I ballottaggi dicono che la Cdl non vince neanche se ha davanti un governo diviso su quasi tutto. Politicamente, visto che la Cdl fremeva per dare al paese un segnale politico decisivo, la spallata ha avuto lo stesso effetto di una sonora flatulenza. Che farà puzza per qualche giorno. Ma intanto, considerando Province e Comuni capoluogo (comprese quelle della Sicilia), il centrodestra ha battuto l’Unione 25-13. Nel 2002 finì 22-16 per il centrodestra.
Punto.
Diciamo la verità. Gli italiani che si astengono fanno fare al sistema politico nostrano la figura che merita: quella di perecottari che si fanno fare la spia l’uno con l’altro per sputtanarsi e poi vanno in giro a pavoneggiare virtù presuntamente impossedibili dall’avversario. Il segnale arriva forte e chiaro. Ma sicuramente non così forte da spingere la nostra classe dirigente a correre ai ripari. Se, per esempio, i costi della politica dovessero veramente essere tagliati chi lo farà la pagherà cara, e gli esecutori dell’agguato saranno proprio gli astenuti, che verranno riportati alle urne e scaraventati contro il colpevole per altre ben più miserabili ragioni.
Visto che Berlusconi non è Sarkozy, e gli italiani non sono i francesi, adesso ci si butterà sulle intercettazioni telefoniche. Ma il tuffo potrebbe essere solo un diversivo. Così, sceneggiata per sceneggiata, due anziani signori oggi, ciascuno accompagnato da ragioni diverse, non ultima l’età incipiente, andranno a tirare illegittimamente per la giacca Napolitano, ricordandogli che è stato comunista. Fini e Cesa staranno a guardare nella speranza che uno dei due caschi rovinosamente giù per una scala. Qui non si fa il tifo e a guardar ben il tifo fa male a tutti. Il tifoso è per antonomasia un po’ scemo e gli scemi rimediano sempre figure barbine anche quando sono in buona fede.
Leggendo i brani estratti dalle intercettazioni ho trovato piuttosto “fantascientifica” e molto conturbante quella tra La Torre e Ricucci, in cui tra il serio e il faceto il “furbetto del quartierino” richiede la tessera dei Ds (che i Ds - di contro - non sembrano correre per dargli). La mini-conversazione (che conosciamo) tra D’Alema e Consorte è invece con chiarezza il dialogo di due uomini di mezz’età che hanno vissuto la loro vita in un partito della sinistra storica consapevoli degli sforzi compiuti dal dopoguerra a oggi in questo paese per riuscire a costruire questo movimento cooperativo. Il richiamo alle radici della Bnl è un esempio di passione politica.
Secondo indiscrezioni parrebbe che tra i due si sia detto:
“- D’Alema: va bene. Vai avanti vai!
- Consorte: Massimo noi ce la mettiamo tutta.
- D’Alema: facci sognare. Vai!
- Consorte: anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
- D’Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
- Consorte: esatto. E’ da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
- D’Alema: va bene, vai!”
Insomma, da queste intercettazioni non emerge nulla di penalmente o politicamente rilevante e di cui già non si fosse a conoscenza. E di cui non si sia già abbondantemente scritto.
Però.
Invece di limitarsi a dire che si tratta di sciocchezze, i Ds devono uscire dalla trincea e dire poche cose ma chiare.
Mi piacerebbe vedere D’Alema approfittare del momento per proporre una legge risolutiva sulle lobby e sul conflitto d’interesse. Sarebbe un guizzo di intelligenza. E di coraggio. Senza mancare di tirare qualche bordata contro gli scandalizzati odierni che sotto il tappeto hanno tentato di nascondere affari assi più sporchi, se il ministro degli esteri affrontasse uno dei nervi scoperti del complessivo ritardo culturale italiano sui temi delle relazioni tra economia e politica, e riuscisse a far fare un passo avanti al paese, gliene saremmo eternamente grati e quello sarebbe un bel modo per far sognare anche noi.