Dispacci al vento
www.flickr.com
foreyesonly
Home

Giovedì, 28 Giugno 2007

p

Non moriremo veltroniani

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 20:12

Visco doveva dimettersi ed ora, anche se lo facesse, non sarebbe la stessa cosa. Sempre che la resipiscenza lo induca a trarre le conseguenze dopo le accuse che la magistratura gli muove, a prescindere dalla loro fondatezza e senza che nessuno abbia neppure il tempo di fiatare per indurlo a dimettersi, chiedo a Veltroni - il nuovo acclamato (anche troppo) leader del partito democratico - di dirci qualcosa sul nodo dei nodi di questo paese: come chiudere per sempre con la doppie, triple o quadruple coscienze, da cui discendono le relative giustizie, o sensibilità. Non si dica codice etico, di quelli da promulgare come se si parlasse di un decreto, perché già la sua forma di essere ne ucciderebbe il senso e ne opprimerebbe qualunque valenza etica.
Si dirà che non avendo il Veltroni pronunciato neppure una sillaba a proposito di conflitto di interessi, legge sulle lobbies, rapporti tra poteri non ci si può fare molte illusioni. Però, voglio essere “buono”.
Allora chiedo. Si scelgano, piuttosto, tickets o semplicemente individui lucidi e capaci di coraggio nel fare come nel tirarsi indietro al momento opportuno. Abbiamo bisogno di esempi che si concedano con la stessa semplicità e durevolezza nel tempo di chi compie il gesto di chinarsi per legarsi i lacci delle scarpe o chiudere la porta di casa. Promossi da individui che non facciano fatica a esprimerli come esercizio quotidiano di virtù. E che queste siano comprensibili, non equivocabili, senza retorica e senza enfasi.
Non ha importanza che tutti condividano, conta che chi ha occhi per vederle le veda.
Senza che tutto questo possa essere scambiato in sé e per sé per politica.
Perché non lo è: viene prima. E prima lo vorrei vedere.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Venerdì, 15 Giugno 2007

p

Rabbia e imbroglio

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 15:53

D’Alema non ci ha fatto sognare. Anzi. L’offeso schiuma di sdegnata rabbia e si becca una rispostaccia dai giudici, ancora una volta dimostrando di essere al di sotto delle aspettative.
Berlusconi, invece ci fa vomitare. Solo Bonaiuti che si atteggia a macchietta, vuol far finta di nulla e sperare di farci credere che parlare di regicidio rivolgendosi al governo in carica da parte leader dell’opposizione possa essere equivocabile o foriero di ulteriori spiegazioni, piuttosto che essere considerato un auspicio criminale e criminogeno.
Ricapitoliamo: abbiamo un leader di sinistra che manda il senatore ed ex magistrato Brutti a difenderlo da Santoro. Il senatore tra l’altro fa egregiamente il suo dovere ma non dice le uniche cose dotate di senso politico appropriate al caso: cioè tace sulla volontà politica di promuovere - come Ds -. un provvedimento ad hoc sul lobbismo. Il ché significa che quella volontà non esiste e che ovviamente non possiamo sperare in una seria legge sul conflitto di interessi, perché i due provvedimenti o marciano insieme o hanno lo stesso inutile senso della legge Frattini (che già è comica di suo).
A destra un avventuriero scaltro come una lince orba calza una cotta del Seicento inglese e si immedesima in Oliver Cromwell. Il quale - sia detto per inciso - avrebbe molto facilmente fatto regicidio se uno come Berlusconi fosse stato re.
Invece, cari miei, siamo nell’anno di grazia 2007, e le cose stanno diversamente. Così diversamente che è legittimo pensare due cose: che D’Alema proprio non ce la fa a essere quello che vorrebbe. Ha scavato la trincea e ci si è infilato dentro. Noi speravamo che fosse un bazooka, invece era l’ennesima scoreggia. Se la prende con la notizia in sé, il D’Alema, mentre il suo dirimpettaio le notizie le costruisce on air, e le tira contro la democrazia come giocasse a freccette. Agevolato dal fatto che è il padrone dell’informazione italiana - a giudicare dalla raccolta pubblicitaria della sua concessionaria e delle sue tv - crea e disfa l’agenda politica ogni giorno. Bisogna pensare che a Berlusconi - il quale queste sortite le studia a tavolino - tutto il bailamme sulle intercettazioni non deve piacere moltissimo. Lui così storna e se ne esce con Prodi, re da abbattere. E’ vero che la slavina intercettazioni si è affacciata anche sui suoi comportamenti e le sue alleanze. Quindi, è tempo di migrare. Di fare cavallina. Ma non basta a spiegare tutto. Io credo invece che questo nuovo coup de theatre sia solo l’ennesimo impostore segnale ai Ds e - quel che più conta l’ennesima esibizione di un consapevole potere. “Sono disposto a non ricattarvi più su Unipol e a tenere fermi i miei ascari al Giornale, Rete4, Italia 1 e Canale 5 ( più Panorama, Libero, i miei corifei a La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, Il Sole 24 ore e la Stampa insieme con la stampa locale di quasi tutta Italia), se mollate Prodi e ci facciamo un bel governetto insieme.” - suggerisce il cavaliere. “Intanto, come vi muovete vi fulmino”. Altro che Cromwell. Magari.
Trattasi di quella tanto volgare corsa al potere stigmatizzata quando sono gli altri a farla e a tenersene i benefici, e cercata con un’insistenza religiosa e inquietante proprio qualche ora prima di compiere la solenne sceneggiata davanti al presidente della repubblica.

