mi sembra la questione dei legami con Rifondazione e Comunisti italiani i quali, essendosi ritagliati una nicchia “antagonista”, difficilmente  saranno pronti a cogliere l’occasione  che si presenta loro.

Certo è una ben strana parabola quella del pci-pds-ds che piuttosto di dirsi socialdemocratico e provare ad essere di sinistra oggi, passa al centro, per poi dirsi di sinistra un minuto dopo aver fatto il partito democratico. La sensazione che sotto altre forme il “togliattismo” realizzi il sogno del suo mentore, è molto forte e anche ironicamente spiazzante. Ma più forte e deludente è il dispiacere di vedere che gli eredi dei creatori di quelli che “furono” i modelli emiliano e toscano sono pronti a confinarsi in un limbo di incerto moderatismo, pur di non dirsi “normali”, pur di saltare le conclusioni cui è giunta dal dopoguerra ad oggi la loro propria “anima pratica”: quella che muove i membri di un partito radical socialista. Vince così l’altra anima, quella di recupero della matrice “idealistica e storicistica”, che guarda allo Stato, al potere, ai rapporti di forza e li trasfigura in un progetto politico a breve e per l’eternità.
Se Rutelli vale l’iscrizione al partito socialista europeo io non posso pensare che quel partito sia il mio. D’altronde se la collocazione in quella famiglia non fosse uno dei veri problemi, la Margherita non avrebbe opposto alcun veto alla permanenza in essa.

Se penso al senso della mia accentuata partecipazione (e per qualche anno di vera militanza) alla vita di quei tre partiti, alle distanze che sovente si maturano nel corso degli anni per effetto di disaccordi sulle cose, questo epilogo di percorso ha pure il senso della liberazione. La mia personale e quella di tanti altri che sarebbero pure pronti ad affrontare il “deserto” per avere ancora in sé il senso di quella “terra promessa”, intesa come slancio etico e politico basata su valori concreti e non in vendita.

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