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Lunedì, 31 Ottobre 2005

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Sabrina, riprenditi

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 22:44

Mentre il mondo si in ginocchia davanti all’intelligenza da statista di Berlusconi e nel frattempo cerchi di capire come faccia uno come Tremonti ad avere il 740 che ha, con quello che combina per il suo paese, io da questo pomeriggio non appena è apparsa la notizia mi sto chiedendo se sia mai possibile. Che una figa come la Ferilli possa anche solo simpatizzare quella faccia di culo dell’ex direttore Rai, Flavio Cattaneo non mi lascia in pace. Il pensiero che lui la possa toccare è una profanazione, anzi, mi fa letteralmente schifo. L’epuratore impomatato di Santoro, Luttazzi e Biagi a letto con la Ferilli è un atto contro natura.
Fassino: la ragazza sta male, fa’ qualcosa. Manda la Bellucci a Parigi perché riporti la Ferilli a casa. Deve curarsi, sta male, forse l’hanno drogata, la crisi post matrimoniale le ha annebbiato i sensi. 
Quei due insieme sono un attentato alla sinistra, al suo buon gusto e anche alla sua sanità mentale, quella notizia sposta più voti dell’aplomb da bradipo di Prodi.
Forza, salviamo Sabrina!!

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Il bugiardo dal volto umano

Archiviato in: Metodo — francesco @ 11:47

La mossa del cavaliere, elettoralistica o meno che sia, non sarà l’ennesimo colpo di teatro. Lo show man in surplace non può stare. Celentano lì non può arrivare e neanche la satira in tv. Solo la politica può. Il cavaliere si gioca una parte del suo residuo prestigio, non politico, ma personale. Il presidente bugiardo, ma dal volto umano, che ha sempre amato il prossimo e che non ama la guerra, che ha resispiscenze a sei mesi dalle elezioni è la nuova incarnazione politico-mediatica del premier, ma rischia di squagliarsi triturata da stati di fatto e situazioni internazionali assai più importanti della sua elezione.
Se, come sembra, questa mossa è motivata dalla lettura di sondaggi che condannano l’intervento italiano in Iraq, che perciò non perdonerebbero il Premier, l’azzardo è insidioso quanto furbesco ma anche indicativo di un comportamento iperbolico naturale. Certo, molto dipenderà dal sangue freddo del centro sinistra se il cavaliere si troverà con il cerino in mano, ma non solo. La mossa è, però, a mio giudizio, già sbagliata, anche se, come pare ovvio, Bush non dovesse confermare la veridicità delle affermazioni del suo alleato più fedele. Se il ballon d’essai si sgonfiasse presto, non dovrebbero esserci ripercussioni eccessive, ma se invece la quaestio sollevata dal premier dovesse prolungarsi nel tempo potrebbe diventare una frana sul pifferaio.
Mi sono divertito a prendere in esame gli aspetti comunicazionali dell’intervento e ho provato a spiegarli davanti a me, elencando le conseguenze politiche possibili e spiegando le ragioni dell’errore strategico di Berlusconi.

1°) Berlusconi per la prima volta dopo tanto tempo torna, senza sollecitazione alcuna e a freddo, sulla guerra, Lo fa come se se ne assumesse una responsabilità diretta, mentre - ce lo siamo sentiti ripetere mille volte con un’arroganza senza limiti - noi non saremmo andati in guerra in Iraq, ma in missione di peace-keeping con la benedizione di una risoluzione dell’Onu, sebbene posteriore e giustificatrice dell’atto (1546). Non si comprende il senso dell’apertura di questo nuovo fronte mediatico, se non per seminare incertezze tra quei molltissimi che ritengono il nostro intervento possibile solo a causa all’intervento anglo-americano. Quelli, non notando alcuna soluzione di continuità tra il prima e il dopo, non sono disposti a considerare i due eventi come due espisodi distinti e separati, ma come due capitoli della stessa vicenda. Ma negare ora il consenso alla guerra non significa smarcarsi da essa, significa invece ammettere in modo clamoroso con una excusatio non petita, che l’Italia è veramente andata in guerra portata da questo governo, mentendo agli italiani per anni.

