Dispacci al vento
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Sabato, 28 Giugno 2008

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Tonino, il sublime

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 19:22

Io non mi butterò su Di Pietro - come una volta Totò invitava a buttarsi a sinistra - però Tonino stavolta c’azzecca. Il suo commento definisce con un guizzo d’ingegno il luogo e l’uomo (e con lui, gli uomini) coinvolti nella superba vicenda intercettatoria. Se questa sarà l’ultima intercettazione che ascolteremo, essa potrebbe diventare la tomba di chi vi compare come protagonista. Una definizione potrebbe seppellire carriere e memorie (inutili, in fin dei conti, da ricordare).
Eppure si tratterebbe di una chiusura con ignominia.
Magnaccia è titolo quasi onorifico ed è uno dei pochi che mancava alla ricca serie di epiteti più o meno veritieri o coloriti collezionati in questi anni dal premier.
Non è come dire ladro, fascista o delinquente.
Magnaccia è l’alter ego della puttana. Ma non svolge un lavoro squalificato al pari di quello della signorina. Magnaccia incute timore. Magnaccia è uomo misterioso, dal dato anagrafico incerto. (Conoscete il nome e il cognome di un magnaccia?)
Il cumulo di rifiuti tossici accatastato nelle telefonate svolte tra Saccà, Berlusconi & co.  passa in secondo piano sublimato da uan definizione inedita e mascalzona.
Ci si concentra sull’immagine del post-prostatico più sedicentemente godereccio del mondo e si pensa a come calza il nuovo ruolo.
Quella vecchia scopa laccata di Bonaiuti lo considera linguaggio da osteria ma così dicendo nobilita il commento di Di Pietro e qualifica il romanzo d’appendice compilato in ammucchiata e via cavo dal suo leader.
Magnaccia è un’altra cosa. Un  premier magnaccia in Italia non si è mai dato. Abbiamo avuto premier puttanieri, oscuri, tramaioli, mafiosi, ladri e opachi, ma capi banda di mignotte in fiore, mai.  Magnaccia è oggi la miglior definizione che sia mai stata compulsata per Berlusconi.
Un inedito che piomba come un fulmine a ciel sereno. Piccolo, vecchio (bavoso no, ma sbavante sì), dotato una classe posticcia (quella che secondo lui piace agli italiani), il magnaccia Silvio non potrebbe stare dentro una canzone di Gaber, De Andrè o Iannacci. Nulla di poetico o dissacrante si potrebbe trovare nel suo profilo. Siamo agli antipodi della “vittima” cui la società assegna un ruolo da carnefice.
Siamo al patetico di un premier di una nazione europea, membro del G8, pronta a bombardare l’iran, che piazza ballerine e nani bipartisan e fa la vittima lacrimosa quando lo si becca con le mani nella marmellata.
Ma a dire il vero, al capo di un inedito governo di un paese ormai avviato sul sentiero del Terzo Mondo, Bonaiuti dovrebbe dire che certa disinvoltura pure in molti paesi tropicali sta diventando impossibile.

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Giovedì, 26 Giugno 2008

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Abiezione e intercettazione

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:34

Le intercettazioni pubblicate dall’Espresso ci dicono che siamo un paese del Terzo Mondo, ma la loro dannazione legale sanziona il nostro indefettibile orgoglio nel considerarci dei numeri uno. Berlusconi e Saccà sembrano ora Alberto Sordi, ora Peppino De Filippo in una delle loro numerose gag.  Sono quasi teneri nella loro indefettibile lotta di corruzione continua.
A me non esce più neanche un po’ di vergogna. Cerco il distacco, non lo trovo e sento noia.  La mia vita non cambierebbe di un centimetro se non leggessi più queste porcate. E io penso che nessuna di queste porcate sposterà un solo voto contro questo governo, contro questo clima plumbeo e di acquiescenza passiva al peggio e al vomitevole.
La moralità espressa in quelle telefonate è quella che mediamente attraversa quotidianamente tutta la politica e tutta l’economia italiana. In ambienti dove ci si dà del tu e ci si insulta in pubblico per poi andare a cena insieme dopo cinque minuti, tutto è possibile.
Non ho bisogno di leggere quelle cose per sapere quale livello di abiezione esprima il nostro presidente del consiglio. Ho invece paura di chi cerca il dialogo con uno che sconosciuto non è, senza che se  ne vedano presupposti e risultati.
Mi chiedo: se domani le intercettazioni dovessere essere regolamentate senza scomparire nell’oblìo, noi ne sapremmo approfittare?
Il paese assopito dentro la sua deriva si risveglierebbe?
Non è invece questo l’unico modo per normalizzare il suo dramma, facendo emergere vischiosità e mafiosità ed eleggerle a tratti peculiari nazionali? Se la mafia costruisce cliniche, investe in aziende sane, anche all’estero, perché intercettare Berlusconi che tratta con Messina Denaro e lo convince ad aprire una centrale nucleare nella Valle dei Templi ? Oggi neppure una simile rivelazione smuoverebbe gli italiani alla ribellione.
Sapere è sempre importante, ma per essere decisivo bisogna intercettare qualcosa di più.

