Dispacci al vento
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Sabato, 22 Novembre 2008

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Imbarazzi

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 21:50

Leggo con travolgente malinconia le autocelebrazioni di Berlusconi che si dà al 72% dei sondaggi (come in Trentino Alto Adige … dove ha perso). Lo ascolto ripetere - senza cedimento alcuno - sempre le stesse cose alle stesse folle plaudenti davanti alla stessa televisione pubblico-privata, come se fosse arrivato ieri alla politica e al governo del paese. Intanto, il segretario del pd si dice contrario al congresso, definendolo - chissà perché - un suicidio.
Si capisce che lui pensa di essere ancora vivo.
Beato lui. Io mi sento vivo solo quando prendo un aereo e vado all’estero. Parlo in inglese, in francese o in spagnolo. Scatto foto, acquisto souvenirs, leggo guide e libri. Ho una fidanzata straniera e penso che mi piaccia ogni giorno di più perché usiamo una lingua media per intenderci.

Allla chetichella ho scoperto che in alcuni paesi esistono ancora dei partiti socialisti e socialdemocratici, ma se lo incontrassi, il Veltroni,  non gliene parlerei. Da noi la socialdemocrazia è il passato e bisogna fare il partito del futuro. Ma siamo troppo avanti. Manca il posto dove metterlo. I tedeschi non capiscono, i francesi neppure. Solo Villari ha capito qual è il suo posto.
Ci sono dei democristiani (del futuro, sia chiaro) che invece non vogliono morire socialisti. Ma promettiamogli di seppellirli in un cimitero non socialista, no? Immagino che la discussione sulla collocazione europea del partito democratico sarà un pezzo d’antologia. Non posso competere con la mia rozzezza e non posso neppure sperare si concluda prima del mio ritorno dal Messico.
Ma la colpa è anche mia. Perché mi limito a scrivere su di un blog. Una volta - vent’anni fa - di fronte a certe porcate sarei andato in un bar, in un’osteria, per discuterne; avrei magari affrontato a muso duro qualche simpatizzante di questo allegro gioco al massacro. Sarei andato al partito. Avrei chiesto di parlarne con il segretario. Avrei - addirittura - preso il telefono - l’unico allora, quello fisso, attaccato al muro - per parlarne con qualcuno.
Lo avrei fatto sapendo di avere qualche risorsa, di essere in qualche modo ascoltato: illusione giovanile e certezza delle proprie convinzioni avrebbero trovato il terreno giusto per congiurare insieme. La noia imbarazzante di queste giornate sta proprio nel fatto che mi sembra di camminare sospeso per aria, nel vuoto pneumatico di un surreale gioco delle parti. Anche perché  non posso proprio più permettermi di illudermi come quando avevo vent’anni. Ma quanto mi piacerebbe.

In compenso registro la compattezza granitica delle mie convinzioni, la loro snellezza argomentativa, la loro evidenza palmare: così la mia assenza di coraggio nel fare si sublima nel dire. Rocce appuntite pronte a partire restano sui merli del castello come una valanga incerta: un vero peccato. Il bersaglio è lì, grosso come un orso puzzolente, ferito e goffo: gli è appena crollato addosso il proprio sistema economico e di valori di riferimento. Ma lo stato ipnotico generale prosegue come se nulla fosse accaduto.
Io non sono compromesso, io posso dire e anche fare.
Manca una dannata fionda, un’efficente catapulta. Il resto è pronto.

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Lunedì, 17 Novembre 2008

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Villari non si tocca

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:45

La vicenda Villari è - nel suo genere - gustosa e pure un tantino viziosa.
Però è anche inutile, perchè che lo sconosciuto resti o meno a fare il Vigilatore a noi non cambia nulla. L’informazione farà schifo come ieri e la tv pubblica continuerà a pensare che il suo futuro si chiami Simona Ventura.  L’opposizione poi non caverebbe un ragno dal buco né in termini di prospettiva politica, né di indirizzo informativo con o senza Villari. Anche perché ormai ci siamo dimenticati che spetta all’opposizione il “diritto” di nominare il Commissario e che questo è il vero nodo del contendere.
Inoltre è anche inverosimile perché in un paese serio, una Commissione di Vigilanza sul servizio radio televisivo pubblico non esiste, men che meno si può desumere che la scelta del Vigile Capo debba essere assegnata all’opposizione. Come se questo - nel caso specifico - facesse pari e patta con il potere reale detenuto dal capo del governo sull’informazione. O ci impedisse di ingoiare, d’ora in avanti, i fetidi “panini” con cui ci viene spiegata la defunta politica.

