Secondo, l’Islam
Se fosse così, potrebbe essere facile convincere qualche migliaio di persone a diventare primi, come innesti per il paradiso, passando per l’inferno del mondo che li vuole secondi.

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"Le misure poliziesche che il regime di Fidel Castro attua con condanne a morte in processi a porte chiuse e l’arresto di scrittori e intellettuali colpevoli di aver manifestato le loro opinioni, costituiscono l’ulteriore prova di un sistema politico che dopo aver liberato Cuba da un regime totalitario, dopo quarant’anni al potere si è a sua volta trasformato in un altro regime totalitario anche se di segno opposto. Destino inevitabile di ogni sistema politico quando esso diviene sclerotico e del quale noi abbiamo talmente coscienza che le sue azioni ripetute ci restituiscono la monotonia di un brutto film visto troppe volte sullo schermo della storia del ventesimo secolo.
Il dinosauro senile che è diventato, a causa del tempo impietoso, il giovanotto rivoluzionario che il 26 luglio di 52 anni fa condusse il fallimentare assalto alla Moncada, per questo venne arrestato e si autodifese in un tribunale di Batista pronunciando l’arringa nota con il nome: “la storia mi assolverà”, ha fatto tutto il possibile per essere a sua volta condannato dalla storia. Il che conferma la frase del Premio Nobel Joseph Brodskij, sfuggito ai gulag staliniani, secondo cui la storia come tutti noi, gli uomini, non ha poi tante alternative." (sottolineatura mia)
(riduzione di un articolo di Antonio Tabucchi)

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"Invecchiando si diventa allegri perché c’è meno futuro. La speranza si allontana e questo dà un grande sollievo"
Pier Paolo Pasolini

