E’ durata lo spazio di una mattinata l’avventura dei tagli all’istruzione cattolica di Stato. Si sapeva già: la crisi non è uguale per tutti. “Gli aiuti per l’educazione religiosa dei figli - ha detto Benedetto XVI - sono un diritto inalienabile”. Siamo alla riscrittura della Dichiarazione dei diritti universali e voi state qui a spaccare il capello? Vorrei sapere quanto aspetteranno gli aderenti delle altre religioni a chiedere anche loro aiuti allo Stato italiano in nome dello stesso principio.
Mentre odo distinto il silenzio assordante della sinistra italiana, un rivolo di fumo si alza verso il cielo: è lo stato della laicità in questo paese. Non mi resta che aspettare la bacchettata di una qualche Commissione europea. E non certo per ripristinare il senso di una dignità ormai sepolta dalla banalità e dal calcolo politico. Quel ruolo è solo nostro e solo se lo vogliamo. Cerco invece di capire da quale buco possano uscire nel 2008 tali affermazioni apodittiche, che dicono tutto e spiegano nulla, grazie alle quali gli aiuti di Stato vengono equiparati niente po po di meno che a un diritto umano.
E pensare che solo un mese fa il papa mi aveva fato sperare. Aveva detto: “i soldi sono nulla”. Si riferiva al crollo delle borse e delle banche di mezzo mondo, ma qui si pensava che l’ecumenismo, almeno quello non fosse zoppo, che camminassse - magari non sulle acque del Giordano - ma almeno sulle proprie.
Naturalmente ora qualcuno sosterrà che quella frase faceva parte di una lettura più ampia, colta, carismatica e in odio al capitalismo. E certo: come se i soldi che pagano la Chiesa cattolica e le sue istituzioni fossero il frutto di un sistema economico diverso da quello capitalistico.
Anche il benaltrismo si prenderà la sua fetta del vostro cervello e qualcuno vi spiegherà che ancora una volta avete equivocato.
Io vorrei sapere che cos’altro deve accadere perché si armi il nostro piede.