Ieri i quotidiani hanno scritto che ci sono 500-700.000 libanesi in fuga dalle aree meridionali del paese. Molti di quelli non colpiti dalle bombe sono stati “invitati” ad andarsene dagli israeliani, mediante apposito lancio di volantini dagli aerei.
Strano che ancora nessuno si chieda se questo esodo non assumerà nell’arco di poche settimane l’aspetto di un’emergenza umanitaria. Mi auguro che in questo caso non sia più interessante dire che è tutta colpa del terrorismo. L’operazione militare israeliana, per la cronaca, si chiama Giusta retribuzione. A pensarci bene non voglio commentare il nome scelto per l’occasione di questo nuovo conflitto, maturato dopo il rapimento di alcuni soldati israeliani. Tutto ciò, anche se penso al passato degli ebrei in Europa e a Israele come a una democrazia europea e uno Stato con tutto il diritto di difendersi e anche di attaccare.
C’è una parte di me che pensa sarebbe cosa buona e giusta tirare una bomba atomica sul Medio oriente, ma temo che questo sbrigativo modo di pensare sia solo il riflesso della mia impaurita falsa coscienza di pacifico cittadino europeo; ce n’è poi un’altra che pensa ai morti, feriti e distruzioni di questi ultimi sessant’anni in quell’area e ne deduce che il Medio Oriente ne abbia ricevute e digerite anche più di una.
C’è una parte di me che pensa sia un bene per tutti che Israele e quanti altri lo possano fare (anche noi per esempio), ripuliscano la terra da tutti quei gruppi politici e/o paramilitari che ispirandosi alla jihad vorrebbero imporre la sharia alla umma musulmana per poi estenderla al mondo intero con la forza. Ce n’è un’altra che pensa all’anacronismo della guerra e alle violenze inaccettabili che questa esercita, senza riuscirne a cavare un ragno dal famoso buco. Temo che la diplomazia internazionale si faccia domande analoghe per dibattere impotente e scontrarsi nei medesimi rebus senza soluzioni, a patto poi di uscirne con slogan buoni solo per questioni di politica interna.
Naturalmente, le nazioni, come le civiltà, possono estinguersi per errori madornali compiuti con le proprie mani. Senza l’uso di preservativi. E anche in questo caso la diplomazia può fare meno di niente.
Gli hezbollah sono un gruppo politico-religioso sciita (”fondamentalista”, come diciamo noi) che conta un numero non certo di aderenti, ma non superiore alle 10 mila unità. Sono senz’altro finanziati dall’Iran, paese che con la Siria ha interessi nell’area, spesso contrapposti, ma unificati dalla lotta contro il nemico “sionista”.
Potrà sembrare un’oziosa questione di legittimità internazionale, ma non riesco a capire a chi Israele abbia “dichiarato guerra”. E’ vero che le dichiarazioni di guerra sono demodé, perché la guerra ormai non la fa più nessuno. Oggi si fa la jihad, si pratica l’autodifesa, il peace keeping, la lotta al terrorismo, al massimo la guerra quando è politically correct è di bassa intensità. Ad ogni modo, gli hezbollah appoggiano l’attuale governo di Fouad Siniora, ma non sono il Libano e neppure ne sono la forza armata. Inoltre, dalle cronache, a me non sembra che il Libano ne abbia una schierata a difesa del suo territorio. Ma le cronache sono complete?
Ammettendo di aver scritto giusto, la questione - è vero - è oziosa perché se il diritto internazionale più volte è risultato inapplicabile, mai come in Medio Oriente risulta impossibile anche solo prenderlo in considerazione. La democrazia di tipo confessionale libanese non fa eccezione con il suo Sud “appaltato” agli sciiti del “partito di Dio”.
Però a me sembra che una democrazia medio-orientale in cui arabi, europei, cristiani di tutte le confessioni, musulmani sunniti e sciiti, atei e agnostici riescono a trovare un accordo per vivere insieme, senza più spararsi, tanto da riuscire a non cadere nel trabocchetto della lotta armata intestina dopo l’assassinio del presidente Hariri, sia da salvare*. E non vedo come si possa fare se non azionando tutte le leve che il diritto internazionale offre.
P.s : Sarebbe bene prendere atto che in Medio oriente, il presupposto affascinante e funzionante in Occidente, secondo il quale le democrazie non si fanno la guerra tra loro non ha funzionato. Per gli estremisti che invocano società islamiche “dimostrarlo” e predicarlo sarà come vedere la manna della Bibbia scendere dal cielo una seconda volta. E’ l’ennesimo fallimento della “scienza” occidentale. Anche se si trattava di sociologia da giardinaggio era una delle tesi centrali della dottrina Bush ed è un concetto centrale della diplomazia europea. Il suo opposto è, invece, benzina sul fuoco propagandistico degli ayatollah e dei mujaeddin del popolo.
Buona notte.
*Il primo che dice che anche Israele è da “salvare” è un cretino ed è in malafede. Almeno su questo blog, la questione mai si è posta in altri termini.