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Leggo sempre Maghdi Allam con un misto di divertimento e di rabbia. Considero la sua predicazione anti musulmana, sedicente laica, inutilmente provocatoria, però utile. I lapsus che sfuggono dai suoi ragionamenti sono indicativi dello stato confusionale in cui tutti versiamo. Nel suo ultimo pezzo, il giornalista ci mette in guardia dal pericolo del "doppio binario giuridico" che starebbe sorgendo "in seno allo Stato di diritto", quando questi riconosca - come ha fatto Blair - legittimità allo strumento della fatwa (sentenza di condanna politico religiosa di matrice islamica) contro i terroristi, da parte di esponenti delle comunità musulmane britanniche. Allam commenta: "E’ mai possibile che i musulmani per condannare il terrorismo, il massacro indiscriminato di innocenti, i kamikaze di Bin Laden, debbano obbligatoriamente far riferimento e trarre una legittimità dal Corano?" (il grassetto è mio) Non mi chiederò come mai è possibile che Allam, che pure proviene da quei paesi, non riesca a spiegarsi perché dei musulmani non dovrebbero seguire il loro libro sacro, che questo lo fanno anche italiani e francesi e americani, che però non chiamiamo tout court battisti, cattolici, protestanti, che, per esempio, i richiami del papa esistono e vengono o non vengono condannati da chiunque esattamente come si condannano le posizioni di altri esponenti religiosi, che la coscienza di cittadino non è abito che si calzi semplicemente smettendone uno che non ci piace più. Inoltre Allam crede davvero che la comunità musulmana si sia mossa il quel modo senza aver tastato prima il polso dei musulmani di Gran Bretagna?
E, infine, come non considerare che quei nostri concittadini, fondamentalisti o no, sono il portato di una situazione di fatto successiva a un processo di laicizzazione impensabile in paesi dove non solo vige la sharia, ma anche dove lo stato è "laico", ma la tradizione coranica è mescolata con l’identità nazionale, la tradizione di potere e di quella società? E dunque, è mai possibile che non ci si renda conto del lapsus con il quale definiamo quei popoli secondo il loro credo religioso e poi ce ne lamentiamo perché ad esso fanno riferimento? C’è qualcuno di noi che chiamerebbe "il valdese", l’onorevole Spini o "ugonotti" gli olandesi? Ma Allam ne ha ancora:"Intanto, noi (noi chi?, ndb) oggi plaudendo alla condanna del terrorismo nel nome del Corano, li abbiamo già legittimati come referenti giuridici, abbiamo attribuito loro un potere che abbraccia la sfera della rappresentatività religiosa e politica." Beh da qualche parte dovremo pur iniziare, se non vogliamo partire tutti per una guerra santa che non vuole fare nessuno. E imperterrito: "Come potremmo in un domani dire loro ci andavate bene quando condannavate le bombe di Madrid e Londra, manon ci andate più bene quando osannate lebombe di Gerusalemme e Bagdad?" Ma chi l’ha detto? "Chi ha detto che i musulmani non debbano invece, al pari di tutti gli altri cittadini, far riferimento alle leggi dello Stato laico e al sistema di valori fondanti della civiltà umana che salvaguardano la sacralità della vita di tutti?" Cioè, i musulmani in Gran Bretagna non pagano le tasse, non si vaccinano, non si curano, non lavorano e perciò vengono premiati con l’impunità; non hanno doveri verso lo Stato, attraversano la strada con il rosso e gli danno una pacca sulle spalle. Chissà che ne penserebbe di questi interessanti concetti il fidanzato di Benedetta Ciaccia, l’anglo-pakistano Fahiz Batthi. "Inoltre, una volta istituito il doppio binario giuridico, una volta accreditata la sharia in Occidente come fonte legittimante dei valori e della vita dei musulmani, come potremmo rifiutare e denunciare le fatwa emesse da altri sedicenti imam, ulema o mufti? Cosa farà l’Occidente di fronte allo scontro tra opposte fazioni islamiche che si delegittimano e condannano a vicenda a suon di fatwa?" Vorrei sapere dove sarebbe la presunta legittimazione giuridica della fatwa. E dove sarebbe la sharia nel considerare la condanna del terrorismo una buona cosa. Allam non sa niente di terrorismo e si vede. Bisognerebbe che Ferrara gli spiegasse che le condanne di atti esecrabili quando arrivano vanno sempre bene, da qualunque parte arrivino. Oppure, ci sono le prove di un’impostura? Bene, si smascheri l’impostore, però senza fare dell’Islam una quinta colonna, un capro espiatorio. Si osservi, invece, come questa condanna riabiliti politicamente la comunità musulmana e la schieri contro la violenza. Si poteva anche isolarla, dire che sono cattivi perché non sono laici, e che amano la violenza perchè credono in Allah e si vestono in abiti tradizionali. Ma no, neanche così va bene. No, perché altrimenti non si potrebbe parlare male del multiculturalismo, come se questo concetto esprimesse qualcosa di cogente e specifico, invece di essere un termine larghissimo in cui dentro ci stanno persino ghetti e favelas, e a guardare bene anche Allam, che oggi scrive sul Corriere della Sera.

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Una delle tante scemenze metropolitane che viaggiano imperterrite pur di non di fare i conti con le cose semplici che accadono quotidianamente sarebbe quella secondo cui le donne guadagnando più degli uomini terrorizzerebbero i sogni e la tranquillità di questi, da sempre dominatori di esseri e pensieri. Le donne , si racconta, fatto tesoro del multitasking behaviour - le tante cose che una donna faceva per sopravvivere - lo hanno applicato al lavoro e sono diventate ricche. In Gran Bretagna però, anglo-pakistane comprese; in Italia, invece le donne che guadagnano due soldi sono poche e sempre meno. Là, crescono più degli uomini e poi spendono addirittura meglio, fanno tanta chirurgia estetica. E certo. Di questo passo, le donne ricche si distingueranno meglio e sempre più che in passato dalle donne povere. Le prime tirate al botulino, le seconde con le rughe: "(…) le donne usano i soldi guadagnati lavorando come o più dei maschi per ricominciare/continuare a fare le donne: spendendo in cure e chirurgia che abbellisce, e scarpe e vestiti, mettendo su case accoglienti, imparando a viziare gli uomini in modo vecchio/nuovo comunque costoso." Vorrei essere rassicurato dall’articolista su quel "ricominciare/continuare" a fare le donne che tradisce la sospensione del proprio prezioso intimo quando si lavora, mentendo a se stesse, a patto di un recupero e conseguente corsa all’ospedale, alla cura clinica o scelta di altra compulsione. In realtà non è possibile: lavorare significa trasfigurarsi in un ruolo senza sapere se vi è da quello la strada del ritorno. Ma di questa femminilità da perdere perché conviene e da riconquistare perché conviene ancora di più, ci siamo veramente sfiniti.