Lo spettacolo è qualcosa di peggio che indecoroso e se assistervi non muove a nessun sentimento le più consistenti masse di cittadini che tollerano senza fiatare comportamenti di questo tipo - e da un parte e dall’altra - significa che - pur facendo salve le proporzioni - quei cittadini se le meritano. Con tanto di scoregge e vomito.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Martedì, 12 Giugno 2007

p

D’Alema, facci sognare

Archiviato in: Metodo — francesco @ 16:51

I ballottaggi dicono che la Cdl non vince neanche se ha davanti un governo diviso su quasi tutto. Politicamente, visto che la Cdl fremeva per dare al paese un segnale politico decisivo, la spallata ha avuto lo stesso effetto di una sonora flatulenza. Che farà puzza per qualche giorno. Ma intanto, considerando Province e Comuni capoluogo (comprese quelle della Sicilia), il centrodestra ha battuto l’Unione 25-13. Nel 2002 finì 22-16 per il centrodestra.
Punto.

Diciamo la verità. Gli italiani che si astengono fanno fare al sistema politico nostrano la figura che merita: quella di perecottari che si fanno fare la spia l’uno con l’altro per sputtanarsi e poi vanno in giro a pavoneggiare virtù presuntamente impossedibili dall’avversario. Il segnale arriva forte e chiaro. Ma sicuramente non così forte da spingere la nostra classe dirigente a correre ai ripari. Se, per esempio, i costi della politica dovessero veramente essere tagliati chi lo farà la pagherà cara, e gli esecutori dell’agguato saranno proprio gli astenuti, che verranno riportati alle urne e scaraventati contro il colpevole per altre ben più miserabili ragioni.

Visto che Berlusconi non è Sarkozy, e gli italiani non sono i francesi, adesso ci si butterà sulle intercettazioni telefoniche. Ma il tuffo potrebbe essere solo un diversivo. Così, sceneggiata per sceneggiata, due anziani signori oggi, ciascuno accompagnato da ragioni diverse, non ultima l’età incipiente, andranno a tirare illegittimamente per la giacca Napolitano, ricordandogli che è stato comunista. Fini e Cesa staranno a guardare nella speranza che uno dei due caschi rovinosamente giù per una scala. Qui non si fa il tifo e a guardar ben il tifo fa male a tutti. Il tifoso è per antonomasia un po’ scemo e gli scemi rimediano sempre figure barbine anche quando sono in buona fede.
Leggendo i brani estratti dalle intercettazioni ho trovato piuttosto “fantascientifica” e molto conturbante quella tra La Torre e Ricucci, in cui tra il serio e il faceto il “furbetto del quartierino” richiede la tessera dei Ds (che i Ds - di contro - non sembrano correre per dargli). La mini-conversazione (che conosciamo) tra D’Alema e Consorte è invece con chiarezza il dialogo di due uomini di mezz’età che hanno vissuto la loro vita in un partito della sinistra storica consapevoli degli sforzi compiuti dal dopoguerra a oggi in questo paese per riuscire a costruire questo movimento cooperativo. Il richiamo alle radici della Bnl è un esempio di passione politica.
Secondo indiscrezioni parrebbe che tra i due si sia detto:

“- D’Alema: va bene. Vai avanti vai!
- Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
- D’Alema: facci sognare. Vai!
- Consorte: anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
- D’Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
- Consorte: esatto. E’ da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
- D’Alema: va bene, vai!”

