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Dall’ultimo sondaggio di Repubblica sembrerebbe di intuire che gli italiani intendano comunque voltare pagina. Allo stato attuale i sondaggi indicano una tendenza da predere con le debite molle. La campagna elettorale non è ancora ufficialmente iniziata e i giochi sarebbero sempre e comunque aperti, caso Bpi -Unipol-Hopa o meno, almeno fino a metà marzo. Il caso Consorte non è formalmente chiuso, e la manina contro i Ds, con il suo tempismo e la sua eccezionale efficienza pare eccedere per essere considerata seria. Le analisi e le spiegazioni di Klaus Davi (segnalate da Marco) sull’effetto boomerang della campagna del Cavaliere contro i Ds, le condivido, purché non costituiscano le premesse per una dormita generale sugli allori, ancorché pieni di spine e ansie.
Davi suggerisce di occuparsi dei problemi concreti della gente, ma sembra scettico sulla svolta alle "zucchine" da parte dei leaders dell’Unione. Berlusconi, dal canto suo, spera nell’incapacità del centro sinistra di uscire con un colpo di reni da questa situazione di oggettiva difficoltà mediatica, insieme con l’obiettivo di non far dire all’opposizione il suo programma elettorale, sia occupando i media, sia rendendo impossibile un dibattito serio su di esso. Qualunque atto di disturbo e di pressione a quel fine è in questo senso lecito.
Molto modestamente, avrei da suggerire alcune delle circostanze che, secondo me, impediscono e impediranno che lo scandalo Bpl-Unipol-Hopa raggiunga l’apice emotivo e "rivoluzionario" di Mani Pulite, cioè la sua percezione "nazional-popolare" (almeno fino al 9 aprile).
Ad oggi manca la molla scatenante dell’odio "etnico" che caratterizzò il risentimento popolare di allora. Nel mirino c’era un intero ceto sociale, avvertito come "alloctono", incapace di stare dietro le esigenze di un’Italia alle prese con grandissimi cambiamenti economici e culturali. La scoperta del sistema delle "tangenti di massa" ad appannaggio di una classe politica avvertita già come lontana dal paese, fu la scinitllla su una miccia accesa. La vicenda Bpl-Unipol-Hopa non presenta fenomeni corruttivi che tocchino il sistema della rappresentanza. E quelli che presumibilmente vi sono, riguardano alcuni o molti furbetti del quartierino. Neppure si potrebbe paventare un risentimento generale da correntista da scagliare contro i Ds, avvertito invece come condizione generale e da grande tempo preesistente, ora che anche l’Antitrust ha messo in moto la sua macchina per accertare il furto perpetrato dal sistema bancario agli italiani come prassi generale, irriducibile invece a pochi famelici furbetti.
Inoltre, non c’è un attore sociale, o gruppo, o partito che faccia da cassa di risonanza e possa candidarsi a prendere il posto di chi lo ha tradito. Non ci sono outsiders e, qui viene il bello, non ci sono più moralmente superiori che possano sobbarcarsi il carico di verginità che il caso eventualmente richiederebbe. Non si vede, infatti, l’evenienza catastrofica che determinerebbe un simile avvicendamento: il travaso di voti e il cambio di rappresentanza accade già, e dentro le medesime coalizioni. Parrebbe infatti che sebbene il sistema sia tornato "proporzionale ", gli italiani ragionino maggioritariamente, limitandosi a spostare le proprie preferenze dentro il medesimo contenitore. E anche una legge ad coalitionem potrebbe rivelarsi un fiasco per il Cavaliere e un’ulteriore segnale di debolezza.

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