Dispacci al vento
www.flickr.com
foreyesonly
Home

Venerdì, 29 Febbraio 2008

p

Tutto questo (poco) si può fare?

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:43

Ci sono cose che scompaiono tutti i giorni e si ripresentano di quando in quando la cronaca ci riporta all’attenzione il guscio vuoto di una storia di disperazione evitabile. La paura e l’indifferenza giustiziano inesorabili corpi e memoria, mentre tutto intorno a noi scorre come se niente fosse mai stato più normale di così.
Specie se non provi in via diretta o indiretta l’esperienza di un così grande dolore.
Ma per rovinarsi una giornata basta anche avere cattivi pensieri, brutti presagi sul tuo futuro, sul terrore di morire in modo indecoroso e ti accorgi che ti mancano anche cose piccole, poco o per nulla drammatiche, per le quali non puoi invocare il solito dio dell’emergenza.
Non sai se fai bene a mettere tutto insieme, ma non hai tanto tempo e poi, non c’è più rispetto.
Sicché, anche se non c’è niente di meno adatto di un blog per fare richieste a chicchessia - se non per puro gusto retorico - voglio sciabordare dalle funzioni solipsistiche del mezzo e spararle più grosse del solito.
E per dimostrare a tutti che l’onestà procede per raptus o non è, approfitto della campagna elettorale e rivolgo un appello (ussegnùr) non solo a quei partiti che si rifanno a una visione della società grosso modo simile alla mia, ma proprio a tutti e gentilmente chiedo:

1. Posso sperare di vedere finalmente attuata fino in fondo non solo la legge 194, ma anche la legge 180, quella sui ricoveri e le cure dei malati mentali?
(Forse l’ho detta grossa, ma non preoccupatevi, ora prendo una slavina e scendo a valle)

2. Mi vorreste dire un’ultima e definitiva volta quando andrò in pensione e se potrò sperare di averne una anche se ho effettuato versamenti contributivi a diverse casse o se dovrò indebitarmi per pagare la cosiddetta unificazione?
(Ora mi faccio trapano e foro il suolo)

3. Potrò finalmente vedere operare una nuova legge sui referendum che consenta a gruppi di cittadini di proporre leggi e non solo di abrogarne pezzi e brandelli?

Grazie.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Giovedì, 28 Febbraio 2008

p

Arriva il sintetico Uolter

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:50

Il vecchio arnese - come sostiene la “mummia” - fa il suo gioco. Si sposta da destra a sinistra, utilizzando tutte le posizioni note per rivoltarle e imporgli un suo significato. Ti obbliga a seguirlo. Stessa tecnica del Berlusconi del 1994: solo i contenuti sono opposti, diversi.
Sostiene Uolter che la Chiesa sostanzialmente non ingerisce nelle vicende dello Stato: un’affermazione che non ti aspetti da uno che ha appena imbarcato i radicali e anche troppo facile se pensi che è stata pronunciata a un convengo dei cattolici del Pd. Con un salto mortale, Veltroni chiude gli spazi alla facile polemica, non si lancia in un corpo a corpo con l’apparato clericale, corifei, atei devoti e politici interessati. Così - se non ti accontenti o non ti capaciti - sei obbligato a riconsiderare gli attori della scena e il loro ruolo.
E’ ovvio che non si può parlare di ingerenza se la Chiesa esprime le sue opinioni su vita, famiglia, scienza e quant’altro. Ma se poi i “cattolici” seguendo la dottrina sociale della Chiesa - o i suoi moniti e le sue pressioni - obbligano i partiti - o il partito - a non legiferare o a legiferare in un senso piuttosto che in un altro, la Chiesa ingerisce eccome. (Questo atteggiamento un tempo si chiamava: papismo. Esprimeva il concetto della doppia lealtà, prima al Papa e alle dottrine della chiesa e poi allo Stato).
La chiesa parla a tutti, ma per i cattolici che fanno politica, la Chiesa ormai ordina. Non c’entra nulla la fedeltà o la fede; il “neo papismo” si sviluppa a partire dal ruolo politico acquisito dal Vaticano e soprattutto dalla figura del Papa in questi ultimi vent’anni. La diaspora del dopo Dc obbliga tutti i politici che fanno della cattolicità un tratto distintivo a cercare - e non farsi chiudere - spazi e apertura nelle gerarchie per non farsi ridurre o inibire la rappresentabilità nel mondo cattolico. L’anatema è l’oscuramento, il ritiro della tessera del club, come direbbe Huntington.
Affermare - come fa Veltroni - che in un partito gli steccati tra laici e cattolici devono scomparire, che non ci sono bilancini elettorali, che la responsabilità politica è una e una sola, senza distinzioni religiose o filosofiche, obbliga tutti - laici, cattolici, destra, sinistra, Chiesa compresa - a fare subito la mossa giusta e a non ritrovarsi “vecchi” da un momento all’altro. Anche perché se davvero si cerca, si trova e si afferma una nuova “sintesi” perdere un pezzo o due (laico o cattolico che sia) non sarà un trauma per nessuno.
La domanda è: dov’è la sintesi ? Perché se è da costruire, vorrei conoscerne i nuovi presupposti e i comportamenti che ne conseguiranno, se invece esiste già mi si deve spiegare perché risulterebbe negletta fino ad oggi.
C’è una politica impazzita che usa tutto e si fa usare per tutto, chiusa in un surreale cortile mediatico in cui conta solo quello che viene sparato (ad altezza d’uomo) ogni giorno e non quello che accade fuori da quel cortile nella vita di tutti i giorni.
Il fatto è che la “sintesi laico cattolica” gli italiani l’hanno già fatta e digerita, senza che qualcuno li imboccasse. Chiunque sa che cos’è un’interruzione volontaria di gravidanza e quando domani si vorrà usare la pillola Ru486 la si userà. Punto.
Una classe dirigente fissa limiti e priorità, ne discute apertamente ma non si fa mettere i piedi in testa mai da nessuno, Chiesa compresa. E’ questa la sintesi? Allora, ancora una volta è la classe dirigente che arranca e fa da freno. Come Uolter - dall’inizio di questa campagna elettorale - vuole dimostrare.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Mercoledì, 27 Febbraio 2008

