Dispacci al vento
www.flickr.com
foreyesonly
Home

Domenica, 19 Ottobre 2008

p

Apartheid, nazi-fascismo e leghismo

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:46

Bisogna fare le classi di inserimento per i bambini extra comunitari perché quelli bresciani - dice alla tv  un tizio che si chiama Galli e fa il parlamentare leghista - hanno dei problemi se si trovano in classi di 25 bimbi in cui 20 provengono da paesi extra comunitari. Cioé, tutto quell’impalcatura minuziosamente compilata  di odiosi esamini per bimbi di sei anni che dovrebbero capire alla loro tenera età quello che un leghista non capirebbe e non ha capito a cinquantanni per casi limite come questi? Si parla di identità? Ma quale? quella celtica? Troppa grazia, per chi dice di aver individuato un problema per poi discutere di quelli che ha creato lui sollevando a suo modo il problema.
C’è stata una differenza fra il razzismo nazi-fascista e quello dell’apartheid. Figli dello stesso dio territoriale  si sono differenziati per lo scopo e non per la materia. Nel primo la pretesa di uno scientismo razziale aveva come obiettivo la pulizia, l’ordine, la supremazia di un “individuo della storia” e del suo sistema politico-sociale ed economico attraverso qualunque mezzo, in primis, la guerra. Nel secondo un sistema politico economico ha bisogno di mantenere delle differenze e per questo gioca su quelle (per esempio in Sudafrica tra Inkhata Zulu e Anc) per opprimere i rappresentanti di entrambe e mantenere i vantaggi già acquisiti. Nel primo c’è l’idea di una progressivo miglioramento dell’umanità, nel secondo c’è l’ideia di aver già individuato il meglio.
In Italia invece l’obiettivo è costruire su di una realtà problematica una soluzione limite, buttarla in pasto al popolo bue attraverso i media, dimostrare così che se ne vuole parlare (mica si vuole aver ragione eh? figuriamoci, siamo dei campioni di umiltà !! - si fa solo per dire…) e intanto performare una realtà senza risolvere neanche mezzo problema vero. In Italia la costruzione del capro espiatorio è l’esercizio in cui questo governo eccelle prima di ogni cosa. In sei mesi ne abbiamo già visto sfilare un numero indefinito.
E’ il portato finale di un fallimento storico, di prospettiva. La destra governa nel paradosso della più grande crisi identitaria della sua soria di questi ultimi anni. Il crollo delle borse  e delle banche sono insieme il crollo di un sistema intestato alle destre di tutto il mondo, compresa la nostra (tutta: dai post fascisti alla lega passando per Forza italia).
Gli inni alla disuguaglianza intonati in questi ultimi vent’anni per giustificare il capitalismo della finanziarizzazione dell’economia, che doveva e poteva fare  meno del welfare, perché c’era la ricchezza affluente, le nuove professioni (i co.co.co !!!); quello che a morte il diritto allo studio e finiamola con pensioni pubbliche e lavoro a tempo indeterminato, non potevano che produrre qualche mostro. Il mostro è questo paese che ha perso l’unica identità potabile che abbia mai avuto dalla sua unificazione: quella di essere riuscito a diventare in pochi decenni una democrazia debole ma viva.
Oggi che anche io sono diventato un mostro, un vero diseguale, non riesco più a tollerare discussioni sui miei principi. Quelli sono ancora lì a presidiare il fortino. E da qualche tempo mi chiamano al contrattacco.
Tra questi, però, in questi anni, ne è venuto alla luce uno nuovo: l’indisponibilità. Si è mosso in mezzo a mille difficoltà (come un bimbo turco in una classe di bimbi bresciani cretini come i loro genitori), non pretendeva per sé un ruolo simile, avrebbe preferito diventare il bravo ragazzo di sinistra, mediamente colto e ottimista, che aveva davanti, ma ha combattuto mille battaglie e alla fine è diventato adulto.
Lui - dice - che non vuole più sentire cose che offendano le mie orecchie e il mio gusto in nome di una democrazia malata. Lui ha dei cattivi pensieri, figli della mia apatia forse, o più probabilmente del mio disincanto. Lui mi ha detto: costruiamo e proteggiamo la nostra piccola isola in attesa che si formi un arcipelago. Ho così tirato su il filo spinato, raccolto le provviste, armato i miei bazooka.
Che si formi l’indisponibilità di massa.
Sono in guerra, bella gente. Occhio alla penna.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Mercoledì, 15 Ottobre 2008

