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Giovedì, 31 Gennaio 2008

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Belìn, Uolter

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:48

Il presunto buonismo fa sfracelli. Dopo l’acceleratore di particelle, arriva l’acceleratore di “partitini”. Figlio di un dio minore, derubricato a sinonimo di impotenza, al buonismo in salsa veltroniana, è bastato che si impossessasse di un partito “incerto” per prima far esplodere le contraddizioni all’interno della sua coalizione, mettendo una buona parola per chiudere l’esperienza del governo Prodi di cui era parte; poi ha chiesto e ottenuto un nuovo governo per le riforme elettorali (ma anche per la detassazione degli stipendi e la redistribuzione delle risorse incamerate dal precedente governo, prima che ci mettano sopra le mani Tremonti e Maroni); ha avuto l’ardire di rompere il tabù del “coalizionismo” a tutti i costi e alla fine ha messo in un angolo la mummia, che a 48 ore dal “ricompattamento” perde altri pezzi, non riesce a farsi uscire una idea una dalla sua testolina e va in giro per un ‘Italia sempre più stanca, a ripetere come un disco rotto che bisogna andare al voto, e, perché vuole fortissimanente vincere, e, perché se si azzarda a dare anche solo un’indicazione dotata di senso politico rischia di sbranare il cane di Pavlov che la segue.
Altro deve ancora succedere. E comunque, è già piena campagna elettorale. Il buonismo c’è, e pure ci fa.

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Mercoledì, 30 Gennaio 2008

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Al voto, al voto !!

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:26

Veltroni dice che il pd correrà da solo. Io, che non sono uno di quelli che sta in un partito, tantomeno in quello Democratico, mi sono sentito coinvolto. Non è che questo costituisca strategia. Però è un percorso.
La famosa marcia nel deserto è finalmente cominciata?
Se mi tocca farla con Veltroni, che non riscuote proprio le mie simpatie, sono disponibile, purché si parta.
In definitiva è una mummia quella che si aggira sulle urne prossime venture. E’ la mummia di Berlusconi, insieme con i soliti noti, Bossi, Fini e Casini. Con la faccia del povero Bondi che ieri a Ballarò ha bucato video e senso del ridicolo. Proterva e populista, la mummia non esala un’idea nuova dal 1994. Nei suoi anni di governo non è riuscito a fare nulla di cui ci si ricordi, nel bene e nel male. A parte il fatto che non è più presidente del Milan.
A votare, forza !!

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Domenica, 27 Gennaio 2008

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Fate qualcosa di sinistra

Archiviato in: Metodo — francesco @ 13:53

Trovo vomitevole e imbarazzante che un tribuno della plebe come Berlusconi possa - imperterrito - senza soluzione di continuità, invocare il popolo e la piazza per il voto, cioé farsi portavoce della massima espressione della democrazia, come se la sinistra volesse usurparla.
Di là ci si appella a una responsabilità nazionale che gli italiani non sentono. E non perché siano insensibili o sordi, ma perché sono stanchi e ad essa non credono. Non faccio dietrologia suicida come Diliberto che chiede il voto perché tutti i poteri forti non lo vogliono, dimenticandosi che un potere fortissimo - quello del capo di Forza italia - invece lo vuole.
Non discuto che in effetti ci sarebbe bisogno di una legge elettorale decente, ma tutti noi sappiamo che anche di un sistema di trasporti e di una legge sul conflitto di interessi altrettanto decenti, per esempio, avremmo bisogno - e da tempo.
Insomma, dove sono le priorità? Fin dove ci possiamo spingere per perdere e senza far capire nulla al nostro elettorato?
E’ pur vero che la maggioranza degli italiani non vuole elezioni, ma può la sinistra invocare soluzioni speciali e per leggi che definiscono “solo” le regole del confronto, lasciando tutto il resto come congelato? Due o tre mesi prima delle elezioni?
Ci si rende conto dello sconquasso e della devastazione che si aggiunge a quello già prodotto in questi ultimi vent’anni, nella testa di chi si aspetta parole certe su pensioni, salari, accesso alla professione, condizioni lavorative e intanto perdere una settimana di tempo tra consultazioni e richiami trogloditi alla piazza per poi magari dover correre appresso all’avversario in una già surreale campagna elettorale? Ma perché comunicare incertezza e paura?
Il deserto bisognerà pure che qualcuno si decida ad attraversarlo.

