Dispacci al vento
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Giovedì, 29 Settembre 2005

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Il convitato di pietra

Archiviato in: Cose riformiste — francesco @ 11:41
«Per difendere le nostre posizioni, siamo disposti a qualsiasi guerra». Sembra che questa frase minacciosa e dal sapore bellicoso sia stata pronunciata dal cardinale Ruini durante una conversazione telefonica con Gianni Letta. Il "cardinale" di Berlusconi trattava sugli scenari futuri della Cdl e del paese con Ruini, dunque, il cardinale che sorride compiaciuto alle contestazioni degli studenti a Siena, solo per prestarsi ad una campagna strumentale contro la presunta intolleranza laicista di cui sarebbe oggetto la Chiesa cattolica. Ruini, il nuovo cavaliere senza macchia e senza paura scende in campo per colmare un vuoto che da circa due anni si è prodotto nello scenario politico italiano. Il vuoto che fu colmato anni fa dall’altro cavaliere, capace di rappresentarsi come nuovo principe, nuovo modello politico: il  Berlusconi con le posizioni apodittiche dell’anti-politica, inedite eppure piene di certezze, profetiche, capaci di muovere lo scenario disastrato della politica nazionale post-tangentopoli e ridare speranze sopite di rivoluzione e continuismo. (continua qui)

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Mercoledì, 28 Settembre 2005

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All ruinam

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 13:02
In una società multirazziale chiunque può fare politica: da Adel Smith a Camillo Ruini. Le leggi e gli accordi fra gli Stati non contano niente. Nell’era dell’ermeneutica pret à portèr tutto è interpretabile e si può fare un po’ come ci pare. I giudici però, no. Loro devono applicare le leggi e stare zitti. E guai a chi fischia, questo è un paese civile.

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Martedì, 27 Settembre 2005

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Diffidate delle imitazioni

Archiviato in: Cose riformiste — francesco @ 10:38

Prioritarie 2006: l’iniziativa che vanta almeno un tentativo di imitazione!

Nonostante il plagio de il Riformista, continua la campagna per le Prioritarie 2006!

 Come far uscire il Paese dalle secche? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali le priorità su cui concentrare l’azione di governo?

Raccogliamo insieme le proposte per cambiare il Paese, le priorità programmatiche che dovranno entrare da subito nell’agenda del nuovo governo.

 Aiutateci a definire la rosa delle alternative mandando le vostre PRIORITA’ entro il 5 ottobre a questo indirizzo: prioritarie2006@locandariformista.net

 

L’originale

Il diversamente uguale

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Sabato, 24 Settembre 2005

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Scacco al re e alla regina

Archiviato in: Metodo — francesco @ 11:35

Vorrei sapere come entra la figura e il progetto politico Berlusconi nel progetto delle primarie. La destra italiana da sempre sospetta la democrazia. E’ questa la grande differenza politico-culturale tra chi si sente di sinistra e chi si sente di destra. Ne abbiamo preso atto con chiarezza in questi lunghi anni di governo azzurro. Non è cosa - la democrazia - con tutte le sue complicazioni, da mettersi in casa, senza pensarci su e prendere le dovute precauzioni. Il parlamentarismo è noioso e lento. Bisogna prima accertarsi che non comprometta i propri vitali  interessi e solo allora accettarne le debite risultanze. Per l’idea che Berlusconi ne ha in testa e per la formazione che ha messo insieme, fatta eccezione per l’Udc, la democrazia è una semplice forma di governo composta di pochi  essenziali e sperimentati passaggi tenuti sotto controllo in ogni possibile ganglo. Il loro controllo deve condurre prima di tutto alla soddisfazione dei propri desideri, resi comuni da una visione ideologica che considera male tutto quello che insidia quel controllo. Le decisioni sono già assunte, quello che serve è una ratifica. La democrazia per Berlusconi non sarà mai un luogo di processi anche virtuosi. La discussione e i tempi morti richiesti dalle procedure democratiche sono poco virili, poco decisionisti, per niente roba da uomini. La centralità della cultura d’impresa e la figura del factoum erano insieme il cuore e il braccio dell’incanto berlusconiano. Questi, gestiti da una sola persona cancellavano le differenze tra le parti, le loro incompatibilità, sottomettevano le meschinità della politica e del potere, gli arrocchi sulle poltrone, all’unico movimento possibile, quello sancito dal re, meschino o meno che fosse. Impossibile mettere in discussione la parola del re, il castello mostrerebbe le crepe, i vicoli ciechi, le zone d’ombra, i fantasmi.

