Ormai ci manca solo che il Papa ci dica come dobbiamo uscire di casa, se in ginocchio oppure, bontà sua, indossando un paio di pantaloni alla zuava. Adesso attacca Roma e Veltroni con la scusa della famiglia, lui l’erede dei papi-re che lasciavano pascolare le battone sotto i portici del Bernini, insieme con pletore di morti di fame e appestati e che gestivano la Roma che prima di vedersi profilare all’orizzonte del pellegrino - ci dice il Guicciardini nellla sua Storia d’Italia - si sentiva. Si sentiva dall’odore di piscio che defluiva dalle sue sante viscere. Certo, era così ovunque o quasi. Ma la modernità, gli agi, l’industria, la tecnologia, nulla di tutto questo è passato (e passa a tutt’oggi) indenne sotto la mannaia del moralismo teologale e clericale.
Allora: diciamo che questa Chiesa ha un’influenza sull’opinione pubblica al di sotto dei mezzi che adopera per esprimerla, diciamo pure che è la voce apicale e sopravvalutata di una minoranza che non riesce a farsi una ragione del suo ruolo marginale, una voce rivalutata dopo la crisi del comunismo, della cui sconfitta le si attribuisce un ruolo esagerato: da qui la “legittimità” dei suoi interventi politici e la crescita mediatica esponenziale. Diciamo anche che i tempi sono sempre confusi e difficili, e se ho modo di insistere posso anche farti credere che prima non lo erano. Soprattutto diciamo che termini come democrazia e libertà non hanno albergo a casa sua - né in teoria, né in pratica - ma ella ne discetta come se fossero sangue del suo sangue, insinuandosi nel dibattito nazionale con la naturalezza di uno gnomo nella cristalleria. Più o meno è la stessa relazione che ha Berlusconi con gli stessi argomenti quando si guarda al “suo” partito, alle “sue ” televisioni - compresa la Rai che controlla tuttora (vedi caso Saccà) -, al “suo” governo. Scusate l’accostamento blasfemo, ma la bestemmia non è mia.
Veltroni deve in qualche modo spedire al mittente le offese e le intrusioni. I voti dei “cattolici” che lo hanno rieletto sindaco di Roma non verranno meno se ribadirà la laicità del suo impegno e dello Stato nei riguardi di una Chiesa impresentabile, arrogante e fino a prova contraria, anti omosessuale ma filo pedofila.
Però.
La Chiesa ha deciso di rompere gli argini e farsi pagare i sermoni senza pagare tasse? Non si può fare nulla per riprsitinare un minimo di legalità repubblicana senza rischiare lo scontro ideologico di cui si ha così tanta paura? Si vuole sapere fino a che punto l’opinione pubblica sarebbe pronta a chiedere laicità perché per ora non se ne capiscono le intenzioni ? O si sottovaluta l’importanza di una battaglia laica in un paese come il nostro?
Mi sono convinto che la cosa migliore che può fare la politica - soprattutto Veltroni - è di ignorare provocazioni, reprimenda e contumelie, ricostruzioni storiche di comodo, telogismi spacciati per verità assolute. Ignorare, come se fossero acqua su acqua. Non rispondere mai.
Già la sua risposta pacata ai vergognosi attacchi del papa - che disprezza ma chiede soldi per gli ospedali cattolici - è un mezzo errore. Lasciare a noi cittadini l’arena ove combattere una battaglia come questa potrebbe essere una soluzione. Una soluzione di partecipazione reale e concreta al ripristino di un’idea di Stato, di legalità e di collettività laica, cioè veramente condivisa, che parta dal basso.
Da cosa potrebbe nascere cosa.
Anche perché noi da qui non sappiamo che cosa veramemnte pensino quelli cui dovremmo affidare i nostri più profondi convincimenti di laici.