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Martedì, 28 Febbraio 2006

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La Guerra in Irak ha accresciuto il pericolo terroristico

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 14:26

Un’indagine commissionata dalla Bbc (scarica il pdf) condotta su un campione di 40.000 individui di 35 paesi rivela che le opinioni pubbliche di 33 paesi percepiscono il pericolo terrorista accresciuto dopo l’intervento militare in Iraq. Solo per la maggioranza di nigeriani e messicani la situazione non è così rischiosa. In Italla l’81% del campione pensa che i rischi siano aumentati, il 77% la pensa allo stesso modo in Irak e il 55% negli Stati Uniti. Ad oggi, però, solo in 20 di questi paesi la maggioranza vorrebbe il ritiro delle truppe, in 9 si dice contraria. L’opinione pubblica irachena è spaccata a metà. In Italia il 44% è per il ritiro, il 47% per la permanenza, ma sale al 60% il giudizio favorevole alla permanenza se il governo iracheno chiedesse all’Italia di restare. E’ la maggioranza della popolazione dei paesi confinanti e di religione mussulmana a chiedere con forza il ritiro delle truppe dall’Iraq. Sorprendente il giudizio sulla destituzione del dittatore iracheno Saddam Hussein. In 21 paesi la maggioranza sostiene che si sia trattato di un errore, tra cui (anche con differenze sensibili nelle proporzioni): Spagna, Francia, Germania, Italia e Russia. Favorevoli invece, gli iracheni, gli statunitensi, i polacchi, i britannici, gli afgani (40% contro 35%) e gli arabo sauditi (36% contro 32%) Divisi a metà i finlandesi. (vedi anche Le Monde)

Sembrerebbe che la confusione regni incontrastata sotto il cielo, invece pare chiaro come la guerra venga ritenuta dai più uno strumento inidoneo per combattere il terrorismo. Il realismo degli intervistati si fa acuto quando dinnanzi alla scelta di ritirare o far restare le truppe le differenze tra il sì e il no si facciano meno sensibili rispetto a altre domande poste nell’inchiesta. Ma il terrorismo non vive solo di stragi e omicidi compiuti indiscriminatamente: se ne serve per mietere incertezze, paure, odi e incomprensioni, lasciando spazio solo allo scontro armato. 
Politicamente bisogna fare il quadro della situazione e ascoltare quello che dice Doug Miller il presidente di Globescan, società autrice dell’inchiesta:
“It’s official. Citizens worldwide think Western leaders have made a fundamental mistake in their war on terror by invading Iraq. And, short of the Iraqi government asking them to stay longer, people think the troops should leave.”

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Domenica, 26 Febbraio 2006

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Da Villepin a Zapatero: liberismo, ipocrisia globalizzata