—————— 

Tremonti sembra la regina cornuta che deflorata nuovamente torna beata a fianco del re. Essa se la ride a Washington, mentre siede al tavolo del FMI, ignorando Fazio. Come se fosse importante quell’ignoranza. In realtà è anche grazie a quel pio banchiere, fuori dal controllo di qualunque istituzione repubblicana, che si deve il trionfante ritorno della regina. La sua resistenza dovrebbe essere, in realtà, meglio ripagata. L’indecorosa situazione in cui versa il nostro paese all’estero è nulla in confronto all’impotenza che mostriamo noi d’innanzi ad essa. Non si dica che siamo civili, perché composti e in attesa, piuttosto si dica che siamo incivili perché ci vergogniamo a sbertucciare un impostore. E’ l’effetto della nostra prontezza nell’alzare le mani e arrenderci ogni volta che un intoccabile passa a riscuotere il saldo della sua rendita di posizione. E’ il nostro immarcescibile destino di nazione. Non mi stupirei, perciò, se a qualcuno del centro-destra venisse in mente di proporrre Fazio come futuro vice premier o ministro dell’Economia. Il cerchio si chiuderebbe, anche se  in farsa, ma si capirebbe qualcosa di più di quello che realmente siamo.

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Giovedì, 22 Settembre 2005

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Priorità

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:31
Sinsicalco se ne va, ma non tutto è perduto. Se a qualcuno sarà venuto mal di pancia apprendendo la notizia, a mio cognato è salito lo zucchero al settimo cielo leggendo il pezzo che riprende la notizia del primo trapianto di pancreas per sconfiggere il diabete. Insomma, lui di Siniscalco ha cominciato a sbattersene assai presto. La dolce notizia, di cui si parla, è di qualche mese fa. A Miami, medici italiani il 12 giugno hanno operato e curato una loro, nostra connazionale. Per sconfiggere la malattia hanno utlizzato cellule staminali estratte da pancreas e midollo. Mio cognato dice che per lui è una priorità guarire, molto di più che seguire lo scontro tra Fazio e il resto del mondo. Che sa che cosa sono le staminali perché ha letto parecchio sull’argomento. Ma anche, che se fossero estratte da cadaveri di cardinali e servissero all’uopo, ne mangerebbe a colazione, con tutto la tiara, compreso il copricapo. Che essendo fondamentalmente un precario, a notula da un decennio, se ne sbatte di Siniscalco che può scegliere tra fare il Ministro o il professore universitario.
Anche quei medici avevano le loro priorità: su tutte, fare ricerca. Perciò non sono stati ad aspettare Ruini e non avendo un Siniscalco a cui votarsi, sono emigrati.
A seguire le polemiche di questi giorni, in cui dinnanzi a pacs e analoghe questioni, si fa un gran parlare di priorità mi sembra di assistere all’ennesimo harakiri della cultura democratica italiana. Preso atto che il mio -  il nostro - è un mondo di minoranze che ad ogni livello si possono coalizzare o dividere, sciogliere, ricomporre o disinteressare, pare strano che in democrazia qualcuno continui a sostenere il mito della forza, intesa come comando - ratio divina - occultata dietro il diritto della maggioranza. A che scopo, poi? Per rimediare quali figure? Almeno, ai tempi dei re taumaturghi, i re di Francia e di Inghilterra, attribuendosi il potere di curare le scrofole, erano ignari che la malattia recedesse naturalmente. Oggi, che in teoria non potremmo più credere ai miracoli, una maggioranza ha voluto credere a uno di quelli, poi impietosamente fallito, e mentre sognava l’impossibile, costringeva all’espatrio una minoranza di scienziati. Questa gentilmente, ci ha rispedito in Italia una donna guarita da una malattia ritenuta fino a qualche anno fa incurabile.
In questo momento, potessi scegliere, preferirei essere diabetico piuttosto che italiano. 

