Dispacci al vento
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Martedì, 20 Novembre 2007

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Un genio alla frutta

Archiviato in: Metodo — francesco @ 13:46

Sta arrivando una trenata di scemenze sull’intuizione del Berlusconi. La eviterò, vivaddio. Quando nessuno dei commentatori politici di gran moda nemmeno si sognava di pensarlo, qui si diceva che eravamo già da tempo ai funerali della seconda repubblica.
Adesso che la preventivata estinta è dichiarata finalmente morta, l’intestatario principale della medesima, il signor Silvio Berlusconi, per evitare che gli cascasse tutto in testa, ha deciso di “spiazzare” tutti e inventarsi il nuovo guscio in cui far confluire i suoi interessi privati per renderli di interesse pubblico socializzando le perdite e privatizzando i profitti. Perché in nome delle libertà tutto è permesso. Ullalalà: una novità assoluta.
I deficienti interessati e di destra, ma anche di sinistra, auspicano e analizzano, dunque, che dopo la riforma della legge elettorale e qualche imprecisato cambiamento istituzionale (riforma elettorale e cambiamento istituzionale non ancora realizzati, ma di cotanto peso è il cervello di tali energumeni della patria politologia) si andrà a votare. E nessuno che ricordi che c’è da fare una legge sul conflitto di interesse e anche riordinare il nostro sistema dei media. Nessuno che si chieda se il “sistema” su cui è sorta la seconda repubblica non ne farà nascere una terza ancora peggiore.
Cioé. posto che le politiche berlusconiane, e della destra in complesso, sono le stesse che hanno fallito per cinque anni fino al maggio del 2006, e non rappresentano in nessun modo un’alternativa ai risultati e ai metodi adoperati da questo governo per risolvere qualche problemuccio di poco conto come la nostra crescita economica bassa e i nostri problemi istituzionali più gravi, senza entrare nel merito del deisderio di democrazia dentro e fuori Forza Italia, nel passato e nel futuro di Alleanza Nazionale, a est e a ovest della Lega Nord, vale la pena ricordare che sono bastati 18 mesi di governo Prodi: avete presente? quello sgangherato con Mastella, ministro della Giustizia e dell’indulto, e Dini alla canna del gas, quello che mette le mani in tasca ai cittadini, che organizza i brogli, che è sempre diviso, impresentabile, con i ministri che fanno le manifestazioni contro, che non ha la maggioranza in Senato, con Prodi che bofonchia, con i comunisti che ricattano, per ottenere che: si spaccasse in tre pezzi la Cdl, la si costringesse all’autodafè, e si facesse andare di corsa ad un imprecisato progetto politico il suo capo e padrone; e, nonostante tutto questo, qualche Miriam Mafai (l’ho sentita con le mie orecchie su La 7 stamattina) ci dice che si andrà di sicuro alle elezioni? Ma la pensione non arriva per tutti prima o poi?
Aricioé: si faranno le cose che ordina di fare Berlusconi?
Per forza che il bauscione è un genio: e ci meritiamo pure il suo frutto più maturo, quella piattola infiammata della Brambilla.

(Non ce l’ho fatta. Ho già la valigia pronta, ma dovevo darmi un pizzicotto per sapere se ero vivo o su Scherzi a parte. Quando sette o otto opinionistigiornalisticommentatori dicono tutti insieme la stessa cosa nello stesso programma prima o poi accade, o altrimenti trovano il modo di fartela pagare)

 

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Lunedì, 19 Novembre 2007

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Zanzibar

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 21:29

Queste sono ferie vere. Le altre erano metà e metà: un po’ ferie e un po’ lavoro.
Al ritorno troverò anche l’agenzia ristrutturata: pavimento nuovo, front office e luci nuove.
Di questi tempi l’anno scorso ero euforico perché da lì a poco avrei cambiato lavoro e vita;  solo qualche mese dopo sarei rimasto senza quella vita che immaginavo grazie a quel nuovo lavoro che avevo ottenuto e subito perso.
Era il 30 dicembre del 2006. Non è neppure passato un anno e sto vivendo una nuova primavera.
Ci vediamo a fine mese.