Ma il gusto di vedere un democristiano di ventesima fila balzare all’onore della cronaca e fare le scarpe a un suo ex compagno di partito assai più illustre di lui è una scena imperdibile.
In mezzo a tante cose serie, come il baratro della povertà endemica e dell’insicurezza economica per i prossimi vent’anni, una nullità da diciottomila euro al mese ci allieta le giornate facendoci credere che il passato ritorna. Mica male: magari domani rivedrò comparire d’incanto da Montecitorio Pajetta, Lama, Bufalini, Chiaromonte e poi anche Berlinguer.
Il vizio invece è poco edificante e anche allarmante. Tra le cose incomprensibili che mi passano sotto il naso da qualche tempo, ne spicca una chiarissima. E’ la coazione a ripetere - a perdere, a subire - che ormai è al di là del patologico. Impossibile aderirvi, anche solo per fraintesa lealtà. Se immagino Veltroni, se penso a lui e a quello che può aver detto a Villari, se considero il risultato finale dello storico incontro, ormai non provo più vergogna solo di avere un presidente del consiglio come Berlusconi. La misura è davvero colma ed è impossibile non provare imbarazzo di fronte a segnali di debolezza così evidenti.
Se n’è accorto persino Gasparri. E non poter dar torto a un coglione come quello è davvero troppo.

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Domenica, 16 Novembre 2008

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Poche parole

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 20:32

Poiché Brunetta è un imbecille per definizione, non si può discutere né quello che dice, né quello che fa.
Ma quello che è davvero grottesco è che qualcuno appena offeso da una calunnia dell’imbecille chieda le prove al calunniatore.
Epifani dovrebbe ricordarsi invece di avere una spina dorsale e ribadire al mondo la provenienza dell’imbecille e che cosa ha fatto durante la sua vita.

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Sabato, 15 Novembre 2008

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L’Italia della Diaz

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:46

Ho appena finito di leggere l’intervista rilasciata  dal questore Vincenzo Canterini, ex comandante del VII Nucleo mobile nei giorni del G8 di Gneova, condannato, insieme ai suoi capisquadra, a 4 anni di reclusione dal Tribunale di Genova per la mattanza della “Diaz”.
Lui è presumibilmente il capro espiatorio. Uno che paga per tutti. Uno che si dice innocente e che probabilmente, per le violenze infamanti inflitte direttamente a delle persone inermi, innocente lo è. Ma se leggo il testo della lettera che dopo la sentenza Canterini ha scritto ai “suoi” ragazzi e che costituisce parte essenziale dell’intervista, capisco anche che innocente non è.Quella sbandierata e sado-masochista fierezza fascista che si gonfia il petto di retorica e giunge fino al punto di definire “martiri civili” dei poliziotti condannati per una mattanza e dimentica i ragazzi stesi a terra e picchiati senza ritegno, citati solo una volta e solo per dire che i suoi erano intervenuti a loro difesa, non va bene. Come non va bene il cameratismo che serve a impedirsi di fare l’unica cosa seria cioè dimettersi e denunciare, invece di proclamarsi estraneo a quei 400 poliziotti “comandati da non si sa chi” che stavano dentro la Diaz. Dice Canterini “Abbiamo perso una battaglia. Ci siamo sentiti umiliati e forse traditi (da chi?). Ma quante volte chi ci aggrediva pensava di averci sopraffatto e poi si accorgeva che invece eravamo vivi e fieri di esser noi (ma di chi sta parlando?) (…) Lasciamo tutte queste persone nei loro passamontagna e con i loro bastoni (si riferisce ai poliziotti? ) . Diamogli l’illusione di avere vinto e facciamogli vedere che alla lunga saremo noi a vincere perché potremo guardarli negli occhi non con l’odio, che si riserva ad un nemico, ma con la serena consapevolezza della nostra innocenza. Coraggio ragazzi il vostro comandante vi è vicino ed ancora indossa il casco insieme a voi. Ancora non ci hanno messo a terra”…”. (in corsivo le mie note)
Ma che linguaggio è questo? Che tipo di personalità esprime?  A chi sta parlando questo “tutore dell’ordine” (democratico) ? Che rapporto ha con le promozioni e gli avanzamenti di carriera di tutti quelli (compreso lui) che hanno da quella mattanza avuto solo da guadagnarci? Che rapporto ha con la mia sicurezza di privato cittadino?
Ma la domanda vera è come si fa a non essere stufi e schifati di questa Italia. Come si fa a permettere che dei criminali indossino la divisa e lo facciano fino all’ultimo in nome di una cultura criminogena. E soprattuitto che la si continui (dagli anni Venti ad oggi) a chiamare “patria”.