2°) La missione, ad ogni modo, chiaramente non è finita e l’affermazione berlusconiana rischia di occultare quei pochi buoni risultati ottenuti rendendo torbide le acque della discussione futura. Senza l’atù "cristallino" dell’intervento di peace keeping tra le mani non si potrà, infine, sostenere l’anti americanismo del centro sinistra. Non si devono convincere i nemici della guerra della bonta dell’intervento in Iraq ma dell’"errore" commesso in buona fede. E spiegarlo, anche.

3°) Giustamente molti si potrebbero chiedere se i morti di Nassirya sono morti per un mandato giusto oppure per un "metodo sbagliato".

4°) In Iraq una Cosituzione c’è e un’elezione democratica è stata portata a termine, in mezzo a migliaia di morti, senza che nulla si potesse impedire. Risulta allora ancora più incomprensibile il ripensamento di chi dovrebbe aver vissuto fino a oggi solo per il realizzarsi di questi momenti cruciali per essere almeno parzialmente soddisfatto e non decidere di ripensare al conflitto riportando l’orologio del dibattito a tre anni fa.

5°) Neppure di fronte alla morte di Calipari, Berlusconi, il governo e la maggioranza hanno avuto il coraggio di manifestare dubbi e rigore sufficienti davanti all’alleato sulla dinamica dell’incidente, dinamica dai risvolti sempre più inquietanti, che fanno pensare a contrasti assai più gravi tra il nostro governo e quello statunitense sulla gestione del dopo-guerra.

6°) L’affare Nigergate è un pasticcio incredibile e se la mossa di Berlusconi deve parzialmente farsi risalire a questa vicenda, i prossimi mesi dimostreranno che questo conflitto per cui sono stati crocifissi pacifisti, Zapatero e centro sinistra rischia di diventare il suo calvario anche se Berlusconi decidesse di ritirare le truppe domani.

7°) Berlusconi non può ritirare le truppe dall’Iraq domani se non vuole far cascare il teorema su cui si è basata la sua attività di politica estera ( e anche interna) fino ad oggi: l’alleanza strategica con gli Usa, paese della libertà e della democrazia, e la diffidenza verso l’Unione europea, accusata questa di essere incapace di affrontare politicamente e culturalmente, prima ancora che militarmente, la sfida del terrorismo internazionale.

8°) Nella malaugurata ipotesi che domani vi fosse un attacco terroristico in Italia alla vigilia delle elezioni, il contrordine di Berlusconi, sarebbe giudicato un atto irresponsabile e infantile, volto solo a salvare la propria faccia ma non a garantire la sicurezza dei cittadini italiani. Peggio che i popolari in Spagna, dove almeno lì questi tentarono di falsificare le prove, solo dopo, cercando di coinvolgere l’Eta e limitandosi a perdere le elezioni.

9°) Se questa è solo una mossa elettoralistica allora siamo davanti a un vero pericolo pubblico, che non si sa se mente o se dice la verità neppure se in gioco ci sono i destini di un paese coinvolto - a vario titolo  - in un conflitto delicatissimo come quello iracheno che fin da principio ha diviso l’Occidente.

10°) Peggiore di tutto è però l’inversione della figura di Berlusconi, da anti - politico a politico della "ventura" buono per tutte le stagioni, incollato a una sedia, incapace di tenere nascosta una sua presunta avversione a una scelta politica, senza spiegarci di quali minacce, di quali pressioni, di quali sensi di responsabilità sia stato fatto oggetto per maturare quella scelta senza, a questo punto, trarne le dovute conseguenze - non il ritiro dall’Iraq - ma le dimissioni da capo di un governo, trascinato in una guerra - o almeno a difenderla a spada tratta - senza averla mai voluta.