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Martedì, 17 Giugno 2008

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Oi dialogoi

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 23:51

Dopo ventiquattr’ore di incertezza Veltroni ha fatto chiarezza, pacatamente. Lui dice: “E’ tutto finito
I giornali durante la giornata non scioglievano il dubbio esiziale: “Dialogo bell’e rotto tra governo e opposizione”, per la Repubblica, fin da stamattina, “dialogo a rischio” per il Corriere e la Stampa.
Ho patito per tutto il giorno. Mentre riempivo il serbatoio a 1 euro e 578 cents per litro di benzina o mentre mi accasciavo sull’andamento delle vendite di questo mese e litigavo con quei dementi della Tirrenia nel pomeriggio e dell’Alitalia in mattinata (due compagnie da salvare), un picchio martellava il cogito: e se si rompe il dialogo tra il Pd e la destra che sarà di me? Della mia vita, delle mie cose, delle mie idee, del mio lavoro, della mia integrità di cittadino?
E questo straordinario paese lanciato verso il nuovo tavolo mondiale che deciderà delle sorti dell’Iran e della pace mondiale, pronto subito - ma fra cinque anni - a fare le centrali nucleari, con un esercito di tremila uomini pronto a controllare sia l’Afghanistan che i Parioli, potrà sopportare la fine del dialogo tra questi due dialoganti maitres a penser della politica mondiale? Uno dei due pensa allo Stato come una cosa da gestire in proprio - o al massimo con i figli, l’altro raggiunge il massimo della passione urlando “Cribbiolina” davanti alla trecentosessantaseiesima replica di “Roma città aperta” e poi pacatamente sussurra rimproveri da vecchia zia davanti a delle mostruosità intollerabili.
Come ci si può stupire che Berlusconi faccia Berlusconi? E’ forse troppo presto? E’ piuttosto l’assenza di Veltroni che lascia senza fiato. E il veltronismo è pure peggio. Questo è il commento del disastro elettorale siciliano del capo dei senatori democratici Anna Finocchiaro: “In questa terra il cambiamento fa molta paura. Il potere in Sicilia resta una sirena accattivante che continua a raccogliere consensi e a normalizzare tutto. L’evidenza di una cattiva gestione della Regione e di parecchi enti amministrati dal centrodestra non cambia nulla, non riesce a modificare il giudizio degli elettori”. Fosse un neo parlamentare della Val Brembana a pronunciare queste frasi capirei pure.
I siciliani pensano da tempo che chi li governa sul territorio debba mettersi d’accordo con la politica. Entrambi i poli debbono essere forti, garantire equilibri, fare poco casino. E sai che impatto potrà mai avere se vengono gestiti male i servizi e gli enti quando le clientele sono ad appannaggio di tutti e se il sistema di distribuzione delle prebende e dei privilegi soddisfa interi quartieri ed è l’unica forma con cui lo Stato si presenta in quei posti. Può un politico esperto (e siciliano) cadere così dalle nuvole? Non è il momento di chiedersi se non sia arrivato il momento di dialogare con chi ti vota o potrebbe farlo, anzichè con chi ti vuole annientare? O magari di andarsene a casa a riposare?

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Mercoledì, 11 Giugno 2008

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Dibattiti da intermundia

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 23:13

Faccio fatica a capire la piega drammatica che ha preso il dibattito sull’adesione al partito socialista europeo che avvolge come un serpente il gruppo dirigente del partito democratico. Ecchè? Quattro sedicenti neo papisti possono impedire quello che la stragrande maggioranza dei militanti considera ovvio e neppure da mettere in discussione?
Piuttosto è una molla di puro declino quella che spinge una classe dirigente a discutere di cose che i propri diretti considerano un dato acquisito. Ma in fin dei conti chi ha scelto il nome del partito aveva le idee chiare: fare un partito del futuro con il presente dato per perso.
A’ da passà a nuttata. (E nuie a passamm’è in un loft).
Sottoporre a un’ennesima fatica inutile chi dovrebbe favorirti significa annoiare: in questo caso anche spaventare. Spero solo che ora non ci si vada a intorcinare in sterili discussioni sul futuro delle forze progressiste a livello mondiale, addirittura impalmandosi come pionieri, quando non si è neppure capaci di governare per tre anni di fila. Possibile che non ci si renda conto che si vanno giustificando progetti che invece di far crescere un partito appena nato lo inchiodano in un guado ottuso, incomprensibile e naturalmente “anomalo” ? Vorrei piuttosto mi si spiegasse perché in questo paese le radici, in qualche caso fittizie, dovrebbero averle solo i leghisti, i neo e vetero fascisti e i papisti. Io no. Ma ve lo immaginate Zapatero che si fa fare la morale dalla Binetti?

