Dispacci al vento
www.flickr.com
foreyesonly
Home

Mercoledì, 31 Agosto 2005

p

Accontentiamoci

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 21:04

Ho dovuto cancellare il primo pezzo del brevissimo taccuino di cose viste in Andalusia. Un’aggiunta successiva mi ha fatto scompaginare il blog e per svogliatezza ho deciso di non riscrivere, ma di cancellare tutto e di non aggiungere la seconda parte. Però se volete vedere delle foto, le trovate suddivise in set qui:

Barcellona
Siviglia
In treno
Granada

Non ho ancora inserito quelle scattate a Jerez de la Frontera, ma meritano assai meno di alcune di quelle che ho postato su Flickr.

(Mi scuso per aver cancellato anche i commenti al post)

[Update del 2 settembre:  Anime pie mi hanno chiesto di pubblicare il post cancellato sul loro nuovo e interessante blog dal nome  viaggioadagio. Funziona!  Il post dunque è qui.
Grazie a tutti loro]

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Lunedì, 29 Agosto 2005

p

Alla base

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 18:52

IMG_0353.JPG

 Dopo di ché sono tornato alla dura realtà.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Sabato, 20 Agosto 2005

p

Innocenti

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 17:57

Come i tubi delle decine di cantieri, lungo le strade dove non ci sono suore, chiuse nell’elevatissimo numero di conventi di clausura della citta, e poi chiese ad ogni angolo per questi sivigliani devotissimi nella patria dell’anarchismo, dove il  socialismo ha da sempre il partito piu forte di Spagna. Passeggiando per la Macarena e l’Alameda deserte e`tutto uno sventramento, un ribollire di transenne e teloni: mentre i sivigliani sono al mare a Siviglia si lavora per cancellare l’atavica poverta`.
I bar di nuova concezione cominciano ad abolire le tapas e nei menu inseriscono solo le raciones che costano come da noi dai 12 ai 18 euro. Speriamo che dopo i pacentini del ‘400 arrivino i romagnoli a spiegargli come si fa a permettere ancora oggi una vacanza decente per ogni tasca. O che non ce ne sia bisogno, dimostrando la lungimiranza che noi non abbiamo se non in qualche caso. E’ il momento di farsi degli amici qui, forse siamo alla svolta.
A Siviglia come a Bruges, Siena si deve tornare. Sono luoghi attraversati e colpiti dal miraggio della perfezione e della pazzia nelle loro opere, alla ricerca dell’uniformita`del segno che li distingue. Anche qui ci sono lampanti e ampi i segni dell’urbanizzazione da caserma, ma persiste da sempre una voglia di liberta`appaiata con la propria identita`che passa dalle decorazioni cos¡ importanti nel mantenimento dell’architettura regionale fino al flamenco tradizionale cantato suonato e ballato da giovanissimi , passando per la tradizione (a mio modo di vedere sgradevole) della corrida. Sono luoghi unici, illusori, in cui almeno da lontano posso immaginare un’umanita`che vive quelle piazze e quelle calles in grado di mostrarmi qualcosa di veramente nuovo. Piu`di ogni altra cosa e`questo il vero cibo di chi affronta un viaggio.
Speriamo bene.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Venerdì, 19 Agosto 2005

p

Hasta luego

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 15:19

Cominciamo dalle manie. Fino a ieri sera avevo perso la cartellina che conteneva passaporto e le emails con prenotazioni dei voli e degli hotels. Invece fino a due settimane fa ero senza un mega trolley che mi consentisse di mettere tutto in una sola valigia. Ieri sera ho trovato tutto in uno scomparto del valigione il cui accesso piccolo mi aveva tratto in inganno quando controllai, ma non quando ci infilai dentro il tutto.  Il contenuto di un valigia puo´essere immenso. Ci sta tutto il mio ordine maniacale e la mia premura istituzionale. Infatti, avevo gia´fatto denuncia di scomparsa del malloppo alla polizia.

Ho conosciuto una guida, amica di una mia amica, che mi ha fatto vedere Siviglia, ben oltre quella illustrata dalle guide. Cos¡ ho capito perche`secondo lei Siviglia e`piu`bella di Firenze. Qui, i Della Robbia, sei secoli fa, hanno insegnato insieme con i piacentini e altri italiani, a fare ceramiche, i famosi azulejos. Solo che loro non si sono piu`fermati. Continuano a farne per palazzi e case. Il mudejar, lo stile degli arabi convertiti e`vivo e vegeto e lo trovi ovunque. Ci sono bar ricavati da bagni arabi dotati di capitelli califfali e archi con decorazioni in gesso. Ho visto per puro caso un corral privato con un giardino arabo da non credere vero. Certo, ci sono la Cattedrale, la Giralda e  l’Alcazar, ma c’e`anche il Palacio Librejia con i mosaici di Italica, (I e II secolo a.C.) che pavimentano patios e piano terra e c’e`l’hotel Las Casas de la Juderia nel ghetto ebraico del Barrio di Santa Cruz, di cui mostrero`le foto, perche`e`inutile parlarne.  L’architettura regionale e`sempre viva: ci sono dunque hotels con patios da patrimonio Unesco, case spettacolari colorate, vive e profumate, le strade de El Centro bianche e gialle, rosse e blu. I palazzi moderni continuano a essere palazzi sivigliani.
Non sento neanche piu`quell’odore acido di sudore che a casa mia sentivo addosso a me e a tutti quelli che incontravo, dopo quindici minuti passati per strada. Ora i gradi sono 39, l’aria pero`e`fresca e probabilmente piu´pulita. In Andalusia si butta tutto per terra e si fuma ovunque ma le strade del centro sono sempre pulite: mi sembra di aver visto gli spazzini lavorare di notte.

