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Martedì, 31 Ottobre 2006

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Un normale stato di emergenza

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 12:17

L’esercito a Napoli non è più un tabù. Sai che notizia. Al momento però è solo utile per fare un po’ di casino e far litigare gli uni con gli altri, mentre il territorio viene sotterrato dalla merda. La Campania è il terminale del traffico illgale dei rifiuti. Napoli ne è la capitale. Si sa tutto ma si fa come se niente fosse.
Quella che si sta combattendo in questi giorni è una battaglia epocale. La situazione latente da anni, ha ormai preso una piega per cui questo Governo è chiamato a rispondere a una vera e propria offensiva. Perché questo Governo alla camorra potrebbe per ragioni ovvie, anche creare qualche problema. Quindi bisogna che a Roma si capisca bene che i rifiuti non sono argomento di interesse nazionale. Chissà se tra un esercito e l’altro se ne parlerà apertamente e pubblicamente.
Quella dei rifiuti e del suo smaltimento è materia “pubblica” per eccellenza con le sue implicazioni igienico-sanitarie e di civiltà pure, considerati i risvolti positivi o negativi a seconda degli usi adoperati per farvi fronte. Ma il decreto Ronchi funziona dappertutto, fuorché in Campania. Io non so se l’esercito potrà supplire ai compiti che per ragioni di bilancio e organizzative, polizia e carabinieri non possono svolgere.
Ma è devastante che non si prenda atto, almeno a livello di società civile, che non vi è alcun modo di sconfiggere sul territorio chi già lo controlla da anni, che non è l’invocazione di una democratica manu militari che sposteranno di un centimetro le cause che permettono a questa serie di illegalità e enormità delinquenziali di sopravvivere. Ormai la rete di interessi legali e illegali che si arricchisce seminando discariche abusive ma anche disagio, disperazione e disoccupazione è fortissima e radicata. Anni di ipertrofica tolleranza al dio profitto, associato all’ottundimento civile pseudo-garantista hanno permesso ai poteri criminali di approfittare di occasioni eccezionali, anche esterne alle logiche nazionali: prima fra tutte l’alleanza con le mafie di altri paesi.

Se si intercettase il cellulare di un ecomafioso forse si risalirebbe anche a chi, impunito, spara in città, data la considerevole rete tra crimini. D’altronde, se mandiamo l’esercito a Napoli che dovremmo fare a Catania ? Qui non è più un tabù neanche la chiusura per mora di una procura antimafia. Senza soldi, senza benzina, senza fotocopiatrici, senza computer, senza reale protezione, i magistrati si dimettono.
Il problema dei problemi, sfruttato ad arte, ormai è una rendita di posizione per ogni tipo di penetrazione criminale: un potere strutturato come autonomo quale quello della giustizia dipende per la sua sopravvivenza da altri due poteri, quello esecutivo e legislativo, con i quali i rapporti non possono che essere conflittuali. Soprattutto quando si parla di mafia. Un potere che non può comprarsi la carta è un potere che non conta niente. Non si spreca neanche una pallottola per tenerlo a bada.
E’ una storia lunga , sì.
Ma qui i tabù che si smontano sono solo quelli negativi.
Che fare? Riformare la giustizia? Non credo. Fare un piano per il Sud? No. Basterebbe avere il coraggio di rimettre nel cuore delle questioni nazionali la questione meridionale, ma non per parlarne, perché sappiamo già tutto.
Intanto, la prima domanda cui dare una risposta è: vogliamo liberarci dal potere oppressivo delle organizzazioni criminali? Sì o no? Allora credo che non si possa far a meno di fare la guerra alle organizzazioni criminali. Non c’è bisogno di leggi speciali. Abbiamo tutti gli strumenti a nostra disposizione. La guerra significa anche sparare, cioè fare quello che altri sotto i nostri occhi inorriditi fanno, mentre noi stiamo fermi come delle carasse da vigna. Non invoco certo un bagno di sangue. Ne ho orrore quanto tutti. Ma neanche si può ridurre polizia e carabinieri (e il fenomeno non è solo campano) a pensare che non conviene mostrarsi giustamente intransigenti di fronte all’illegalità, tanto è enorme il divario di mezzi tra chi la difende e chi la offende, per pensare invece alla propria incolumità personale.
La seconda è: vogliamo liberarci dalle forme di illegalità diffusa o no? Diano l’esempio coloro che governano.
La terza è: vogliamo cambiare una buona volta la legislazione sugli appalti o no?
La quarta: vogliamo licenziare in tronco i dipendenti pubblici che non fanno il loro dovere e allontanare dalla P.A. i sospetti?
La quinta: vogliamo impedire che imprenditori del Nord prendano denari pubblici per fare finta di aprire aziende al Sud e poi tornino a casa loro con il malloppo in tasca?
La sesta: vogliamo dare denaro e mezzi alla magistratura a partire da questa finanziaria, motivando così in modo serio una tassazione che non può solo servire a tappare buchi, disavanzi o a sanare ingiustize ormai ordinarie, quelle sì, derivanti dall’evasione o dall’elusione fiscale? I mafiosi non amano pagare e non pagano le tasse, tanto quanto onesti e laboriosi cittadini.
La settima: dove sono gli uomini e le donne che avranno il coraggio di fare queste semplici cose rischiando la propria vita o costringendo i propri familiari a sacrificare la loro in cambio di un paese migliore?
E’ la domanda delle domande, ma se non esistono quel tipo di uomini e quel tipo di donne allora non ci sarà nessun piano starordinario che terrà. Qui ci vogliono persone ordinarie che facciano cose ordinarie. Non avere coraggio, in casi come questi, sarebbe invece un evento maledettamente straordinario. Proprio quello che di cui non si sente il bisogno.

