Dispacci al vento
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Lunedì, 28 Luglio 2008

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Cose di sinistra

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:12

La norma che inchioda i precari alla loro sorte di schiavi resterà così com’è. Dopo il fiume di ipocrisie sotto la forma dei distinguo, la destra del cav ci spiega finalmente come il suo leader realizza politiche di sinistra. Era ora che la destra si inchiodasse a una sua palese responsabilità ideologica su un provvedimento di questo tipo. Soprattutto se - com’è riportato dal testo - si tratta di un provvedimento provvisorio e limitato. Perché è’ proprio nella sua provvisorietà e limitatezza che sta la cattiva intenzione di questa destra pre moderna che anela alla disuguaglianza con picconate occasionali, opportunistiche, endemiche.
Il pericolo sta proprio nel prendere sul serio un provvedimento come questo: cioè considerarlo una svista, un errore “procedurale” del parlamento. Non è così.
Ancor peggio è poi poter pensare di fare qualcosa di umanamente serio sotto il profilo delle riforme istituzionale con individui come questi. La legge che mette al riparo il presidente del consiglio dai processi potrà anche essere giudicata incostituzionale e decadere ma dimostra la spregiudicatezza di questa maggioranza nel colpire il principio di uguaglianza. La sinsitra, se vuole, ha un’autostrada davanti a sé per imbastire un’opposizione seria a questa marmaglia arrogante.
Basta che creda nei suoi valori e ne parli come se ci credesse.

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Venerdì, 25 Luglio 2008

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Paura

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:39

Uno degli elementi infallibilmente indicativi dello stato di crisi in cui viviamo è la paura di spendere e non c’è niente di più evidente della reiterazione di quella paura per individuare lo stato di crisi di una classe dirigente.
E’ dall’inizio della legislatura che il paese è inondato da folate di “terrore”: ora agisce la quinta colonna dei rom,  domani quella dei cinesi, infine i comunisti/giustizialisti o i magistrati e - last but not least - gli extra comunitari. Siamo invasi, siamo impotenti: non ci sono strumenti, non c’è tempo da perdere, il dramma incombe. Sulle spiagge dei pochi fortunati in ferie, sui cervelli bolliti dei tanti rimasti a casa, sulle anime dei vecchi e dei bambini ormai sono piombati gli invasori.  I capri espiatori fanno a gara per manomettere la nostra bella vita (che fu). Dopo aver appaltato i lavori più umili ai più poveri, qualcuno ci fa intendere che il vero problema ora è non riuscire ad appaltare la nostra povertà a qualcun altro.
Se non ci fossero i testi economici dal vago sapore nazional socialista di Tremonti, che poi si smentisce con una finanziaria inutile e di segno opposto, se non ci fosse una legge che sconfessa l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, se non ci fosse Bossi che irride il tricolore in nome del suo federalismo autoritario e neo centralista, direi che siamo alla solita farsa. E se aggiungo a questi pochi elementi, la povertà vera e percepita e le paure che questa si porta appresso quando ti invade, allora capisco che cosa significa avere un governo fortissimo che non ha uno straccio di soluzione legale ai problemi ma che ha una straordinaria capacità di inventarsi un paese finto per far esplodere problemi veri ma montati al cubo - improvvisamente - come un fulmine a ciel sereno. E’ così che scivola dietro le saette dei media questo nuovo modello di governo scuro e oscuro, che si sostituisce - senza che si muova una foglia nei cervelli dei famosi osservatori - a quelli “champagne”, piena di “think pink” e ottimismo del berlusconismo vincente. Un  governo che fa della paura la sua campagna elettorale e che governa il paese con la stessa arma è peggio di un governo “fascista” o “piduista”. Potrebbe essere il futuro. L’unico che ci è rimasto.

