Dispacci al vento
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Domenica, 31 Dicembre 2006

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2006, annus horribilis

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 15:40

Un mese fa avevo un lavoro e una casa. Il lavoro era ormai mediocre, la casa invece sempre più mia. Il tempo passava e la compensazione mi andava sempre più stretta.
Oggi non ho più né quel lavoro, né quello nuovo appena trovato e che inseguivo da almeno due anni. E sono tornato a vivere di nuovo con i miei genitori.
I sogni a volte si avverano solo per dimostrare che si è pronti per l’ennesima truffa.

Sei mesi fa credevo di poter cambiare tutto, ma alla volta delle Canarie con una caraibica puro sangue. Invece tutto è naufragato nei pochi centimentri d’acqua della piscina di un residence.

Non sono superstizioso e perciò nel concedermi la convinzione profonda di credere in un anno completamente nuovo e migliore, devo fare appello a tutte le mie forze. Ma quest’anno deve finire.

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Venerdì, 22 Dicembre 2006

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Ciao, Pier

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 8:35

Quarant’anni di quella sofferenza che giorno dopo giorno materializza le pene dell’inferno e ti leva la speranza di sopravvivere al male perchè senza possibilità di rimozione, possono bastare.
Almeno per chi come me crede che liberarsi dalla sofferenza sia un diritto.
La tua poteva essere la disperazione del cieco abbandono fatalista che fa il paio con l’abbandono a Dio di tutto ciò che non si lasci, o non si permette che si lasci penetrare dalla conoscenza, invece è stato come il lieve, silenzioso passaggio delle ali di un angelo. C’era poco da conscere in questo caso se non che la tua vita così come è stata, piena di coraggio e di serenità. Fermo e vigile per quarant’anni ci hai insegnato il valore della vita e delle cose che contano proprio negli ultimi momenti di questa. Ti sei congedato con la determinazione e l’apparente tranquillità di un uomo vivo. A tutti quelli che hanno confuso il tuo ultimo desiderio con una banale depressione da uomo solitario, tu hai fatto capire che i veri depressi sono loro: uomini e donne intonacati che discettano sul valore della vita altrui mentre contano mentalmente e terrorizzati quanto gli resta da vivere non avrebbero mai potuto averla vinta su chi la morte la vedeva tutti i giorni appesa ai led di un monitor, inchiodata a un tubo di plastica. Della favola bella di Cristo che vinse per noi la morte, neanche l’ombra, della pietà convinta maieuta e dell’amore serenamente disinteressato neppure pallidi aliti.
Pazienza.

Ciao, Pier.

 

P.s:

Welby  

Ecchissenefrega.

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Lunedì, 18 Dicembre 2006

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Una cosa di sinistra

Archiviato in: Metodo — francesco @ 19:28

“Confindustria si è comportata più come un partito che come un sindacato, perché in questa Finanziaria avrebbe trovato solo cose utili”.
Lo ha detto il ministro Padoa-Schioppa, referente (o ex?) di Confindustria in questo governo di centro sinistra, in risposta alle previsioni da cornacchia del sindacato degli imprenditori, che non potendo leggere nero sulle previsioni del pil 2007, attribuisce responsabilità a questa finanziaria per quello del 2008. Geniale. 
Ma l’evento mediatico è che questa bottarella del ministro potrebbe persino essere la prima cosa di sinistra che si sente uscire dalla bocca di un uomo di governo nei ruoli effettivi, da almeno sette mesi.
Tocca, cioé, sentire cose di sinistra da un moderato che ha appena partorito una finanziaria che non è né di destra, né di sinistra. Mica male.
Per concludere l’opera ora starebbe bene anche un bel vaffa: pareggierebbe i conti e farebbe rientrare tutto nella consuetudine, non essendo quell’epiteto né di destra, né di sinistra.

