Dispacci al vento
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Lunedì, 28 Aprile 2008

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Zero

Archiviato in: Metodo — francesco @ 22:51

La sconfitta di Rutelli è la fine di un ciclo. Iniziato con lui nel 1993, finisce con lui nel 2008. Quindici anni di consecutivo governo di centro sinistra sono coincisi con l’incubazione e la nascita del partito democratico e la conclusione del prodismo.
Una fine e un battesimo che sono come campane che suonano a morto.
Si può fare finta di nulla e tirare a campare. I due, Veltroni e Rutelli, in fondo sono “giovani”.
A Roma poteva pur finire il governo del centro sinistra; mica si può pensare di governare per sempre. Sono quei 121 mila voti in meno rispetto al primo turno che ci dicono come in due settimane è, primo, svanito l’effetto Veltroni, secondo, che in quindici giorni Alemanno ha raccolto - senza la presenza della Lega - il frutto maturo di questa destra ormai involuta: il voto della paura. Non avere paura oggi significa che sei fuori del mondo: come una “casta”.
Abbiamo abbandonato la dietrologia: la destra, invece, l’ha appaltata alla tv e ai suoi spaventosi e vomitevoli giornali.
E un progetto che si possa definire tale, il partito democratico non lo ha.
Ci sono sessanta mila voti in meno tra Zingaretti e Rutelli, ma non credo che bastino a spiegare i cinquanta mila voti in più ad Alemanno tra il primo e il secondo turno. Si dice: si è perso sulla sicurezza: sì, ma solo se si parla della propria.
Diciamo la verità: questo centro sinistra - ora partito democratico - non è nè carne nè pesce.
E’ insicuro su tutto: dice tutto e il suo contrario. Vuole fare il diverso in Europa con la presunzione di essere il futuro e non è mai riuscito a governare per più di due anni a casa propria; non parla più una lingua comprensibile e radicata e continua a balbettare sulla televisione, il più potente mezzo di produzione di linguaggi e modelli; vuole laicità ma non riesce a dire un solo no a questa sempre più vorace e invadente chiesa.
Si fa infilare sulla sicurezza dopo aver governato - anche bene - città e regioni.
Ci sono argomenti su cui Grillo ha ragione: uno, quello adatto alla bisogna, è che ci vogliono un po’ di coglioni.
Altrimenti: a coraggio zero corrisponde identità zero che produce risultati zero.

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Giovedì, 24 Aprile 2008

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25 aprile

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 21:17

Ho letto da qualche parte che un sindaco avrebbe proibito Bella Ciao per le celebrazioni del 25 aprile. Motivazione: la canzone dividerebbe. E certo: ha sempre diviso, guai se non lo avesse fatto e non lo continuasse a fare.
Da sempre i fascisti non la possono sentire, mentre gli anti fascisti da sempre la cantano.
Se continua a dividere significa che ci sono ancora sia i fascisti da una parte che gli anti fascisti dall’altra.
Sarà demodè, ma così è.

Onestamente a Torino domani andrei a sentire sia Grillo che i partigiani. Il gesto della separazione in realtà è un avvicinamento. Fino a ieri le due platee si sarebbero ignorate, invece ora fanno due manifestazioni “opposte” in due piazze vicine e diverse. Ancora qualche mese, uno o più scontri veri, della sana lucidità e le due piazze si uniranno.

Firmate l’appello di Libertà e Giustizia per la celebrazione dei processi per le stragi nazi- fasciste ancora impunite.