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 21:18
Villepin non è solo. Anche Zapatero la pensa come lui. E solo qualche mente fiacca di casa nostra può opporre al liberismo il protezionismo, quasi che questo ne fosse l’immediata cura, invece che una semplice ed emotiva reazione ideologica. E’ opportuno che gli scandali accadano. Perché con la vicenda delle due opa sulle aziende nazionali dell’energia francese e spagnola, il liberismo (o meglio la versione pseudo e aggiornata, oggi ancora in voga) mostra di essere solo la più grande ipocrisia globalizzata, impossibile e costretta a fare i conti con una realtà che va da tutt’altra parte. Molto più i comportamenti di Villepin che non quelli più conseguenti di Zapatero (socialista), lo dimostrano chiaramente. Le uscite di Maroni sui dazi per il tessile non sono solo incredibili per il loro plateale fare a pugni con i propositi di Scajola, suo collega di coalizione: fanno rabbrividire per pochezza propositiva e demagogia. Non mi interessa ora rilevare la confusione mentale di questa coalizione di governo cialtronesca, solo ricordare che basterebbe leggersi Ricardo per rendersi conto dell’idiozia della proposta e se non bastasse seguire il filo logico di questa osservazione: “Le merci che, colpite da pesanti oneri doganali, non sbarcherebbero più a Gioia Tauro o a Genova, arriverebbero dal Tarvisio o dal Sempione. Senza pagare dazio perché porterebbero un’etichetta europea o magari americana.” (Luciano Gallino, Italia in frantumi). L’Europa non è morta ma se morisse, morirebbe della malattia di cui siamo stati allegramente malati in questo paese per almeno quindici anni.
Il fatto è che non si può guidare un governo in una società complessa e democratica ed essere liberisti insieme. Sempre che non si voglia essere disonesti intellettualmente e incapaci politicamente, come hanno dimostrato con chiarezza molte delle acrobazie a perdere del governo Berlusconi. E soprattutto fino a quando la realtà non faccia calare i veli dell’ipocrisia e della demagogia ormai assurta a livello di pensiero unico internazionale. Bisognerebbe porre la questione partendo da un’analisi che comprenda le economie mondiali per capire bene come il liberismo, da Reagan ad oggi, è servito solo ed eclusivamente a una parte del pianeta e che questa non è tutta l’economia americana, né l’Europa, e neppure le sue economie nazionali, i livelli di benessere generali, le libertà individuali e la sicurezza globale. Ma non c’è spazio. Però c’è una letteratura al proposito che comincia a essere importante. Si può iniziare da Alain Touraine.
Villepin e Zapatero difendono l’energia dei loro paesi, energia il cui approvigionamento è diventata la madre di tutte le battaglie per l’economia dei prossimi vent’anni. I primi si oppongono all’opa di Enel italiana i secondi a quella dell’omologa tedesca.
La si può mettere come si vuole, ma è impossibile non tutelare gli interessi nazionali se questi poi, non tutelati, possono avere ricadute negative solo sulla nazione in questione, lasciando i governi di quei paesi nelle condizioni di non operare perché privi di capacità programmatica, scippata come sarebbe dalle mirabili sorti del mercato. Esistono poi beni e servizi che il mercato non serve per sua impossibilità e ve ne sono alcuni che soddisfano esigenze primarie: quelli sui quali il mercato rischia di intervenire privandone dell’uso ampi settori della popolazione. Privatizzare i profitti e socializzare le perdite non rappresentano una grande novità del capitalismo come sistema economico. Da oggi però sarà meno facile far credere che questa mission sia anche una benedizione. Basta vedere che cosa è successo in Italia con aziende un tempo di altissimo livello e ora nelle mani di gruppi stranieri che decidono la politica occupazionale nei loro paesi, privilegiando l’occupazione negli insediamenti di casa propria piuttosto che non quelli di casa nostra (la Thyssen Krupp a Terni, per esempio, ma non solo). Ma c’è dell’altro, rispetto al cosiddetto sano “egoismo nazionale” che esce vincente da questa polemica. C’è una politica economica che un paese si dà - che ha delle priorità - e i comportamenti concreti di un non paese come il nostro, che, in preda a una crisi di nervi produce con uno scatto isterico un manifesto delirante e muscolare per l’Occidente, mentre lo affossa nei fatti, e che perciò non può darsi.
Come se non bastasse, la montagna, con sprezzo del ridicolo, partorisce il topolino che si arma contro l’Islam - udite, udite - con le proprie tradizioni giudaico - cristiane e poi cerca di convincere della loro forza e bontà un terzo della sua popolazione regalandole cani da compagnia.
Se avere una strategia di politica economica è ancora possibile, ed è l’unica probabile in assenza di politiche economiche coordinate a un livello più alto, è meglio aprire gli occhi. Andiamo a mangiarci le aziende che producono energia negli Stati Uniti se ne siamo capaci.
In Francia, gli elettori hanno ucciso nella culla la Costituzione europea, quindi il governo francese si è chiesto (e risposto) che cosa realmente si sceglie quando ci si vende un settore strategico per l’economia nazionale e anche per il futuro dell’Europa.
Se non si può essere liberisti quando si abbassa il costo del lavoro e le tutele in casa propria e poi difendere il proprio giardino di casa, è pur vero che i dislocamenti in terre “brave” come l’Est europeo o la Cina non rendono più come prima. La disorganizzazione che si autoproduce nel subappalto continuo annulla le differenze di profitto generate dall’abbassamento del costo del lavoro. E comunque, quanto si pensa che potrà durare questa situazione di “Bengodi” per l’imprenditore che paga un pugno di riso un lavoratore e poi mette il marchio “Made in italy” su quei prodotti che in Italia arrivano solo per essere venduti?
Come giustamente mi ha ricordato l’espertissimo Ronny “la situazione che si va creando sull’energia è comunque figlia degli errori compiuti in Europa negli ultimi 15 anni. La UE è stata ridotta ad una zona di libero scambio, su disegno ottocentesco. Si è persa la spinta propulsiva e visionaria di Spinelli e degli altri. Si è smesso di “pensare europeo”. Con l’introduzione dell’euro si è eliminata la svalutazione competitiva, ma si è lasciato spazio alla competizione al ribasso sui costi, incoraggiata dal progressivo indebolimento del movimento sindacale e dei sistemi di sicurezza sociale. E’ scomparsa totalmente la solidarietà infra-europea, ed è assente ogni tentativo di predisporre delle politiche macroeconomiche coordinate a livello comunitario (all’ECOFIN e ai vertici Europei non si parla di coordinamento di politiche penso dai tempi di Craxi). L’unica cosa di cui si è parlato è la revisione del Patto di Stabilità, ma per lasciare spazio ai singoli governi nazionali di beneficiare di questo alleggerimento come meglio credono, senza nessun disegno europeo dietro. I governi, dopo aver ridotto sotto il minimo accettabile le condizioni di lavoro, aver tagliato selvaggiamente la spesa sociale, si ritrovano ora con le armi spuntate nell’affrontare la competizione interna alla UE. L’altro input produttivo su cui possono ancora agire come fattore discriminante sono le materie prime e l’energia. Qui sta partendo la seconda guerriglia, a cui naturlamente ognuno cerca di difendersi come meglio può”.
Infine, l’ipocrisia diventa intollerabile quando si chiede di accettare il mercato, lo si contrappone alle politiche economiche nazionali e si chiede poi ai governi di governare. I governi governano l’economia e lo fanno forti di una maggioranza acquisita durante le elezioni. La governano e decidono le politiche fiscali e la redistribuzione del reddito. Dovrebbero farlo in modo ragionevole, cioè non facendo sentire vecchio un quarantenne, e giovane un settantenne cui si chiede di restare a lavorare per non versargli la pensione.


