Ai posteri
Ora bisognerà vedere se la magistratura darà una mano ai referendari di oggi o a quelli di ieri. Cioè, se il conflitto palese fra l’art.1 delle legge 40 e l’impianto complessivo della legge 194 verrà risolto da un giudice con l’incostituzionalità dell’una o dell’altra. Allora se il giudice opterà per la seconda sarà "magistratura comunista", se sceglierà per la prima, tutti, anche i cardinali, si defileranno dall’intervenire direttamente e si potrà finalmente sbandierare ai quattro venti la laicità dello Stato.
Al di là di ogni considerazione e battuta, bisognerà pur riflettere sul nostro paese e il suo rapporto con la democrazia. Sono dieci anni che il referendum non raggiunge il quorum. Vorrà dire qualcosa, o no? Quest’ultimo "fallimento" dice che il tema non resuscita lo strumento. Ieri sera ascoltando Pannella in tv, a Porta a Porta, ho pensato che se lui "è" il referendum è giusto che non si vada a votare. La sua retorica è impossibile, scorre sui timpani come aria cattiva. I tempi sono cambiati: gli italiani credono sempre meno che il destino passi da un loro intervento diretto in politica e si muovono per essa solo quando lo scontro segue le direttrici stabilite al centro. Gli italiani devono essere rassicurati. E’ in questo costante e latente stato di insicurezza e prostrazione che affonda il suo maglio il vulnus della mancanza di laicità del paese e dello Stato. Non è un problema solo nostro, ma da noi il livello è patologico. Ovviamente c’è differenza di valutazione politica tra un referendum come quello sull’art. 18, a percentuali di votanti simili, con i No in schiacciante maggioranza, e questo sulla procreazione medicalmente assistita che, a parità di votanti, totalizza una maggioranza schiacciante di Sì, ma la sostanza del problema non cambia. Non mi stupirei di scoprire che l’identità dei No di allora è la stessa dei Sì di questa volta. Siamo sempre gli stessi o quasi: ciò che resta della cultura degli anni 60 e 70 e della coscienza attiva di chi si sente un cittadino sempre, secondo il senso della libertà intesa come partecipazione.
Se "destra" e "sinistra" si dividono la coscienza della maggioranza degli italiani prende il sopravvento e va altrove. Ma dove va questa coscienza? Al mare? Non solo. Domenica è stata pure una giornata di tempo incerto. Non credo che gli italiani non abbiano capito i quesiti. Gli italiani li hanno rifiutati. Non hanno perso l’occasione per mandare un ennesimo messaggio di diffidenza alla politica tutta, aiutati da politici e prelati di professione. Hanno interpretato a modo proprio lo strumento referendario, stravolgendone il senso. Anche questa è politica. Sia chiaro io non vedo nulla di rivoluzionario in questo atto, semmai un gesto di disprezzo fine a se stesso che va interpretato e a cui va dato un senso. E’ questa l’unica indicazione complessiva e di rilievo che emerge dal fallimento del referendum. Non c’è niente di fisologico in dieci anni di referendum senza quorum. E’ scaduto l’appalto dell’istituto referendario al partito radicale: troppo "comodo" prima, troppo scomodo adesso. Ma a maggior ragione, se uno strumento di partecipazione viene adoperato con rigore scientifico per raggiungere la negazione dei suoi obiettivi, cioè la non partecipazione, lo strumento è da cambiare e l’argomento da ridiscutere.
Infine, anche noi blogger per il sì abbiamo bevuto l’amaro calice della nostra impotenza. Ma anche se fossimo scesi per strada a fare baccano penso che sarebbe cambiato nulla o quasi. Il digital divide conta poco in questo caso. Ciò che divide noi da chi non ha votato non è un computer e una linea adsl. E’ una cultura nata anni fa e che oggi è una minoranza di una decina di milioni di persone. A pensare bene, mica poco.

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Siamo in accordo con i nostri post, Insolitamente Eccelso, anche se con parole diverse e modalità diverse. Per quanto riguarda i blogs in realtà è successo quello che succede sempre: si possono riempire pagine e pagine su argomenti a favore o a sfavore, di destra, di centro e di sinistra, li si legge, vi è l’encomio per questa o quella frase (”i migliori bloggers” ecc. ecc.), ma il risultato è sempre lo stesso. Chi è di un’opinone rimane di quell’opinione. Non vi sono king makers, al massimo opinion leader, e tutto all’interno di quella generazione trasversale di cui abbiamo sempre parlato.
A conti fatti ha vinto il relativismo etico, l’accidia, l’indolenza, il disinteresse, la pigrizia e la mancanza di valori tanto etici che religiosi. Tutto quello contro cui ha sempre combattuto la Chiesa….
Commento di Jongleur — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 11:49
A conti fatti ha vinto il relativismo etico, l’accidia, l’indolenza, il disinteresse, la pigrizia e la mancanza di valori tanto etici che religiosi. Tutto quello contro cui ha sempre combattuto la Chiesa…”
E così. Ed è incredibile che nessuno lo dica apertamente.
Commento di francesco — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 11:51
Il post mi è piaciuto,