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Domenica, 29 Ottobre 2006

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Trame

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 12:31

Davvero ispiratore l’articolo di Barbara Spinelli su La Stampaweb di oggi.
Un tuffo nella storia profonda e rimossa del nostro paese composta di desideri di inconfessabili anomalie e peculiarità. Un tuffo nell’acqua sporca, quella seducente di chi si sente appartenente a una casta di intoccabili manovratori e giocatori d’azzardo nella logica sensibile del potere costituito.
Dalla P2, ma io direi dall’altro rimosso demenziale: lo stragismo nero e di Stato - fino ai progetti di qualche anno fa, il 2001 per l’esattezza, quando a governo Berlusconi insediato parte un piano che si propone di «colpire e disarticolare una struttura nemica del centrodestra con azioni anche traumatiche», il nostro paese è accompagnato da un convitato di pietra onnipresente: l’eversione. (Il dossier cui si fa riferimento è stato trovato il 5 luglio dagli uomini della Digos, nella sede distaccata del Sismi diretta da Pio Pompa, uomo molto legato a Pollari, e conferma l’esistenza di un’eversione circostanziata: nota della giornalista). La Spinelli si dice colpita dal linguaggio così simile a quello delle Brigate Rosse, espressione di quell’anima di tagliente e veemente propaganda che poi sarà, non a caso, armata e dice che il progetto alla base di tanto desiderio di oscurità è poi sempre il medesimo: far odiare politica e Stato ai cittadini, tenere lontano il cosiddetto “potere” dalla politica cioé dal controllo, annullare l’idea di un corso normale della democrazia, fatto di alternanza.
Ecco dunque la doppia ipocrisia del “governo di larghe intese” a ventiquattrore dalla richiesta di dimissioni proprio di quello a cui si tende la mano dopo manifestazioni di piazza e insulti. Mettiamo gentilmente la testa al riparo, sotto la sabbia tutti insieme appassionatamente, lasciamo che tutto continui com’è, rintanati in un buco di rendita privilegiata, lontani e minacciosi, potenti e uniti nel sonno. E quando si risponde No, si sappia che poi bisogna comportarsi di conseguenza.
Senza contare che tra tutte le vicende inquietanti emerse (il caso Abu Omar, la vicenda Telecom - Sismi) e le ipotesi che si possono fare su altre appena accennate, ve n’è una della cui conferma in negativo non oso neppure sperare, ma che a me frulla nella testa dall’11 aprile e che chiuderebbe il cerchio: la falsificazione dell’esito delle ultime elezioni politiche, con tutti gli istituti di sondaggi che sbagliano e solo quello di Berlusconi che dice il “vero”, con quei due misteriosi verbali di scrutinio di Camera e Senato che prima, scatenando il putiferio, segnano una cifra in decine di migliaia di voti da riconteggiare, e si riducono dopo poche ore ad alcune migliaia. Un errrore di trascrizione - dirà l’allora Ministro degli Interni Beppe Pisanu. Come se fosse normale commettere due errori identici in due verbali differenti. Come se si potesse accettare un errore simile in un momento come quello senza che sia sottinteso il luogo comune di uno Stato e di una politica alieni da ogni regola e da comportamenti rispettosi, ai quali mancava per suggellare lo sfascio completo delle istituzioni, il più importante di tutti: il dubbio insinuante sulla validità dell’atto fondamentale di una democrazia, cioé la scelta di un governo.
Ma non c’è bisogno di arrivare a veder verificata un’ipotesi che ribalterebbe le accuse di brogli sul vero imbroglione per aver chiaro che sulla partita della trasparenza e dei comportamenti dello Stato inteso anche e soprattutto come Pubblica Amministrazione leale ed efficiente questo governo si gioca la partita decisiva. Non è detto che ci si possa andare con il bisturi: forse ci vuole l’accetta. A cominciare dalla cacciata su due piedi degli uomini che oggi guidano i Servizi e la Guardia di Finanza. Come ha detto bene ieri D’Avanzo, per farlo non c’è bisogno di alcuna intesa parlamentare. Informato il capo dello Stato, il capo del governo può fare tutto da sé.
Questa partita è quella per cui il coraggio non è in vendita, ma si deve avere se non si vuole restare immobili davanti a tanto avvilimento, anche personale. Quella per cui vale la domanda, una volta tanto fuor di retorica: sei diposto a morire o anche solo a mettere a repentaglio definitivamente la tua carriera per il tuo paese?

