Il convitato di pietra

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Prioritarie 2006: l’iniziativa che vanta almeno un tentativo di imitazione!
Nonostante il plagio de il Riformista, continua la campagna per le Prioritarie 2006!
Come far uscire il Paese dalle secche? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali le priorità su cui concentrare l’azione di governo?
Raccogliamo insieme le proposte per cambiare il Paese, le priorità programmatiche che dovranno entrare da subito nell’agenda del nuovo governo.
Aiutateci a definire la rosa delle alternative mandando le vostre PRIORITA’ entro il 5 ottobre a questo indirizzo: prioritarie2006@locandariformista.net
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Il diversamente uguale |
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Vorrei sapere come entra la figura e il progetto politico Berlusconi nel progetto delle primarie. La destra italiana da sempre sospetta la democrazia. E’ questa la grande differenza politico-culturale tra chi si sente di sinistra e chi si sente di destra. Ne abbiamo preso atto con chiarezza in questi lunghi anni di governo azzurro. Non è cosa - la democrazia - con tutte le sue complicazioni, da mettersi in casa, senza pensarci su e prendere le dovute precauzioni. Il parlamentarismo è noioso e lento. Bisogna prima accertarsi che non comprometta i propri vitali interessi e solo allora accettarne le debite risultanze. Per l’idea che Berlusconi ne ha in testa e per la formazione che ha messo insieme, fatta eccezione per l’Udc, la democrazia è una semplice forma di governo composta di pochi essenziali e sperimentati passaggi tenuti sotto controllo in ogni possibile ganglo. Il loro controllo deve condurre prima di tutto alla soddisfazione dei propri desideri, resi comuni da una visione ideologica che considera male tutto quello che insidia quel controllo. Le decisioni sono già assunte, quello che serve è una ratifica. La democrazia per Berlusconi non sarà mai un luogo di processi anche virtuosi. La discussione e i tempi morti richiesti dalle procedure democratiche sono poco virili, poco decisionisti, per niente roba da uomini. La centralità della cultura d’impresa e la figura del factoum erano insieme il cuore e il braccio dell’incanto berlusconiano. Questi, gestiti da una sola persona cancellavano le differenze tra le parti, le loro incompatibilità, sottomettevano le meschinità della politica e del potere, gli arrocchi sulle poltrone, all’unico movimento possibile, quello sancito dal re, meschino o meno che fosse. Impossibile mettere in discussione la parola del re, il castello mostrerebbe le crepe, i vicoli ciechi, le zone d’ombra, i fantasmi.
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Con il discorso di Ruini, ventiquattr’ore dopo la sortita di Rutelli, il centro sinistra evolve. Da piccolo circo Barnum passa, senza intaccare la premiership della Casa della Libertà in quanto a manifestazioni clownesche, a reality show. Se ne intuiscono anche le mire . E’ quasi certo che si aprirà una contesa negli ascolti con il Grande Fratello. Un confessionale gestito direttamente dal capo della conferenza episcopale, cardinale Ruini, non è propriamente un evento che possa passare inosservato.

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Come far uscire il Paese dalle secche? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali le priorità su cui concentrare l’azione di governo? Raccogliamo insieme le proposte per cambiare il Paese, le priorità programmatiche che dovranno entrare da subito nell’agenda del nuovo governo.
Aiutateci a definire la rosa delle alternative mandando le vostre PRIORITA’ entro il 5 ottobre a questo indirizzo: prioritarie2006@locandariformista.net