perchè le tue capacità di analisi e di appronfondimento
sono sempre molto alte.
Però, e sono sincero fino in fondo,
credimi, l’ultima affermazione sulla Chiesa mi sfugge.
Scusami, non sono un professionista
dell’opinione, e mi piacerebbe capirne di più.
Ripeto: non sempri una presa per il naso.
Commento di Daniele — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 12:51
sulla chiesa?
a che post fai riferimento?
Commento di francesco — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 13:21
Mi riferisco a quella
qui, tra i commenti al tuo
ultimo post.
Commento di Daniele — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 13:33
Concordo con l’analisi sull’allontanamento dalla politica, almeno da questa politica.
Come blogger per il si, sono stato contento di ciò che ho fatto. I blogger non influerenzeranno l’opnione pubblica, ma servono come nuovo strumento di informazione.
Commento di funicelli — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 13:59
Significa che la norma che equipara l’embrione alla persona è un’opinione assunta come dato di fatto e di legge. E’ “relativismo etico” anche questo, ma imposto per legge, perché e un’opinione. Il fatto è che il “relativismo etico” non esiste, ma se prendo in parola le cose che dicono gli assolutisti etici il risultato è questo. Il relativismo etico è un equivoco polemico della destra inserito in un discorso ideologico forte e apparentemente convincente: la verità è una e ad essa ci si conforma naturalmente per legge. La verità è un muro insormontabile con guardie alla porta che controllano. Esiste invece il gioco del libero scambio delle opinioni e delle scelte, senza il quale non c’è democrazia. E’ un modo per sminuire il senso delle regola, che appunto consente di scegliere, ponendo dei limiti.
Commento di francesco — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 14:41
Sì funicelli neppure io mi pento di quello che ho scritto come blogger. però bisogna constatare che anche nel nostro caso il “mezzo” non pesa molto sulla sconfitta.
Commento di francesco — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 14:43
Ti ringrazio molto.
Spero di non essere stato
troppo “rompino”.
Nonostante la mia età,
troppe cose dvo ancora capire…
Commento di Daniele — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 14:51
don’t worry.


jongleur è un filosofo (vero) e a volte bisogna spiegarlo
e non so neanche se ho dato la spiegazione giusta.
Commento di francesco — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 14:56
A me va bene.
I suoi interventi sono
sempre interessanti:
un di
più al già molto che trovo qui.
Commento di Daniele — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 15:33
[...] la Consulta. Come al solito lucido e riflessivo. Link: L’intervento di Stefano e di Francesco.
Aggiungi [...]
Pingback di Luca Conti per Senigallia » Altre opinioni sull’esito dei referendum — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 16:24
sai una cosa ? non è mica così certo che se il popolo degli “astensionisti convinti avesse votato, i si avrebbero prevalso sui no, fatti due conti, non so…e allora ne sai un’altra? meglio che non sia passato il quorum, almeno adesso la legge si potrà modificare, soprattutto quando uno come Ruini sostiene oggi che “qualche modifica potrebbe essere necessaria” (credo si riferisca a quella contraddizione fra l’articolo della legge e le linee guida, quello che obbliga a impiantare l’embrione malato, pur sapendo che rischia sia la madre che l’embrione, una aberrazione della legge, di cui ha parlato anche la bindi, a ballarò)
Commento di maria grazia — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 17:15
Grazie mio esegeta, ;o): La ringrazio dal basso della mia “oscurità”.
Devo dire che però, girando tra i blog si possono notare delle prese di posizione non convenienti: si parla di “botta d’orgoglio”, “riprendiamo la lotta”, “abbasso lo stato clericale”. Questo da parte degli aderenti al si. Dall’altro lato, mettendo insieme astensionisti e votanti, noto un atteggiamento vittorioso che non ha alcuna ragione d’essere, dal momento che non hanno lottato. Al massimo sono stati fedeli al motto siciliano “chinati juncu che passa la china”. Comprendo le posizioni, ma le rifiuto entrambe. Nel primo caso si tratta di un’intutile pleonasmo, dal momento che l’orgoglio bisognava già averlo da priima e la lotta, meglio la discussione non penso sia stata mai abbandonata. Quello che penso al riguardo l’ho detto già altrove, come lei sa, Insolitamente Eccelso. E non c’è necessità di dare forza agli avversari dando loro il modo di diventare nemici. Nel caso dei secondi, ho detto che la loro vittoria sarebbe stata solo nella partecipazione. In un mondo come quello odierno, sempre più a velocità doppia e tripla i divieti devon avere economicità, cosa che non si avrà in questo caso, o essere appoggiati da un forte valore morale. L’astensione al referendum non l’ha avutao questo valore, ma se si attaccano i lucranti dell’astensione a testa bassa, si otterrà solo di dare loro alibi e difesa in prestito. Ognuno lotti con i propri….
Commento di Jongleur — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 17:33
Spero che Jongluer
non si sia offeso: la sua “oscurità”
è solo nei miei occhi che, ripeto,
non sono sempre a conoscenza di tutto.
Però sono disposti ad aprirsi alle
gentili spiegazioni.
E la mia stima va ad entrambi.
Riguardo alla “lotta”…
Mi auguro che sia solo un termine
e che questo sia un punto di partenza per
discussioni sulle tesi e sulle idee.
Commento di Daniele — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 18:54
Una dimostrazione che il mondo reale ed i blog sono due cose distinte e che l’osmosi ipotizzata da penne illuminate come Giuseppe Granieri (”Blog Generation”, Laterza) è lungi da venire.
Commento di plurale — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 22:02
Ti ho likato qui: http://plurale.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=548137
Commento di plurale — Martedì, 14 Giugno 2005 @ 23:24
Io che ero per 3 NO ed un SI’ sono considerato parte di questa cultura?
Commento di Domiziano Galia — Mercoledì, 15 Giugno 2005 @ 10:11
voglio un post sul sapone con il grasso di berluscaaa
Commento di Flavia — Mercoledì, 15 Giugno 2005 @ 11:33
Quale cultura, domiziano?
Ma che schifo, flavia!!
Commento di francesco — Mercoledì, 15 Giugno 2005 @ 12:44