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Venerdì, 15 Dicembre 2006

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Rotte

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:10

Non si può chiedere un cambiamento di rotta e contestualmente proporre al paese la novità del partito democratico. E’ una barzelletta.
I famosi sondaggi dicono che Ds e Margherita patiscono del calo dei consensi almeno tanto quanto il governo.
Pare che non si sia capito quanto importante sia non il fare o far fare dei (veri o presunti sacrifici) ma spiegare e con forza perché e per chi sacrificarsi.
Ormai il meme delle radici ha messo piede e si preferisce dibattere sterilmente del bulbo seminascosto invece che dei fiori e delle foglie che verranno. Come se acqua, sole e rispetto non avessero il peso decisivo nella formazione dell’albero e della vita. Rintanata nell’ovulo, ogni discussione rimane piccola, striminzita, giustapponendo pezzi di paure e di metafisiche mal masticate. In pochi anni, siamo passati dal politically correct al clericallly correct.  
La sinistra storica si sta suicidando in nome della sua riluttanza ad accettare di crescere e quindi anche di perdere.
Ormai di speranze ce ne sono meno di zero. Dovremmo mandare a casa tutti: a cominciare da Fassino, fino, ahime, allo sfiduciato e opportunistico  D’Alema, ma non lo possiamo fare almeno prima di due anni. C’è da tenere in piedi un governo che spaventa proprio perché chi ne fa convintamente parte, accetta la sfida e si assume le sue responsabilità. Giustamente. Anche se si regge sulla forza che altri gli hanno gentilmente messo a disposizione e sul tetragono silenzio di chi difende il suo progetto, senza fornire un’idea, uno spunto polemico, un motivo per cui dovremmo appassionarci.
Prodi è in realtà la vera immagine della sinistra oggi: in attesa che l’albero dia i frutti sopporta in silenzio che gli taglino pure le gambe.

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Martedì, 12 Dicembre 2006

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Vita nuova

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 17:07

Qui niente neve, ancora. I preparativi per l’apertura fervono.
Ormai è da una settimana che ho preso posto qui ma ancora non ho elaborato il lutto della mia partenza. Tutto è accaduto con grande velocità, senza soluzione di continuità. 
Sono apparentemente tranquillo, in realtà, circospetto, osservo la psicologia dei miei compagni di lavoro e anche di alcune figure che dell’azienda ne sono il nervo ormai inorgoglito, che di essa si sentono la radice indispensabile. 
Ho trovato un giovanissimo e valido compagno di lavoro. Sto aspettando di conoscere meglio anche l’altrettanto giovane collaboratrice. 
Non riesco ad avere informazioni certe sul funzionamento dell’ufficio prima del mio arrivo, anche se da alcuni indizi mi sembra di capire che la confusione fosse di un certo grado. Il livello altissimo di burocratismo conforta l’impressione: ho capito subito che devo fare attenzione a come e dove metto le mani.
Oggi molto materiale carteceo ha trovato la via della spazzatura. L’informatizzazione procede come desidero, ma ancora manca qualcosa.
Manca la neve, sì. Manca la dimestichezza con il software che per me è nuovo e ancora manca l’epifania della nuova impresa. Affiora di quando in quando l’attesa dell’evento che deve segnare l’avvio vero e proprio di un’esperienza. O forse è già accaduto ma ancora non me ne sono reso conto.

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Venerdì, 8 Dicembre 2006

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Gamberi

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:11

Oggi è l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione.
Non si poteva, proprio no.
Scherzando un po’, verrebbe da dire che in prossimità del giorno della festa più inverosimile e per questo più “spiegata” e discussa della storia delle religioni, così carica di suggestioni, interpretazioni anche contraddittorie sul ruolo della donna, della famiglia e del valore in sé della castità, non si poteva partorire una legge che equiparasse le coppie di fatto a quelle “regolari” anche se solo su questioni di natura finanziaria. Poteva sembrare irriverente o esagerato: un ingorgo di simboli sarebbe stato posto involontariamente, e per questo con ancora maggior imbarazzo si sarebbe dovuto stornarne il presunto valore di segno.
Si è ritenuto invece più opportuno presentare un disegno di legge organico sulla materia entro la fine di gennaio. Magari a carnevale, in occasione della presentazione dei carri di Viareggio.