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Se solo si provasse a immaginare e riflettere per un minuto su un’eventuuale vittoria dell’Unione alle prossime elezioni politiche, nonostante l’acume politico di Rutelli, verrebbe voglia di dare corso immediato alla volontà di ridurre gli stipendi ai parlamentari. Altro che demagogia! Se le affermazioni strampalate ma studiate, riflessive ma di una profondità che tocca il nulla con un dito, messe in piazza da un tizio che si crede un genio, non servono a far perdere le elezioni, ma anzi a trovare al suo estensore un ruolo dirimente nel panorama politico nazionale, allora allo strumento della politica bisogna attribuire meno importanza. Bisogna che il gioco non valga più la candela di sempre.
Che poi anche Rutelli sia d’accordo con la proposta di riduzione dei costi della politica è solo una classica e maledetta astuzia della storia.
Che cosa abbia a che fare questo atteggiamento con anche la più pallida delle sinistre contemporanee non riesco a capire. Che cosa devo sperare? E che cosa devono sperare tutti quelli che come me toccano ferro ogni volta che Rutelli apre bocca, tanto da temere ogni sua presenza in un qualsiasi talk show? E’ impossibile saperlo. Ed è già grave abbastanza.
Eppure, non si può dissinescare la minaccia di un Rutelli che parla, quindi gli indecisi e non solo loro, avranno tempo e modo di chiedersi che cosa sia veramente questo centro-sinistra, e senza trovare una risposta. Proprio il contrario di quello che hanno sempre fatto gli elettori quando hanno guardato alla consistenza della destra e, nella confusione, hanno visto - e ancora vedono - spiccare su tutto la consistenza patrimoniale, di successo personale e di nettezza di Berlusconi. Alcuni di quei milioni di indecisi potrebbero capire che si può fare a meno di un centro che sta innaturalmente con la sinistra e riprovare convintamente Berlusconi che non starà mai con la sinistra e corteggia quel centro. Obiettivamente, credo ci siano ampi margini di tempo per fare andare le cose proprio in questo modo.

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"Rapirono cinque ragazze
all’uscita della Chiesa.
Ci portarono al fronte.
Dovevamo cucinare e trasportare
munizioni. Ci minacciarono,
se non fossi andata con loro
mi avrebbero uccisa.
Io voglio andare a scuola.
Voglio tornare a Nimba
con la mia gente."
A., una ragazzina quattordicenne
rapita e violentata in Liberia.