Se Berlusconi fosse un bugiardo serio o anche solo stanco si sarebbe già dimesso: le sue affermaziioni sarebbero state intese come una volontà di allontanamento irrevocabile, abbandono della politica, ultimo vero regalo agli italiani. Invece, si tratta di una mossa, magari non studiata troppo bene, i cui scopi devono essere ancora ben chiariti.
Intanto non resta che sperare di andare presto alle elezioni. Da qui a aprile si rischia di sentirne delle peggio. A gennaio non sarebbe male. Speriamo bene.

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Domenica, 30 Ottobre 2005

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Rivelazioni

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 13:58

Siamo un paese eccezionale. Confezioniamo prove false per fare una guerra che non ci sembra il metodo giusto.
Però, niente paura, siccome si tratta di una "rivelazione" nessuno metterà mai in discussione il Concordato, per non privarci mai di simili esclusive.

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Venerdì, 28 Ottobre 2005

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Prediche e bischeracci

Archiviato in: Metodo — francesco @ 11:17
Dove uno show man non arriva, può arrivare un comico. Quanto sono importanti i ruoli e quanto è importante lo studio, la cultura, intesa come "saper vivere" (come giustamente cantano anche nella loro canzone i Sud Sound System). "Celentano è un bischeraccio, presidente. Sivliuccio, non t’arrabbiare, anzi dimettiti e vieni qui a dìre tutto quello che vuoi a chi non puoi dirlo. Questo palcoscenico è la casa delle libertà". Et voilà. Ora tutti zitti e ricominciate a ridere.

Le prediche di Celentano stanno alla libertà di informazione come la volontà di monologo del nostro premier sta al suo desiderio di abolire la par condicio, ma la volontà di condizionare l’elettore è un obiettivo solo del secondo. La televisione gioca con vecchi e inventa nuovi desideri, terminazioni nervose di un pubblico che viene ricostruito ogni giorno. Il pubblico vede, giudica, accetta o scarta. Nulla, tanto meno la politica,  ha più un’autonomia, fatto di linguaggi, spazi, regole e tabù inviolabili oggi, se trasmissioni televisive costruiscono consenso, ministri, agende. Celentano è la televisione odierna, quindi è inutile dire che questa interferisce con la politica o con altro. Interferisce con qualunque desiderio possibile. Celentano però piace solo perché suicida questa tv ogni volta che si sostituisce a chi la può fare: gli uomini dei media e i politici. Lui non ha il potere di farla. Questo è l’intrigo. Facendola, prefigura uno scenario in cui chi parla non è chi deve parlare. E’ il re degli ignoranti  e questo ci compiace, ci assomiglia. Quello che dice conta assai meno. In sostanza: se Porta a Porta può fare un ministro perchè Celentano non potrebbe disfarlo?

I comici, in particolar modo i satiri, tolgono ai politici gli argomenti di cui questi non intendono parlare. Possono essere argomenti pericolosi, scabrosi, da tenere nascosti. La loro riemersione perciò scandalizza. I custodi vengono svillaneggiati in pubblico e per un attimo sono nudi. Chi si appropria dello scandalo lo muta in cartina di tornasole di una realtà immaginaria, in cui lo scandalo è lo scandalizzato. Più di questa inversione e l’appropriazione di pezzi di immaginazione che il politico non tollera. Ma si tratta pur sempre di bischeracci, appunto. Il bradisismo dura poco e gli smottamenti vengono assorbiti facilmente dalla routine quotidiana tra compromessi e certezze. Altrimenti il Satyricon sarebbe un pezzo di antiquariato e non invece attuale come lo era secoli fa.

Quando arriva il dopo Celentano è un po’ come quando arriva il dopo Festival. La realtà si riprende il terreno perduto nel sogno scalcinato e nelle invettive di un individuo che passa il tempo a provare davanti a uno specchio le battute giuste. Basta una bella trasmissione di Vespa sulla libertà "reale" del paese per mettere tutto a posto. Il bradisismo è solo un ricordo. Benigni in realtà è un siluro da mille kilotoni. Fa paura a tutti e perciò mette tutti d’accordo: in ginocchio e felici. Una cosa seria, mica bischerate.