p

Un blogger in parlamento?

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 16:07

Ecco io ho letto di questa interessante iniziativa qui. Sono rimasto abbastanza basito. Mi sono ripreso subito e ho letto (scarsi, per fortuna) commenti eccitati in rete da parte di qualche escatologicopensanteblogger che dopo aver creduto a Babbo Natale, un po’ anche a Rambo e in ultimo anche a Berlusconi e Topo Gigio redivivo, adesso pensa che portare un blogger in parlamento sia un impegno doveroso per ragioni tecno-democratiche. Dico io: mandateci Beppe Grillo, no?
La petizione è stata firmata da individui numero 472 (per ora). Abbastanza pochi da meritarsi un singolo pernacchio. Ma a pensarci bene (anzi, male) tanti quanti ne bastano, in Italia, per fare un partito. Il partito di Guglielmo Tell. Quello che c’aveva una mira che lévati. Uguale uguale a quelli dei petitori. Che andrebbero a mignotte per farsi insegnare anatonomia.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Martedì, 26 Febbraio 2008

p

Dagli al laico

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:51

Trovo un certo imbarazzo - come italiano - che un giornale dei vescovi, un giornale dei cattolici, candidati politici cattolici sedicenti di destra e di sinistra, tutti insieme, in nome di un’appartenenza etnica possano attaccare il Pd perché ha candidato un medico noto in tutto il mondo per il suo impegno per la vita. Si vuole equivocare sui suoi scritti sul testamento biologico e l’eutanasia, per non concedere nulla alla sua riflessione e dimenticare sessant’anni di lavoro per la felicità di quei figli che si vorrebbero vivi ad ogni costo. Non è semplicemente vergognoso.
Questa chiusura mi pare un’offesa alla mia intelligenza, più che una stupida e perdente offensiva contro la libertà. Una disperata risoluzione identitaria compiuta con un notevole dispiego di mezzi e un uso di termini più che offensivi nella quale nessuno si salva: medici, quotidiani nazionali, politici, filosofi. In questa fosca atmosfera di pulizia etnica, non mi impensierisce la forza degli argomenti, ma il fatto che l’occupazione dei media, potendo costituire elemento di identità e rafforzamento del proprio ruolo politico, possa permettere a istituzioni clericali di impoverire e incattivire una campagna elettorale, manomettendo la laicità della competizione.