Update
: Leggersi bene l’intervista concessa da Prodi sulla vicenda Enel a Repubblica.it. Soprattutto l’ultimo capoverso.

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Una scimmia in parlamento (4)

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 11:03

[Quarto appuntamento della rubrichetta sulle bestialità elettorali. Ringrazio tutti per la collaborazione e invito a scrivermi (insolito@gmail.com) quello che avete trovato, se volete.]

Accordo fatto nella Cdl: Calderoli andrà a fare il Ministro per il Commercio Estero e presiederà il comitato per l’esportazione delle t-shirt, Berlusconi si trasferirà a Bengasi con i tappeti del suo studio.

Giri di parole: «Quando ho letto le agenzie di stampa che riportavano e attribuivano a Fini questa frase (Calderoli è responsabile degli incidenti di Bengasi, ndb) non ci ho voluto credere - ha detto Castelli a Radio Padania - perchè mi sembrava impossibile che Fini potesse dire una cosa del genere, nella sede poi più ufficiale possibile, che è la sede in cui un esponente del governo riferisce al Parlamento». «Sono andato alla fonte e mi sono fatto mandare il resoconto stenografico di quanto Fini ha detto - ha proseguito il Guardasigilli - e, purtroppo, con grande amarezza e sconcerto ho dovuto prendere atto che ha detto questa cosa». Sono passate 48 ore dagli incidenti, ci sono stati undici morti, è scoppiato un putiferio nazionale, ma Castelli ha dovuto leggere il resoconto stenografico. E pensare che non era scritto in padano.

Sempre lui (Castelli): "Ci sono esponenti della sinistra che ricevono ordini da alcuni magistrati, da alcuni settori della magistratura. So bene di fare una dichiarazione forte, ma e’ la verita". Ora, vorremmo anche sapere da chi li prende Calderoli.