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Venerdì, 25 Gennaio 2008

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Grazie Prodi

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 0:16

A Cuffaro hanno confermato la fiducia, a Prodi l’hanno tolta. Arbitri: la magistratura, la mafia, Clemente Mastella, sua moglie, le loro vicende personali e la solita tiritera sul complotto ordito - udite, udite - della procura di Santa Maria Capua Vetere. Complice la cattiva politica, l’assenza di senso dello Stato. Fino a due giorni fa l’opposizione era a pezzi. Ora si ricandida unita a guidare il paese. Ieri Berlusconi voleva un accordo con Veltroni sulla legge elettorale. Oggi non lo vuole più e dice che questa legge elettorale è buona. L’Italia è questa.
A me questo governo piaceva poco o nulla. E’ morto senz’altro meglio di come è vissuto. Ma lo avrei sostenuto fino al 2011. Per disciplina, anche di quel partito a cui non sono iscritto ma che mi piacerebbe esistesse, e per non far morire la speranza che prima o poi qualcosa anche questo governo sarebbe riuscito a realizzare del suo programma, anche grazie alla tenacia del suo presidente del consiglio. Uno da cui avrei comprato una bicicletta.

Meglio un giorno da Prodi che cent’anni da Berlusconi.

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Sabato, 19 Gennaio 2008

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Colluso a chi?

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 15:25

Stamattina dopo una lezione di botanica di Sardella, consumando la mia colazione, ho appreso dal tg2 che Salvatore Cuffaro, governatore della Sicilia, è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate. Il Cuffaro dovrebbe pure essere interdetto dai pubblici uffici. Intanto, a differenza di quanto affermato in precedenza, non si dimetterà. E ricorrerà in appello.
Il processo - per la cronaca - era quello cosiddetto delle “talpe” in Direzione distrettuale anitmafia. Una bazzeccola.
Ma - sosteneva il giornalista - Cuffaro è stato assolto dai reati di mafia. Il servizio insisteva sull’ “assoluzione” e intervistava il governatore che si diceva felice di esserne uscito pulito.
I favoriti da Cuffaro sono i signori Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello e Miceli: tutti mafiosi al cento per cento. Il giornalista ha “soprasseduto”.
La procura non ha ritenuto di dover riconoscere il governatore colpevole di aver favorito Cosa Nostra nel suo complesso. Perciò è saltata la ragione tecnico-giuridica che avrebbe condotto Cuffaro a essere ritenuto colpevole di favoreggiameno aggravato nei riguardi dell’intera organizzazione criminale. Punto. Ma anche questo non l’ho sentito dire dal giornalista. Se fossi stato uno straniero che guarda la tv non avrei capito nulla. Ma siccome sono italiano ho capito che stavano facendo opera di quotidiano depistaggio e disinformazione. Con i meiei soldi e a favore di Cuffaro.
Ora che Cuffaro è stato “assolto” siamo finalmente tutti più tranquilli. Domani andremo a stringere la mano all’innocente di turno. La veglia di preghiera per la sua assoluzione, peccato, non abbia funzionato del tutto. Il vescovo di Palermo, i cardinali Ruini, Bertone, il Papa - in questo caso - non hanno niente da dire. Non c’è traccia di cattolici imbavagliati davanti all’aula bunker. Casini non dice una parola. E’ tutto ok. Domenica all’Angelus ci sarà anche Cuffaro?