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Giovedì, 27 Ottobre 2005

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Spropositi

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:58
«Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Questa nota frase evangelica- rivolta da Berlusconi a commento dei manifestanti anti-Moratti - dovrebbe essere la risposta mediatica all’altrettanto evangelica affermazione del parlamentare diessino Fabio Mussi il quale, ordinando di rifoclllare poliziotti e manifestanti, nel considerare giustamente che il gesto abbassò la tensione tra le parti, riteneva di aver adempiuto anche al precetto della carità cristiana dando da bere agli assetati. Mussi, perciò, si mostrava sorpreso delle proteste della maggioranza, da sempre sostenitrice dell’indispensabilità del riconoscimento continentale delle "radici cristiane" nel testo della Costituzione europea.
E’ difficile dire quale delle due affermazioni sia più sgangherata e surreale per contesto. Ma - mi chiedo -  dov’è la Chiesa Cattolica ? Non è forse questo uno di quei momenti in cui si sentirebbe il bisogno di un suo autorevole intervento almeno per stigmatizzare l’uso strumentale e a sproposito della religione nella contesa politica? Si permette, invece, che un premier utilizzi frasi fuori contesto per parlare a Dio, atteggiandosi a Gesù Cristo, e che un parlamentare speculi sulla qualità della coerenza religiosa altrui. Questa Chiesa utlimamente di polemiche ne ha fatto sorgere alcune e pure provocate altre, attirandosi pochissime simpatie. Ci sono certo affari assai più seri con cui confrontarsi, ma avrei gradito - mi sarei aspettato - un invito alla pacatezza e al senso della misura verso chi adopera la parola per vivere e guidare le cose del mondo.
L’impressione è che l’accordo, invece, sia totale su un punto: la religione va bene se il laico la mette alla berlina, un po’ meno se non la riconosce come fonte di un potere di mediazione culturale e politico a tutto campo, ad appannaggio della Curia. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe accadere in uno Stato laico e anche l’opposto dell’opera di conservazione e approfondimento di un sentimento religioso che si vorrebbe genuino e lontano dalle beghe di palazzo.

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Mercoledì, 26 Ottobre 2005

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Quando la destra comunica

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:24

In realtà di questa riforma della scuola morattiana non so nulla. Non so che cosa succederà ai laureandi e neanche sono in grado di giudicare se questa sia effettivamente la pietra tombale sul diritto al lavoro qualificato, in realtà conseguenza naturale di una splendida utopia, anch’essa morta da tempo - il diritto allo studio - buona solo per persone educate al culto della libertà e della responsabilità. 

Mi sono laureato tanto di quel tempo fa, che se penso alla mia laurea mi viene in mente Celine quando rifletteva sulla sua e la riteneva a quarant’anni scaduta ormai da un pezzo. I tempi recedono, anche se la mia, in realtà, è servita anzitutto a me. E in questo senso non è mai scaduta. Non sono in grado di dire se mi è stata utile o invece di intralcio quando ho dovuto utilizzarla per cercare un lavoro. Ma di certo per quell’uso ho sempre percepito il senso di una colpa, l’imputazione di eccesso di qualifica.  

Non credo che i manifestanti abbiano difeso ieri quella scelta di libertà, a prescindere. Noi eravamo convinti di avere un futuro - era un diritto, allora -  e, se a molti ne hanno tolto una parte, lo schock si è diluito nella lotta quotidiana. Soli come cani, ai primi dei 90 affrontavamo la precarietà mentre si sosteneva che l’occupazione era massima, i disoccupati un’invenzione della sinistra. Oggi invece c’è chi il futuro pensa di non averlo per diritto, per cui lo stato d’animo di fronte a chi gli dice che è tutto ok è ovviamente più incattivito.