Ultime parole famose: ”Non credo che possano esserci ripercussioni nella maggioranza”. Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, intervistato a ‘Telecamere’, e’ convinto che la vicenda che ha visto protagonista il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, che si e’ dimesso ieri dopo i fatti accaduti a Bengasi possano rovinare i rapporti con la Lega Nord. Fini ha spiegato che anche il leader del Carroccio, Umberto Bossi e’ ”dispiaciuto per la leggerezza del comportamento di Calderoli, che ha determinato una situazione non sostenibile dal punto di vista politico e diplomatico”. Infatti Bossi a Calderoli ha detto "Bravo" e lui gli ha dato di bischero.

Postille napoleoniche: «Io sono il capo unico della coalizione - sostiene il premier. Per ribadire poi che «lo schema a tre punte ha funzionato fino ad oggi. Da questo momento in poi ciascun leader cercherà il maggior numero di voti per il suo partito, ma si è determinato in maniera inequivocabile che il leader della Cdl e l’unico candidato premier è Silvio Berlusconi».

Postille di Cambronne: "Io non corro per essere l’unico leader della coalizione, ma solo per andare a Palazzo Chigi". E’ la sequenza logica di un pensiero umano di centro destra cui corrisponde un uomo di nome Casini.

Cuffaro: «Indubbiamente sono un uomo che ha gestito e che gestisce il potere. Ci mancherebbe, faccio politica, la politica è per definizione la gestione del potere legittimo, ma di certo non l’ho fatto con l’intento per il quale sono sotto processo. Non l’ho mai esercitato fine a se stesso, per arricchire me o i miei amici, ma per diventare il punto di riferimento di determinati settori, questo sì. Ma non è certo un reato». Ma questo passo a voi, senza  prodigarsi in troppi sforzi di fantasia, non vi sembra un messaggio … rassicurante?

Prodi sfotte: "Organizzato con questa formula (Berlusconi, Fini, Casini vs. Prodi) - sottolinea il leader dell’Unione - l’incontro sarà inoltre l’occasione per lo stesso Fede e per Berlusconi di dimostrare nei fatti, il primo la sua professionalità e la sua imparzialità, che ha più volte richiamato nei suoi telegiornali, mentre il secondo avrà modo di chiarire se è vero quanto va costantemente affermando, quando sostiene che l’essere proprietario del principale gruppo televisivo commerciale del Paese non gli reca alcun giovamento nella sua attività di politico". Se la logica facesse audience, Prodi avrebbe già vinto le elezioni.

Un copy per l’Ulivo: «Ricordo che Berlusconi - dice Crozza - ai lavoratori in cassa integrazione aveva detto di trovarsi un lavoro in nero, se la prende con i magistrati e in visita alla Borsa americana aveva detto agli investitori di venire in Italia per poter investire e poi la sera uscire con le segretarie. Sarà un caso, ma il giorno dopo il Nobel per l’economia Modigliani è morto. Se dice queste cose a noi e ai giornalisti, vorrei sapere quando è da solo con Previti cosa si dicono». Crozza ci vuole tutti morti.

Ilona «Sono stata con lui (lui sarebbe lui, proprio lui) su un’isola greca - ricorda - in una bellissima giornata di sole siamo partiti da Milano col suo aereo privato. C’erano anche altri amici. Lui era un imprenditore, ancora non aveva le televisioni. Credo che non conoscesse Veronica. Bello e affascinante, allegro e divertente, aveva molti capelli. Io ero da poco arrivata in questo Paese e non parlavo bene l’italiano. Dopo quei giorni non l’ho più rivisto. Era il 1974».  Avevamo saputo dei problemi di Ilona Staller a inserirsi in Italia a causa delle difficoltà con la lingua.