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Lunedì, 14 Luglio 2008

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Manette e manine

Archiviato in: Metodo — francesco @ 22:34

Non so nulla delle presunte prove schiaccianti che inchioderebbero il presidente della Regione Abruzzo alle sue responsabilità di corruttore e malversatore, tanto più so niente di come Berlusconi possa difenderlo con qualche ragione e di conseguenza attaccare l’Anm per un’operazione compiuta da magistrati con nome e cognome.  Quindi  mi taccio e provo a sperare che Del Turco si dimetta subito.
Poi annoto, a margine, che dinnanzi a un’accusa di corruzione rivolta a un presidente di Regione - ex craxiano di ferro e ora di fede democratica -  a Berlusconi è scattato in avanti il cagnolino di Pavlov - tutto intero, sia la parte di destra che quella di sinistra -  con un moto reattivo di incredibile tempismo.  La campagna contro la magistratura ha come unico scopo il mantenimento dello statu quo e una magistratura lenta è un capro espiatorio eccellente. E’ la stessa magistratura che emette la sentenza sui fatti del G8 di Genova. Uno scandalo che urla vendetta sul quale invece irrompe il silenzio della vergogna e si rende manifesta la rete di complicità che fa sì che la magistratura e l’esercizio della giustizia restino così come sono.
Ma per un paese di poveri scemi e di scemi sempre più poveri, la battaglia contro l’Anm e la magistratura è un fatto vero e di inimmaginabile portata democratica.

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Venerdì, 11 Luglio 2008

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E il Pd dov’è?

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:45

E’ appena passata all’archivio la crocifissione dei dipietristi- grillian-guzzantiani che il partito democratico si trova a fare i conti con la sua strategia politica. Adesso per due o tre giorni - o due o tre settimane, chi lo sa?  - tutte le tv e tutti quei  giornali che si scandalizzano delle intercettazioni (cioè di fatto tutti quelli di area, di proprietà diretta o indiretta del cav, capifila del pettegolezzo anti Sircana di solo un anno mezzo fa)  scriveranno che il Pd è strumentale almeno quanto lo è Di Pietro perché non vota per la nuova versione della legge blocca-processi ora che non serve più al premier ammettendo così che prima gli era davvero oscenamente favorevole. Con sgomento l’opposizione democratica ci rivela che il lodo Alfano è già il modo con il quale il premier si mette in salvo dai processi che lo potrebbero massacrare, e perciò niente altro che una truffa è il passo indietro del governo sulla legge scandalo. Ancor più oscena è da intendersi pertanto la profferta - anzi l’obbligo morale secondo la maggioranza - di votare tutti insieme la legge modificata e persino ben vista (per ovvi e plausibili motivi) dall’Associazione nazionale magistrati.
Ora, il tao veltroniano dovrà spiegarsi agli italiani. Una bella impresa tra lodi, dialoghi bloccati e agognati, resipiscenze normative, processi in fumo.
Il Pd alla fine della giostra mediatica non sarà riuscito a spiegare il fattaccio convincendo qualcuno in più. Somma zero, come quella accumulata da Di Pietro. Dopo aver invitato per settimane a discutere di altro, si infilerà - provocato - in una discussione senza esclusione di colpi che farà crescere l’ombra del partito forcaiolo e giustizialista la cui immagine rifugge come la peste perché controproducente. Ad avvalorare la tesi,  la totale e scontata identità di vedute sull’argomento con l’Idv di Di Pietro.
E’ il cul de sac da cui non si riesce a uscire: chi e che cosa decidono l’agenda politica del paese? E’ da questo che si valuta una politica.
E quella dei democratici dialoganti non è meno al rimorchio di quella cabarettistico-dipietrista. La prima (della classe) non riesce a conquistare le case matte dell’attenzione nazionale, delegando alla seconda tutto il populismo aggressivo. Bisognerà aspettare l’ennesima ora x del 25 ottobre - giorno della scossa al governo - per capire chi avrà ragione. Tra Di Pietro e Veltroni però. Perché Berlusconi oggi come oggi può solo suicidarsi per perdere.
Il fatto è che se una norma introduce una lesione grave del principio di uguaglianza e si crede che questa possa avere conseguenze altrettanto gravi bisogna avere il coraggio di fare qualcosa per impedirlo, tanto per evitare confusione. E ancor prima si deve poter  sostenere qualcosa per convincere che siamo in presenza di un abuso. Oppure si dica che intanto tutto si aggiusta con il dialogo.
Una piazza che insulta non va bene? Mi pare sensato. Ma che cosa vada bene non l’ho capito. Il parlamentarismo, solo il parlamentarismo? Berlusconi vince proprio perché ha ridotto la sua parte di parlamento a uno stuolo di lacchè. E con la legge elettorale ha costrettto anche gli partiti a decapitare la propria democrazia interna, senza che questi si siano finora stracciati le vesti per ripristinarne una parvenza.
I partiti solitamente vincono quando sanno muoversi nella società. Ditemi dov’è il Pd perché di qua non si vede nulla.

