Dispacci al vento
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Sabato, 27 Ottobre 2007

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Prodi forever

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:07

Leggo ogni giorno di crisi di governo. Di miracoli numerici in Senato che sosterrebbero la maggioranza orfana di quel numero di senatori che le consentirebbe di governare con più tranquillità. Proclami di guerra e profezie settimanali di crisi alla prossima luna piena che nemmeno mago Otelma.
Ma sto governo, che non ha ancora legiferato i Dico, non ha quasi toccato la Biagi, ha dimenticato che in Italia non esiste una legge sul conflitto di interessi e sulle lobby, non riesce a dire con chiarezza che le pensioni sono più importanti degli interessi delle banche, si è provocato lesioni gravi con l’indulto, si fa infilzare dai magistrati De Magistris e Forleo, si porta appresso Mastella, Di Pietro e Dini, con Dliberto che va alla festa della rivoluzione d’ottobre, (e per finire con Confindustria e Vaticano che gli fanno la morale e il pressing) lo dovrei vedere morire? Magari domani, in fretta e furia? In cambio di che? Sei mesi di palate di merda, gossip, caccia alle streghe rosse della coop, un po’ di violazioni del segreto istruttorio, e un tot di intercettazioni illegali. Per ottenere quale risultato, magari?
Un altro governo con Berlusconi alla presidenza del consiglio, Fini alla guida della Digos al G8, Gasparri che scoreggia una legge sulle telecomunicazioni, Storace che fa il ministro della Sanità, mentre concede una pensione di invalidità  ai militi fascisti caduti per ustioni a causa della troppa vicinanza ai forni di Auschwitz, un po’ di liberismo d’accatto magari con la vendita delle spiagge, la trimurti Vito, Schifani e Bondi che entra nelle case degli italiani a tutte le ore senza che i genitori possano prendere provvedimenti per i bambini davanti al video.
Maddai. Oppure la novità politica è rappresentata da quella piattola infiammata della Brambilla? A ri-maddai.

Mi tengo quello che ho, che a volte riesce anche a essere coerente con se stesso e che finché vive può sempre fare quello che ha promesso. Funziona male, fa anche cose insopportabili, ma è sempre meglio di un caterpillar ben oliato, pieno di cose pessime che funziona bene.

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Giovedì, 25 Ottobre 2007

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Back home

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 21:02

L’ho capito solo con qualche giorno di ritardo, come se avessi bisogno di metabolizzare l’esperienza convulsa che avevo appena ultimato.
E’ stato un viaggio bellissimo, umanamente e geograficamente. Alim, la guida che parla italiano, Troux aux cerfs, i cardinali, i merli indiani e i bulbul che entravano nella mia camera allo Shandrani hotel per fare colazione, la spiaggia di Ile aux Cerfs, la pura e semplice esistenza della penisola de La Morne, la sagoma de la Montaigne du Rempart, la Spa del Dinarobin hotel, la gentilezza dei mauriziani e gli sguardi di alcune giovani donne, hanno regalato al mio cuore una barca da cui salpare ogni giorno.
Il miglior servizio reso a se stessi è regalarsi buoni ricordi cui attingere fino alla fine dei propri giorni.

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Giovedì, 11 Ottobre 2007

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Mauritius

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:05

Ho un raffreddore pazzesco. Gola in fiamme, naso tappato e mal di testa mi hanno invaso a tre giorni dalle ferie.
Sono davanti al televisore. Sto assistendo alla solita trasmissione televisiva che fa vedere come stanno le cose e con i politici che te le spiegano meglio perché forse non hai capito  che la soluzione è a portata di mano.
A me Santoro piace. Anche Grillo mi piacerebbe se non si mettesse in testa di fare quello che non sa e non può fare. Questa generazione di politici, compresa la mia di quarantcinquenne, non ha nessuna possibilità di cambiare nulla. Santoro lo sa, Grillo rischia di fare la fine del topo.
Quando sento Storace che parla di sicurezza come se non fosse stato fascista nostalgico confesso fino a dieci anni fa e  non fosse a sua volta nostalgico confesso di quella nostalgia, capisco che sono prigioniero del mio passato. Non perché io abbia torto a diffidare di Storace o di un qualunque altro nostalgico fascista stipendiato per cinquant’anni dalla democrazia la cui saccenza e presunzione in qualsiasi materia basterebbe per fuggirne a gambe levate. Io penso anche a chi si autodefinisce con orgoglio un residuo del grande partito comunista e si picca di essere chiamato ancora “comunista” solo perché ha fatto il ‘68 o il ‘77, periodi in cui la sinistra - soprattutto quella estrema - ha dato l’estrema unzione proprio al “comunismo”. Come essere un protagonista di un grande pentimento, ci si infiila il nome dell’ammazzato, ma senza volerne avere coscienza - o facendo finta di non averne si confonde Cuba con Che Guevara- e soprattutto non capisce che il desiderio di benessere e anche di felicità non è un cedimento al capitalismo, al paternalismo e al sopruso dello sbirro, perchè sono tutte cose che hanno cambiato radicalmente faccia proprio perché molto meno del comunismo reale, cioé la socialdemocrazia realizzata in cinquant’anni di pace europea, ha fatto effetto. Eppure non c’è nessuno che lo ricordi. Sembriamo tutti orfani. Risultato: disprezzando quello che ho, che ho accettato, che ho contribuito a costruire, permetto a chi ha veramente disprezzato quello che ho contribuito a fare, di discutere come se niente fosse e gli permetto di farmi dare delle improbabili lezioni.
E’ la fine: la chiusura del cerchio. Quel cerchio che inizia storicamente con l’antifascismo si china sui fascisti e li ospita così come sono, appena purgati; quello stesso cerchio che ha fatto dell’antifascismo un inno alla democrazia e all’antiautoritarismo fa accomodare dei sedicenti comunisti, che hanno ancora qualche dubbio su Fidel Castro a bipolarismo finito, al governo di un paese mentre non capiscono che la legalità vera e garantita erga omnes è fenomeno di emancipazione. E quello stesso cerchio che aveva saputo mettere insieme culture differenti per dare dignità al lavoro, all’istruzione pubblica, alle donne, boccheggia dinnanzi all’irrompere delle mafie bianche, del tycoon prepotente, dell’industria degli esami falsi e facili, delle raccomandazione per avere un lavoro o un passaporto prima di due mesi, della giustizia scientificamente resa inoperante, del business della sicurezza che costa più che in Francia e produce meno della metà.
La chiamano ancora democrazia ed è vero. Ma a me pare una democrazia moribonda che si rifiuta di schiattare.
Storace che parla di Islam non capisce che sta parlando di un mondo che sta morendo, perchè anche lui è un morto che parla. E lo stesso discorso vale per la maggior parte dei sindaci e dei politici attuali. Anche per me, of course.
E’ finita davvero? A me pare di sì. Ci vuole una terza repubblica? A me pare di sì.
Si accomodino i trentenni, ma sappiano che senza maestri sarà durissima.
Io intanto vado a Mauritius e torno tra qualche giorno. Vado per lavoro e per diletto. Però vado. Anche con la febbre a 40.
Fate presto.
Alle primarie del partito democratico non parteciperò. Chiaramente non è roba per me.

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Mercoledì, 3 Ottobre 2007

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3 ottobre 1961

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 21:09

Sono 46, e non ho nulla da dire. Forse è la mia prima volta che davanti al nulla sento la più completa delle soddisfazioni possibili nel riuscire a tacere.

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