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Sento, ogni tanto, il desiderio di staccare tutto. Di togliere la spina e andare in un’altra apnea, così per vedere di nascosto l’effetto che fa, autoemarginandomi per riemergere anche solo con una parola nuova e nascondere alla mia vista per un po’ queste squallide figure che attraversano il paese; prendere atto, infine, di com’è misera la vita negli abusi di potere, senza dimenticare che il potere siamo noi; che il potere si forma tra noi e non è cosa che ci trascenda, come ci ha insegnato Michel Foucault.
E come si può ricordare, leggendo qui

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Se il calcio, il cricket, una cittadinanza e un liceo britannico non bastano a impedire che ci si immoli per un paradiso diverso, se la religione cristiana, a meno di considerare uno scisma, mostra, in apparenza e nel suo complesso, di essere indisponibile a coprire ideologicamente una Nueva Reconquiista armata se non esiste un’altra ragione universale da contrapporre alla barbarie di una teoria di gesti suicidi-omicidi, se non sappiamo contrapporre a questa equivoca forma di generosità sanguinolenta una generosità più forte non resta che l’egoismo e il frugarsi nelle proprie tasche, sbarrando il passo al nemico che viene da fuori, per avvisare quello che sta già a casa nostra. I tempi sono maturi per ricordare la presa delle Bastiglia in modo meno rituale. Alle prigioni che si svuotavano per ricordare il senso della libertà, in spregio all’assolutismo, alle sue regole, alle sue ingiustizie, alle sue prerogative insensate, oggi si risponde preparandosi a riempirle per difendere quella che c’è rimasta. Pensare che questo stato di fatto sia solo responsabilità di un trafficante di droga e petrolio, di nome Bin Laden, significa non avere capito la gravità della crisi.
Non si può difendere la libertà, pensando che questa sia conclusa in un sistema di vita convulso in cui l’insoddisfazione generale è diventata inedia, accompagnata da paure che ci spingono a dubitare persino del nostro vicino di casa, del proprio collega di lavoro, del comune futuro e stupirsi di non avere parole per contrastare una radicale negazione di quella libertà e del suo sistema. La paura della morte non è un’automatica infusione di fiducia nella vita. Non si può temere il radicalismo perché uccide, perché uccide anche l’autostrada del sole, in modo assai meno glorioso. Non lo si può temere dal punto di vista "militare", perché in fin dei conti nessuno dubita che lo scontro verrà vinto, ma bisogna averne dal punto di vista politico, guardando a ciò che siamo oggi. Mi auguro almeno che negando Schengen alle persone si inizi a negarlo anche ai capitali. Perchè se non tutte le persone sono gradite a casa propria neanche tutto il denaro dovrebbe esserlo. Non più. Allora la presa della Bastiglia riacquisterebbe senso. Sarebbe la prova che davvero abbiamo passato e futuro, che sappiamo ancora batterci contro i privilegi assurdi di un monopolio economico e ormai culturale che, nel suo assolutismo immanente, vorrebbe - con il dominio della finanza - il capitale reticolare e perciò inarrestabile; che sappiamo condurre una battaglia universale e non più eurocentrica. Dimostreremmo, così, di saper rinunciare alle cose peggiori del nostro presente, mandando a dire che il nostro sistema di valori è più importante di quel generico modo di vivere, cui ci si appella per sottolineare la nostra resistenza alla barbarie, dimenticando colpevolmente che alcuni di noi ogni santa mattina prendono un bus o una metropolitana per andare a lavorare, volenti e nolenti, per quel capitale sporco che finanzia quella barbarie e il nostro suicidio-omicidio.

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