Dispacci al vento
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Domenica, 30 Settembre 2007

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Una domenica di settembre

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 12:30

In mezzo alle case e ai marciapiedi di Via Caboto sento la vita fuori e dentro di me. Dietro quelle finestre, in quelle finestre, su quei muri scrostati a fianco di quelli ridipinti da poco, vedo la forza dell’universo dispiegarsi nella sua varietà. Alzo la testa e scorgo un merlo in muratura, lo stemma della città dentro l’arzigogolo della cresta di un orologio di molti anni fa, un improbabile balconcino sta lì a ornare la finestra solitaria sulla cima di un palazzo che non avevo mai visto così alto. Scorro curioso la lista dei cognomi di una casa che nasconde un giardino. Vedo la sproporzione della cima di un ombrellone colorato uscire da un cortile il cui cancello è troppo basso perchè possa veramente difenderne il perimetro, schivo le schegge arancioni di un mattone spaccato mentre cammino sulla superficie di altri ordinatissimi mattoncini allineati, l’insegna di una palestra precede quella di una pizzeria. Il mare sbuca tra la darsena e il palazzo della capitaneria, mentre scorgo il profilo di un uomo con un maglioncino rosso come il mio.
Lo stato vitale così alto mette in fila le differenze, le deseleziona, te le offre a uno sguardo nuovo. Le sostanze imperurbabili non si sfidano. E’ questo il risveglio: l’illuminazione di questa mattina. La nausea che sento quando il fumo di una sigaretta si avvicina alle narici, è lo stesso che confusamente sentivo quando ne fumavo mezzo pacchetto o più al giorno. La confusione è sempre la stessa, è l’ordine delle cose che fa la differenza. Le cose si dispiegano: non resta che avvicinarsi alla loro natura, stando al loro gioco.
Se non ho niente di meglio da fare mi concentro su quello che ho intorno e lo dono idealmente a chi non lo ha. Qualunque cosa sia.
Ho imparato a concentrare la mia mente come se milioni di anni di anni di forze si concentrassero in quell’istante. Ho capito, passando di scatto dall’ignoranza alla saggezza, che la “forza” altro non è che il premio che si ottiene per riuscire ad abbandonare cerebralismo, luoghi comuni, pensieri distorti, idee ricevute, in un solo istante, come se spegnessi la luce del neon per accenderne una più calda. La volontà è lo strumento umano, poi c’è l’eternità, la purezza, il vero io, la felicità. Nulla distoglie la mia attività mentale da quella curiosità improvvisa, voluttuosa e piena di scrupolose e lucidissime indagini. Gli occhi sono aperti, la mente pure. Incredibile accorgersi che non ci sono tecniche per arrivarci, niente trucchi per iniziati, niente parole magiche per pochi eletti, ma solo una nuova serie di attenzioni che si aggiungono a quelle vecchie. E’ come dedicare quel tempo a un desiderio che non soddisfa alcun mio bisogno, ma quello di qualcuno che non conosco. Come quando un desiderio che non sapevo di avere dentro di me, emerge e condiziona da quel momento la mai esistenza: non vi è alcuna differenza. Nessun birignao “mistico”, nessun transfer, nessuna premonizione; solo mi sento avvolto dalla pienezza del mio essere, che scopro essere quello di tutti e di tutto ciò che mi circonda, la fonte di  qualunque felicità. L’essenziale non è di parte.
Uso il pensiero, provo a non farmene usare. Scorro tra gli anfratti, i giardini, le vie strette, i numeri civici; alzo lo sguardo su un insegna religiosa, un Sant’Antonio col bambino: sento, prima di arrivare a una qualsiasi conclusione. E’ la mia città, è lei da sempre, ed è quella di cui solo un momento prima potevo anche dubitare l’esistenza. E invece è qui.
Era qui, ora è nel mio cuore.
E’ sempre stata nel mio cuore, e anche nel vostro. Ora però lo so e non ho dovuto pensarci.
Oggi fate come me: non fatevi pensare, donate un vostro momento di libertà a chi non ne ha.

