Dispacci al vento
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Venerdì, 30 Maggio 2008

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Ieri, oggi e per sempre

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:57

Il 3 aprile 1880 nasceva a Vienna Otto Weininger, un filosofo ebreo ormai sconosciuto, apprezzato allora da Wittgenstein e persino da Hitler.
Il Fuhrer di lui un giorno ebbe a dire:”C’è stato un solo ebreo decente, ma si è ucciso”.
Prima di suicidarsi Otto divenne studente modello e poi persino protestante. Tentò di farsi pubblicare un proprio lavoro da Sigmund Freud senza riuscirvi, fino a quando non riuscì a farsi pubblicare un moscissimo Sesso e carattere dall’ editore viennese Braumuller & Co, un testo che, per altro, lui riteneva esaustivo dei meccanismi delle relazioni sessuali.
In un capitolo di quel libro, il filosofo analizza l’archetipo della donna giudea, secondo lui profondamente irreligiosa, priva di individualità e del senso del bene e del male. La cristianità inoltre viene descritta come “la più alta espressione del più grande destino”, mentre l’ebraismo “la più vile codardia”. Weininger critica la decadenza dei costumi contemporanei e attribuisce ciò allo spirito femminile, e quindi alle influenze ebree.
A differenza di quanto egli immaginava, il libro venne accolto freddamente.
Solo pochi giorni dopo Weininger si suiciderà. Era il 1903 e Otto aveva solo 23 anni.
Qualche anno prima nel 1885, il colonnello Tancredi Saletta, capo del primo corpo di spedizione italiana in Africa Orientale, comprò i Basci Buzuk, una popolazione in armi, con mogli e figli compresi. Vennero inquadrati come regolari nel 1887 dal generale Antonio Baldissera e dipendevano dal ministero delle Colonie. Gli indigeni componevano la sola bassa forza, i quadri erano italiani. Nel 1889, con la costituzione dei primi 4 battaglioni eritrei, i basci-buzuk furono ribattezzati con l’appellativo di “ascari”. Gli ascari erano reclutati all’origine in Eritrea e Arabia del sud. Indossavano una divisa con fez rosso e fascia con i colori del battaglione. Erano organizzati in plotoni, compagnie e battaglioni. Per essere arruolati bisognava superare una prova di marcia di circa 60 km. La loro disciplina era molto rigida, specie se impartita dai propri ufficiali Sciumbasci i quali largheggiavano nell’uso del curbasch, una sorta di scudiscio in pelle d’ippopotamo. Erano abili esploratori, ed implacabili esecutori di ordini, specie in battaglia.
Nel 1928 i socialdemocratici tedeschi insieme con i comunisti vinsero le elezioni politiche conquistando la maggioranza dei seggi; solo cinque anni dopo, Hindenburg consegnerà a Hitler il governo del Reich tedesco. Il paese con i più grandi partiti di sinistra europei sarebbe diventato di lì a poco un paese pieno di lager.
Il razzismo fa parte della nostra antropologia. Come la stupidità. Morte e sepolte le teorie che hanno “sostenuto” supremazie fisiognomiche e razziali, non sono morte quelle che sostengono a piene mani stupidi e stupidità. Il razzismo esiste in Sudafrica tra Zulu organizzati e Xhosa dell’Anc, in Centrafrica tra Hutu e Tutsi; non solo tra bianchi e neri. E non ha bisogno di alcuna teoria scientifica per sopravvivere e proliferare.
Qualunque individuo può portarsi su braccia e piedi i simboli di qualunque parte politica e sbandierarli a giustificazione della propria estraneità. Farsi accompagnare da un nero a picchiare un asiatico per esprimere ancor di più la propria estraneità. Ma sono cose già viste.
Le abbiamo viste ieri, le vediamo oggi, le vedremo per sempre, fino a quando ci saranno organizzazioni politiche a cui verrà semplice organizzare il consenso esasperando la contrapposizione tra “noi” e “loro”, fino a quando uno stupido troverà facilmente qualcuno che gli farà mostrare un ritratto di Che Guevara disegnato sul proprio braccio per sostenere che lui fa i raid per raptus, senza essere preso a calci e scorticato vivo in modo che di lui resti solo quel tatuaggio: l’unica cosa decente regalata a un corpo di una solenne testa di cazzo razzista e fascista.