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Venerdì, 27 Ottobre 2006

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I guardoni di Tremonti

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 17:54

Ma questi “guardoni fiscali” che godono nel guardare i conti e i dati patrimoniali altrui che razza di guardoni sono? Saranno mica la sezione di Forza Italia della Gdf? Precisamente che fanno? Devo chiedere a Tremonti se vengono prodotti in speciali serre. Ma è possibile che oltre una certa cifra di reddito contenuta in un conto corrente si masturbino. Non c’è verso se preferiscono guardare il conto corrente della Palmas invece del suo splendido sedere. E se hai dei bond argentini sono fellatio ndo cojo cojo.
Ps. La Gardini è una poverina. Anche lei prodotta in serra, nel bagno delle donne vorrebbe solo uomini che se la filano.

Update: Non ho potuto resistere. L’intervista di Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia, a Repubblica è un capolavoro. Non si capisce se sia un pezzo di satira, tipo Il Male di sesantottina memoria, uno scherzo del giornalista, oppure se nel suo candore isterico l’onorevole Gardini si rifaccia a un brano di antologia freudiana. Certo è che la satira può implodere involontariamente come una ciste e forse con questo pezzo di italiota comicità la portavoce è riuscita a inaugurare il filone bigotto-trash.
La Gardini intima a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, di rompere gli indugi e finalmente operarsi per poter accedere ai bagni di Montecitorio.
Verrebbe normale chiedere intervento simile anche all’onorevole eviratrice, ma l’unico arto suscettibile di un’operazione risolutrice, definitiva e anche di giustizia distributiva, sarebbe a questo punto il suo proprio cervello. Noi invece imploriamo l’ex soubrette di non ascoltare la coscienza e continuare così. Non rovini l’unica cosa per la quale la signora verrà ricordata ai posteri. Non ceda ai ricatti del pentimento. Prosegua così. Ne abbiamo bisogno in questi momenti difficili
Per favore Gardì, facce ride.