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Sono certo comunque che gli studenti, i ricercatori e i docenti che marciavano a Roma mai avrebbero immaginato Fini definirli squadristi, proprio come quelli che marciarono su Roma. L’accostamento suona di per sé scabroso e il pudore, se fosse ancora vivo, consiglierebbe a uno come Fini un uso più cauto di certi termini. Tanto più che quelli che marciarono su Roma non trovarono a sbarragli la strada i carabinieri in tenuta anti sommossa. Il vice presidente del Consiglio dei Ministri della repubblica italiana sa certo distinguere meglio di me che cosa è squadrismo e che cosa non lo è - disciamo - ne ha una certa esperienza.

Comunicare con la televisione significa forzare. In Italia siamo al parossismo, ma il combinato disposto di immagini, parole e potere di controllo rende la forzatura abituale. Berlusconi definisce le forzature degli altri: falsità. I giornalisti dovrebbero impedirle, ma in Italia non usa. In questo momento anch’io forzo un’affermazione di Fini perché la spingo alle sue massime conseguenze logiche. Ma dire che alcuni di loro avrebbero commesso dei reati di tipo squadristico poteva essere evitato. Sorvolo sulla provocazione reiterata, sullo spostamento dell’attenzione dall’oggetto della manifestazione alla sua violenza, sull’ossessiva volontà di fornire un’immaginaria versione dei fatti a giornalisti silenziosi, per suggerire la giusta interpretazione della realtà. Tutti tic illiberali che nei momenti di nervosismo riemergono dal profondo anche a un tipo come Fini, della cui "conversione" sono  abbastanza sicuro.  (Di molti altri e della base meno, molto meno) 

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E la Santanchè? Una delusione. Io pensavo che la mancanza di calcolo, la "nobiltà" nel disinteressarsi dei fotografi, pur di esprimere un sentimento genuino fosse stata la molla della signora. Una nuova Mussolini. Niente di tutto ciò, invece. Da fonti riservate abbiamo appreso, che avendo ella preso in mattinata un palo nel culo, riuscì a togliersene una scheggia solo alla discesa dalla macchina, ed esultante ma composta nella sua eleganza non potè fare a meno di mostrarne orgogliosa i resti alla folla. Che naturalmente non comprese - ottusa come sempre - sopraffatta dalle gesta e dagli schiamazzi degli squadristi, notoriamente poco propensi a credere che le donne sappiano fare qualcosa di utile. Bisognerebbe insegnarle a scuola certe cose, ecco cosa voleva dire la signora, e perciò c’era bisogno della riforma. Un’esibizione pedagogica, insomma. Peccato.

Ma poiché questa potrebbe sembrare un’interpretazione in odore di satira volgare e comunista, in onore ai costumi dei tempi, mi autocensuro e mi epuro dal blog per qualche ora, meditando ancora sul valore di verità di questo prezioso documento fotografico.

