Credo che nei prossimi mesi, in conseguenza delle difficoltà che qui si è dichiarato subito essere enormi, della misione in Libano, non potremo esimerci dall’ascoltare, tra le contumelie piene di livore, le omelie sulle negate radici giudaico-cristiane nell’ambito del progetto, per altro bocciato, di Costituzione Europea.
Poiché quasi tutti gli Stati che gravitano nell’ambito del mondo musulmano hanno nelle loro carte costitutive un riferimento all’Islam, che varia di livello e grado, parrebbe ovvio che chi si straccia le vesti oggi per quel preambolo negato, ponesse la questione anche all’interno della propria nazione. Ma così non è. Laici a casa propria, giudaico-cristiani in Europa: una bizzarria inspiegabile se non con la schizofrenia più acuta.
Ieri, uno dei più accesi avversari dell’oltraggiosa omissione - Carlo Panella - sosteneva a Porta a Porta la tesi suggestiva di sempre: “se non dici chi sei non puoi trattare da pari con il mondo islamico”, senza distinguere in quest’ultimo tra chi chiede e pratica la sharia, chi cerca in qualche modo di laicizzare le istituzioni, dimenticando il problema politico dello Stato palestinese, oltre che dello sfruttamento dell’unica risosrsa per cui quel mondo ci interessa veramente. L’Islam è la nazione islamica, gli stati non esistono: Panella e Bin Laden sull’argomento, non di poco conto, la pensano allo stesso modo.
L’omissione sta invece nel non voler dire che quei riferimenti da soli non spiegano davvero chi siamo. E nel volerli affermare si ammette una pericolosa sudditanza culturale al concetto dell’identità immobile che scaturisce da una particolare interpretazione della rivelazione religiosa.
Se lo sguardo è rivolto al passato e non vi è intenzione di tracciare un filo rosso che si congiunge all’oggi, il riferimento è pura pericolosa retorica, se invece alle radici corrisponde un progetto che si è dispiegato nella storia, allora mancano quanto meno i riferimenti all”aristotelismo, al neo-platonismo e alla filosofia laica che da Spinoza giunge per mille rivoli fino a Habermas, Gadamer, ecc. ecc. L’invadente illuminismo, in realtà, ha un peso solo marginale se lo si intende storicamente.
Con la stessa foga con la quale trent’anni fa si sostenevano Mao Tze Tung, Lin Piao, magari l’extra parlamentarismo di casa nostra, i movimenti terzomondiali senza sapere nulla di nulla degli obiettivi dei loro leaders, il marxismo-leninismo, il libertarismo ecc. ecc. i protagonisti di mille sconfitte si rituffano a capofitto nell’avventura di sempre.
Stessa foga, stesso senso critico demenziale. Il nemico galvanizza e aiuta a ritrovarsi, qualche volta a perdersi definitivamente.
Ma il nemico non è idiota. Sa chi siamo e che cosa vogliamo. Lo sa perché per chi vive in quei paesi, sa che l’Occidente da sei secoli domina il mondo e segnatamente anche quello islamico, dopo aver capovolto i rapporti di forza che dal VII secolo alla fine del XV determinavano una superiorità politica, civile e militare del mondo di propria appartenenza.
A che cosa servono i richiami alle radici - dico io - inserite in un preambolo di Costituzione continentale e non nel suo progetto - come si affanna a dire Panella ? A che cosa servono se la totalità dei cittadini occidentali vive come se non fossero mai esistiti?
Servono a costituire un alibi per l’assenza di un progetto presentabile: una specie di senso di colpa per non aver prodotto fedi laiche sostituive delle precedenti dopo essersi impegnati a demolirle, corteggiandole prima e respingendole poi. Tutta roba da piani superiori delle istituzioni. Paccottiglia propagandistica suadente per le emotive orecchie delle masse di televisionari delusi e incerti.
Così si moltiplicano per partogenesi gli ossimori dell’ateo devoto: come monadi infinite ci ritroveremo domani teorie sugli ipocriti onesti e forse anche sugli imbecilli intelligenti.
Se per inseguire il nemico tocca continuare a non dire chi si è, ma solo riferirsi a una tradizione incompleta, perché la strada che l’Islam come connotato politico-culturale a tutto tondo ha scelto, cioè quella del proprio suicidio, dovrebbe allettarci al punto da tale da permettergli di sperare in una cerneficina reciproca per salvarsi almeno parzialmente agli occhi della storia?