 

Povero Geronzi!! Pensate, con tutti i casini che gli sono capitati addosso, ci mancava pure la dichiarazione d’affettuosa stima e solidarieta’ del Cavaliere che lo ha addirittura definito “Persona capace e proba” Praticamente, il bacio della Morte (Aldo Vincent)

 

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Gli italiani non hanno bisogno di dati e di statistiche per capire che sono diventati più poveri in questi ultimi cinque anni.
E’ comunque utile riportare alcuni aumenti relativi al periodo 2001-2005:
- Affitto +66%
- RC auto +23%
- Benzina +27%
- Latte +25%
- Acqua minerale + 81%
- Pane + 38%
- Pasta +43%
- Olio +40%

Di fronte a questa Caporetto le famiglie hanno avuto come unica possibilità l’indebitamento, accedendo al cosiddetto credito al consumo cresciuto nel 2005 del 24,6%.
I debiti sono diventati organici al bilancio familiare a tal punto anche la cessione del quinto dello stipendio è cresciuta nell’ultimo anno del 40%, con un valore di due miliardi e 746 milioni di euro di prestiti erogati nel 2005. Nel quinquennio d’oro berlusconiano la cessione del quinto dello stipendio è aumentata complessivamente del 264,4% (dati Assofin). (Aldo Vincent)

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Sabato, 25 Febbraio 2006

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Il programma del centro-sinistra. II - III capitolo

Archiviato in: Metodo — francesco @ 2:14
I capitoli in questione si occupano di Pubblica amministrazione e Giustizia, Sono due capitoli ponderosi e pieni di proposte, anche molto chiare. Ho selezionato solo alcuni aspetti che, secondo me, mertiano di essere annotati, tralasciando a sabato prossimo la parte del capitolo Giustizia dedicata a Nuovi diritti (tra cui le Unioni Civili), rapporti internazionali e sicurezza.

Intanto il programma spiega che “si registra una forte domanda di servizi pubblici. (…) Gli italiani chiedono un’amministrazione che tuteli i loro diritti: una scuola migliore, servizi sanitari di serie A al sud come al nord, sicurezza e vivibilità del territorio in cui abitano, sostegno alle attività economiche che conducono. Chiedono una amministrazione migliore, che non sprechi, che sappia essere trasparente e dare fiducia e che sappia prendere decisioni complesse: qualità essenziali per il successo di ogni politica. Bisogna quindi partire dalla convinzione che un’amministrazione migliorata è la garanzia più forte per i diritti delle persone, per la coesione del paese, per lo sviluppo e per la crescita.” Perciò si intende l’amministrazione efficiente quando sa fare “sistema” e non quando la si mette gerarchicamente al di sotto o al di fuori di qualche comparto, magari economico. Si ritorna all’imparzialità dell’amministrazione pubblica, distinta nettamente dal ruolo della politica, contro la tendenza, ormai in generale tendenziale abbandono (pure negli Usa) dello spoil system e dei suoi epifenomeni clientelari e di fidelizzazione; si ribadisce la centralità del contratto di lavoro e si tira una riga sopra la cosiddetta legge Frattini del 2002 con la quale centinaia di dirigenti nazionali vennero rimossi dai loro ruoli. Sarà un organismo simile alla Civil Service Commission britannica a valutare l’idoneità di quei candidati richiesti per incarichi dirigenziali esterni. I dirigenti verranno valutati in modo differente, niente più attribuzioni a pioggia della remunerazione destinata al risultato. Non si parla di nuove assunzioni ma di regolarizzazione del precariato e completamento del passaggio di dipendenti tra Enti, avviato dal centro sinistra. L’obiettivo di metodo generale è definito in questo modo: “le risorse finanziarie necessarie a questi fini possano essere reperite senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato grazie ai risparmi realizzati da ogni amministrazione nella attuazione dello stesso piano di modernizzazione”. Interessante, ma da chiarire meglio sarà il modus operandi “della task force di giovani funzionari (1000 giovani laureati) forti delle competenze tipiche delle nuove generazioni di professionisti: l’orientamento alle relazioni/connessioni in rete, la proiezione internazionale, le forme multimediali di comunicazione. Giovani brillanti che rafforzeranno in modo stabile le professionalità dell’amministrazione.” Verrà rifondato il sistema delle agenzie di formazione attuale.
Anche l’Unione va verso il federalismo fiscale. A livello di amministrazione centrale si approverà “il “budget di ministero”, lasciando inalterato il potere di decisione del parlamento sulle leggi di settore, ma riducendo le unità di voto sulle spese di funzionamento; potenziando i meccanismi di gestione di questo budget, consentendo a ciascun livello di gestione il potere di compensare le voci di spesa all’interno dello stanziamento assegnato”. Niente più meccanismi “tagliaspese” indiscriminati. I finanziamenti dovranno essere certi, senza modifiche unilaterali e variando “solo in considerazione di aumenti della qualità e produttività dei servizi”. Il patto di stabilità regolerà rapporto, vincoli e obiettivi di tutte le amministrazoni pubbliche. “Entro il primo anno di vita del governo, l’amministrazione pubblica si doterà di uno strumento quadro per la definizione, in ogni amministrazione, di un contratto di servizio con i cittadini, le imprese, le associazioni ecc. che metta in trasparenza i doveri delle amministrazioni, e sperimenti, prima e generalizzi, poi, strumenti di esigibilità a favore di queste categorie e di sanzione per le amministrazioni inadempienti”. Si parla finalmente, nel contesto dell’e-governement, di “condivisione degli archivi e delle informazioni tra le amministrazioni, stimolando lo scambio dei dati tra di esse (tutte in tutta Italia entro il 2008)” e si promette lo sviluppo della banda larga su tutto il territorio nazionale, compresi i piccoli comuni. “Infine - precisa il programma - dovremo tradurre in pratica le dichiarazioni di principio in favore della diffusione dell’Open Source nelle amministrazioni. Questa risorsa allevierà la dipendenza dalle onerose licenze commerciali.”