Ma il sospetto più grande e più grave è che l’attacco a Veronesi altro non sia che l’attacco a chi ha dedicato la propria vita a salvare vite in carne e ossa e non quelle astratte di cui ci si lava il becco ogni volta che ci si intromette nel diritto di scelta di una donna o di un nucleo familiare. Il sospetto è che Veronesi sia colpevole di avere dimostrato, operando e scrivendo, che pietà, amore, senso dell’esistenza e carità non sono appannaggio esclusivo di una cultura cattolica o fondamentalista o religiosa. L’attacco a Veronesi (ma anche ai radicali e a Veltroni) è identico per facinorosa faciloneria e sciocca paura a quelli che - da sempre - la Chiesa muove quando il rischio che corre è altissimo.
Senza vocazioni, senza più popolo della messa, senza seguito intellettuale, senza un’organizzazione politica universale (cioé “cattolica”), senza voce in capitolo su tecnologia e scienza, la Chiesa ha eletto l’Italia a proprio giardino privato per sferrare un resistibile attacco allo Stato laico, proprio perché qui prima ancora della laicità, in questi ultimi venti anni la vittima è stato proprio lui, lo Stato con il suo senso di comunità, di appartenenza concreta, di doveri, diritti.
I cattolici dovrebbero essere risucchiati in un vetero papismo fatto di valori non solo irrinunciabili per loro ma anche per la comunità che li ospita. Si lancia l’inquietante segnale che in ogni segmento della società sia giusto e legittimo sabotare. Dopo cinquant’anni di Democrazia Cristiana di fedeltà allo Stato sembra si possa fare a meno. L’ora della spensierata ricreazione è finita?
Di questo passo, votare Veronesi diventerà un dovere civile, per chiunque sia messo nelle condizioni di farlo. Ma senz’altro non basterà.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Venerdì, 22 Febbraio 2008

p

The winner is

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 12:24

A me il programma di Veltroni fa cagare (anche se i programmi - lo sappiamo - servono solo per non perdere le elezioni, perché in cinque anni di legislatura accade mediamente di tutto),  l’idea che Ichino faccia parte del think thank poi mi mette anche un po’ di ansia addosso, la mozione Finocchiaro-Binetti sulla legge 194 mi sembra l’incendio di una polveriera.
Però di là che c’è? Il pirlone di Fini che dà lezioni a tutti e non ha mai vinto neanche una coppa del nonno e un nonno di nome Silvio che si fa mandare in pensione per qualche ora dalle dichiarazioni sulle liste pulite dell’avventato Bondi.  Al palo e confusi.  La scelta di Fi di candidare la Prestigiacomo al governo siciliano costituirebbe un gradevole piacere  accordato alle nostre orecchie - perché si allontanerebbe la minacciosa sloganistica petulanza della biondo-azzurra dai palinsesti televisivi nazionali - ma sarebbe anche un favore alla campagna elettorale del Pd. In ogni caso, la cassaforte trinariciuta della destra traballa sempre di più e con essa anche la fiducia nella auspicata passeggiata elettorale di primavera.
Bisogna ammettere che la campagna elettorale è sua, i tempi, i ritmi e le parole d’ordine sono le sue. Hanno tutti paura di lui. Siamo così in ritardo su tutto che anche un chierichetto sembra Voltaire.
Incredibile ma vero:  il vero candidato alla vittoria finale è proprio Mr. Uolter.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Martedì, 19 Febbraio 2008

p

Ferrara, il nazismo e la 194

Archiviato in: Metodo — francesco @ 16:09

Certo si potrebbe sorvolare. Anche adoperare del cinismo a buon mercato e sostenere - e con qualche ragione - che se Ferrara presentasse la lista contro la 194 e la destra gli si apparentasse insieme, elettoralmente potrebbero volare boomerang. Ma è già frutto di una patologia del sistema che si presenti una lista simile per lasciarsi andare a commenti dietrologici. Chissenefrega.
Invece, quando sento Ferrara dare delle “naziste” alle donne che abortiscono e ai sostenitori della legge in vigore (lo ha fatto a Otto e mezzo davanti alla Annunziata giudicando eugenetica l’interruzione volontaria di gravidanza della signora Silvana di Napoli) mi sento trapassato dall’incredulità. A me viene spontaneo pensare che è più facile che quattro cretini nostalgici votino la lista di Ferrara piuttosto che quella di Emma Bonino. Chiedete a un nazista doc. Magari a un amico di Storace. Perché un conto è che abortisca una donna bianca e magari di “stirpe italica” o “ariana” un altro è che abortisca una senegalese o una sotto razza delle prime due (secondo il forbito gergo dei nazisti).
La carne da cannone o da lager va sempre ben soppesata. Se si deve far “ordine”, intanto bisogna negare il “diritto” di scelta. E poi dire chi può essere scelto e perché. Non è che il voto a Ferrara debelli le tentazioni naziste di queste donnacce moderne. Leva loro il diritto di quella scelta che in ogni caso non porterà mai alcun paese a programmare la mattanza organizzata di alcuni decenni or sono , mentre solletica i pianificatori delle nascite. Di certe nascite, specie quelle dei ceti più umili, magari quelle di donne extra comunitarie, perché quelle dei ceti più elevati (e neanche troppo) ricorreranno all’aborto all’estero (come già stanno facendo, grazie ai good fellas del Movimento per la vita).
La fortuna di Ferrara - e anche la nostra - è che il nazismo come teoria dello stato è defunto, insieme con la teoria delle razze su cui fondava un pezzo importante del suo essere sistema. Per far defungere la paura delle donne, invece, la strada da percorrere è ancora in salita.