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Spandimerda

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:19

Intercettare è illegale, ma spiare è bellissimo. D’altronde mica si può far diventare illegale in una notte tutta la Guardia di Finanza.
Quello che sta accadendo in questo paese non è roba da Grecia dei colonnelli, perché tra qualche mese, andando di questo passo, di colonnelli liberi ne resteranno pochi: è invece roba normale per un paese privo di senso istituzionale e che non ha mai avuto le nozioni base della convivenza politica. A dimostrazione di questo c’è anche qualcuno convinto che Prodi si “meriti” di essere stato spiato, ieri, perché così espierebbe, oggi - per contrappasso - il provvedimento che autorizza l’Authority ad accedere alle informazioni contenute nei conti correnti degli italiani. Praticamente siamo passati senza colpo ferire dalle logiche mediatiche della comunicazione politica a quelle medianiche. Si aggira per l’Italia una sapienza preveggente che preparerebbe la punizione in anticipo - come il matematico kharma - e la comminerebbe a chi dovesse commettere, poi, lo stesso “peccato”. Senza considerare la disinvoltura vomitevole che occorre nell’accostare spionaggio illegale e controllo a fini di rispetto della legalità, la rivelazione assume l’aspetto di una specie di annunciata pari e patta, e lasciando andare il pensiero a cogliere l’involontario lapsus, tutto suona come l’ammissione di essere in simbiosi non solo morale ma forse anche materiale con il mandante della spiata.
C’è a chi la forfora cresce al posto dei neuroni, lasciando che cada dentro un editoriale.
Ma è cosa utile che cada e si noti, almeno per chi vuole vedere e cerca di capire. La domanda dunque è quella consequenziale: quante “spie” scrivono in realtà sui giornali, oltre al famoso pio Betulla ? Sempre a proposito di energia cerebrale e affini, ieri sera a Porta a Porta ho seguito una gigantesca marchetta al nuovo libro di Pansa, in pratica una puntata “attualissima” sui morti ammazzati del dopo guerra. Età media dei partecipanti 70 anni (tra cui un under 50 come l’on. Rizzo che però ragiona come uno che in tutto ne ha 140, ma di neuroni), novità storiche meno di zero, conti personali da chiudere ancora molti, livore enorme, gusto per il sado masochismo incommensurabile.
Ho pensato stamattina che i due eventi così lontani fra loro, in realtà si tengono uno con l’altro. Insieme danno infatti il quadro di un paese in preda ad una invincibile arteriosclerosi, in cui ha la meglio chi spande più merda del vicino.

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Mercoledì, 25 Ottobre 2006

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Cadere sui senza casa

Archiviato in: Metodo — francesco @ 17:23

Perdere non mi piace. L’ho già detto, a volte perdere mi ha fatto pure perdere il lume della ragione. Più raramente ho sentito repulsione per chi aveva vinto.
Ma è la prima volta che perdere non mi dispiace e al tempo stesso mi fa sentire uno che ha quasi vinto.

Ecco: finalmente sono accontentati quelli che dicono che le classi sono morte ma ne parlano tutti i giorni e le dividono a vantaggio di pochi. Quelli che pensano che destra e sinistra siano categorie del passato.
Oggi, alle forche caudine del Senato il decreto legge del governo del 29 settembre 2006 che prorogava gli sfratti per 200 mila famiglie è stato bocciato per una pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla destra.
Quindi, niente conversione in legge e decadimento del decreto.
Che cosa prevedeva il decreto decaduto? Sospendeva l’esecuzione degli sfratti nei capoluoghi di provincia e nei comuni limitrofi con popolazione superiore ai 10.000 abitanti, per i nuclei familiari con reddito annuo complessivo inferiore a 27.000 euro, con persone ultrasettantenni o figli a carico, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%. Stabiliva inoltre in tre mesi la durata della sospensione per tutti i Comuni interessati, con prolungamento al 30 giugno 2007 per gli immobili della piccola proprietà e al 30 giugno 2008 per quelli della grande proprietà solo in quei Comuni che avessero presentato al Governo programmi locali per affrontare l’emergenza abitativa. A beneficiare della sospensione per almeno tre mesi degli sfratti sarebbero stati i nuclei familiari non morosi.
La destra festeggia per aver battuto il governo e aver miseramente favorito la rendita. In un paese in cui il cervello all’ammasso contabilizza solo i segni 1 X 2, i contenuti contano.
Anche questa è una differenza tra destra e sinistra.