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Martedì, 25 Ottobre 2005

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Cofferati e la sinistra

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:43
Potrei dirvi che Cofferati questa volta poteva andarci cauto, oppure che ha ragione lui, mentre strappa alla destra l’arma di quella cosiddetta legalità che questa usa strumentalmente solo contro chi non è amico suo. A me non piace discutere di legalità versus solidarietà. Non ho la più pallida idea dei progetti di Cofferati. Potrebbe avere torto come no. Ma il sindaco ha ragione a "sogghignare" quando sottolinea il fatto che la destra in consiglio voterà a favore senza neanche sapere il contenuto del prossimo ordine del giorno sulla sicurezza. Di certo si fa piazza pulita dei luogocomuni sul sindaco giacobino, sul’estremista, sul "cinese", e anche su un modo di fare politica che rivendicava anzitutto granitiche certezze ideologiche, contrapponendo nel suo esercizio, legalità a solidarietà così come competizione a welfare. Ci si chiederà: a che prezzo? Mi viene da pensare a quale prezzo molti di noi cenerebbero insieme a un exra comunitario baraccato o gli darebbero alloggio anche solo per una notte. Ma non voglio andare fuori tema. Le prove di Cofferati sono anche qualcosa di più di semplici prove di amministrazione. Sono le prove politiche dell’unico leader spendibile dal centro sinistra da qui al 2011. Temo che un po’ di nervosismo tra i suoi colleghi di parte provenga anche da questa semplice considerazione.
Cofferati non è l’unico sindaco che sgombera. Bassolino e anche Veltroni hanno demolito e organizzato evacuazioni forzate. Ma Bologna, si dirà, è un’altra cosa. Inoltre, lo spettacolo di donne e bambini che urlano mentre gli demoliscono la baracca dove vivono, non è propriamente uno spettacolo degno di un paese civile, né per chi dà quell’ordine, nè per chi lo subisce, né tanto meno se si pensa che nei confini di quel paese si contano centinaia di migliaia di case sfitte e affitti fulminanti. In compenso - mi par di capire - sono sempre gli stessi i rappresentanti di quei collettivi di "sinistra" che sostengono che era meglio Guazzaloca, ma danno del fascista a Cofferati. Certo, era meglio un sindaco che avrebbe dovuto affrontare loro in piazza e un centro-sinistra in consiglio, e poi tutti giù per terra, impotenti di fronte alla soluzione del problema reale. Cofferati, invece, ha deciso che il problema va affrontato con gli strumenti della legge e poi anche risolto.
Io non so come si possano dare case a chi ne ha bisogno e non so neppure come potrà intervenire in merito Cofferati. Però, vorrei ricordare che modificare la percezione di un’identità politica significa far politica. Specie se si pone mano a un problema e si cerca di risolverlo. Smuovere le incrostazioni di posizioni ormai incancrenite e di comodo per lasciar marcire il problema deve diventare comportamento inaccettabile a sinistra. Invece dei meschini teatrini televisivi e delle censure ai comici che osannati minus habens mettono al centro dell’agenda politica, Cofferati fa riferimento a cose concrete. La politica spettacolo è morta, l’invasione degli ultracorpi televisivi sotto la forma di spot succhia-cervello no. Anzi, ora che sta per cominciare la giostra, c’è un solo modo per batterli. Anticiparne l’arrivo, prevenendo e vanificandone l’effetto, spostando l’attenzione altrove, magari sui problemi veri. La vicenda di Cofferati ci insegna almeno questo e indica nel dinamismo politico la strada da seguire per il futuro. Se il nervo scoperto della legalità che si dovrebbe identificare - chissà perché - con la destra post fascista e previtiana viene fatto saltare è perché la sfida può e deve essere combattuta.
Cofferati è un leader. Assomiglia più a Craxi che a Berlinguer. La notizia davvero ferale è questa?