E vorrei sapere come fa a sostenere quel bravo ragazzo di Gentiloni - senza mettersi a ridere - che socialisti e liberal democratici europei dovrebbero fondersi per risolvere il pasticcio culturale che si sta scatenando nel pd. Un partito di altri tempi che ancora sta lì a riproporre il dilemma cattolici e laici (leggi socialisti), come piace al papa e come se in Italia esistessero due tribù compatte pronte a fronteggiarsi sul terreno dell’appartenenza etica, merita di scomparire, altro che proporre con la spocchia dei perdenti, fusioni culturali che sono avvenute negli intermundia dei cieli di Epicuro.
Ora mi tocca fare una questione di vita o di morte sull’ineluttabilità della scelta socialista europea, quando pensavo che non ci fosse neanche da discuterne. Eppure a me semplicemente sembra ovvio che un partito di ispirazione porgressista stia nel partito socialista europeo. Poi se i futurologi come Gentiloni avranno ragione quel partito cambierà nome e si chiamerà partito democratico europeo.
Ma prima bisogna vincere, convincere, esprimere progetti decennali, culture forti, dimostrare concretamente la propria forza, avere dei simboli, dei riferimenti culturali che non siano un patchwork senza colonna vertebrale.
Bisogna fare un bagno di umiltà; guardare a quello che si è stati capaci di fare, governare quando si ha la maggioranza e fare opposizione quando non la si ha. Altro che futuro: qui non si vede a un palmo dal proprio naso.

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Martedì, 10 Giugno 2008

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Contro la Romania

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 23:38

Contro la Romania, venerdì sera,  sostituirei Roberto Donadoni con Roberto Fiore, il timido Di Natale con il giocherellone Borghezio e la Gazzetta Sportiva con il Mein Kampf.
Sugli spalti gli addetti al gas potrebbero alternarsi con majorettes intonanti cori tirolesi. La telecronaca della partita la affiderei a Ignazio La Russa.
Vinceremo, convincendo, divertendo.

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Domenica, 1 Giugno 2008

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Un paese a parte(id)

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:13

Ma esisteva in Sudafrica ai tempi del celebre Pik Botha una norma a danno dei neri come quella che nell’Italia para fascista del cav prevede l’aggravante di reato per gli extra comunitari? Non credo e non perché ci fosse di mezzo una qualche comunità sovra nazionale a cui rispondere dei propri atti e neanche perché i neri facessero parte della comunità nazionale propriamente intesa - anzi ne erano proprio esclusi - ma almeno là c’era una razza che credeva di poter essere superiore a un’altra  anche in virtù di quel diritto che imponeva come norma e contro la cui ragione non si poteva andare. Si trattava di nazisti da impalare ma intelligenti e anche per questo sono durati parecchio.
Un fascistello ebete come Ronchi invece che fa? Lui dice che si va avanti.  Anche se la Ue ha già bocciato il piano rifiuti, non importa perché, se necessario, si userà la forza per imporlo.  Così oltre ai presumibili interventi della magistratura (benché si presenti una buona occasione per chiuderla) ci penserà anche la Ue a fare della monnezza la tenaglia da cui inevitabilmente Chiaiano verrà elevata a città martire dell’imbecillità della nostra classe dirigente.
Ma la cosa davvero straordinaria è la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia. Sulla base di quello che scrive oggi Eugenio Scalfari, siamo davvero alle comiche, ma iniziali e non finali, come auspicherei. Pare che l’advisor Banca Intesa sia anche l’acquirente. Questa dopo aver visto i conti e la situazione, potrebbe poi tirarsi indietro, lasciando al governo la possibilità della liquidazione o la scelta insindacabile all’interno di una rosa di “nominati” di un acquirente. E voi pensate che Consob, Antitrust e Ue possano stare a guardare il paese a parte(id) senza almeno farsi due risate?
La prospettiva alla fine è quella di una Swiss Air dopo il fallimento, dice Scalfari, cioè una compagnia regionale con viaggi a corto e medio raggio (quelli che hanno condannato Alitalia all’attuale ruolo insignificante) alla faccia del ruolo salvifico per il nostro turismo della compagnia di bandiera strombazzato in campagna elettorale contro la “svendita” ad Air France-Klm (il più grande gruppo aereo mondiale in circolazione).
Non mi risulta che Alitalia abbia nel frattempo rimesso dei voli per la Sardegna. Speriamo nei pedalò.

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