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Lunedì, 23 Ottobre 2006

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Parole come pietre

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:46

Putin non ha mica tutti i torti nel dire che l’Italia è la culla della mafia ma non dovrebbe dirlo dopo il minuto di raccoglimento per l’omicidio di Anna Poltkovskaya. Altrimenti sembra che voglia confondere le acque. Certo, immagino che durante gli incontri costasmeraldeschi con l’ex presidente del consiglio l’argomento antropologico-ecomomico-politico-del fenomeno mafioso sia stato sviscerato fino al midollo e sospetto che al consigliere Dell’Utri verrà assegnata anche la direzione del Bolscioi.
Noi, che alla mafia abbiamo quasi fatto l’abitudine, vorremmo umilmente segnalare al premier russo che la mafia ha molto più a che a fare con le tombe che con le culle. Tanto per inquadrare la fenomenologia essenziale e fare, nel nostro piccolo, un po’ di pubblicità progresso.

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C’è un’altra persona che non ha tutti i torti. Si chiama Luca Cordero di Montezemolo: quello che becca a nome dei suoi rappresentati 7-9 miliardi di euro circa dalla Finanziaria, distraendoli dalla contribuzione, e poi la definisce “classista“. Penso che lo avrebbe detto anche Lenin. Che avrebbe aggiunto: “Arricchitevi”.

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Dulcis in fundo, mi sono segnato queste parole di Piero Fassino. Che non ha torto neppure lui.

“Dobbiamo dare una scossa all’economia. Il primo punto è la riforma delle pensioni: su questo l’impegno dei sindacati deve essere improrogabile. Il secondo punto è un intervento sulla sanità: urge una riqualificazione della spesa e un recupero di efficienza. Il terzo punto è la riforma degli ammortizzatori sociali, che risolva i problemi del precariato in modo compatibile con i cambiamenti del mercato del lavoro. Il quarto punto è una riforma radicale della Pubblica Amministrazione: con la Finanziaria abbiamo trovato le risorse per il nuovo contratto, ma dal prossimo anno dobbiamo intervenire con decisione per rimodernare gli istituti contrattuali, per introdurre mobilità e flessibilità nel sistema.

Quinto e ultimo punto: la riforma Bersani e le liberalizzazioni, che a luglio abbiamo avviato, e che nel 2007 dobbiamo portare avanti, scardinando tutte le rendite, a partire dalle professioni”. Se non si fa tutto questo, secondo i leader Ds, il governo si condanna a una fase di galleggiamento. E il galleggiamento, nelle fragili condizioni della transizione italiana, può preludere al naufragio. È la metafora di Pierluigi Bersani: “Dobbiamo far capire alla gente, e anche agli imprenditori che protestano, che questa Finanziaria serve a portare il Paese fuori dalla tempesta.” (grassetto mio)

Le ho segnate perché su questi cinque punti giudicherò il governo. Le ho segnate perché sono il cuore del riformismo di cui questo paese ha bisogno. Le ho segnate perché, soprattutto della riforma radicale della P.A., vi è assoluto bisogno, e, poiché si è evitata la tentazione blasfema di inserire riforme di quel peso in Finanziaria - come sembrava in un primo momento - ora, superato lo scoglio del passaggio del Dpef in Parlamento, quelli sono i temi che dovranno tenere banco per almeno due anni. Gli anni persi nel tentativo inutile di costruire il partito democratico, quando invece quelle riforme sono senza meno all’altezza di una visione schiettamente socialdemocratica.