Devo ancora andare a visitare Plaza des Toros, ma dopo aver visto per televisione una corrida credo che andrei piu´volentieri a vedere Plaza des Toreros, ma questo e`un argomento tabu`qui in Andalusia. Domani se il mio piagato piede sinistro me lo consentira`andro’ alla Macarena dentro i resti imponenti delle mura almohadi del IX secolo, in mezzo alle decine di chiese del quartiere. Il Barrio Triana  (da Traiano) meriterebbe una menzione tutta per se`. Ho mangiato in un chiosco che in Italia non resterebbe aperto un’ora ( e con qualche buona ragione), ma ho mangiato benissimo: qui la carne e`morbida come il pesce appena pescato.  

In Andalusia, fino a trent’anni fa uno dei paesi piu`poveri d’Europa,  ci sono ottocentomila gitani, Sinthi e Rom: in tre giorni che passeggio, giro e mi siedo a un bar o a un ristorante, ho visto solo un’anziana donna chiedere l’elemosina.

Tra Barcellona e qui ho scattato duecentocinquanta foto. Appena potro`le postero`sul mio blog fotografico. Alcune ritraggono tapas, il piatto che copriva, "tappava" le otri del vino rosso andaluso. Ne ho mangiato alcune di squisite. Con dieci - dodici euro mangi e bevi cervezas o tinto del verano (vino rosso allungato con gazzosa - con blanca - o limonata e aranciata), fino a sfinire.

S¡, c’e`un sacco di gnocca, ma c’e`anche della merda. Con cinquecento carrozze che sfilano per la citta´tutti i giorni, ci mancherebbe che non ce ne fosse.

Hasta luego.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Sabato, 13 Agosto 2005

p

Interceptor

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 13:20

Più che di un codice etico, il centro sinistra avrebbe bisogno di un codice pin che permettesse ai suoi dirigenti di parlare al cellulare solo se debitamente intercettati.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Venerdì, 12 Agosto 2005

p

Assente

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 9:45
Sono quasi arrivato al nuovo centro di gravità. Non è permanente ed è impossibile resistergli. Non leggo, non scrivo, sono più distratto del solito, lavoro meccanicamente, cammino avanti e indietro dallo studio alla camera da letto, dove la valigia aspetta di essere colmata per bene. Mancano ventiquattr’ore, o poco più, alla partenza. Sono assorbito e non assorbo più niente. E’ la muta: sto cambiando i relais per prepararmi ad assentarmi dalle mie abitudini. Sarà l’ennesimo tradimento perché poi tornerò a loro, ma sto anche cominciando a trastullarmi con l’idea che questa magari è la volta buona, sebbene anche questo pensiero stia diventando un’abitudine.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Sabato, 6 Agosto 2005

p

Sognare il sogno

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 13:19
Quando mi hanno chiesto che cosa sognavo da bambino, ho sempre avuto un certo imbarazzo nel dare una risposta. E’ un imbarazzo che col tempo sta diminuendo e non so se sia un bene avere meno pudori nel dirlo o nell’ammettere a se stessi la stravaganza del mio sogno. Non mi piace dover dire di non di averne mai vissuto di convenzionali. Nè il pompiere, né il poliziotto (come mio padre), né il medico o l’astronauta. Tanto chiaramente  registro quell’assenza da credere di non averne mai avuto prima dei sedici anni. E quelli che ho avuto, se li ho rimossi, vuol dire che non erano più essenziali.
Il primo sogno l’ho fatto a sedici anni circa: volevo cambiare il mondo, ma prima volevo pensarlo, stenderlo davanti a me almeno nelle sue linee essenziali. Studiare e agire. Molta noia e molti pensieri mi hanno sorpreso inducendomi a camminare da solo mentre pianificavo. Quando mi dissero che i lupi camminano molto e che camminare svilupperebbe l’intelligenza, alla speranza ho legato un’immagine di forza e di fierezza. Il lupo che camminando si difende, impara così anche la diffidenza. Dovevo dunque diventare un lupo addomesticato se volevo cambiare il mondo: è impossibile diffidare delle persone a cui vuoi fare del bene.
Quel sogno è ancora lì, in un modo o nell’altro. Anche il lupo. Sono arrivato a questa conclusione in questi giorni. Tutti gli altri sogni che sono venuti appresso, esauditi o meno che siano stati, mi hanno marchiato in un modo che sembra non riguardarmi troppo. Poichè non riesco a capire che cosa mi stia realmente succedendo, credo che quel sogno sia diventato un totem o un presagio. Da alcuni anni sto cercando di liberamene per avere in cambio una vita diversa. Io mi pento ma lui si accanisce. Io lo offendo - ma mai fino in fondo - lui mi soccorre con le immagini felici e i ricordi della mia giovinezza, che poi erano solo speranze, sorrisi alla vita che sarebbe stata. 
Io odio quel sogno, ma non c’è momento che lui non mi pensi. La mia gentilezza, la mia debolezza allora si fanno più forti e torno sui miei passi, ma è una tortura ascoltare le parole di quelli che mi invitano a riprendere quel filo per dedicarmici anima e corpo.
Veramente, credo di non potere più. Sono diventato come un lupo e ho perso il vizio di camminare. In più: non so mentire che agli altri.  Quando mento a me stesso, lo faccio di nascosto e tengo la bocca ben chiusa.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Giovedì, 4 Agosto 2005

