Cominciamo dalle manie. Fino a ieri sera avevo perso la cartellina che conteneva passaporto e le emails con prenotazioni dei voli e degli hotels. Invece fino a due settimane fa ero senza un mega trolley che mi consentisse di mettere tutto in una sola valigia. Ieri sera ho trovato tutto in uno scomparto del valigione il cui accesso piccolo mi aveva tratto in inganno quando controllai, ma non quando ci infilai dentro il tutto. Il contenuto di un valigia puo´essere immenso. Ci sta tutto il mio ordine maniacale e la mia premura istituzionale. Infatti, avevo gia´fatto denuncia di scomparsa del malloppo alla polizia.
Ho conosciuto una guida, amica di una mia amica, che mi ha fatto vedere Siviglia, ben oltre quella illustrata dalle guide. Cos¡ ho capito perche`secondo lei Siviglia e`piu`bella di Firenze. Qui, i Della Robbia, sei secoli fa, hanno insegnato insieme con i piacentini e altri italiani, a fare ceramiche, i famosi azulejos. Solo che loro non si sono piu`fermati. Continuano a farne per palazzi e case. Il mudejar, lo stile degli arabi convertiti e`vivo e vegeto e lo trovi ovunque. Ci sono bar ricavati da bagni arabi dotati di capitelli califfali e archi con decorazioni in gesso. Ho visto per puro caso un corral privato con un giardino arabo da non credere vero. Certo, ci sono la Cattedrale, la Giralda e l’Alcazar, ma c’e`anche il Palacio Librejia con i mosaici di Italica, (I e II secolo a.C.) che pavimentano patios e piano terra e c’e`l’hotel Las Casas de la Juderia nel ghetto ebraico del Barrio di Santa Cruz, di cui mostrero`le foto, perche`e`inutile parlarne. L’architettura regionale e`sempre viva: ci sono dunque hotels con patios da patrimonio Unesco, case spettacolari colorate, vive e profumate, le strade de El Centro bianche e gialle, rosse e blu. I palazzi moderni continuano a essere palazzi sivigliani.
Non sento neanche piu`quell’odore acido di sudore che a casa mia sentivo addosso a me e a tutti quelli che incontravo, dopo quindici minuti passati per strada. Ora i gradi sono 39, l’aria pero`e`fresca e probabilmente piu´pulita. In Andalusia si butta tutto per terra e si fuma ovunque ma le strade del centro sono sempre pulite: mi sembra di aver visto gli spazzini lavorare di notte.
Devo ancora andare a visitare Plaza des Toros, ma dopo aver visto per televisione una corrida credo che andrei piu´volentieri a vedere Plaza des Toreros, ma questo e`un argomento tabu`qui in Andalusia. Domani se il mio piagato piede sinistro me lo consentira`andro’ alla Macarena dentro i resti imponenti delle mura almohadi del IX secolo, in mezzo alle decine di chiese del quartiere. Il Barrio Triana (da Traiano) meriterebbe una menzione tutta per se`. Ho mangiato in un chiosco che in Italia non resterebbe aperto un’ora ( e con qualche buona ragione), ma ho mangiato benissimo: qui la carne e`morbida come il pesce appena pescato.
In Andalusia, fino a trent’anni fa uno dei paesi piu`poveri d’Europa, ci sono ottocentomila gitani, Sinthi e Rom: in tre giorni che passeggio, giro e mi siedo a un bar o a un ristorante, ho visto solo un’anziana donna chiedere l’elemosina.
Tra Barcellona e qui ho scattato duecentocinquanta foto. Appena potro`le postero`sul mio blog fotografico. Alcune ritraggono tapas, il piatto che copriva, "tappava" le otri del vino rosso andaluso. Ne ho mangiato alcune di squisite. Con dieci - dodici euro mangi e bevi cervezas o tinto del verano (vino rosso allungato con gazzosa - con blanca - o limonata e aranciata), fino a sfinire.
S¡, c’e`un sacco di gnocca, ma c’e`anche della merda. Con cinquecento carrozze che sfilano per la citta´tutti i giorni, ci mancherebbe che non ce ne fosse.
Hasta luego.