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Mercoledì, 23 Aprile 2008

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Ali che tagliano

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:02

Questo sarà l’ultimo governo Berlusconi. Per passare alla storia non esistono ricette ma se non si imbrocca la strada giusta alla storia ci si passa per pertugi troppo stretti e alla fine del tragitto se ne esce stropicciati.
I tempi sembrano andare di fretta: c’è come un incalzare imprevisto. La congiura del rallentamento imbastita da alcune dichiarazioni di uomini del governo che invitano al dialogo è paura: la stessa di quegli operai che votano con il loro padrone per la Lega. Però non funziona.
Io penso che su Alitalia il Berlusca si giochi già tutto.
Il limite di Berlusconi è che per lui la politica è una cosa da “usare”. Perché lui, la politica l’ha sempre e solo usata: dalla legge Mammì in poi è stato un crescendo, che è sfociato nella famosa discesa in campo.
Il cav ha costruito il suo impero grazie alla politica e soprattutto grazie alla collaborazione di uomini più intelligenti di lui. Ma il disprezzo per la politica che si qualifica nella sua idea di comunicazione pubblica auto referenziale, fatta di discorsi che costruiscono la realtà attraverso smentite e contro smentite, di invasioni di campo e di schermo, in un apoteosi dell’ osceno del proprio corpo e del proprio spirito, fa il paio con la scelta dei suoi uomini: delle mediocri seconde e terze fila di democristiani, socialisti e financo comunisti in rotta più dalle loro ambizioni che dalle loro reali convinzioni.
La campagna contro Air France rischia di essere la Beresina del cav. Le accuse al sindacato sono di prammatica. E sono anche vere, se non fosse che tra quei protagonisti, per esempio, tal Bonanni ha fatto campagna elettorale attaccando Air France e Prodi ogni santo giorno, proprio come ha fatto lui.
Il culo ormai è quello del sacco: se la cordata ci sarà e partirà alla conquista della compagnia di bandiera, la Lega che vuole la liquidazione dell’azienda, alzerà ancora di più la posta delle sue richieste (che sono quelle di chi ha realmente vinto le elezioni); se la cordata invece non ci fosse o fallisse, Berlusconi dovrebbe davvero chiamare esercito e carabinieri per proteggersi dalle conseguenze.
Così si avvererebbero due profezie: la prima, di Beppe Grillo che pronosticava un governicchio di breve durata e grazie solo a una consistente protezione armata; la seconda quella contenuta nelle ragioni della richiesta del prestito di 300 milioni: l‘ordine pubblico.
Naturalmente i dubbi della Ue sulle motivazioni sono piuttosto forti: è - in assoluto - la prima volta che si permette un prestito per ragioni di ordine pubblico.
Oggi, però, ci sono cinquanta possibilità su cento che quei denari non bastino a mantenerlo a partire da domani.

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Mercoledì, 16 Aprile 2008

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Quarantotto ore dopo

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 23:17

Ero già lì che mi gustavo la gratuità del bollo della macchina, quando uno strano figuro è comparso siu tutti i giornali a dirmi che il prossimo futuro mi riserverà tempi duri. Scelte impopolari, tagli e  lacrime.
La campagna elettorale: quella sì che è bella vita.

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Lunedì, 14 Aprile 2008

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Praticamente, un disastro

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 21:32

Ho creduto più a lui, Veltroni, che al suo programma, che non mi è mai piaciuto. Avevo fiducia e ne ho ancora, anche davanti al risultato chiarissimo.
Diciamo la verità: non ci abbiamo capito nulla.
E non è vero che non ci abbiamo creduto.
Io non credevo di vincere, ma certo non pensavo di perdere per colpa di un voto di crisi, xenofobo, impaurito, senza un progetto vero.
Non pensavo neppure che la punizione per il governo Prodi potesse assumere simili proporzioni.
La vittoria della Lega è certamente il segno che anche di là ci hanno capito poco; ma tra noi e loro ci sono nove di differenza (più di quanto pronosticassero i sondaggi) e se il numero dei senatori che alla fine avrà il Ppl piuttosto che il Pd non sarà proporzionale al dato elettorale è solo demerito di questa legge elettorale.
E’ un disastro e non voglio sperare che la semplificazione del sistema elettorale si ritorca contro una coalizione che ha due o tre programmi diversi al suo interno. Che pro ne verrebbe alla fine?
E’ molto peggio ma necessario dover constatare - in mezzo al disimpegno e alla disillusione di una parte (non così grande) dell’elettorato - quanto ampia sia la parte di paese devastato dall’egoismo impotente che dopo aver fatto male i conti per un ventennio ora cerca di farli pagare a tutti. Non c’è un’altra ragione che possa spiegare il Nord produttivo che vota un partito come la Lega Nord.
E’ quella parte che semplifica tutto in un capro espiatorio: nell’euro se non arriva a fine mese, nello Stato ladrone per non pagare le tasse; nell’immigrato incivile che investe ubriaco gli italiani per odiare tutto quello che non capisce. Che disperato cerca aiuto ovunque, purché arrivi una consulenza, un contratto, un lavoro precario o una raccomandazione. E non si fida di noi che vogliamo la modernità, l’equità, che esaltiamo il valore della differenza.
E’ qui, in questa fascia di elettorato, che si è determinato lo strepitoso risultato elettorale del Ppl. Governeranno davvero “loro” o qualcuno per i loro desideri? Non lo so. I nodi verranno al pettine, ma sia chiaro io voglio vivere meglio, sereno e non voglio avere paura né di Berlusconi, né di Bossi.
Li voglio battere. Anche fra cinque anni.