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Domenica, 22 Ottobre 2006

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Democrazia divina

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 9:57

Mentre in Occidente c’è chi pensa alla crisi culturale e di valori dell’Occidente, nonchè “alla scienza che oscura l’essere e all’uomo succube della tecnica, incurante del bene”, in Iraq , laddove Dio accompagnava senza meno il poco scientifico Bush, è nata la democrazia. E poichè in democrazia tutti c’hanno ragione, anche Al Qaeda vi ha preso posto e ha deciso di installarvi una propria filiale. I nuovi arrivati da good fellas quali sono non sono rimasti a guardare. Tanto per farci capire di che pasta sono fatti, in questi giorni hanno preso a sassate fino alla morte una ragazza di 22 anni, accusata di adulterio. Inoltre, non contenta della lapidazioncella, l’allegra combriccola ha festeggiato intimando la chiusura delle scuole miste e proibendo alle over 14 di proseguire, d’ora in avanti, negli studi.
Però: quant’è più bella la democrazia quando almeno alle donne si impedisce di diventare scienziate senza Dio.
Certo, a seconda delle latitudini i comportamenti - diciamo - dissuasivi, variano a seconda delle circostanze, degli usi e dei costumi. E meno male che da noi non bruciano più i roghi e non si istruiscono più processi contro apostati e scienziati, ma ho provato a immaginare Bin Laden con un paese come l’Italia a disposizione: come si farebbe rispettare? non darebbe gli ordini direttamente ai suoi leaders evitando gli spargimenti di sangue del suo metodo terroristico? Naturalmente sì, e senza dover fare direttamente politica. Pur restando, lui, un terrorista.
P.s. : Leggete e meditate Meister Eckhart. Il vostro spirito, la vostra fede, e/o semplicemente il vostro amore per gli altri non avranno bisogno di mettersi in riga con alcuna teologia utilitaristica e sostanzialmente bellicosa, né di allinearsi con chicchessia se non che con Dio medesimo.

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Venerdì, 20 Ottobre 2006

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Rating

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:35

Anche se potremmo pure tranquillamente fregarcene, come già hanno fatto le borse, poiché maggioranza e opposizione ne hanno sempre fatto un punto d’onore delle rispettive politiche economiche, il giudizio di declassamento del nostro paese delle agenzie preposte all’uopo, va tenuto in conto soprattutto perché giunge in un momento opportuno.

Sarà utile infatti considerare quanta fuffa propagandistica seguirà all’unico dato credibile che emerge da quelle valutazioni. Oppure assisteremo finalmente al miracolo del ritorno alla saggezza? Nero su bianco, la breve marcia del declassamento inziata a maggio 2006 si è conclusa ieri con lo AA- di Fitch che declassa en passant anche le Poste e la Lombardia e fa il paio con il giudizio negativo (da AA- a A+1), e assai più brutale nella forma, pronunciato da Standard & Poor.
L’outlook che da negativo diventa positivo invece sembrebbe una buona notizia. Ma il linguaggio cifrato non rende bene il senso di quanto descritto da quello in chiaro.
Gli analisti di Fitch affermano che il giudizio “riflette il peggioramento delle finanze pubbliche del paese con un debito pubblico in aumento dal 2004 e un forte calo dell’avanzo primario, dovuto soprattutto a pressioni a livello di spesa” (esattamente quanto dice il governo Prodi da quattro mesi a questa parte).
L’impegno palese di questo governo per “un bilancio responsabile” non è credibile. Perchè? Perché il livello di spesa pubblica è alto, troppo per credere - dice S&P - che l’anno prossimo non si sarà di nuovo punto e a capo.
Politicamente parlando ce n’è abbastanza per fare due finanziarie come quella da 40 miliardi di euro o giù di lì proposta da Tommaso Padoa Schioppa, ma possiamo giurarci che si parlerà d’altro. Magari di chi è la colpa. Oppure dei fischi cammellati a Prodi in quel di Verona. Capito? I soldi non bastano e la qualità dei tagli non è quella giusta, secondo le agenzie.