Per quel che riguarda il sistema Giustizia si ammette che complessivamente se ne sa effettivamente poco per poter operare con efficienza. Non ci sono indagini né conoscitive né statistiche che consentano di essere usate come leva per una riorganizzazione seria del settore. Bisognerà dotarsene. Un capitolo è dedicato al carcere del quale si ribadisce la sua essenza quale strumento di rieducazione e risocializzazione, un altro alla delinquenza minorile e alla lotta contro il crimine organizzato. In essi non mi sembra di ravvisare grandi novità rispetto alla tradizione “democratica” della coalizione, a parte l’elenco puntiglioso dei risultati disastrosi del governo Berlusconi, ma almeno se ne parla…
Compito prioritario del governo di centro sinistra sarà, comunque, l’approvazione di un nuovo Codice penale. Ci si muoverà in linea con questi principi:
- riduzione e razionalizzazione delle ipotesi di reato, ridefinendo i beni giuridici da tutelare e riservando la sanzione penale ai fatti di accertato disvalore e pericolosità sociale, tendendo verso l’obiettivo del diritto penale minimo”
- abolizione della categoria dei cosiddetti “reati di opinione;
- introduzione di fattispecie di reato specifiche a tutela dell’ambiente;
- introduzione della fattispecie del reato di tortura;
- revisione della disciplina penalistica sul segreto di Stato, fissando limiti temporali massimi di durata del segreto;
- certezza e prevedibilità della pena, riduzione dell’ampiezza del ventaglio sanzionatorio, corrispondenza della pena alla gravità del fatto ed alla personalità del condannato;
- introduzione e valorizzazione di sanzioni diverse dalla detenzione carceraria;
- ridefinizione della disciplina del concorso di persone nel reato, recuperando il principio costituzionale della personalità della responsabilità penale.
Si chiarisce in ultimo con fermezza: “Nel nostro ordinamento dovrà essere eliminato qualsiasi riferimento alla pena di morte”.