Chi cerca di spiegarci l’evento, per esempio la senatrice Emanuela Baio Dossi, cattolica della Margherita, dice: “E’ una vittoria per noi e lo dico con il sorriso”. Secondo la rappresentante dei teodem, infatti, era “sbagliato partire dall’aspetto fiscale che rappresenta una tegola del tetto della casa che dobbiamo costruire. Occorre, invece, partire dalle fondamenta, e cioè dai diritti di carattere amministrativo”.
E già: le cose vanno fatte con ordine. Ma, onde fugare dubbi maliziosi, vorrei sapere a chi si riferisce la senatrice quando dice che è “una vittoria per noi”. Per noi chi?
Chi invece la butta e, giustamente, in politica come fa l’ex ministro post fascista Altero Matteoli, sostiene che: “Sulle unioni di fatto, il centrosinistra ha solo rinviato la lite a gennaio. Parlare ora di successo mi sembra fuori luogo, l’Unione ha messo la polvere sotto al tappeto per evitare l’immediato tracollo del governo”. Sulla tenuta del governo se non ha torto, si vedrà, però il sospetto è che abbia qualche ragione.  Se, invece, Matteoli intende dire che se dipendesse dal centro destra, l’intera questione sarebbe già stata seppellita, allora questa è un’ipotesi che non mi sento di condividere. Magari se ne sarebbero stravolti gli esiti finali, ma si sarebbe data una risposta. Dinnanzi alla possibilità di dare una versione para-papista alle unioni di fatto, a destra non ci si sarebbe di certo tirati indietro.

In Toscana si apostrofa come novella dello stento, un qualunque problema irrisolto che si trascini con il compiacimento di mai trovare una soluzione.
Nel caso delle unioni di fatto siamo a questo punto. Non è l’unico, certo: se ne potrebbero citare altri. 
Di speciale questa novella contiene, però, l’indicazione della crisi verticale di valori di questo paese. Non di valori intesi come la fedeltà alla patria repubblicana, neanche alla laicità dello Stato o al rispetto dei patti assunti in sede elettorale. Siamo oltre.

Siamo al punto che di fronte a una questione da alcune parti indicata come appartenente a una minoranza infima e insignificante, e da altre sentita come discriminatoria, si attenda un disegno di legge tra quindici giorni, quando si poteva anche presentare quindici giorni prima.
Se la legge è di poco conto a nulla vale discuterne all’infinito, se al contrario una legge in merito può ripristinare diritti sacrosanti allora sei mesi di attesa sono anche troppi.
Il valore che fa difetto, insomma, è l’assenza di politica, e il riempimento del vuoto lasciato dalla sua scomparsa con l’invenzione di uno scontro ideologico in cui convergono anche istinti bassissimi e razzisti. E’ ovvio che se si apre un varco, qualcuno entra. Geo-politica vuole che nel varco trovino posto per primi i più vicini. E così un protagonista come la gerarchia cattolica riesce a contare così tanto solo da noi.
L’illusione ermeneutico post moderna del valore che si forma nel dialogo e nel confronto reciproco è ormai defunta, e va scontrandosi con la certezza granitica di una tradizione un tempo onnicomprensiva del sapere, del potere e della società, ora posizione culturale (nuovo trampolino per una nuova evangelizzazione) che fa leva sul potere mediatico e sull’insistenza dell’incertezza e dell’instabilità come uniche verità del pensiero laico e scientifico; incertezza non solo del futuro, perché ad essa si somma quella sul passato: il grande buco nero in cui la nostra classe politica sprofonda da dopo Tangentopoli.
Invece di lasciare il passato diviso, a destra si cerca l’indiviso con iniezioni di pensiero e partito unico, mentre a sinistra si insegue la sintesi di opposti inconciliabili senza investire in politica. Ecco il grande vantaggio di avere un partito radicato nelle idee e nella società di riferimento, requisito indispensabile per avere dei leaders come Zapatero, Blair o Olof Palme.
Perciò gli italiani che su questioni legate a quel complesso di lancinanti decisioni che occorrono quando si parla di decisioni eticamente sensibili, sembrerebbero avere già le idee chiare, non dicono esplicitamente un’acca. In piazza vanno a protestare per le tasse, il tfr, l’incertezza del futuro: in definitiva, i soldi. Cioè il quibus per vivere, ma anche il grande totem (ormai affumicato) degli ultimi anni. Ecco come per incanto il futuro e il passato prossimo entrano in rotta di collisione e aprono praterie che altrove sono inimmaginabili.