Non si dice quanti miliardi di euro di spesa pubblica siano in ballo per il fatidico taglio, ma questo è un impegno che nessuna delle due parti in gioco - destra e sinistra - ha preso con l’elettorato, perchè è al di là delle capacità reali del paese.
Altro che 15 miliardi per risanare il buco di Tremonti (che ormai ci sta così bene da essercisi affezionato e non parla altro che di quello ). Come si sostiene qui e come più dottamente di me ha sostenuto Scalfari, ne servono di più solo per coprirci il declassato buco.
Ma solo il centro sinistra potrà mettersi d’accordo con i sindacati per l’innalzamento dll’età pensionabile, solo il centro sinistra potrà tagliare risorse pubbliche, non la casa degli evasori. Tutto sommato un vero affare per il centro destra che potrà giocare di rimessa senza sporcarsi troppo le mani.
Fuor di metafora, è impossibile avere come amico Cuffaro e fare le riforme con Epifani.
In Italia questo è ancora un limite invalicato. Forse uno dei pochi rimasti illibati.

Fatevi avanti. Da dove vogliamo cominciare a sforbiciare? Ospedali, aziende decotte, pensioni? e tutto senza il becco o quasi di cospicui ammortizzatori sociali? Senza dare la colpa a nessuno, però.
In verità tutti sanno che quei tagli in questa finanziaria non si faranno mai, perché non li vuole nessuno e soprattutto nessuno si sogna di farli nella maniera cospicua che le agenzie richiederebbero, leggendo fra le righe dei loro commenti. Ammesso e non concesso che servano a qualcosa, infine, possiamo dimenticarci che siano proposti da una parte come dall’altra per vederli veramente eseguiti. E, aggiungo, non si faranno neanche in futuro se non si recupererà almeno il 50% dell’evasione fiscale che in questo paese ammonterebbe a circa 100 miliardi di euro.

Allegri, siamo un paese del secondo mondo. Ora è nero su bianco.

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Mercoledì, 18 Ottobre 2006

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Una paradossale finanziaria di massa

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:00

Punti strategici fermi, poche grandi opzioni segnate, poi il lauto cannibalismo dei media. Questo è il tragitto del documento di programmazione finanziaria ed economica del governo Prodi fino ad oggi. Una lunga teoria di cifre e critiche anche aspre, fiumi di parole
mal spese hanno dato l’impressione di un governo in balia dei marosi di un’opposizione livorosa, ideologica, spesso bugiarda e sbugiardata, alla fine inconcludente, ma forte sotto il profilo del baccano mediatico, accompagnata nel sostenere la grancassa anti governativa dalle linee editoriali della gran parte dei quotidiani nazionali.
Eppure, per il governo con il capo più imbranato del mondo nel dire anche le cose più semplici - in realtà il meno politico e anche il meno “democristiano” di tutti - tra i risultati di queste poche settimane di discussione del provvedimento ne spicca uno sorprendente, assolutamente paradossale.
Come sostiene Clericetti su Repubblica.it quella del 2007 è la prima grande vera finanziaria collaudata a livello di massa se - come pare - tra reazioni sul metodo e altre concrete sulle cifre - come alcune indicazioni di correzione giunte persino da semplici mail inviate ai vari quotidiani on line - ne sono scaturite vere modifiche, è nato un vero dibattito, come mai prima si sono discussi i nodi di questioni serie, non ci si è rifugiati dentro le sacre stanze per lasciare le cose come stanno.

Il governo di centro-sinistra si trova davanti a un’occasione inverosimile: sfidare il centro destra sul terreno ostico del consenso di “popolo”. Darne una versione differente dal populismo becero e fascista adoperato da gran parte della destra.
Non solo mai si era verificato fino ad oggi un evento simile. E nemmeno c’è da avere qualche dubbio che il suo accadere sia farina del sacco di questo governo. Semmai è il risultato dell’entrata di piatto dell’edificio politico-mediatico sulla clamorosa sciocchezza della maggioranza di far precedere documenti complessi da annunci eccessivamente semplificatori e non ancora definitivi nei loro contenuti.
Ma non per questo se ne può dare un giudizio negativo a priori. Semmai ci sarebbe da considerare fino a che punto possa considerarsi legittima quella forza di governo che sottopone il provvedimento per eccellenza a un esame preventivo del paese (per lo più quello digitalizzato), Ma non può sfuggire come a quel quantum di dabbenaggine sia seguito un tentativo di impallinamento che ha dato pochi frutti (i 50 mila di Roma erano truppe cammellate e non hanno sortito alcun effetto), ma molti di più di discussione e anche di delucidazione sugli impegni che il governo vuole assumersi: la lotta all’evasione fiscale, l’obbligatorietà e la progressività della tassazione, la lotta agli sprechi.
Si tratta in definitiva di una campagna mediatica inattesa che se solo trovasse la sponda giusta (e ne dubito), potrebbe diventare un modo per aprirsi ai cittadini e al tempo stesso in un ceffone per l’opposizione.
Consiglio: si continui a fare uscire la farina da quel provvidenziale sacco, di chiunque esso sia. Se ne traggano gli insegnamenti doverosi. E se ne faccia il doveroso buon uso.