p

Senilità

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 14:37

Riallaccio, se posso, se vinco quel residuo di orgoglio che sopravvive all’evidenza, relazioni con donne che mi hanno dato anche solo un’ora di felicità. Oggi ho capito che si tratta di senilità. Credo più al passato che non torna che al futuro che non avrò mai. Ed è anche una questione di immagini. Preferisco ricordare l’alba di ciò che non sarà ma avrebbe potuto essere, piuttosto che crogiolarmi al sole di mezzogiorno, che a picco mostra il miraggio  di ciò che sarebbe se ci fosse. Alla fine, nella coscienza, la somma algebrica è a somma zero: nessun rimorso, nessun rimpianto. Solo così posso continuare a cercare.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Martedì, 2 Agosto 2005

p

L’agorà di Bologna

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 12:58
Se fossi stato a Bologna oggi non avrei fischiato Tremonti. Però fossi stato in Tremonti non avrei aggredito con il sarcasmo da signorinella sterile il sindaco di quella città. "Bella piazza", così avrebbe apostrofato Cofferati il primo transfuga della storia di questo paese (eletto con Alleanza Democratica nel centro sinistra, passò il giorno dopo nelle fila di Forza Italia). Insomma, avrei  evitato lo scontro con l’avversario politico solo per il gusto di menare le mani da qualche parte. Ma dobbiamo imparare a capire che certe reazioni sono spesso, e non solo in questo caso un segno di debolezza. Io penso che "commemorare" i morti del 2 agosto, come dice Casini, sia proprio quello che non si deve fare. Nel senso che non tutti possono ricordare insieme. Io non commemoro i morti della repubblica di Salò. Posso pregare per la loro anima, ma in pubblico commemoro i partigiani caduti e le vittime degli eccidi nazi-fascisti. Se ha ancora un senso. Quando scendo nell’agorà mi schiero. Altrimenti vado a messa o resto in casa e scrivo un libro. I valori di cui Pera si illude di essere portavoce ogni giorno, per dimenticare di essere ormai un relitto del popperismo, sono questi. E a nulla valgono i suoi striduli e odiosi riferimenti al "terrorismo" ogni volta che qualcuno mostra di pensare diversamente da lui. Inoltre, contestare con fischi e urla si rifa a un concetto della democrazia altissimo, serio e non salottiero. Pericoloso solo se si considerano coloro i quali adoperano quelle forme come una torma di deficienti, di minorati o di sudditi. A volte, è vero, è proprio così: certe agitazioni sono da plebe inferocita. Chiedo: è stata questa la piazza di Bologna oggi? Ci si rivolga, invece, ai contestatori  e si abbia il coraggio di affrontarne impeto e fischi. Non si sia parchi di parole e di comportamenti da leaders in casi come questi. Sempre che questi casi interessino davvero e facciano la differenza.
Qualcuno dirà che oggi è stato fatto un regalo alla destra di governo. Forse, ma in pubblico significa politica, commemorare in pubblico significa unione spirituale con chi sta dalla mia parte, non invece affacciarsi senza distinzioni alla finestra in una notte in cui tutte le vacche sono grigie e ricordare insieme. Un governo che concede la pensione ai reduci di Salò fa la sua parte in pubblico, cioè in Parlamento. E perciò non ha importanza quanti fischi becca l’oratore ufficiale, molta di più ne ha la misura del dolore di una ferita aperta ancora oggi, con i suoi perché, giusti o sbagliati che siano. Evidentemente Tremonti è stato visto come un coltello che si gira nella piaga di quella ferita. E questa non è colpa di chi fischia.

Creative Commons
License
Questo testo è sotto licenza Creative Commons


Disegnato da H P Nadig e Weblogs.us, modificato da Insolitacommedia e Fermate la pioggia. Curato da eyesweb. XHTML valido.