Ogni tanto capita che qualcuno si risenta perché si adopera ancora il termine fascista per definire, in buona sostanza, il peggio del peggio della cultura politica moderna occidentale e lo si appioppi a chi ne ricorda i segni. E non lo si sostituisca, invece, e agevolmente con il suo presunto sinonimo - per orrori e nefandezze commesse da chi in suo nome ha eretto un sistema - comunista o magari sovietico o, come mi è capitato di sentire ultimamente, cinese. La risposta più facile è che per noi italiani fascista è sinonimo di autoritarismo: filologicamente e soricamente, dico, mentre per un polacco e un ungherese lo è comunista e che questo deve bastare come è bastato a molti comunisti onesti, l’epilogo dell’89, nonchè episodi del cammino che quel momento hanno costruito, per abbassare il tiro e mirare verso altri più modesti o anche diversi obiettivi.
Non sembra sia lo stesso per i fascisti. Ma tant’è.
Interessante, invece, è capire la vera ragione della differenza tra i due termini e i rispettivi significati reconditi che si portano appresso. E questo dalla voce insospettabile di chi dovrebbe essere (e in effetti è) il più acerrimo nemico dell’ultimo vero grande sistema comunista della terra: il Dalai Lama.
Dall’intervista a Repubblica. Domanda: Durante l’adolescenza, il suo paese è stato invaso e lei si è ritrovato a trattare con il Grande Timoniere, Mao Zedong.
Risposta del Dalai Lama: Lo incontrai nel 1954 a Pechino. Mi trattò come un figlio, mi diede consigli. Mi aveva quasi convinto ad iscrivermi al partito comunista. Ancora adesso mi considero metà buddista, metà marxista. Davvero, credo che il marxismo sia ancora la chiave di una giustizia sociale ed economica”.
E’ la risposta di un impostore? o quella di un abile politico che tenta di salvare capra e cavoli? Un buddista (io sono buddista) che si apre al nemico cogliendone gli aspetti “migliori”? Comunque sia, è una risposta “enorme”. E infatti passerà inossservata.
In ogni caso, né io, né nessun altro avrebbe mai potuto sostenere, né oggi, né ieri, che il fascismo è “la chiave di una giustizia sociale e economica”.
E questo spiega l’impossibilità di porre similitudini di qualsivoglia tipo.