Avremo per carnevale una legge sulle coppie di fatto?
Forse sì. Ma che legge sarà quella che verrà scritta se nessuno riuscirà a mettere al centro del dibattito politico italiano qualcosa di diverso dalla mefitica polemica sui brogli o sul caso Scaramella? Su un argomento come il principio di autodeterminazione l’iniziativa toccherebbe alla sinistra, compresa quella sedicente cattolica. Una società e la politica che produce non possono riconoscersi e ammattire dietro al denaro o ai suoi derivati e lasciare che si costruisca una cattiva coscienza con la parola di politici divorziati che discettano di famiglia, ma ne hanno almeno due.

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Lunedì, 4 Dicembre 2006

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Politica in movimento

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 20:51

Casini dice niet alla profferta minacciosa dell’ex leader maximo.
Ironicamente sembra proprio che la manifestazione del 2 dicembre sia stata un buco con la politica fuori. Anzi: tutta intorno a beneficiarne.
Il fatto è che non c’è niente di peggio che avere tanta presunta forza e non sapere che cosa farsene. Se si scopre il trucco sono guai. Come quelli che passò il pci del dopo Berlinguer.
Ma soprattutto sono i dolori dell’agonia lenta e senza scampo se ti hanno già detto che sei un leader in scadenza - come un normale yogurth - e che dopo il 2007 il candidato premier non sarai più tu. E’ così che si aprono praterie.

Significa che il mix di paternalismo e carisma di Berlusconi è andato a sbattere contro qualcosa di più forte di lui? L’esigenza di normalità che si sente anche a destra sarebbe il vero evento politico di fine 2006.
Sarebbero dunque le ragioni di biografia politica di Perferdinando Casini a legittimarne l’eventuale rappresentanza dentro una destra moderata estranea al populismo mediatico per la resurezione del per ora resisitibile balenottero bianco, oppure si tratta solo del secondo capitolo della romanzesca politica delle tre punte ?
Ancora tutto è possibile. Ma lo scontro non è finto. Non può essere.
Casini deve ancora smarcarsi del tutto per essere credibile, ma il saluto a Berlusconi giunto a così stretto giro di posta lascia pensare che lo scontro a destra sia appena iniziato e tra due soli contendenti, con An (fuori dal Ppe) e Lega (a fine ciclo) ridotti al ruolo di damigelle del re.
Magari si muovesse qualcosa.
E’ possibile così che anche il trappolone del partito democratico venga seppellito del tutto, aprendo lo spazio a ovvie prospettive socialdemocratiche, di normalità europea. Cose serie non più procrastinabili.

Non che la formazione di un partito socialdemocratico costituisca un giochetto da bambini, e neppure rimettere in piedi una nuova Dc lo potrà essere, ma se Soprattutto se Casini si va a incartare nel culturalismo “giudaico-cristiano”.o nelle critiche al presunto laicismo nostrano.
Casini, invece,  potrebbe dare una mano a D’Alema …

Speriamo. 

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Nove anni in Toscana

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 17:25

Il 29 novembre di sette anni fa iniziavo un nuovo lavoro. Da zero o quasi.
Ero venuto in Toscana due anni prima da dirigente co.co.co.
La marcia nel deserto è terminata. Da domani avrò una nuova occupazione, migliore.
A sette anni quasi precisi, come se il numero fosse non casuale, si cambia, stavolta, andando avanti. 

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Domenica, 3 Dicembre 2006

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Poca e tristissima roba

Archiviato in: Metodo — francesco @ 14:08

Non vi starò a fare il peana sugli slogan fascisteggianti o le volgarità uscite dalla bocca dei giovani di Forza Italia, An e Lega. Nemmeno sul balletto delle cifre dei manifestanti (tanti, ma non tantissimi).
Ma adesso che farà il popolo della destra? Tornerà a casa al posto di Prodi.
Scampagnata finita. Dalla bocca dei leaders rassicurazioni trite e ritrite,  politica zero.
Il vantaggio della giornata lo hanno avuto i manifestanti: aver assaggiato il piacere di manifestare, di stare insieme a chi la pensa come te, una lezione di democrazia che non guasta.
 