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Mercoledì, 5 Novembre 2008

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Tu chiamalo se vuoi, Obama

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 13:31

Non ricordo di aver mai “vinto” in un clima di mestizia come quello in cui mi ritrovo ora. Sì, perché io penso che Obama sia una mia vittoria, un’affermazione incredibile per dimensione e portata storica di un pezzo della sinistra rediviva e non una generica vittoria di tutti, magari della democrazia o dell’America.  Perché non è l’aplomb del repubblicano sconfitto che può far velo all’impressione che desta una vittoria di questo tipo. Ma in Italia si repsira un’aria che alla speranza lascia poco spazio.

Negli Stati Uniti il decorso di questa presidenza lo si vedrà a breve. ma fuori degfli Stati Uniti sarà, è già, tutta un ‘altra storia. Non me lo conferma solo “sua imbecillità” Gasparri che come un balilla lancia la pietra perché la polemica scoppi al fine di nascondere dietro un dito la disfatta di un repubblicanismo e di una destra mondiale  accasciati sulla crisi dei sub prime, dei mutui, delle banche e dell’intero sistema finanziario economico costruito nell’ultimo ventennio. Lo dice più apertamente lo sprezzo del ridicolo dell’obamismo di Berlusconi e di tanti notisti poilitici di casa nostra già saltati sul carro del vincitore, ancor più la ritirata strategica a ridosso dello statalismo tanto odiato e soprattutto l’assenza di prospettive della sinistra nel suo complesso. Obama ieri ha citato gli omosessuali in fila per votare come suoi elettori senza contapporli agli etero.
Esiste in Italia un leader capace di adoperare queste parole ? Esisterà magari subito dopo la sua vittoria. Davanti alla sinistra si presenta insperata la sfida di sempre, quella che fino a ieri sembrava accantonata, seppellita per sempre: individuare un percorso universale (oggi l’occasione è straordinariamente allettante)  per un nuovo e progressivo governo mondiale dell’economia che sappia sostituire il disintegrato sistema di finanziarizzazione dell’economia - affidata a mercati dopati da titoli vuoti - con un sistema economico basato su nuove relazioni industriali, sulle persone, sulle loro attitudini, qualità e specificità. Una sfida enorme che liberi le potenzialità dei paesi del terzo mondo e faccia uscire dal guado l’economia europea (si pensi solo alle lancinanti contraddizioni del settore agricolo): un disegno ambizioso che sappia dare spazio a paesi che in altro modo potrebbero costituire una minaccia alla convivenza civile. Abbiamo bisogno di parole d’ordine nuove, fresche, chiare non balbettanti.
Certo, qualche preoccupazione la ho. Per molto meno sono stati uccisi negli Usa una quindicina di presidenti (tra questi Lincoln e Kennedy) e ancora devo vedere quali saranno le prime mosse del neo presidente eletto. Per ora emozioni molto poche. Qui tutto cova sotto la cenere. Almeno si spera.

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