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Martedì, 20 Settembre 2005

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Grande Fratello

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 13:20

Con il discorso di Ruini, ventiquattr’ore dopo la sortita di Rutelli, il centro sinistra evolve. Da piccolo circo Barnum passa, senza intaccare la premiership della Casa della Libertà in quanto a manifestazioni clownesche, a reality show. Se ne intuiscono anche le mire . E’ quasi certo che si aprirà una contesa negli ascolti con il Grande Fratello. Un confessionale gestito direttamente dal capo della conferenza episcopale, cardinale Ruini, non è propriamente un evento che possa passare inosservato.

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Lunedì, 19 Settembre 2005

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Prioritarie e non solo primarie

Archiviato in: Cose riformiste — francesco @ 12:43

Come far uscire il Paese dalle secche? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali le priorità su cui concentrare l’azione di governo? Raccogliamo insieme le proposte per cambiare il Paese, le priorità programmatiche che dovranno entrare da subito nell’agenda del nuovo governo.

Aiutateci a definire la rosa delle alternative mandando le vostre PRIORITA’ entro il 5 ottobre a questo indirizzo: prioritarie2006@locandariformista.net

 

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Domenica, 18 Settembre 2005

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Ancora lui

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 10:32

Se solo si provasse a immaginare e riflettere per un minuto su un’eventuuale vittoria dell’Unione alle prossime elezioni politiche, nonostante l’acume politico di Rutelli, verrebbe voglia di dare corso immediato alla volontà di ridurre gli stipendi ai parlamentari. Altro che demagogia! Se le affermazioni strampalate ma studiate, riflessive ma di una profondità che tocca il nulla con un dito, messe in piazza da un tizio che si crede un genio, non servono a far perdere le elezioni, ma anzi a trovare al suo estensore un ruolo dirimente nel panorama politico nazionale, allora allo strumento della politica bisogna attribuire meno importanza. Bisogna che il gioco non valga più la candela di sempre.
Che poi anche Rutelli sia d’accordo con la proposta di riduzione dei costi della politica è solo una classica e maledetta astuzia della storia.

Noto con fastidio questo gusto nell’utilizzare termini insulsi e compromissorii per indicare scelte a metà e, gratta gratta, far incrociare l’accondiscendenza al moralismo con la sostanziale negazione di diritti. Sembra proprio che il centro abbia da sempre un desiderio preciso: la liquefazione definitiva dei diritti delle minoranze, attraverso il loro camuffamento. Oggi, toccherebbe a quelli di seicentomila persone che di fatto convivono senza che - di fatto - esistano per lo Stato e la collettività, così come ieri è toccato a quelli di qualche milione di donne e uomini in attesa di aver un figlio o di cure speciali o in fase terminale.

