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Mercoledì, 4 Gennaio 2006

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Perchè ora sto con i Ds

Archiviato in: Metodo — francesco @ 11:32
Quello che si sta delineando contro i Ds (forza maggioritaria del centro sinistra) è un attacco in piena regola. Si gioca sul filo di intercettazioni di pochissimo conto se paragonate al vero scandalo che sta a monte dello scandalo che ne è seguito. Cioè, la mancanza di concorrenza leale e vera nel nostro paese e non solo nel sistema bancario. Si tratta dell’ennesimo capitolo del solito gioco al massacro: un’abitudine moralistica di questo paese "cattolico", rotto a ogni compromesso, sostanzialmente inquisitorio, aduso alle doppie morali, incapace di frenare l’avvoltoio che è in sé. Un ‘abitudine nefasta che si scontra contro un’altra abitudine da ex comunisti "seri": quella di essere sempre all’altezza delle proprie idee, a cominciare dal punto di vista etico.
I fronti aperti oggi sono tre: uno interno, tra maggioranza e opposizione di sinistra che invoca l’autocritica e giustamente s’impunta sulla mancanza di rapidità della replica, l’altro, esterno, aperto dalla maggioranza di governo che approfitta per ribaltare debolmente accuse di immoralità, il terzo, il peggiore di tutti, aperto dalla Margherita, partito "alleato" dei Ds, il cui obiettivo è lo sfiancamento dei Ds in vista delle elezioni e della formazione del partito unitario.

Qui si è detto il possibile sui Ds e si è dato conto delle loro responsabilità e ritardi; si è cercato anche di individuare (molto modestamente) una via d’uscita e il problema principale: cioè l’assenza di un vero partito, di una cultura comune e valori condivisi e la mancanza di una base allenata a reagire e in grado di stimolare i vertici a fare altrettanto.

Però. Le accuse della maggioranza fanno ridere: serve a poco ricordare le legge sul falso in bilancio, la ex- Cirielli, la protervia contro la magistratura adoperata per cinque anni da questa maggioranza, senza contare che solo nella maggioranza, e non nelle fila dell’opposizione, ci sono gli indagati per tangenti e "spionaggio".

E’ sufficiente portare alla mente le proposte dell’Impostore Generale, Sandro Bondi, che dalle pagine de Il Giornale, proprio ai Ds chiedeva un patto contro i poteri forti, da cui naturalmente era escluso il più forte di tutti, cioè Silvio Berlusconi, per capire con chi si ha veramente a che fare quando si parla di moralità pubblica e privata.
All’interno del partito la sinistra protesta e a ragione nel chiedere conto dei comportamenti del leader, ma il modo è controproducente. Ormai dopo cinquant’anni ancora ci si esprime come se un problema da risolvere fosse il problema dei problemi, la resa dei conti, quasi un Armageddon. Bisognerebbe provare a essere un po’ più cauti, misurati, parlare nelle sedi appropriate, credere che preservare un partito sia un compito serio, vincere un’elezione, pure.  Ma per farlo, appunto, ci vorrebbe l’atteggiamento, l’aplomb e il partito che non ci sono.
Vorrei invece sapere che cosa significa in concreto e fin da ora, separazione tra politica e affari. Se ci sono i soliti esclusi oppure se questa separazione riguarderà anche la Margherita. L’ amicizia di partito tra l’attuale presidente di Bnl, Luigi Abete e Rutelli (entrambi contrari all’Opa Unipol) si dovrà annoverare tra le amicizie pericolose o l’aut aut vale solo per la sinistra e il vituperato movimento cooperativo? Oppure, se non è chiaro, la Margherita era contro l’Opa Unipol-Bnl perché conosceva risvolti penali personali (e non li ha denunciati) oppure perché temeva più semplicemente che una banca potesse diventare troppo vicina ai Ds, mentre era meglio che restasse il più possibile vicina alla Margherita? E questo l’errore politico? Meglio una banca della Margherita piuttosto che dei Ds? Parrebbe così, se oggi su Europa, giornale della Margherita, pagato come tanti altri dai contribuenti, esce un editoriale che dice: «I capi diessini hanno tifato, si sono sentiti parte di una scalata finanziaria, si sono effettivamente "informati" ma esprimendo forte partecipazione… È una questione politica, un grosso errore».
Tifare contro, invece, è segno di correttezza. Dunque: è un errore perché si sono informati (tra virgolette) oppure perché è un sollievo constatare che l’operazione è fallita e abbiamo salvato una banca, ma con la nostra bandiera ben salda sul pennone? Oppure, la contrarietà di Rutelli e Abete non è anch’essa una "partecipazione", un modo per inserirsi in una questione che avrebbe dovuto tenere anch’essi fuori dalla competizione, secondo quanto dice l’editoriale europeo? Cioè, un errore è politico, solo se provoca conseguenze d’immagine?
Allora, io dico a chi è di sinistra, a chi lo vorrebbe essere o a chi lo diventerà da oggi: pensate che questo sia un bel modo di arrivare a costruire il futuro partito "democratico"? di esservi meglio rappresentati da individui appartenenti a un partito di transfughi che imbarca carrettate di politici di destra con la sedia traballante, la cui sola e unica ambizione è governare e manovrare posti di lavoro, perché il pane dell’opposizione è duro da digerire? Pensate sia meglio avere leaders ambigui che non sanno decidersi sui diritti civili alle coppie di fatto etero e omo, in ossequio a una morale bigotta e tutta "politicistica" con la quale tenere i rapporti con la Chiesa cattolica? Pensate che un partito unitario sia possibile con un partito equiivoco, senza storia, senza idee che si chiama Margherita, ma che è grosso modo la somma di politici di  quinta fila della vecchia Dc (e anche del vecchio Pci), senza arte né parte?
Bene, allora continuate a dire che il problema è grave e che rischiamo di perdere le elezioni per colpa di Consorte e di Fassino. Continuate a macerarvi nelle discussioni sterili sulla moralità dei Ds, mentre chi ruba denaro e speranze sta altrove. Io non ci sto.

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