[ P.s. L'eugenetica dei campi di concentramento (o quella assai più blanda della legislazione statunitense ad essi coeva) fu una cosa maledettamente criminale e anche seria. Bisognava credere che ci fossero delle razze, scientificamente intese e definite, che ce ne fossero di superiori e inferiori, che la loro dislocazione sul territorio influisse sulla società, l'economia, la politica e la morale. Una volta sistematizzate le popolazioni su criteri razziali si doveva passare a depurare la razza dai difetti e dalle contaminazioni con quelle impure e imperfette, sterminare quelle nocive - e nel caso il difetto insinuato nel corpo della razza eletta non fosse possibile eliminare, la sentenza giudicava che la "natura" assegnava in via inderogabile a un inferiore il posto degli inferiori.
Solo Ferrara può sperare di spiegarci che cosa c'entri tutto questo con la legge 194.
Invece impedire alle donne di decidere dell'aborto, nei limiti di una legislazione rigorosa quale è quella italiana, significa consentire che di esso decida una morale superiore, così sopra le parti da non riconoscere i propri limiti.]

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Domenica, 17 Febbraio 2008

p

Il puttaniere e l’appestato

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 13:48

Una è una storia di ordinaria democristianeria, che annoto a futura memoria.
Con la pompa di un cardinale, Cesa, segretario Udc, comunica che :”L’Udc non ricandiderà alle prossime elezioni politiche Cosimo Mele, il deputato coinvolto nella vicenda del festino a luci rosse alla fine del luglio scorso all’Hotel Flora di Roma.”
Cuffaro invece sì, poverino. Se lo merita di essere candidato. Lui vasa vasa ma mica futte futte. E poi l’hanno condannato per aver spifferato segreti d’ufficio a cinque mafiosi, mica a cinque mignotte. E belìn.
Pare che Mastella non se lo fili più nessuno. Non lo vuole Berlusconi e non lo vuole Casini. Allora lui corre da solo. Mi piacerebbe che almeno questa volta l’utile idiota del caso facesse la fine meritata. Gnudo alla partenza, verme all’arrivo. Ma tutto dipenderà da quanto democristianismo girerà per il paese nelle prossime 24 ore.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Giovedì, 14 Febbraio 2008

p

Casini

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 19:24

Senza Pierferdy, il Pdl assumerà la fisionomia di un vero partito di destra, conservatore e probabilmente avrà qualche problema - se non ad aderire - a convincere il Partito popolare europeo che la creatura ancora in gestazione possa dirsi davvero e completamente “popolare”. Sempre che Pierferdy non abbia imbastito queste 48 ore di No come pura sceneggiata per fugare i sospetti di alleato genuflesso e pisciasotto per poi riavvoltolarsi con una giravolta da brivido nelle braccia del Silvio. Tutto è possibile quando proviene da un catto- divorziato.
Però è vero che Veltroni sta spingendo il listone a destra - riuscendo a far emergere le contraddizioni del protoPdl negate fino a un minuto prima - e la campagna elettorale sta assumendo una sua propria e inedita fisionomia.
Morto l’anticomunismo d’accatto e anche l’anti berlusconismo scemo, al Pdl resta solo da dire che Veltroni “è” Prodi, o che l’alleanza con Di Pietro puzza di giustizialismo. Poca roba: perché a Veltroni tocca il piacevole compito di smuovere le macerie del coalizonismo ulivista e puntare verso il centro, proprio con Di Pietro, mostrandosi per l’appunto “nuovo”. Il gioco è più facile per Veltroni, perché Veltroni - per quanto si possa insistere - non è Prodi. Bisognerà vedere quanto spazzerà bene il cortile in questi sessanta giorni e se basteranno sessanta giorni. Ferme restando le bocce al no di Casini al listone, sembrano anche profilarsi come determinanti gli scontri tra centro destra di Casini e “destra” di Berlusconi e/o centro sinistra di Veltroni e sinistra di Bertinotti, perché il desiderio e la necessità di distinzione sono il vero fenomeno dopo 15 anni di alleanze forzose, mentre il confronto tra i due big challengers rischia di annacquarsi.
Il sistema si sta dividendo in quattro (con le propaggini di Mastella e Storace).
Qui si para la quistione: non è chi avrà più filo da tessere che vincerà, perché la matassa di ieri è inservibile insieme con il vecchio telaio, ma vincerà invece chi ne porterà di nuovo e lo filerà bene.
C’è infine un punto acquisito. A sinistra tutti hanno voluto o avrebbero voluto o ancora vogliono allearsi con Veltroni. A destra si assiste al fenomeno opposto. Comunque vada a finire l’immagine del cavaliere come calamita fa già cilecca. Se poi Casini clamorosamente rientrasse all’ovile sarebbe comunque molto difficile rassicurare l’elettorato che il dopo elezioni non riservi instabilità nel listone (o pdl).
La campagna elettorale sembra finalmente essere diventato un evento di cui non vergognarsi più. E anche questo non è cambiamento da poco.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Mercoledì, 13 Febbraio 2008