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Domenica, 23 Settembre 2007

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Buone notizie

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 10:21

Anche i monaci del Theravada protestano contro un regime autoritario e si schierano a fianco del popolo ridotto al silenzio e guardano con fiducia a una donna, anche perseguitata, perché crede nella democrazia, nella libertà e nella giustizia.
Il Myanmar, uno dei luoghi di più antica fede buddista, da 45 anni è sede di un regime brutale e violento con i rappresentanti del buddismo nazionale immobili e chiusi nel loro Sangha.
Per tutti i buddisti, di qualunque scuola e disciplina, la sfilata dei bonzi per le strade di Yangon è una notizia straordinaria. Molto più di quanto non lo sia per il mondo che guarda a noi come un prodotto esotico.
In realtà, se episodi di ribellione alla violenza e al sopruso hanno visto negli anni passati protagonisti monaci, la marcia compatta di Yangon appartiene a un’altra dimensione dell’intervento politico e dice di una presa di coscienza collettiva assai matura: una sfida, non solo l’accettazione del mondo ma anche la necessità di una ribellione.
E’ impossibile qui disquisire del rapporto politica-religione nei paesi del Sud-Est asiatico, delle concezioni buddiste del Theravada, del Mahayana e di quelle ad esse successive, del loro differente dislocarsi nella cultura ultra bimillenaria del buddismo orientale, del loro differente rapporto con la sofferenza, la felicità, il conseguimento della buddità. Basti dire che questo episodio per il contesto in cui si inserisce e per le dinamiche che mette in moto potrebbe aggiungere materiali essenziali per creare quella slavina sotto cui far crollare il regime militare di Tan Shwe. Aung San Suu Kyi, una donna-icona, e il Sangha, simbolo religioso, in quei paesi, intoccabile, sono le due gambe su cui il nuovo Myanmar può sperare di prendere una nuova strada, anche se in mezzo a pericoli enormi, bagni di sangue e terrore. Ma almeno senza correre il rischio di ritrovarsi con un cardinale capo di Stato e una Brambilla presidente del Consiglio.

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Lunedì, 17 Settembre 2007

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Ma va là

Archiviato in: Metodo — francesco @ 20:18

Grillo imperversa su tutte le reti nazionali. E’ dappertutto. Sembra una cosa seria. Così seria che uno non ci crede.
Ma io ci credo. Ci credo che alla fine della fiera mediatica nasca l’ennesimo partito inutile, però puro. Perfetto come una spada battuta sull’incudine, il partito del grillo ci stupirà. Taglierà una fetta di salame al primo colpo e con un fendente netto spodesterà Fini dal trono di primo cabarettista d’Italia. Petrolini non si rivolterà più nella tomba e Di Pietro iscriverà Totò nella storia politica dell’Italia dei Valori. Mica bruscolini.
Approfittando dell’atmosfera stagante figlia della condizione politica riprovevole della quale ci si mostra disgustati, il partito si presenterà alle prossime amministrative. Belin che notizia. Io pensavo che il “vaffa” non fosse contingente e neppure casuale, invece qui ci si mette le braghe lunghe con una velocità impressionante. Tanto che uno pensa che ci si fosse mascherati da pinocchietti birichini solo per scherzo.
In realtà per uno che la sa lunga o che dice di sapere quasi tutto, presentare alle Amministrative come primo atto politico, la propria creatura, è un gesto di una banalità sconcertante e un quasi suicidio. Uno come Grillo non può non sapere che mandare allo sbaraglio dei neo eletti pieni di buone intenzioni, tra le manfrine burocratico-amministrative di palazzi comunali e provinciali, dove si annidano vecchie volpi o giovani virgulti in carriera, significa avere in testa più un’idea da guastatore che rivoluzionaria. (Poi vorrò contare anche il numero di riciclati).
E’ vero che Grillo cerca di muovere le acque torbide della sinistra e non è un caso che contro di essa l’attacco sia virulento e sferzante, ma purtroppo se pensiamo a un esempio simile di invasione di campo (Berlusconi), spaesante e “fuori luogo”, l’impatto non sembra promettere niente di decente. Manca quel collante identificativo che permetterebbe a Grillo di diventare un leader di coalizione. Ma Grillo non ci ha neppure mai pensato. Diciamo che una piccola rivincita Grillo se la prenderà. Lo rivedremo spesso in televisione.
Risuonano nella mia testa le parole dell’ “Anno che verrà” di Lucio Dalla: ” … la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando; sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno”. Dal 2008, anche i grilli.

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Lunedì, 10 Settembre 2007

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Le cose cambiano

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 20:54

E noi cambiamo con loro. Non faccio fatica a scrivere. Semplicemente sto cercando qualche nuovo argomento o qualche argomento da trattare in modo nuovo.
In questi quasi due mesi di assenza dal blog, non ho mai sentito il bisogno di avvicinarmici. Ma non sono stanco del mezzo. Anzi sono pieno di energie e sono felice.
E’ nel frattempo aumentata l’irritazione nei confronti della Chiesa cattolica, nella sua espressione gerarchica, e il senso di lontananza dalla politica e anche dall’anti - politica.
Lavoro molto e con gioia, ho una vita sociale piena e soddisfacente. Amo, ricambiato.
Sono tornato nella mia vecchia città, quella vilipesa cità da cui ero andato via alla ricerca di una dimensione che non avevo e che ritenevo di meritare: tornando “indietro” sono riuscito ad andare avanti. Gli occhi sono cambiati e con loro sono mutati il calcolo sulle dimensioni e sui meriti. Ho scoperto la bellezza nella morte civile che scorre in via Cascione, e la felicità nell’infelicità. Ho scoperto stati emotivi profondi che non si possono raccontare e ne ho apprezzato il silenzio.
Non potevo sperare in niente di meglio, ma voglio credere e agire come se tutto ciò, altro non fosse che l’inizio. Un nuovo inizio.
A presto.

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