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La disinvoltura con la quale Berlusconi intende cambiare le regole del gioco elettorale, dopo aver annunciato che le due coalizioni hanno - "suoi" sondaggi alla mano - parità di consenso, è una prova di forza. E’ anche una mossa che serve a sminuire la concetezza della politica, a distogliere l’attenzione dal baratro di una Finanziaria ancora inaccessibile nei contenuti, per portarlo sui cieli di un Epicuro truccato da Pulcinella. Un ennesimo test, ma di portata meno decisiva, forse, di questo clima di fredda isteria è la cagnara sollevata contro Prodi per le sue posizioni sulle coppie di fatto. Cardinali in testa si è assistito a un giro di walzer di regime in cui il senso orgoglioso della truffa, della misitificazione, della gomitata ammiccante e dell’occhiolino acquoso ha fatto il giro del paese e sicuramente anche del mondo. Ci daranno il seggio a rotazione all’Onu ma per assistere, una o due volte all’anno, ai divertimenti strani di un popolo come il nostro. Forse, per provare a capire come si fa ad avere una maggioranza di individui così stronzi, così sempre vicini al baratro, così amanti del senso di irresponsabilità da non riuscire a farne a meno quasi mai nelle occasioni importanti.
La politica era una passione nazionale, tutti parlavano di politica. Oggi, invece, è il gioco nazionale e lo si guarda in tv, borbottando, ma in sostanziale silenzio, zittiti dal conduttore e dal ritmo della trasmissione. Complici il nostro mai sopito gusto per le divisioni, la diffidenza per il prossimo, l’animo individualista un po’ pezzente e trafficone e, da che esiste, anche la televisione - quale fautrice dell’unificazione linguistica, prima e quale strumento dell’unificazione ideologica e consumistica - la politica ha subito mutamenti impensabili fino a a venticinque anni fa. Berlusconi è riuscito a cambiare la politica non solo scendendo in campo, con la sua sedicente antipolitica, le sue doti imprenditoriali e i suoi molteplici interessi in conflitto, ma creando intorno a sé l’aura del capo ultras, educando il dibattito politico alle reazioni inconsulte, rissaiole, violente e di quella barbarie di seconda mano che alloggia nelle curve degli stadi. Il coup de thèàtre è sempre in agguato e costituisce un pezzo del capitale immateriale di tanta fortuna politica, da sommare a quello più materiale, in azione quotidianamente. Aiutato da un partito ancora largamente fascista nelle espressioni e negli atteggiamenti intolleranti di molti dei suoi colonnelli, circondato dal piagnisteo pieno di odio e rancore del leghismo, corrobarato dal vittimismo e dall’artefatto senso di inferiorità sfoderato per catturare la benevolenza, Berlusconi ha cambiato la politica nazionale, mutandola in avanspettacolo televisivo. In questo modo tutto quello che fa il leader è politica, una politica diluita in gag e battute, in decreti legge e rapidissimi provvedimenti ad hoc, tanto da configurare un capovolgimento dell’ipotesi iniziale. L’antipolitica è stato il grimaldello che ha aperto la strada a una specie di variante neopatrimonialista della politica. Ma in luogo dell’Etat c’est moi (Lo Stato sono io, perché è tutto mio) di Luigi XIV, Berlusconi afferma L’Etat c’est à moi (Lo Stato è mio, perché gli elettori me lo hanno dato).
Da questo modo di operare la sinistra è tagliata fuori, tanto da far sospettare per davvero una, per altro inesistente, differenza antropologica tra chi sta di qua e chi sta di là.
Ora, il premier ha fallito su tutta la linea. La pressione fiscale è sostanzialmente cresciuta, l’economia è al palo, la nostra credibilità internazionale è ai minimi termini, la nostra politica estera è stata stravolta, ma senza che questo abbia comportato vantaggi di alcun tipo, mafia, camorra e ndrangheta sono vive e vegete, il terrorismo internazionale continua a terrorizzare, la sicurezza è diminuita, il senso di perdita di futuro cresciuto come mai dalla fine della guerra. Il self made man è sempre più ricco, ma il suo paese è sempre più povero, precario e alla ricerca di un futuro dignitoso.
Il centro sinistra oggi non è in grado di fornire risposte che diano sollievo vero a chi patisce di nuove povertà e altre insicurezze. Gli manca la coesione ideologica e politica che Berlusconi obtorto collo ha imposto ai suoi alleati, che in parlamento votano tutto quello che lui vuole, ma che un giorno sì e uno no, gli mandano a dire, attraverso i giornali e le tv, che non accettano. Manca all’opposizione un’idea forte; e crede così poco alla forza che il partito di maggioranza relativa del centrosinistra (i Ds) ha di fatto appaltato se stesso a un ex democristiano pur di avere un leader moderato.
Schroeder, autore di minori sciocchezze ideologiche di Berlusconi nella guida del proprio paese, rischia di vincere le elezioni dopo cinque anni di sostanzaili battute d’arresto, perchè la sua avversaria democristiana sta dimostrando di avere le idee poco chiare.
Il punto, dunque, non è se la riforma elettorale passerà o no, il punto è, secondo me, se il centro sinistra saprà convincere gli italiani che quella è la truffa sbagliata. Che non consentirà comunque a Berlusconi di vincere. Non bisognerebbe avere paura, insomma, e chiudersi nel semplice ostruzionismo. Non bisogna fare calcoli, bisogna avere uno straccio di idea, condivisa da tutti e rilanciare. Che Berlusconi presenti il progetto di legge, sfidando An e una parte del suo stesso partito, se ci riesce. Che si dimostri forte come dice di essere. Che perda tempo su una questione di importanza cruciale per le proprie sorti e non per quelle del paese se vuole. Il maggioritario glielo consente.

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