Il
No dei francesi alla Cosituzione europea è un risultato notevole. Siamo tornati al Trattato di Nizza del 2000, ma nulla si fermerà in Europa. Però questo referendum dice almeno tre cose: la prima è che il voto francese non è un voto contro l’Europa ma contro un "progetto" di Europa, la seconda è che il vento del liberismo è morto e sepolto; la terza è che i francesi sentendosi poco sicuri di decidere del proprio futuro con gli strumenti tradizionali che fornisce loro lo Stato nazionale, non hanno creduto conveniente passare da un’incertezza già così grande a un’incertezza ancor maggiore. Se, come pare, liberalizzazione del mercato del lavoro e politiche dell’immigrazione si possono considerare gli scogli contro cui è andata a sbattere la navicella della costituzione europea qualche frescone potrebbe anche fare uno più uno e propinarci una spiegazione dell’accaduto di tipo "weimariano". Una sorta di "nazionalsocialismo" fuori tempo spazzerebbe allora il territorio di uno dei pilastri dell’Europa. E’ una sciocchezza, ma quei due elementi politici sono dirimenti per il futuro della società europea e su questi si giocherà il destino di quattrocento milioni di persone circa. Così come non vi è dubbio alcuno che se si sono ripresentati in questo modo significa che siamo in Europa e che sono necessarie risposte "europee" a questi problemi.
In realtà, questo voto ci dice che cosa è l’Europa oggi. Ci dà il senso di un’identità storico-politica assai diversa da quella che i legislatori avevano in testa mentre compitavano il testo della Costituzione. Speriamo che l’esito del voto francese faccia riflettere bene anche in Italia. Anche se dalle prime dichiarazioni non sembra proprio
così. I Ds, che hanno come loro leader Romano Prodi - ex commissario europeo - che si dichiara "
enormemente dispiaciuto" del risultato, farebbero bene a leggere in questo risultato - che in Francia è costato la divisione dei socialisti con Fabius schierato per il NO - un invito a capire che c’è lo spazio per fare qualcosa di diverso. I francesi chiedono "un sistema inclusivo di diritti e tutele", con strumenti adeguati per conseguirli e mantenerli, proprio come nel nostro piccolo li abbiamo chiesti
noi. Questo impegno dovrebbe andar al di là di qualunque interesse istituzionale o di qualunque imbrarazzo personale nei confronti di Prodi. Se mercoledì prossimo in
Olanda dovesse andare come in Francia, serietà imporrebbe un nuovo inizio. Si sbandiereranno per l’occasione affermazioni apocalittiche sul tempo e sui modi che non ci sono, che l’Europa è morta, e le compatibilità economiche ecc. ecc., proprio mentre si capisce che dall’Europa non si può più tornare indietro. E se gli olandesi diranno di SI, bisognerà dare comunque a questo senso di irreversibilità un senso diverso da quello di una trappola, la trappola da cui i francesi sono voluti uscire.