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Giovedì, 10 Aprile 2008

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Centomila

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 22:56

A Napoli prima, a Milano poi. Un uno - due micidiale e inatteso del Partito democratico. Centomila persone a sentire un comizio è cosa raramente vista. 30-40 mila anche a Roma per il Pdl. Gente, tanta gente, in piazza a sentire politici, un tipo di appuntamento considerato morto e sepolto. Il ripristino del comizio (dopo la decisione di rompere con Dini, Mastella, Bertinotti e Pecoraro- Scanio) è la seconda “vittoria” di Veltroni, che ha voluto una campagna elettorale fuori dallo schema trito e ritrito del cubo catodico. Non si tratta di un successo di poco conto: la politica come passione positiva, partecipazione, grandi e festose adunate, orgoglio di parte, desiderio di riscatto, voglia di uscire da ogni emergenza, informalità, nessuna indulgenza al battutismo, nessun desiderio di spettacolarizzazione, sobrietà: in una parola impegno, è come se avessero ritrovato patria in due mesi di competizione elettorale.
E’ il meglio degli anni ‘70; la bella anima di una gioventù cui, sul finire, sono appartenuto anch’io e che è stata massacrata e “impiombata” a un giudizio maledetto.
Veltroni mi sta regalando un inopinato tuffo nel futuro, quello che questo paese si è negato passando dal terrorismo al riflusso, da Mani pulite al dominio culturale del principale esponente. Tutto è cambiato da allora: nessuno potrebbe anche solo immaginare di scorgere un deja vu nelle vicende di questa campagna elettorale. Sono sensazioni, correnti carsiche che si risvegliano incrociando fenomeni esteriori che sembravano inconfessabili nostalgie.
Centomila - ragazzi - sono una folla enorme. Due volte centomila vorrà pur dire qualcosa.
E infatti qualcosa è nato (o rinato). Magari nemmeno chi lo ha partorito sa come sarà domani questa creatura. E forse è meglio non esagerare e non desiderare troppo di vincere queste elezioni, non forzare la mano, non far crescere prematuro il sogno (di un paese civile), non concentrarsi troppo sull’esito in quanto tale di questo confronto elettorale. Ma se è vero che è impossibile rinunciare scientemente a vincere oggi per stravincere (forse) domani, senza passare per dei retori impostori, è impossibile sia ridurre il tutto a una questione di pura e semplice campagna (e vittoria) elettorale sia ragionarci troppo sopra.
Sempre che tutto questo sia vero, che quella gente in piazza non intenda farsi trattare come un pubblico occasionale oggi è molto meglio farsi trasportare dalle ali dell’entusiasmo, se l’entusiasmo è quello di piazze stracolme di gente che cerca delle risposte e le trova nel linguaggio civile e appassionato di chi crede in quello che fa e in quello che dice.
Non avere paura: il terzo grande successo di Veltroni, ribadisce il segno di una personalità che è anche la mia e che da anni, pur non tacendo, nemmeno intravvedeva un rappresentante in sintonia con almeno una parte dei suoi desideri. Mi ci ero abituato alla fine; mi sembrava una cosa normale sentirmi un po’ orfano. Da oggi non è più esattamente così.

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De Gregorio, il Quirinale e la Santanché

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 0:22

Dice De Gregorio, neo indagato per mafia: “sono sereno ma allibito”. Ma come fa? E’ schizofrenico?

La campagna elettorale è finita. Berlusconi ci fa sapere che è solo contro tutti. E’ tornato ad essere imprendibile, sgusciante come una biscia in codice. Il baratto Senato - Quirinale offerto al Pd è il segno che ormai lui è già al dopo elezioni.  Senza una maggioranza chiara lui se ne andrebbe sul colle a guidare un governo di larghe intese con il Senato (non a caso) a un uomo del Pd.  Lo scenario è l’uomo, la sua immaginazione, anche l’insieme dei suoi tic.
Questa potrebbe anche essere la sua ultima vittoria, ma anche la sua ultima sconfitta.

La Santanché ha detto che a lui non gliela dà. Dice la signora che per lui, lei è un’ossessione.  Come i comunisti e i brogli. Però, suppongo io, assai più profumata.
Lei dice - come è già noto - che “Berlusconi è uno che vede noi donne sempre in posizione orizzontale, e mai verticale”.  Adesso si è capito: alla signora piace in piedi. E Berlusconi non può.

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Martedì, 8 Aprile 2008

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Fuochi e boiate

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:19

Mangano come eroe mi mancava. Trattandosi di un’affermazione di un noto intellettuale della Magna Grecia, nonché direttore artistico della Scala di Milano, la prendo sul serio, sperando che anche lui lo faccia.
Di solito chi si candida a riscrivere i libri di storia, abdica al tentativo di farla.