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Martedì, 27 Maggio 2008

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Governo down

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 22:01

Il governo va sotto sul decreto salva Rete4. Che tristezza. In quindici giorni questo governo ha già risolto il problema dei rifiuti, quello della sicurezza e ormai non si parla più neanche della difficoltà degli italiani di arrivare alla terza settimana.
Anch’io mi sento molto meglio. Ascolto Mieli, un pensionato che fa il direttore del quotidiano più letto di questo paese, che, unico in Italia, sostiene il piano di salvataggio dell’Alitalia essere già praticamente pronto, e capisco che ho sempre sbagliato tutto: partito, affinità elettive, scuola, donne, amici, ma soprattutto paese.
Emigrerei, ma solo in un paese di cui non capisco la lingua. Non si sa mai.
Questo paese non fa più neanche ridere, non fa più neanche schifo.

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Domenica, 25 Maggio 2008

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Tolleranza zero

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 9:21

Sto cercando di guardare avanti, di non farmi fuorviare da eventi che l’agenda mediatico-politica mi riporta quasi quotidianamente e che invece risucchiano la mia emotività all’indietro. In compenso il tao di Veltroni che siede vicino a Fini e ricorda i due poveri Mattei, ma non dà alcuna risposta né strappa un impegno al suo interlocutore sulle tante Sant’Anna di Stazzema impunite fino ad oggi, non mi convince. Dal morto ammazzato di Verona fino al ragazzo con i capelli bruciati siamo giunti alle aggressioni a immigrati e alle loro attività commerciali e a ragazzi gay, colpevoli di diffondere tematiche legate in qualche modo all’omosessualità: è un crescendo di violenze nere e squadriste al momento totalmente impunite dal punto di vista politico e morale.
Mi sentirò dire anche questa volta da qualche autorevole e illuminato statista che è più grave bruciare un cassonetto della spazzatura per impedire di farsi costruire un inceneritore sotto casa piuttosto che garantire la sicurezza a delle minoranze? Forse no. Ma siamo pur sempre alle solite bravate. Non sento neppure le proteste dei cattolici, né del loro Papa. Non si alzano voci preoccupate di intellettuali del calibro di Veneziani, Feltri, Ferrara o Belpietro. La Mafai, per fortuna, tace e anche Pansa non ha un bel niente da dire.
Fenomeni patologici, si dirà, semplici criminali: ma questi vivono nei nostri condomini, frequentano le nostre scuole, ascoltano le nostre tv, votano i nostri partiti; loro non sono rom o clandestini. Non sono badanti moldave o avventuriere dell’est. Loro sono gli italiani che ci proteggono. Dei dementi che sognano il ripristino dei lager, cui fa da apripista un altro demente che vorrebbe dedicare una strada della capitale a Giorgio Almirante, proprio mentre il di lui suocero viene rinviato a giudizio per la strage di Piazza Fontana, sono i nuovi eroi appaltanti della difesa dal male dello straniero.
Ma gli stranieri sono loro.
Anche io ho un’idea di tolleranza zero. Adesso è diversa da quella di cui sono in possesso Maroni, Bertolaso o la neo piattolona Marcegaglia o Veltroni e Polito. E non perché io senta meno di prima il mio desiderio di difendere sempre la mia incolumità, ma perché vedo che ce n’è uno in più che attraverso le sue spavalderie squadriste vuole usare le mie paure e soprattutto quelle di chi ne ha più di me.
Io conosco l’antidoto a quelle paure: così da domani verso qualunque susssurro, mormorio o voce accondiscendente rivolto a “quel” ventennio o peggio ancora rispetto la repubblica sociale di Salò, e ai loro discendenti mai pentiti, co-stragisti e stipendiati per cinquantanni dalla democrazia italiana, verso qualunque giustificazionismo, accenno revisionistìco o altro accomodamento retorico e allusione anche “innocente” a ebrei, lager, finocchi e via crescendo, immediatamente cancellerò dalla mia lista di conoscenze, amicizie, anche se malintese, chi se ne farà portavoce. Spiegherò il perché senza discutere e poi basta: neanche più un saluto.
Si sappia che si può anche andare oltre, molto oltre. Questo gesto potrebbe anche essere solo un debutto, ma spero che basti.

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Venerdì, 23 Maggio 2008

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Che altro deve succedere ?