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Giovedì, 17 Gennaio 2008

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Due santi

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 22:26

Non uno, ma due martiri in meno di due giorni. Ma quale fede, quale santa scenografia potrebbe tanto? Prima il papa che si costruisce un ruolo da vittima con il determinante aiuto della stampa di destra, un rettore confusionario e di una totalmente errata strategia “laica”, poi Mastella & wife-  vittime dei giudici - una coppia che rivendica il primato del proprio mestiere - quello della politica - proprio mentre si mormora che pensasse anzitutto a quello della propria famiglia.
Intanto Clemente manda i saluti a Benedetto e risponde all’appello del cardinal Bertone che ha invitato “tutti” (tutti chi?) all’Angelus come un qualunque gruppettaro incita all’apppuntamento di piazza e conferma - senza timore di smentita - il ruolo eminentemente politico e neo papista di questa Chiesa.
Come Ruini che lamenta solidarietà tardive (le ha cronometrate di persona), Mastella dice che ci sono minoranze di giudici cattivi tutte contro di lui. E per occupare, con un po’ di ragione, le pagine dei giornali si dimette, ringrazia Prodi della solidarietà  e appoggia il governo dall’esterno, anche perché dei suoi non ce n’è più uno libero per farlo da dentro.
“Persecuzione”, urlano quelli di Militia Christi: fortunati loro che non fanno i monaci in Birmania. “Persecuzione”, pensa Mastella: fortunato anche lui che di questi tempi non deve fare una conferenza stampa a Nairobi, ma solo a Benevento.
Due leoni, due intellettuali, due santi. E tutto questo in Italia, a Roma. Luogo in cui la politica non riesce a fare a meno dei cattolici e dei loro sacrifici.

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Mercoledì, 16 Gennaio 2008

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L’epilogo

Archiviato in: Metodo — francesco @ 0:03

Il finale di partita con il papa che rinuncia alla visita in Sapienza è triste e deludente.
E’ triste perchè la decisione vaticana, inattesa e anche volgare, è politica - e ha come obiettivo la polemica. Una piccola vendetta. Volgare perché si poteva declinare l’invito la settimana scorsa e non ora. Ora si doveva andare e avere il coraggio delle proprie parole.
E’ triste un papa che crede di esser infallibile ma ha paura delle contestazioni.
E’ triste, poi, perché io avrei accolto il papa in un modo diverso.
Naturalmente è ancora più triste lo scandaloso balletto di “preoccupazioni”, “sconcerti”, “vergogne varie” a commento  dell’accaduto che proviene da una politica succube e impaurita, incapace di esprimere un’opinione che non sia in fin dei conti inconcludente.
Ma la politica è più impresentabile del papa. Perciò ne è a rimorchio e mediaticamente questo scacco è una miscela micidiale che preannuncia tempi cupissimi per le nostre libertà.
Sono tempi in cui la mancanza prolungata di autentici vagiti di libertà, di novità, di cambiamenti provoca l’avvoltolamento nel già detto, nel già visto, nella performance mediatica, nel suo interminabile e provocatorio giudizio.
La Sapienza è stata un’occasione persa. Per esempio, ascoltare il papa in silenzio e accogliere il suo discorso senza un fiato, senza un applauso sarebbe stato uno schiaffone planetario, un atto di forza e di compattezza senza precedenti. E ora, mentre leggo i resoconti della cronaca, mi rendo conto della sproporzione che c’è tra la forza di cui ci sarebbe stato bisogno e, in fondo, il piccolo compito di accoglienza che stava davanti a una platea di laici.

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Martedì, 15 Gennaio 2008

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I costi della libertà

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:51

Io vorrei che il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza, il Papa annunciasse che tutti i preti pedofili nascosti dentro le mura vaticane o quelle di una qualunque chiesa del mondo saranno consegnati alle giustizie dei paesi che li ricercano perché ottengano un giusto processo.