Insomma, da queste intercettazioni non emerge nulla di penalmente o politicamente rilevante e di cui già non si fosse a conoscenza. E di cui non si sia già abbondantemente scritto.
Però.
Invece di limitarsi a dire che si tratta di sciocchezze, i Ds devono uscire dalla trincea e dire poche cose ma chiare.
Mi piacerebbe vedere D’Alema approfittare del momento per proporre una legge risolutiva sulle lobby e sul conflitto d’interesse. Sarebbe un guizzo di intelligenza. E di coraggio. Senza mancare di tirare qualche bordata contro gli scandalizzati odierni che sotto il tappeto hanno tentato di nascondere affari assi più sporchi, se il ministro degli esteri affrontasse uno dei nervi scoperti del complessivo ritardo culturale italiano sui temi delle relazioni tra economia e politica, e riuscisse a far fare un passo avanti al paese, gliene saremmo eternamente grati e quello sarebbe un bel modo per far sognare anche noi.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Giovedì, 7 Giugno 2007

p

Padoa!! che schioppettata!

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 9:45

Ieri un signore, che la vulgata mediatica - corroborata dai suoi comportamenti registrati dalle tv - considera un anziano e mellifluo borghese, senza, per l’occasione, perdere nulla del suo abituale aplomb da benedettino, dagli scranni del Senato della Repubblica, ci ha fatto sapere che su questioni di trasparenza e correttezza istituzionale è persino possibile fare un passo avanti in quello che noi italiani consideriamo come un Moloch impossibile da scalare e abbattere: l’area della manovra oscura, del cosiddetto magna magna, dell’ammiccamento e del “lei non sa chi sono io”, a prescindere che tutto questo sia frutto di organizzazione criminale o isolato auto convincimento ad agire pro domo propria.
Non ha molta importanza che sia calata l’ennesima pietra tombale sul cumulo di spazzatura (dopo quelle già scese ignomigniosamente per chi le promosse sui casi Mithrokhin, Telecom Serbia e la barca di D’Alema… ) nella quale la destra e i suoi corifei (così li ha definiti il ministro dell’economia) si erano adagiati come su un giaciglio, suonando l’arpa della calunnia come sirene ubriache e infoiate - conta che il governo non è andato sotto il giogo di qualche banda di burocrati (forse alle dipendenze dell’attuale opposizione) convinti che lo Stato sia cosa su cui è necessario contrattare.
A un certo punto ha detto stop e lo ha detto ieri sera al Senato. Conta che lo ha detto prima che noi, popolo bue, dovessimo  assistere al solito triste rito dell’avvio di una commissione d’indagine creata ad hoc dopo i soliti dieci anni dai fatti. Mica poco.
Conta che ieri, libera (vivaddio) dagli indugi e dalle eccessive timidezze che fanno apparire questa sinistra troppo prudente, troppo inutilmente moderata, tanto da far sospettare di essere connivente con il peggio (che tra l’altro spesso non gli appartiene né come storia, né come ambizione presente), seppur dopo aver collezionato tutti gli errori possibili in due settimane di infiocinamento mediatico, questo maggioranza e il suo governo hanno detto che la sfida è stata accettata. Niente più soluzioni di comodo: come per esempio il curiale promoveatur ut amoveatur che voleva il generale Speciale alla Corte dei Conti (che ne ha rifiutato la nomina, tra le altre cose…) purché sloggiasse dal comando della Gdf. Un errore.
Il prossimo che si azzarderà a mettere illegittimamente i bastoni tra le ruote, verrà cacciato a calci in culo. E’ questo che abbiamo capito?
Ma soprattutto si andrà in Parlamento prima e si spiegheranno a chiare lettere i fatti accaduti. Ci si assumerà la responsabilità di quanto si dice e si fa. Voglio anche sperare che ieri sera sia stato il preambolo di un nuovo capitolo del rapporto di questo governo con i media: il cui sistema, ormai palesemente legato al carro dell’opposizione, ha saputo  cose che non sapeva e non doveva sapere, ma le ha sapute dal diretto interessato che sembra aver fatto intendere che i siluri sono pronti anche per eventuali evenienze future.
Possiamo convincerci che questa sia la linea per abbattere e lo spoil system con le sue ipocrisie, mentre si costruisce un’area di legalità all’interno delle istituzioni pubbliche, che parte dall’usciere e arrivi fino al direttore generale? O si preferirà derubricare l’avvenimento a una semplice parentesi di straordinaria entità? O, invece, sarà la linea di  tutti i governi d’ora in avanti?
Io non lo so se Bonini su Repubblica abbia ragione. Io so che un dossier come quello confezionato dal ministro dell’economia Padoa-Schioppa è per questo paese una novità assoluta. Perché arriva prima delle solite prefiche sull’infezione o sulle vesti stracciate dinnanzi al malaffare o all’anti-stato. Che in questo paese è santificato, gira con l’aureola della furbizia e dell’ottusità sulla testa, passa di padre in figlio con la benedizione di Santa Madre Chiesa (che su argomenti come questo tace, tace, tace sempre) e così’ sembra sempre più intelligente e abile di noi comuni mortali.
Beh, da oggi sappiamo con una buona dose di certezza che non è vero.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Venerdì, 1 Giugno 2007