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Mercoledì, 9 Luglio 2008

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Divisioni moltiplicate

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 0:27

Ho letto pochi resoconti sul no-cav-day. Grosso modo, a parte i toni e i più o meno impliciti gradi di antipatia mostrati  da questo o quel commentatore, mi sembra che tutto sia andato come da copione.
Partiti uniti, i manifestanti, sono arrivati alla meta più divisi che mai. Le dissociazioni da questo o da quello sono state così numerose da risultare persino imbarazzanti.
Si dirà che anche quella è opposizione: tanto più che io non sono per niente certo che l’opposizione” utile” sia questa sorta di tao veltroniano che non si capisce fino a quanto e fino a dove è dialogante anziché contrastante. Eppure Berlusconi non è mai stato così debole come ora: non gliene entra una. E a patirne sembra proprio Veltroni.
Non ci si faccia illusioni: se da questa manifestazione non esce - anche per eterogenesi dei fini - una spinta, anche piccola, a mettere nell’angolo la mummia, la vedo durissima per i prossimi cinque anni.
Quanto agli “insulti” mi sembra di sognare. Sostenere che il papa andrà all’inferno, che il governo è la P2, che la Carfagna fa le pipe al premier perché lo sostiene un quotidiano straniero, che Napolitano ha firmato tutto - compreso la salva Berlusconi e le “leggi razziali” - non è né eversione, né odio preconcetto.  Sono argomenti: alcuni di un’evidenza palmare.
E poi, dopo due anni di odio e di vomito contro Prodi, dopo una campagna elettorale dei cui strafalcioni propagandistici si stanno vedendo i primi effetti (la crisi irreversibile di Alitalia, la totale assenza di efficaci risposte in campo economico e salariale e la crescita esponenziale di capri espiatori) gli “insulti” sono un’accusa puerile che prova malamente a nascondere che questo paese ormai ha una classe dirigente che abusa dei difetti del suo popolo e ne accresce i limiti tenendolo inchiodato all’ineluttabilità dell’emergenza, della crisi perenne, della solitudine impotente e anche dell’incipiente povertà. Lo fa continuando a spolpare quel po’ di democrazia che resta: ora attaccando un pezzo di opposizione e una piazza di cento mila manifestanti che si comporta come un gigantesco Masaniello, un arlecchino composito che detesta Berlusconi. E’ questo il problema?
O piuttosto il problema è che c’è una piazza di senza potere, senza tv, senza giornali, senza partiti, senza finanziamenti pubblici e senza molto altro, cioé di individui perfettamente disintegrati, frutto di questa  democrazia malata ridotta a vivere di capri espiatori (oggi i rom, domani i cinesi, dopo domani i comunisti, e poi i magistrati e di nuovo daccapo) senza che un’idea distinguibile si faccia avanti - a destra come a sinistra - proprio come non si vede tra chi è sceso in piazza insieme e se n’è andato a casa per conto proprio, in mezzo a mille distinguo? Non è questa la vera immagine di un paese che, tutto intero,  soffoca nel suo individualismo anarcoide, menre la “fantasia” gli serve solo a prolungare la propria agonia  inventando ogni sera delle narcotizzanti balle davanti alla tv? A me sembra di sì. E ciò che mi rende straniero da questo paese è il non riuscire a capire come può ancora resistere il tappo che tiene ferma la broda bollente del risentimento e dell’indignazione.
Il resto non riveste il minimo interesse.

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