Veltroni scrive una lettera irricevibile e si costruisce un’altra sponda.
Se una campagna elettorale fosse un torneo con la finale, Veltroni sarebbe il favorito. E se Veltroni fosse un calciatore lo paragonerei a Falcao, e spero che questo non gli porti male perché il brasiliano il campionato del mondo lo ha perso proprio contro Conti, Baresi, Tardelli e Scirea.
Bisognerebbe che l’eleganza in cinque giorni bucasse la testa di quell’uno in più che potrebbe valere 340 parlamentari: un colpo di tacco, una mezza rovesciata al volo…

Nel periodo 2001 - 2006, anni del governo Berlusconi, l’Italia è diventata l’ultimo paese europeo per produttività ( e non solo), mentre gli altri - vicini e lontani - no, proprio no. Ne avevo il sospetto, perché ne avevo ricevuto notizia, ma adesso che anche l’Ocse lo ha scritto nero su bianco penso di essere povero quanto prima, più sfigato di un francese, ma certamente sano di mente.
E’ un test anche questo, onorevole Berlusconi.

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Domenica, 6 Aprile 2008

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Bossi è un idiota

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:03

Le dichiarazioni sui fucili (al condizionale) di Bossi sono la riprova che abbiamo a che fare con un idiota patentato la cui malattia non può farmi velo nell’esprimere un giudizio, considerato che a lui non fa l’effetto della resipiscenza.

Mi sono sempre astenuto dal commentare le uscite di Bossi dal colpo quasi mortale che la sorte gli ha inferto alcuni anni or sono. Ora però è giusto mostrare rispetto per tutti coloro che, malati, magari da tempo, magari cronici, magari senza un affetto, dovrebbero sentirsi anche dei fessi solo perché sono senza un microfono.

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Schede pizze e schede pazze

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:07

L’ennesimo psico-dramma da cortile costruito sulla presunta mancanza di chiarezza delle schede elettorali è il solito corto circuito mentale che il nostro cavaliere cerca di esportare nelle teste degli italiani. Non ci bastava la scheda per Pizza, no, ci voleva anche l’italinissima e fantasiosia scheda pazza. Per la serie: facciamo un po’ di casino, spariamo la solita cazzata grande come una casa, smerdiamo ancora un po’ le istituzioni, avveleniamo con un po’ di odio la campagna elettorale, facendo passare queste cretinerie come se fossero una cosa inevitabile e seria. Intanto facciamo scuola: il dittatore Mugabe, sconfitto alle elezioni, ha chiesto il riconteggio delle schede.
Fino a ieri, per 50 giorni di campagna elettorale non si era accorto di niente nessuno. Bisognava arrivare all’ultima settimana di scontro per provare a far finire tutto nella solita sceneggiata da tristo paese tropicale quale orami siamo. Basta che ne parlino tutti come se si trattasse di argomento decisivo. La nostra stampa - priva di qualsiasi dignità - è specializzata nel parlare di tutto pur di farlo come se avesse davanti il pubblico che piace tanto a Berlusconi: quello di individui con un cervello di bambini di dieci anni.
Autistica lei, autistico anche il gioco del cav che se ne può tranquillamente fottere della coerenza delle leggi da lui create e contro firmate. Contando sull’assoluta mala fede degli italiani e anche sulla loro indifferenza istituzionale, la mummia irritata per il muro di gomma che il suo avversario gli ha opposto per due mesi di fila se la prende con Napolitano e Amato.
Ma davvero ne avete voglia ?
A proposito di chiarezza: ho tentennato, ma poi ho deciso. Avrei votato anche per Bertinotti, ma le cose vergognose sostenute sulla salvezza di un’azienda come Alitalia e i suoi giudizi odiosi su Veltroni, mi hanno soffiato in faccia il vento di quel settarismo impotente e invidioso in cui è sprofondata una parte della sinistra italiana dopo la scomparsa del Pci. Non posso votarlo.
Voterò Veltroni alla camera e al senato. Il suo programma non mi piace, ma è lui che mi piace, ogni giorno di più. Passerà il 14 aprile questo mio personale giudizio sulla persona? Forse, ma l’immagine del sistema politico-istituzionale sdraiato sul paese a soffocarne forze e vitalità è l’immagine più efficace e veritiera di tutta la campagna elettorale. Veltroni è persino bravo in televisione. E sono certo che stringendo la mano a un Gordon Brown o a uno Zapatero non gli scapperà di scoreggiare per smentire un secondo dopo che la puzza se n’è andata, o di chiedere un cuscino da mettere sotto la sedia in nome della libertà e della democrazia.
Infine: far calare il numero di barzellette fiorite come la gramigna sul nostro paese dal resisitibile avvento del cavaliere quanti punti di pil vale?

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