Che cosa abbia a che fare questo atteggiamento con anche la più pallida delle sinistre contemporanee non riesco a capire. Che cosa devo sperare? E che cosa devono sperare tutti quelli che come me toccano ferro ogni volta che Rutelli apre bocca, tanto da temere ogni sua presenza in un qualsiasi talk show? E’ impossibile saperlo. Ed è già grave abbastanza.
Eppure, non si può dissinescare la minaccia di un Rutelli che parla, quindi gli indecisi e non solo loro, avranno tempo e modo di chiedersi che cosa sia veramente questo centro-sinistra, e senza trovare una risposta. Proprio il contrario di quello che hanno sempre fatto gli elettori quando hanno guardato alla consistenza della destra e, nella confusione, hanno visto - e ancora vedono - spiccare su tutto la consistenza patrimoniale, di successo personale e di nettezza di Berlusconi. Alcuni di quei milioni di indecisi potrebbero capire che si può fare a meno di un centro che sta innaturalmente con la sinistra e riprovare convintamente Berlusconi che non starà mai con la sinistra e corteggia quel centro. Obiettivamente, credo ci siano ampi margini di tempo per fare andare le cose proprio in questo modo.

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Giovedì, 15 Settembre 2005

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Vergognarsi un po’

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 12:36
Apro la cassetta delle lettere e trovo una busta di Amnesty International. Sul frontespizio del primo foglio c’è scritto:

"Rapirono cinque ragazze
all’uscita della Chiesa.
Ci portarono al fronte.
Dovevamo cucinare e trasportare
munizioni. Ci minacciarono,
se non fossi andata con loro
mi avrebbero uccisa.
Io voglio andare a scuola.
Voglio tornare a Nimba
con la mia gente."

A., una ragazzina quattordicenne
rapita e violentata in Liberia.

Leggo mentre scendo in Corso Roma e proprio quando arrivo al fondo della lettera, sento un borbottio indistinto. Comprendo solo il saluto. E’ un ambulante nero che cerca di attirare la mia attenzione. Ritorno a leggere tenendo il capo fermo davanti a me. Ormai abituato, lo dribblo per evitare di rispondere di no alle sue richieste. Sento indistintamente prima, più  distintamente poi, che mi chiede degli spiccioli per mangiare. Prima non capisco, poi capisco benissimo, infine faccio finta di non aver sentito, ma  prometto a me stesso che al ritorno gli lascerò qualcosa. Quando ripasso, dopo dieci minuti, non c’è più.

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Mercoledì, 14 Settembre 2005

