Qui si pensa da tempo che il nostro paese sia attraversato da una crisi di sistema senza ritorno. Come ne ha scritto Scalfari oggi, però, non ne aveva ancora scritto nessuno.
Se questo è un luogo in cui ballerine, calciatori, vescovi, governatori di banche centrali e capi uffici stampa sguazzano e governano occupandosi principalmente di andare in giro con il prezzo scritto in fronte non c’è alcun modo di uscirne se non disanimando l’animato bordello spiccando di netto teste dai maledetti colli che le sorreggono. E questo lo dico io.
Non avvertire anche da lontano, pur sopito dalle nostre regole del buon vivere, il richiamo robespierrista o cromwelliano significa non credere a niente, non avere sangue nelle vene, un’anemia preoccupante che prima o poi rischia di diventare una leucemia oppure un’esplosione inconsulta di reazioni spropositate. Ma anche continuare a credere che si possa vivere di rendita. Che tutta vada bene, madama la marchesa.
Dinnanzi alla totale assenza di senso del ridicolo e di correlate assenze delle minime nozioni di rispetto pubblico si può ben intendere come le accuse di “giustizialismo”, ogni volta che stampa e magistratura affondino le loro dita nelle piaghe scoperte del nostro paesello, rivolte da sedicenti liberali a destra e a manca siano solo l’ennesimo sberleffo al popolo bue. Non ci possiamo proprio più permettere di essere dei liberali alle vongole. C’è questa maledetta idea del liberalismo inteso come un’insieme di regole e di inesplicabili ingegnerie istituzionali studiate a tavolino, promosse dall’alto, come se vivessimo una situazione di transitorietà ovvia dall’anormale al normale, cui può riparare solo chi sta seduto al posto giusto, in un’atmosfera di estraneità generale, come se fosse cosa che non ci toccasse da vicino.
Chi potrebbe essere un liberale, cioè persone come me, sente il vento della stupidità passargli addosso di fronte all’ineffabile impresentabilità di precetti spacciati per risolutivi e giusti, in realtà solo paraventi dietro cui riparare i propri privilegi, complice il silenzio circostante.
“Liberalismo” fa rima con “socialismo” ormai; nell’accezione più ampia dei termini entrambi sono i portati profondi della nostra cultura occidentale e europea. Dimenticare questa fusione storica e “antropologica” è un’imbecillita totale che stiamo già pagando a caro prezzo con le improbabili teorie e pratiche della globalizzazione economica e finanziaria. Ancora più di fronte al desolante quadro di immoralità pubblica, ancorchè espresso in perfetto blazer e faccia acqua e sapone, si intuisce facilmente come Prodi rappresenti l’aspirina per una polmonite. E come il pacifismo non rappresenti alcuna soluzione “radicale”. Non è colpa né di Prodi né del pacifismo: è solo la fotografia della stupefacente lontananza della politica reale, anche di buona volontà, dal paese reale e anche dei danni che la politica reale fa al paese reale.
Il nostro inconscio collettivo è privo di quel sano terrore che prescrive il disprezzo nei riguardi dello Stato e della collettività come un peccato mortale da punire con la morte anche subito. La nostra memoria non riserva nulla o quasi di soprusi civili e politici pagati a caro prezzo, quello giusto.
La nostra classe dirigente odia i “processi” della stampa (però ha imparato a usarli per auto-assolversi) e della magistratura solo perchè questi offrono urbi et orbi un’idea di giustizia che queste desiderano al massimo dipinta su una diapo di un convegno. Siamo in realtà un popolo cinico senza uno straccio di fede o di religione, anche civile. Siamo passati dalle guarentigie a un posticcio sistema liberale, in realtà parassitario di virtù pubbliche e private. Non ci siamo mai conquistati la libertà di cui per l’appunto non sappiamo godere. Anche per questo il 25 aprile non può che essere una festa per pochi. Se avessimo avuto il coraggio dei giusti, maturato in qualche secolo di volontà di riscatto popolare e sociale, avremmo fatto come De Gaulle che, in continuità con le norme della religione civile di un paese che crede di avere delle norme ininterpretabili, passò per le armi decine di migliaia di fascisti collaborazionisti di Vichy che meno dei nostri si macchiarono di infamità e atrocità senza appello.
Non so se ci si rende conto che senza fare la spia Fazio sarebbe ancora dov’è, Fitto e il vescovo concupirebbero il voto delle suore perché così fan tutti, il reuccio, il signor Sottile e i dirigenti Rai si spartirebbero le grazie di qualche procace ballerina, usando denaro pubblico e piazzando tangenti. Insomma, l’unico modo per sterilizzare gli effetti del ciarpame andandone alla radice in questo paese è fare i ficcanaso, i voyeurs. Certo, si può dire che si tratti di un metodo ben poco degno a fronte della straordinaria potenza e nonchalance del sistema di riprodurre comportamenti illegali. Quanto potrà essere efficace il metodo della soffiata contro questo levantinismo da paese mediorientale, poi, è facile a dirsi. Più la magistatura continuerà a supplire i compiti della politica, più la politica diventerà un orpello inutilmente costoso a danno dei cittadini. Ma più la magistatura solleverà il coperchio del vaso di Pandora dei nostri abituali sistemi di governo e più si dimostrerà al mondo intero di essere un paese da direttorio. Senza nessuno che ne sia legittimato a prenderne parte.
Un comitato di salute pubblica sarebbe auspicabile se non fosse irrimediabilmente in ritardo con la storia e, quel che è peggio, inspiegabile alle labili energie degli italiani, la cui coscienza civile non riesce a sollevarsi dall’area del proprio orticello anche quando questo è secco come un deserto.
Non mi faccio illusioni: voterò No a questo referendum per evitare che il peggio prenda forma e consapevole che il Sì, essendo espressione di una cultura apertamente legittimata in questo paese non smetterà di fare danni. E certo che anche chi governa questo paese non potrà che lottare contro i suoi limiti numerici e anche politici. Però non è colpa del destino cinico e baro. A sinistra non ci si è ancora decisi a fare la sinistra e si continuano a fare e a vincere le guerre per il re di Prussia.
A destra si persevera nel considerare lo Stato come un’immondizia necessaria, una banca senza sorveglianza da rapinare in ogni momento, tanto da affidare a scorte di palesi minus habens la formulazione di leggi e “costituzioni”, considerate sostanzialmente inutili, essendo ben altra la consistenza e l’efficacia di leggi e costituzioni reali.
Vincere un referendum non basterà di sicuro. Sarò anch’io, come Scalfari, eccessivamente pessimista, ma da qualunque lato osservi la situazione, mi sembra che lo scivolo si inclini sempre di più ogni giorno che passa.
L’aut aut è: o il cambio di tutta la classe politica di questo paese o la sua accettazione con connessa ricerca dei suoi favori e prebende.
In ultimo, per i deboli di stomaco, non resta che andarsene da questo paese.