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Giovedì, 10 Gennaio 2008

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Speranze laiche

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 23:12

Ormai ci manca solo che il Papa ci dica come dobbiamo uscire di casa, se in ginocchio oppure, bontà sua, indossando un paio di pantaloni alla zuava. Adesso attacca Roma e Veltroni con la scusa della famiglia, lui l’erede dei papi-re che lasciavano pascolare le battone sotto i portici del Bernini, insieme con pletore di morti di fame e appestati e che gestivano la Roma che prima di vedersi profilare all’orizzonte del pellegrino - ci dice il Guicciardini nellla sua Storia d’Italia - si sentiva. Si sentiva dall’odore di piscio che defluiva dalle sue sante viscere. Certo, era così ovunque o quasi. Ma la modernità, gli agi, l’industria, la tecnologia, nulla di tutto questo è passato (e passa a tutt’oggi) indenne sotto la mannaia del moralismo teologale e clericale.
Allora: diciamo che questa Chiesa ha un’influenza sull’opinione pubblica al di sotto dei mezzi che adopera per esprimerla, diciamo pure che è la voce apicale e sopravvalutata di una minoranza che non riesce a farsi una ragione del suo ruolo marginale, una voce rivalutata dopo la crisi del comunismo, della cui sconfitta le si attribuisce un ruolo esagerato: da qui la “legittimità” dei suoi interventi politici e la crescita mediatica esponenziale. Diciamo anche che i tempi sono sempre confusi e difficili, e se ho modo di insistere posso anche farti credere che prima non lo erano. Soprattutto diciamo che termini come democrazia e libertà non hanno albergo a casa sua - né in teoria, né in pratica - ma ella ne discetta come se fossero sangue del suo sangue, insinuandosi nel dibattito nazionale con la naturalezza di uno gnomo nella cristalleria. Più o meno è la stessa relazione che ha Berlusconi con gli stessi argomenti quando si guarda al “suo” partito, alle “sue ” televisioni - compresa la Rai che controlla tuttora (vedi caso Saccà) -, al “suo” governo. Scusate l’accostamento blasfemo, ma la bestemmia non è mia.
Veltroni deve in qualche modo spedire al mittente le offese e le intrusioni. I voti dei “cattolici” che lo hanno rieletto sindaco di Roma non verranno meno se ribadirà la laicità del suo impegno e dello Stato nei riguardi di una Chiesa impresentabile, arrogante e fino a prova contraria, anti omosessuale ma filo pedofila.
Però.
La Chiesa ha deciso di rompere gli argini e farsi pagare i sermoni senza pagare tasse? Non si può fare nulla per riprsitinare un minimo di legalità repubblicana senza rischiare lo scontro ideologico di cui si ha così tanta paura? Si vuole sapere fino a che punto l’opinione pubblica sarebbe pronta a chiedere laicità perché per ora non se ne capiscono le intenzioni ? O si sottovaluta l’importanza di una battaglia laica in un paese come il nostro?
Mi sono convinto che la cosa migliore che può fare la politica - soprattutto Veltroni - è di ignorare provocazioni, reprimenda e contumelie, ricostruzioni storiche di comodo, telogismi spacciati per verità assolute. Ignorare, come se fossero acqua su acqua. Non rispondere mai.
Già la sua risposta pacata ai vergognosi attacchi del papa - che disprezza ma chiede soldi per gli ospedali cattolici - è un mezzo errore. Lasciare a noi cittadini l’arena ove combattere una battaglia come questa potrebbe essere una soluzione. Una soluzione di partecipazione reale e concreta al ripristino di un’idea di Stato, di legalità e di collettività laica, cioè veramente condivisa, che parta dal basso.
Da cosa potrebbe nascere cosa.
Anche perché noi da qui non sappiamo che cosa veramemnte pensino quelli cui dovremmo affidare i nostri più profondi convincimenti di laici.

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Martedì, 8 Gennaio 2008

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Castelli, mister monnezza

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:18

La trasmissione di Ballarò sulla monnezza di Napoli stava finendo banalmente e stancamente, quando con un guizzo da faina l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli ha preso la rincorsa e apostrofando con minaccia di querela il giornalista Gian Antonio Stella colpevole di aver svelato nel suo libro i vizietti da uomo di casta del lumbard, ha poi affermato tutto di un fiato che l’euro ha disastrato gli stipendi - e che loro, i leghisti, lo avevano detto - e infine - udite, udite - ha concluso che le gabbie salariali sono possibili e sacrosante.
E Bassolino dovrebbe dimettersi. Ma perchè?
Castelli dimostra che neanche davanti a un disastro come quello napoletano è possibile che spunti un neurone nella testa di un uomo di questa destra. Nemmeno si può ipotizzare il desiderio di essere intelligente per almeno un’ora e tre quarti. Alla fine si crolla, si cede sotto il peso della propria stazza.
Di questo passo tra qualche anno non si riuscirà a riconoscere in tv un uomo che prova a essere intelligente. Verrà interdetto in ogni trasmissione l’accesso a chi supera i 90 di Q.I.

Anche un governo con due senatori in più può durare allora mille anni. E risolvere magari l’irrisolvibile in mezzo al ludibrio collettivo, preso a pernacchie e sfottò, senza che ci si accorga del miracolo.
La propaganda ha avuto un suo stile: qui siamo dinnanzi alle gesta di un auto lesionista cane di Pavlov.

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