Saranno anni di lavoro intenso per riuscire a mettere in piedi un sistema degno di un paese civile, per tempi, competenze ed effettiva amminsitrazione della giustizia. Sono moltissimi gli elementi di novità inseriti a livello organizzativo: impossibile farne una sintesi in un post. Vale la pena sottolineare che il programma è diametralmente opposto al dispositivo della riforma Castelli e accoglie molte delle istanze manifestate in questi anni da magistrati e avvocati. Saranno abolite tutte le leggi ad personam. Affermando che si intendono “abolire le sanzioni amministrative per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale” ci si mette di traverso alla nuova legge sulle droghe (non ancora approvata quando il programma era in fase di ultimazione). Sotto il profilo della tutela dell’imputato si prevede di operare affinché si privilegino “misure alternative alla carcerazione, ma parimenti efficaci, ricorrendo più spesso all’istituto dell’interdizione (eventualmente con aumento del limite temporale) e prevedendo pene principali diverse da quelle carceraria, finalizzate anche al risarcimento dei danni o ad elidere le conseguenze dannose derivanti dal reato. Si vuole anche poter “prevedere l’audizione dell’indagato prima dell’adozione della misura cautelare, salvo specifiche e motivate ragioni ostative; ampliare le prerogative della difesa in sede di riesame, consentendo di richiedere un differimento dell’interrogatorio di garanzia”.

(Il sunto, più o meno ragionato, del Capitolo I)

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Venerdì, 24 Febbraio 2006

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Bravo Prodi

Archiviato in: Metodo — francesco @ 16:30

Prodi fa bene a dire no ai diktat della maggioranza e del sistema mediatico che ne raccoglie le istanze. Seppure queste abbiano una parvenza di legittimità, non sono legittime, se decise a maggioranza con i criteri esclusivi della maggioranza. Bisogna invece che si imponga la regola di tutte le regole: cioé che le regole si fanno insieme. Oppure non si danno regole. A prescindere dal sistema mediatico in essere, da chi lo “guiderebbe” e anche dalle suggestioni di chi lo “subirebbe”. Il vero dramma di questo paese è la continua insistenza a volerlo spaccato su tutto, senza che vi siano valori condivisi. La responsabilità, come si evince con facilità , non è della sinistra. E Prodi lo deve far capire a chiare lettere a quante più persone possibile.
E’ anche un buon modo per uscire da questo incubo infantile secondo il quale la tv fa schifo ma comanda, pertanto bisogna adeguarsi, perchè gli italiani sarebbero ormai tutti aspiranti concorrenti del Grande Fratello o Veline in erba.
E’ giusto invece lanciare la sfida, tutta da vincere.
Sono un elettore di sinistra che si appresta a votare per una coalizione e un programma di centro sinistra. Mi devo adeguare a un bel po’ di omissioni e anche di compromessi, ma se devo proprio chiedere a qualcuno di dire o fare qualcosa di sinistra non posso che chiedergli di dimostrarmi che un paese serio ha un leader serio non succube di mode dominanti e neanche di poteri detestati solo a parole. Non si vogliono fare polemiche sterili. Si vogliono fatti concreti e battaglie sui contenuti. Allora non ci si può adeguare: va condotta una battaglia coraggiosa e esemplare. Anche le regole sono contenuti.

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Un paese di olimpionici

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 1:52

Mentre l’Italia aspetta la vignetta a orologeria dell’orgogliosa Fallaci, i senatori forzisti si cimentano in un’ottavina per fare la morale a Benigni. Nell’Italia del centro destra si compete: su tutto. Anche i settuagenari saranno messi in pista. Mio padre, non ancora ottantenne, potrà finalmente organizzare un viaggio in treno sperando di arrivare a destinazione prima di compiere l’ottantunesimo. In questo senso è una lotta per non morire dal sonno. Anche secondo lui la giovinezza è una "categoria dello spirito" - come dice il premier - ma se hai un jet privato, lo spirito decolla di categoria. Mio padre mi ha anche detto che se gli arriva un canebonus a casa gli tocca ammazzare la gattamalus. Ma non ha capito perchè dovrebbe andare agli Uffizi per lanciarla nell’Arno. Solo perché é gratis? Lui una pensione ce l’ha (ancora).

(Quand’è che finisce sta campagna elettorale?)