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Lunedì, 24 Ottobre 2005

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La tentazione del Cavaliere

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:52
Ho cancellato il post (scritto ieri sera) perché Aldo Grasso ne ha scritto oggi uno sul Corriere che esprime opinioni simili a quelle espresse da me e meglio documentate.
Volevo dire che proprio non ce l’ha fatta. Berlusconi in religioso silenzio da tre giorni, non ha potuto resistere e alla fine ha ceduto, confidando i suoi lacrimevoli pensieri allo scudiero (e cattivo consigliere, secondo me) Bruno "Sancho" Vespa. Le sue considerazioni sulla trasmissione di Celentano hanno assunto così l’aspetto di un’invettiva patetica: i comici contro di me, nuovo episodio dellla saga mediatica berlusconiana, quella in cui San Giorgio diventa il drago e il drago una cosa tutta da ridere. Non gli imperscrutabili "poteri forti" - come se ne potessero esistere di deboli e altrettanto preoccupanti - non i "comunisti" -  magari della Transnistria accompagnati dalle tate di Fassino - non i giornalisti che mal interpretano (ricordate la machiavellica e surreale campagna contro i media clamorosamante fallita?) ma i comici, quelli che fanno satira, colpevoli di farne solo di un tipo: di sinistra. Ma ce ne fosse anche solo uno bravo di destra, lo si pagherebbe a peso d’oro.
Essere intervenuti è un errore. Ora Celentano potrà lavorare di rimessa, Prodi potrà trattare il premier per quello che è: un piccolo ossesso narciso, triste e penoso. Il grande barzellettiere non sa ridere di se stesso. Verità non grave per quella parte di convincimenti, che potrebbero essere di qualche milione di individui, secondo cui chi ha fatto bene per sé, lo deve poter fare anche per il paese; lo è per quell’altra fetta di credenze che leggono in Berlusconi il segno della più grande e rassicurante novtà nel panorama politico italiano. Che questi rappresenti in una certa misura la riscossa modernizzante di quegli ideali di pacato e benevolo autoritarismo di cui la Storia italiana unitaria e no è piena, ma anche la versione più attuale dell’impolitico, di colui che con una risata avrebbe seppellito (e vorrebbe ancora poterlo fare) "il vecchio": la prima repubblica, i partiti, la burocrazia, la sentina di ogni male possibile. Invece, a leggerne il percorso da quella censura bulgara - una vera chicca dell’arroganza del potere di tutti i tempi - ad oggi il declino di questa immagine è stato verticale e si è appiattito su quella di un qualunque politico perbenista e bacchettone: dalle leggi che salvano gli amici, alla mancanza di coraggio su un tema come la fecondazione, alle finanziarie d’accatto e truccate.
Una volta tanto ha ragione Cossiga che ha consigliato il premier di andare da Celentano e farsi una risata con lui. Un segno del destino che il consiglio arrivi dal più classico degli esponenti della prima repubblica, rinverginatosi "picconatore" alla bisogna… Ma per questo giro è tardi, quella risata non seppellirebbe più nessuno. Bisognerà aspettare il prossimo episodio.

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Domenica, 23 Ottobre 2005

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Forza Tinto

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 13:48

Se, come dice uno degli intellettuali migliori che abbiamo e rinneghiamo: "Il culo è lo specchio dell’anima",  questi -  che qua sotto si abbuffano per il bene del paese-  di anima ne hanno così poca, che anche di "culo" dovrebbero difettare. Non resta, quindi, che sperare nell’effetto del pollo.

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Sabato, 22 Ottobre 2005

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Si fa presto a dire trasmissione riparatoria

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 12:00
Chissà come sarebbe la trasmissione riparatoria richiesta a gran voce a Celentano dagli esponenti di An e dintorni. Essendo la riparazione, in sè e per sé, una punizione, il classico ta-tà sul culetto al bambino cattivo, in pratica, il parto di menti paternalisticamente diligenti e balillianamente severe, si può provare a immaginare. Una trasmissione surreale, come il concetto di libertà di Bondi, con una claque scelta in base a simpatie accertate e anche premi, a seconda dello spellamento di mani e conseguenti bruciature di ugole. Landolfi in cabina di regia  sarebbe una pietra miliare della storia televisiva italiana. Poi: al posto di Celentano non resta che metterci Marco Masini, invece di Crozza, Maurizio Agliana, il body guard di An, eroe iraqueno; Cornacchione lo sostituirei direttamente con la sua controfigura: Sandro Bondi. Invece di quello schianto della Ranieri (guai chi me la tocca, a parte Zingaretti) la Santanchè, altrimenti la stagionata Clarissa Burt, oppure la "famosa discriminata" (anche dai suoi) Angela Cavagna. Farebbe il tre per cento di share, ma pazienza. La verità non ha prezzo. La questione è però: chi sostituirebbe ora Michele Santoro? Li hanno già sistemati tutti. E persino Diaco si è buttato a sinistra.

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