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 0:38

Adesso che abbiamo un governo che ha fatto di un clandestino un reo in sé, che manderà l’esercito a Napoli per fare quello che da sedici anni non si riesce a fare e che vuole costruire centrali nucleari entro il 2013 che cosa aspettiamo a occuparci di quello che deve accadere possibilmente nei prossimi sei mesi?
Questi ipotecano il futuro per non parlare del presente. Il fumo della persecuzione propagandistica preoccupa l’Europa che ci ha messo sotto osservazione. Ma non aiuta: è un riconoscimento al paese che si è inventato il fascismo, la mafia, Berlusconi, monnezza selvaggia e l’unica sinistra che non si è mai dichiarata socialdemocratica, che non la vuole essere mai stata e che vuole insegnare a tutta Europa che cosa sarà la sinistra del futuro senza essere iscritta un partito europeo e senza aver mai governato nel proprio paese per più di due anni. Ma ci si rende conto che è una nullità come Romani che giudica Travaglio? che è davanti a Schifani che ci si inchina come se si fosse lesa chissà quale maestà?  che un fascista di nome Fini è presidente della Camera ? che prendiamo lezioni di futuro da Scajola, ministro delle attività produttive? Uno che ha fatto l’impiegato dell’Inail si è no un anno e che nella città in cui ha governato da sindaco e poi da ministro o parlamentare ha visto morire senza muovere un dito quasi tutto il suo comparto industriale alimentare? Qui c’è bisogno di inventarsi un’opposizione durissima, che a uno schiaffo risponda con uno schiaffo e mezzo. Che se ne fotta della legittimità e della pacatezza. A chi ci ha insegnato che si può fare quello che ci pare,  possiamo cominciare a fare quello che ci pare.

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Lunedì, 19 Maggio 2008

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Tra il solito e l’incerto

Archiviato in: Metodo — francesco @ 22:21

Mi aspettavo un casino simile ma non così ottusamente spericolato. L’antieuropeismo all’insegna del “facciamo come cazzo ci pare”, che l’ipotizzato reato di immigrazione clandestina, racchiude in un solo ma non unico sguaiato urlo di impotenza, demagogia, propagandismo e stupidità xenofobica, è però un pochino troppo.  Anche lo spirito che lo anima, il vecchio spirito italiota, autoritario e provinciale non ha più l’appeal ipnotico che lo anima.
Se destiamo preoccupazione come l’Austria di Heider, tanto da essere al centro di un prossimo dibattito straordinario a Strasburgo sul problema dei rom,  non c’è da stare allegri se Veltroni si fa scavalcare da Zapatero o da una delle sue ministre.
O sì?

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Domenica, 11 Maggio 2008

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Inaccettabile

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 14:09

“Per noi è stato molto bello registrare come in modo casuale questo sia avvenuto, insieme ai successi politici di questi giorni nel ventennale della morte di Almirante. E’ la dimostrazione di una semplice ed evidente verità: si onorano i nostri morti, la nostra politica diventa centrale. E’ la dimostrazione che abbiamo davvero vinto”.
Queste dichiarazioni uscite dalla bocca di Gianfranco Fini, attuale presidente della camera dei deputati, sono semplicemente inaccettabili. L’Msi di cui Almirante è stato leader non è mai stato un partito che abbia avuto come obiettivo la crescita della  democrazia di questo paese. Individui come Maletti, Miceli, Giannettini, La Bruna, Junio Valerio Borghese, Freda, Ventura, Abbatangelo e Picciafuoco, tutti soggetti implicati in trame eversive, stragi e tentativi di colpi di stato, sono stati portati in parlamento da quel partito.
Chi pensava che Fini avesse rotto con il passato- tutto il suo passato - quello che lega il ventennio autoritario alla difesa ideologica della memoria del fascismo fino a quell’aborto omicidiario e fratricida che fu la Repubblica Sociale di Salò, si è sbagliato.
Il cerchio si chiude tristemente.
Nessun onore per chi da vivo, ancora non si vergogna di italiani che torturavano e mandavano nei lager altri italiani, tra cui vecchi e bambini,  solo 48 ore prima dell’arrivo dei partigiani o degli alleati.
Da oggi Fini non è più il mio presidente della Camera dei deputati.

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Lunedì, 5 Maggio 2008

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Riconoscimenti

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:05

Non so se qualcuno di voi rammenta ancora il celeberrimo discorso di Gianfranco Fini (il pirlone) - oggi presidente della camera - in cui l’alleatonazionale - udite udite - disse e mise nero su bianco che si dovevano onorare il 25 aprile e persino il 1 maggio. Una notizia straordinaria!! Ne scaturirono complimenti e rassicuranti pacche sulle spalle (le sue, scambiate per le nostre). Ma doveva durare poco. Un pentimento postumo era dietro l’angolo e si aggirava per le vie di Verona.
E così, adesso a Fini che se la prende con le bandiere di Israele bruciate da anti sionisti di sinistra, e poi le paragona in peggiorativo a un morto ammazzato da cinque nazi-skin, gli facciamo i complimenti per la sua pedagogia rivoluzionaria ?

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