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Mercoledì, 22 Febbraio 2006

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Ministri e torturatori: cronaca di un paese in guerra

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:58

Sostiene Repubblica: "C’erano anche degli italiani a condurre gli interrogatori nel carcere della vergogna di Abu Ghraib. Lo rivela Ali Shalal al Kaisi, il detenuto incappucciato con gli elettrodi della foto che ha fatto il giro del mondo. Riferendo la confidenza raccolta da un ex diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, "l’incappucciato" parla ai microfoni di RaiNews24 e sostiene che a condurre i tremendi interrogatori nel carcere iracheno c’erano anche contractors italiani ingaggiati da ditte americane. Il servizio con l’intervista andrà in onda domani alle 7.40 su RaiNews24."
Magari non è vero, ma i tanti che sostenevano i body guard stare sui teatri di guerra perché è solo gente che "deve lavorare" sono accontentati. Tra loro e Lindie England non sembra esserci alcuna differenza. Anche lei ci va perché deve lavorare.
E grosso modo fanno le stesse cose. Come in una grande famiglia.
Spero non si faccia finta di non capire che è la guerra a non essere un lavoro come un altro, ma il solito mattatoio di sempre. Di uomini e di verità. La variante dei contractors è, tra l’altro, un modo inquietante di "allargare" la percezione della normalità del conflitto, con l’uso di personale "civile" più o meno esperto, che "va a lavorare", ma di cui non si sa a chi risponda delle proprie azioni, che azioni compia, per conto di chi e con quali responsabilità. Questo in linea teorica, in linea pratica, adesso sappiamo che non disdegnerebbero  emozioni forti.

Ad ogni modo, ci si dovrà convincere che l’evoluzione della specie non si bloccherà imbarazzata se per il prossimo futuro, il nostro vicino di casa, che magari guida le ambulanze, aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e fa il bucato a quei zozzoni di extra-comunitari, a seconda dell’andamento del mercato del lavoro, non dovrà trasformarsi, per onesto lavoro, in un killer o in un torturatore (per la Halliburton). Se ne lasciamo qualcuno a casa, a lavorare sul serio, magari ne trarranno giovamento anche le prossime riunioni di condominio. E non dovremmo leggere imbarazzate e inutili smentite del governo che non smentiscono un bel niente.

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A proposito: ma lo sapete che in Italia un Ministro degli Esteri può dire che un suo collega di governo, ministro pure lui, è responsabile di un assalto subito dall’ambasciata del proprio paese con tanto di morti (dodici da ieri), e non succede nulla? Io capisco che se Fini non fa affermazioni di questo tipo, dopo le sue gaffes dei giorni scorsi, qui si rischia seriamente di passare un inverno siberiano attaccati alla canna del gas (ora che ci hanno pure tolto le canne normali). Ma se si rubrica come "normale" per un ministro della Repubblica accusare in Parlamento un suo collega di essere un bischero dai comportamenti omicidiari, non si può pretendere che si vada tanto per il sottile in un carcere iracheno. Bagatelle, insomma.
Sì, è proprio la guerra, bellezze. Ce l’abbiamo in casa ed è colpa nostra.


P.S.: Se trovo una barca a vela, ci metto sù una deriva zapatera e parto per la Spagna

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Fuga dall’Italia

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 1:34

Ho fatto il mio solito giro sui quotidiani europei e non. Potrei essere incappato in qualche svista, ma nessuno parla delle gesta dell’ "irredentista dentista del tridente", Calderoli. Si devono essere stufati di parlare male di noi. Forse si dimenticheranno di questo paese. Che non so se si possa ancora chiamare "paese" se il 37,8% dei suoi cittadini avrebbe già deciso, potendo, di scappare all’estero.

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Martedì, 21 Febbraio 2006

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Pil ed economia reale

Archiviato in: Cose riformiste — francesco @ 13:22

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L’analisi logica e il rimedio alle grammatiche sbagliate

(Locanda Riformista

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Se tanto mi dà tanto

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 1:06
Portare una t-shirt per provocare non solo può riuscire, ma può anche portare bene. Uno se la mette, fa un po’ di casino in giro per il mondo, lo cacciano e poi può chiedere e ottenere tutto quello che fino a un momento prima tutti gli negavano.
Speriamo che domani Cuffaro non si metta una maglietta per provocare la mafia rossa. Capirete che in gioco potrebbero esserci le originarie e purissime "radici mafiose dell’Europa". Non avessimo mai a confonderci.

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