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Il tutto per tutto

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:55

La disinvoltura con la quale Berlusconi intende cambiare le regole del gioco elettorale, dopo aver annunciato che le due coalizioni hanno - "suoi" sondaggi alla mano - parità di consenso, è una prova di forza. E’ anche una mossa che serve a  sminuire la concetezza della politica, a distogliere l’attenzione dal baratro di una Finanziaria ancora inaccessibile nei contenuti, per portarlo sui cieli di un Epicuro truccato da Pulcinella. Un ennesimo test, ma di portata meno decisiva, forse, di questo clima di fredda isteria è la cagnara sollevata contro Prodi per le sue posizioni sulle coppie di fatto. Cardinali in testa si è assistito a un giro di walzer di regime in cui il senso orgoglioso della truffa, della misitificazione, della gomitata ammiccante e dell’occhiolino acquoso ha fatto il giro del paese e sicuramente anche del mondo. Ci daranno il seggio a rotazione all’Onu ma per assistere, una o due volte all’anno, ai divertimenti strani di un popolo come il nostro. Forse, per provare a capire come si fa ad avere una maggioranza di individui così stronzi, così sempre vicini al baratro, così amanti del senso di irresponsabilità da non riuscire a farne a meno quasi mai nelle occasioni importanti.
La politica era una passione nazionale, tutti parlavano di politica. Oggi, invece, è il gioco nazionale e lo si guarda in tv, borbottando, ma in sostanziale silenzio, zittiti dal conduttore e dal ritmo della trasmissione. Complici il nostro mai sopito gusto per le divisioni, la diffidenza per il prossimo, l’animo individualista un po’ pezzente e trafficone e, da che esiste, anche la televisione - quale fautrice dell’unificazione linguistica, prima e quale strumento dell’unificazione ideologica e consumistica - la politica ha subito mutamenti impensabili fino a a venticinque anni fa. Berlusconi è riuscito a cambiare la politica non solo scendendo in campo, con la sua sedicente antipolitica,  le sue doti imprenditoriali e i suoi molteplici interessi in conflitto, ma creando intorno a sé  l’aura del capo ultras, educando il dibattito politico alle reazioni inconsulte, rissaiole, violente e di quella barbarie di seconda mano che alloggia nelle curve degli stadi. Il coup de thèàtre è sempre in agguato e costituisce un pezzo del capitale immateriale di tanta fortuna politica, da sommare a quello più materiale, in azione quotidianamente. Aiutato da un partito ancora largamente fascista nelle espressioni e  negli atteggiamenti intolleranti di molti dei suoi colonnelli, circondato dal piagnisteo pieno di odio e rancore del leghismo, corrobarato dal vittimismo e dall’artefatto senso di inferiorità sfoderato per catturare la benevolenza, Berlusconi ha cambiato la politica nazionale, mutandola in avanspettacolo televisivo. In questo modo tutto quello che fa il leader è politica, una politica diluita in gag e battute, in decreti legge e rapidissimi provvedimenti ad hoc, tanto da configurare un capovolgimento dell’ipotesi iniziale. L’antipolitica è stato il grimaldello che ha aperto la strada a una specie di variante neopatrimonialista della politica. Ma in luogo dell’Etat c’est moi  (Lo Stato sono io, perché è tutto mio) di Luigi XIV, Berlusconi afferma L’Etat c’est à moi (Lo Stato è mio, perché gli elettori me lo hanno dato).
Da questo modo di operare la sinistra è tagliata fuori, tanto da far sospettare per davvero una, per altro inesistente, differenza antropologica tra chi sta di qua e chi sta di là.
Ora, il premier ha fallito su tutta la linea. La pressione fiscale è sostanzialmente cresciuta, l’economia è al palo,  la nostra credibilità internazionale è ai minimi termini, la nostra politica estera è stata stravolta, ma senza che questo abbia comportato vantaggi di alcun tipo, mafia, camorra e ndrangheta sono vive e vegete, il terrorismo internazionale continua a terrorizzare, la sicurezza è diminuita, il senso di perdita di futuro cresciuto come mai dalla fine della guerra. Il self made man è sempre più ricco, ma il suo paese è sempre più povero, precario e alla ricerca di un futuro dignitoso.
Il centro sinistra oggi non è in grado di fornire risposte che diano sollievo vero a chi patisce di nuove povertà e altre insicurezze. Gli manca la coesione ideologica e politica che Berlusconi obtorto collo ha imposto ai suoi alleati, che in parlamento votano tutto quello che lui vuole, ma che un giorno sì e uno no, gli mandano a dire, attraverso i giornali e le tv, che non accettano. Manca all’opposizione un’idea forte; e crede così poco alla forza che il partito di maggioranza relativa del centrosinistra (i Ds) ha di fatto appaltato se stesso a un ex democristiano pur di avere un leader moderato.
Schroeder, autore di minori sciocchezze ideologiche di Berlusconi nella guida del proprio paese, rischia di vincere le elezioni dopo cinque anni di sostanzaili battute d’arresto, perchè la sua avversaria democristiana sta dimostrando di avere le idee poco chiare.
Il punto, dunque, non è se la riforma elettorale passerà o no, il punto è, secondo me, se il centro sinistra saprà convincere gli italiani che quella è la truffa sbagliata. Che non consentirà comunque a Berlusconi di vincere. Non bisognerebbe avere paura, insomma, e chiudersi nel semplice ostruzionismo. Non bisogna fare calcoli, bisogna avere uno straccio di idea, condivisa da tutti e rilanciare. Che Berlusconi presenti il progetto di legge, sfidando An e una parte del suo stesso partito, se ci riesce. Che si dimostri forte come dice di essere. Che perda tempo su una questione di importanza cruciale per le proprie sorti e non per quelle del paese se vuole. Il maggioritario glielo consente.

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