p

The end

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 8:31

Studenti e professori sciamano per le strade d’Italia, occupano, bloccano la didattica, contestano. Animati da un grande sentimento dsi smarrimento e paura sembrano decisi a farne svanire gli effetti più devastanti. Come mai era successo da alemno vent’anni a questa parte, suonano a vuoto le campanelle.
Nell’aria arriva l’eco del ticket Pecorlla - Orlando, massimo del godimento politicistico, innaffiato da analisi New-deal-sì-new-deal-no di economisti erronei ieri, l’altro ieri e presumibilmente domani, ma ben supportati dal cubo piatto della tv e della chiacchiera smemorata di tutti i media.
Invece,  è finito un ciclo. Il mondo deve cambiare e chi crede che il fututo abbia un futuro avverte come gli animali il cambio di stagione.  Siamo 28 esimi (nel mondo , in Europa? ), sosteneva stamane un esponente del Pd,  nella graduatoria del rendimento scolastico. E molto probabile che sia così e che questa graduatoria ci dica qualcosa di vero. Ma non se ne può più di ascoltare queste filastrocche di numeri che non cambiano la nostra vita e che non ci spingono neppure a cambiarla. Ed è bene che chi oggi cointesta non se ne faccia il minimo scrupolo. Davanti all’enigna di una politica non soltanto noiosa  e petuante ma ormai vecchia e incapace di uscire dagli steccati che si è imposta in questi ultimi venti anni bisogna darsi una scrollata.
Mi aggrappo a queste manifestazioni di gioia  e forza giovanile e prego perchè vincano.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Lunedì, 6 Ottobre 2008

p

Vomito

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:38

Chi fino a ieri sosteneva che il liberismo e la deregulation fossero la panacea di tutti i mali ora si rintana sbandierando interventi di Stato e marxismi di comodo.
Alla bolla, pompata per anni, sbertucciando Keynes, il welfare e la sinistra mondiale, e ora scoppiata in faccia al mondo, i responsabili della catastrofe ci dicono che ci pensano loro. Che hanno capito tutto, che sanno tutto.

I complici degli autori della catastrofe - in primis George W. Bush che dopo aver finito di distruggere a casa propria il welfare e intaccato la possibilità di consumo del ceto medio lo ha spinto a indebitarsi per consumare  e costruire il cartello di carta straccia che ora ci sta correndo davanti agli occhi - ora si propongono come i solutori della crisi. se da un alto fanno vomitare per arroganza e opportunismo , dall’altro ci porpongono l’ennesimo capro espiatorio: la maledetta finanza. Questa chissà perché sarebbe la nemica dell’economia reale.
E quale sarebbe l’economia reale? Quella della manifattura come dice il cavaliere? O quella dei centri commerciali, dei call center, della precarietà  eretta a sistema, della famosa piccola e media impresa (contro la grande, troppo sindacalizzata e piena di operai), dei cronici disservizi, del conflitto d’interesse? Ma di che cosa stiamo parlando? Ma certamente di etica e capitalismo!! La stessa etica che fa sì che i buoni capitalisti mettano una fiche per comprarsi dal banco Stato la polpa di una compagnia aerea bollita dopo aver assicurato il pagamento di tutto il debito agli italiani.
Sono mesi che in questo paese non si fa altro che costruire capri espiatori: i romeni, i cinesi, i giusitzialisti, ecc. ecc. Ora tocca ai finanzieri e vedrete che alla fine anche questi finiranno per essere “abbastanza” di sinistra per far diventare Marx di “destra”.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Domenica, 5 Ottobre 2008

p

Reticenze

Archiviato in: Metodo — francesco @ 21:37

Certo che se Maroni affermasse pubblicamente che esiste un’emergenza razzismo dovrebbe anche spiegare come mai vi saremmo precipitati e dirci anche qualcosa del suo mandante e dei suoi attori.
Anche Schifani, se non appartenesse alla terza fila della classe dirigente democristiana trucidata dalla corruzione e dalla fine della propria storia all’inzio dei ‘90, non si potrebbe scusare di avere appiccato l’incendio con il cerino ancora acceso in mano. A volte dice più cose la reticenza che la retorica.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Disegnato da H P Nadig e Weblogs.us, modificato da Insolitacommedia e Fermate la pioggia. Curato da eyesweb. XHTML valido.