Anche io sono stato rassicurato. Per chi come me la manifestazione l’ha vista in tv e “letta” sui giornali on line, la nota positiva è giunta prestissimo. Ho saputo fin dal primo pomeriggio che non avrei dovuto ascoltare il commento un po’ inquietante e abitualmente odioso di un premier, il quale di fronte a cinquecentomila, uno, due o anche tre milioni di manifestanti sosteneva che gli altri rimasti a casa erano matematicamente la maggioranza, ed erano perciò con lui e contro di loro.
Effettivamente anche questa è poca roba, ma noi fino ad aprile scorso eravamo a quel punto. 
Ora, invece, manifestare equivale a democrazia.
Meglio così.

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Sabato, 2 Dicembre 2006

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L’amico del contaminato

Archiviato in: Metodo — francesco @ 15:33

Una volta c’era lo stronzio che non ha un bel nome e uno immagina neanche un bell’aspetto. A ingoiarlo fa male - uno dice. E invece no. E’ il materiale che adoperato nei fuochi artificiali fa assumere loro il colore rosso brillante e, pensa te, viene usato nell’industria dei dentifrici. Ve n’è però un isotopo radioattivo. Ma, insomma, il nome è già un pre-avviso.
Ha avuto un grande successo, però, e com’è noto oggi siamo pieni di stronzi.
Oggi c’è il polonio (210). Esso non è un animale che vive solo tra Cracovia e Varsavia, ma è un materiale radioattivo raro con il quale spie del kgb si compiacciono di ammazzare i propri nemici. Per ora. Ha ovviamente qualcosa a che fare con la Polonia, perchè fu Marie Curie, di origine polacca a scoprirne l’esistenza con il marito, ma non è colpa dei polacchi se è radioattivo.
Il materiale è assolutamente micidiale. Chiaro. Si muore solo a guardarlo. Nemmeno uno shaid lo userebbe. A contatto con l’aria emette luce blu. Roba da puffi.

Se tu che ti chiami Mario Scaramella (non Gargamella, eh? proprio Scaramella) e ne hai addosso un po’ significa che hai qualcosa da nascondere e se ce lo spiegassi saremmo felici e forse anche un po’ sollevati.
Se tu, che non sei uno che si chiama Mario Scaramella, non ce l’hai addosso ma conosci bene, molto bene, chi ce l’ha forse sai anche perché l’amico Mario lo ha addosso.
Se chi lo ha addosso, che potrebbe anche non essere Scaramella, è uno che ha appena visto uno che è morto per avercelo addosso o è una vittima pure lui (ma di chi? e perché?) o è uno sfigato che per ammazzare rischia di suicidarsi. Ma anche in quest’ultimo qualche spiegazione se arrivasse prima di un’eventuale dipartita sarebbe utile.

Volendo dare un pur sommario giudizio sull’individuo, e non sulla vicenda, perché non ho tutti gli strumenti necessari e soprattutto perché per quello che interessa noi, già sappiamo abbastanza, se considero che l’amico del contaminato risponde al nome di Paolo Guzzanti, ex tutto, ma non ancora ex spandimerda (altro che Deaglio, cari miei) tra le ipotesi di cui sopra, opterei per la seconda che ho detto.

Persino Wikipedia scrive:
Sono noti 25 isotopi del polonio, tutti radioattivi, le cui masse atomiche variano da 194 a 218.
Il polonio-210 è l’isotopo più disponibile.
Il polonio è un elemento tossico, altamente radioattivo e pericoloso da manipolare, persino in quantitativi dell’ordine del milligrammo o meno. Le particelle alfa che emette danneggiano i tessuti dell’organismo.

E c’è chi lo mette in mano agli amici di Paolo Guzzanti, quello che passerà alla storia perché voleva convincerci che Prodi era una spia del Kgb. Ma non poteva farsi “spiegare” Prodi da uno che lo conosce benissimo come suo figlio Corrado?

P.s.: A proposito. Questa vicenda ci aiuta a capire come si fanno a sfornare, uno dopo l’altro, tre figli con un destino di attore comico. Geneticamente testati, direi.

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