p

Vischio

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 17:25

Che cosa avrebbe detto il giovane idealista e comunista Visco impegnato sui suoi libri di economia e finanze se a diciottanni un ministro si fosse comportato come si sta comportando lui? Io lo so ma non ve lo dico, perché lo sapete anche voi perché non è obbligatorio essere o essere mai stati idealisti e comunisti per capire che in casi come questi e in momenti come questi, la partita da giocare è persa in partenza. Il soggetto, che è dotato di un appeal verso il microfono peggiore di quello di cui è fornito Prodi, che sembrerebbe appoggiare in modo indebito Unipol, che perciò non si perita di risparmiarsi uno scontro frontale con un illustre sconosciuto alle cronache, sembra Golia contro Davide, anche se è più probabile invece che sia lo scontro tra un navigato ma sostanzialmente onestuomo della sinistra che fu e un chiacchierato (solo nei suoi ambienti) gerarca della Gdf, amico e alleato di quel Pollari che la ghirba ha già perso in malo modo.
Che il generale Speciale non sia esattamente un servitore dello Stato senza macchia ce lo spiega Bonini su Repubblica, e proprio per questo le dimissioni di Visco avrebbero dovuto precedere il memoriale. Un attacco a freddo ma ben meditato di Visco al momento opportuno avrebbe potuto risultare assai efficace nel tempo.
Ma quando mancano lucidità e coraggio nel comprendere i propri limiti ci si incammina sempre su strade impervie. Non che qui non si capisca che cosa potrebbe significare l’atto delle dimissioni di Visco, ma è possibile che uno come lui si faccia fregare da un giornalista de “Il Giornale” e da un soldato?
Non è proprio l’apparente solidità della posizione del generale di fronte all’aut aut del vice ministro, quindi del governo e perciò della maggioranza che fa intendere come la situazione sia ormai scappata di mano, se di fatto è l’opposizione che regge il gioco dell’inopinato Davide de noantri?

Ecco, la sinistra che verrà, che sia pd o quello che auspicabilmente mi auguro ci sia alla sua sinistra, deve avere una maggioranza di esponenti che sappiano farsi in breve le proprie ragioni davanti a una telecamera e non solo dallo scranno di un’università.
Bisogna imparare a giocare d’anticipo, mentre qui si capiscono le cose sempre e solo in ritardo. Ma per giocare d’anticipo bisogna credere nel proprio orizzonte culturale. E possederlo con il cuore.
Cosa facilissima se anche un tale di nome Calderoli pare ne sia fornito di uno anche lui.

P.S Se questo è un uomo davvero Speciale, lo potrete capire da soli.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Disegnato da H P Nadig e Weblogs.us, modificato da Insolitacommedia e Fermate la pioggia. Curato da eyesweb. XHTML valido.