Perché l’Europa è vecchia. E non perché non si produca abbastanza come in Cina, e neppure perchè sia demenzialmente illuminista, ma per un colossale deficit di classe dirigente: uomini e donne ancora giovani, già rotti ad ogni compromesso, già dispersi più volte dagli eventi, mai stati capaci di riposare la propria mente e buoni per tutte le stagioni continuano a sbagliare allo stesso modo, rinnovando appelli ideologici, dopo essersi cambiati di cappello.
Ieri sera persino il senatore Giulio Andreotti, zittito più volte da quell’energumeno del pensiero che corrisponde al dato anagrafico di Roberto Castelli, ha dovuto ricordare che Hitler non era né islamico, né turco. Si è dovuti arrivare a questo. Eppure tanto poco ha fatto sembrare un gigante un individuo assai discutibile come Giulio Andreotti.
Chi ottenendo questo risultato ha reso un servizio simile alla sua intelligenza dimostra il suo valore reale. Nessun valore compensativo potrà ottenere dalla rivendicazione “preambolesca” delle radici giudaico-cristiane.
P.s.: Ieri sera a Porta a Porta ho ascoltato sciocchezze di vario tipo sulla missione Onu lungo la Linea Blu del confine israelo-libanese e mi è dispiaciuto che il pacifismo di Giordano, scelto - credo - non casualmente tra gli ospiti di centro sinistra, abbia fatto velo a una spiegazione esauriente della vicenda. Le obiezioni degli “iracheni” erano due: il mancato disarmo di Hezbollah e la sicurezza del suo non approvigionamento di armi, considerati punti deboli della risoluzione. Due elementi che, se realizzati dal personale dell’Onu avrebbero significato - lo capirebbe anche un bambino - guerra sicura. Una nuova guerra dopo quella già fallita mossa da Israele contro gli sciiti libanesi.
Però a proposito di guerra e possibilità di intervento delle forze Unifil basterebbe ricordare che l’articolo 12 della risoluzione di fatto prevede anche il conflitto armato “nelle aree in cui tutte le forze sono presenti e nelle loro capacità, a assicurare che questa area non sia utilizzata per operazioni ostili di nessun tipo, a resistere ai tentativi di impedire con l’uso della forza dallo svolgere i suoi compiti come da mandato del Consiglio di Sicurezza, e a proteggere il personale delle Nazioni Unite, le strutture, le postazioni e gli equipaggiamenti, a garantire la sicurezza e la libertà di movimento del personale delle Nazioni Unite, gli operatori umanitari e, senza pregiudicare la responsabilità del governo del Libano, a proteggere i civili da minacce contingenti di violenza fisica.”
Ho ascoltato invece Frattini (vice presidente Unione europea, ndb) e Panella discettare con ngravità sull’impossibilità di effettuare check point su veicoli per la verifica del passaggio di eventuali armamenti alla frontiera, come se fosse auspicabile un autobomba esplosa in servizio, piuttosto che per attentato predisposto.
Il disarmo di Hezbollah nemeno lo spiego: non c’è riuscita Israele a sradicare le “armate” di Hezbollah, ora secondo gli “iracheni” ci dovrebbero riuscire i carabinieri o i San Marco italiani, mitra in spalla, casa per casa. Come a Baghdad, magari.
Si chiedeva un cambio del mandato (ormai auspicabile) come se fosse il governo a doverlo prospettare, si mormorava di guerra, salvo poi smentirsi, si sentiva insomma un certo desiderio di vedere finalmente qualche morto per pareggiare il conto aperto a Nassirya, aleggiava una certa soddisfazione tra gli “iracheni” per i pericoli incombenti. Come se fosse già passata in cavalleria la questione politica di una missione di pace in un paese occupato dagli anglo-americani, dopo essersi dichiarati favorevoli a quell’occupazione, piuttosto che in un paese semi distrutto e ostaggio della politica medio-orientale, nel quale noi cerchiamo di risolvere problemi aperti da anni e squarciati da una guerra sbagliata.
A questa serie di mistificazioni e miserie non si è risposto con la dovuta durezza.