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Venerdì, 16 Novembre 2007

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Ma se ghe pensu

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:13

Ogni volta che vedo le immagini delle cariche della polizia e dei carabinieri al G8 di Genova faccio fatica ad arrivare in fondo. Ieri sera, però, complice l’intelligenza televisiva e giornalistica di Santoro e i fatti ancora non sbiaditi dell’omicidio Sandri sono rimasto incollato al televisore e neppure la replica della partita di volley Italia-Cuba che ha sancito la vittoria della prima Coppa del Mondo femminile italiana ha potuto strapparmi da quello strazio.
Neppure l’ottusità di La Russa e la prova opaca di Agnoletto, solitamente bravissimo nel rispondere ai più facinorosi opponendo solidi argomenti logici e una calma olimpica, sono stati capaci di farmi girare la testa dall’altra parte.
Perché il punto è proprio questo: rifiutare l’orrore fuori di noi, significa rifiutarlo dentro di noi. Non sentire lo schifo e la paura rende inutile ogni ragionamento. Rende l’orrore accessibile, lo si abitua a prendere possesso di noi, ci si spoglia di ogni difesa.
Perciò io sono il carabiniere Mario Placanica, che spara e non sa nemmeno che cosa sta facendo, io sono anche l’agente di polizia Luigi Spaccarotella che prende la mira da una piazzola di servizio autostradale e uccide un ultras seduto dentro una macchina nell’area di parcheggio dell’area autostradale opposta. Muore così un “bravo ragazzo” di nome Giuliano Sandri, uno di quelli che la domenica si diverte tendendo agguati ad altri ultras, colpevoli di essere juventini in Mercedes.
Ma io sono anche Carlo Giuliani steso a terra già morto ammazzato e sono anche quell’ufficiale della polizia che prende una pietra e gli spacca la fronte per depistare le indagini, sono anche le ruote della camionetta che passa sopra il corpo di Carlo, sono uno di quei blindati della polizia che corre all’impazzata dietro i manifestanti delle rete Lilliput
(cioè scouts e suore) abbattendo qualunque ostacolo si trovi innanzi, sono la faccia impaurita di un agente che bendato da un fazzoletto bordeaux ha già paura se un avvocato alza la voce per due volte di fila, mentre si sente ricordare che quel fazzoletto non gli servirà a niente: proprio le stesse cose che lui dice a un pacifista o a una tuta bianca. Sono il padre di Carlo Giuliani che deve sedere vicino a degli stronzi e sentirli parlare, parlare, parlare, fare le condoglianze, solidarizzare, senza che scorra un’oncia di stima reciproca, senza che lui neppure li degni di un sguardo, perché sa - come lo so io - che domani quegli stessi condolenti riammazzarebbero Carlo o riterrebbero la “missione compiuta” allo stesso modo di sei anni fa e lo rifarebbero, se necessario, anche una terza volta.
Ma devo essere soprattutto anche quel poliziotto del reparto mobile di Padova, “sindacalista”, che dopo sei anni di indagini, testimonianze, prove filmate, atti del processo, sostiene che forse qualche “ragazzo” a Bolzaneto ha esagerato. Con che cosa ha esagerato di grazia? con l’alcool? con la marijuana? col viagra? No, stiamo parlando di “ragazzi” che hanno applicato torture a degli inermi e quei “ragazzi”, sia chiaro, sono poliziotti e carabinieri italiani, già esportatori di democrazia in Iraq. Lui dice che quelle cose che abbiamo visto a Genova accadono tutti i giorni nei pressi degli stadi, e poi: che non bisogna andare in giro con le biglie in tasca e neanche in manifestazione con la testa coperta da un casco. Alla fine ammette, senza vergogna, che lui alle torture non ci crede.
Come mi sento dinnanzi a un poliziotto che nega l’evidenza? A che serve poi che ascoltandolo la disistima nei suoi riguardi arrivi al colmo, specie quando nel suo sguardo e nelle sue parole balugina il commento secondo cui quella serie di comportamenti indicano inequivocabilmente la propria natura di “uomini veri”, uomini al servizio di un causa come quella di difendere l’ordine pubblico e persino l’onorabilità di un paese. D’altronde, lui dice, del suo reparto nessuno è stato coinvolto nelle indagini.
Ci si può anche non accorgere che 48 ore di mattanza sudamericana per le strade di una città europea possono far precipitare all’indietro un paese di altri vent’anni, ma non ci si può non accorgere del proprio stato d’animo, quando a televisione spenta si sente sicurezza solo perché si è chiusa la porta a tripla mandata.
Non si sa mai: dovesse sopraggiungere a “difendermi” un poliziotto del reparto mobile di Padova.
C’è, a ben vedere, un elemento della prima repubblica che funziona anche oggi nella ormai tramontante seconda repubblica: continuiamo ad avere uno Stato che stipendia individui e bande organizzate di autentici eversori. Dal parlamento alle forze dell’ordine, da An alle caserme, dall’Msi a Junio Valerio (Scipione) Borghese, Maletti, La Bruna, Freda e Ventura.

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Mercoledì, 14 Novembre 2007

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Mattanze

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:48

Ho letto che il Ministro dell’Interno Giuliano Amato avrebbe detto che se la polizia avesse reagito contro gli ultras a Roma in occasione degli scontri per la morte di Giuliano Sandri ci sarebbe stata una mattanza. Bontà sua, la polizia se non vede una caserma e a Genova, la mattanza neanche la pensa. Che culo!
Ho così realizzato visivamente un’illazione dei tempi del G8. Alcuni individui vestiti di nero e coperti da passamontagna che si aggirano lungo le strade deserte di Genova e parlottano con diversi poliziotti, mentre i black block sfasciano, indisturbati, la città e altri colleghi caricano scouts e suore in Via XX Settembre. Qualcuno disse allora che erano ultras e laziali. E perché mai degli ultras a Genova in piena zona rossa a parlare con dei poliziotti in assetto di guerra? Nessuna risposta plausibile, se vivessimo in Francia. Per un attimo ho pensato che se quell’illazione, messa allora subito a tacere, fosse stata vera, quegli stessi individui ora vestiti da tifosi con braccio alzato e mano a forma di tre (terzo reich) e quegli stessi poliziotti che sei anni fa presidiavano Genova non si sarebbero potuti sbagliare un’altra volta e ammazzarsi a vicenda. Ma - com’è ovvio - si tratta di un volo d’immaginazione. Che non cancella l’affermazione terribile di Amato. E neppure il cadavere di un dj e tifoso ammazzato con un colpo alla nuca ad un casello autostradale. Un incidente ad altezza d’uomo, la stessa altezza dei protagonisti di questo paese orribile.

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