p

Mi manda la Cei

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:11

Moretti e la Ferrari sono volgari perché copulano senza vergogna e - a giudizio del presule dedito alle menti giovani del cattolicesimo - senza neppure che emerga nei loro gesti in celluloide un desiderio filiale. La rispettiva vita reale di lui padre e lei madre valgono solo per chiudere la missiva in un esortazione strumentale al loro ruolo di educatori che sembrerebbero avere perso girando quella scena. Un intervento sgangherato cui neanche il paternalismo pone rimedio, accentuandone invece l’aspetto cinico e ideologico in luogo di quello puramente propagandistico. Il prete che abitualmente non va al cinema o non vede la tv non riesce a distogliere i suoi occhi da quella scena di sesso (sodomia?) e ve ne fa una colpa.
L’ “unto del signore” propone la moratoria sull’aborto e poi dice da Vespa che non vuole che l’aborto entri in campagna elettorale.
La Cei dice che non fa politica e poi nega legittimità alle leggi dello Stato su temi sensibili di cui si arroga una patente di autorità morale insussistente.
E’ di questa doppiezza, proveniente sempre da chi esibisce una superiorità morale che non tollera sconfitte o discussioni, che sono esausto.
Alla fine, accade che lo zelo si prenda la sua parte. Ccon un blitz di insuperata viltà un giudice si inventa il reato di “feticidio” e fa irrompere la polizia in un ospedale napoletano per rinvenire le tracce di chissà quale reato.
La campagna criminogena produce i suoi primi effetti.  Cala il silenzio. Anche le proteste della donna, delle associazioni femminili, dei partiti, di singoli esponenti della società civile sembrano piombare nel vuoto pneumatico provocato dal gesto. E come il mandante che esamina le reazioni e le mosse del nemico colpito, anche la Cei, insieme con i suoi pretoriani, finalmente tace.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Lunedì, 11 Febbraio 2008

p

Padoa nun te regghe chiù

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:59

Ne avevo anche parlato bene del Tommaso, che già infelicemente noto per la palata di discreta merda rovesciata su mezza gioventù italiana con il rimprovero di essere  “bambocciona”, vuole proprio passare alla storia del  non molto memorabile governo Prodi (il secondo e ultimo),  per avere espresso con parole sue (molto sue) quello che già Almunia aveva detto ieri, che già Dini sosteneva apertamente qualche mese prima di votargli contro e che pensa il Silvio da sempre, insieme con i suoi amici di Confereditieri (detta anche Confindustria).
Che i soldi se si devono dare a lavoratori e pensionati non ci sono mai. La grande novità (innovazione?) di queste ore, è che i tesoretti annunciati per mesi si prova a farli sparire con un’intervista, magari riuscendoci. Tremonti e Berlusconi - sentitamente - ringrazieranno in separata sede.
Nel frattempo si attende una replica di Veltroni (please).

(In definitiva, il vero capolavoro dei moderati è di avere impedito anche questa volta l’evento, rimandandoci tutti alle elezioni anticipate)

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Pagina successiva »
Disegnato da H P Nadig e Weblogs.us, modificato da Insolitacommedia e Fermate la pioggia. Curato da eyesweb. XHTML valido.