P.s: Se gli argomenti dell’opposizione sono solo ormai quelli adoperati da La Russa e Armosino a Ballarò ieri sera, il centro sinistra deve preoccuparsi solo di se stesso.

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Martedì, 17 Ottobre 2006

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Strano paese

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:29

E’ un ben strano paese quello in cui ci si immagina di difendere la libertà d’espressione permettendosi di negare fatti odiosi e io dico essenziali alla nostra natura di occidentali moderni e di europei, e poi di scaldarsi confondendo opinioni e fatti, smozzicando tesi vecchie e inadeguate, ipotizzando pianeti - manco a dirlo - orwelliani, e per l’appunto davanti ai fatti che ci descrivono un premier spiato e prima ancora di giornalisti pagati (e perdonati) per dare notizie false su quel (futuro) premier, praticamente nessuno sente il dovere di non far cadere il silenzio sulla vicenda. (L’articolo del Corriere, sopra linkato, è emblematico sia dell’ipocrisia del quotidiano, sia dell’incapacità prodiana nello scegliere parole, tempi e modi per aprire una polemica, un fronte di discussione)
Improvvisamente, le spaventevoli trame da “fattoria degli animali” o “fine millennio” non consisterebbero più di fronte ai sistemi organizzati, alle trappole telefoniche ordite con sofisticatezza assoluta e sopraffina perizia tramite le quali pochi ufficiali dello Stato e altri sconosciuti mittenti e notissimi (basta volerli vedere) manutengoli possono spiare tutti per qualunque operazione di comodo, purché spinta dal ricatto e dal desiderio di condizionare.

Vuoi mettere come, assai più comodamente, si difendono due secoli di libertà laica inalberandosi con peana vari e convenienti contro la famosa ammenda francese da comminare a chi nega l’olocausto armeno, piuttosto che prendere atto del nostro orwellismo quotidiano? Che noia doversi preoccupare di un sistema di spie legale e clandestino al tempo stesso. Non è più bello fare della letteratura e dimostrare i propri quarti di liberalismo tirando fuori teorie ottocentesche o principi eterni ?
Un francese, ma io dico anche un haitiano, un congolese, un pigmeo, un marziano, vedrebbe la differenza tra i due eventi, ma in Italia la differenza evapora. Senza una citazione dotta - da prima liceo - non ci si concentra abbastanza.
D’Avanzo mi ha anticipato e ha sottolineato che il silenzio non esiste. Almeno non per lui. E ne ha ben donde nell’affermarlo. Anzi, si parla, ma chi dovrebbe ascoltare gira la testa dall’altra parte, e così il silenzio viene incentivato, sostenuto da comportamenti concreti. Lo stesso Prodi e questo governo, ricorda il giornalista, si sono attenuti a questi discutibili modi.
Ora, però, ci si sveglia, ci si offende e si chiede di fare luce.
D’Avanzo chiede di sapere che cosa stia succedendo, o meglio, che cosa sia già successo per giustificare un tale nuovo approccio alla questione. Anche io voglio sapere. Ma già so che senza un po’ di filosofia o di teoria all’ultima moda l’argomento non interesserà nessuno. Allora, accetto la mia solitudine e anche eventuali informazioni, pure e semplici, sul merito dell’argomento in qualunque maniera si ritenga opportuno fornirmele. Anche oralmente, se necessario, o magari via email. Ma per telefono, no, eh?

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