Dispacci al vento
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Giovedì, 28 Aprile 2005

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Piazza Fontana

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 11:06

Ci sono almeno due modi di stare dentro la storia. L’uno mentre credi di costruirla, manomettendo i codici, le cose, inserendo a forza il tuo io e la tua volontà nella rappresentazione delle cose e nel loro sviluppo. Nel gioco delle mosse e delle contromosse noi agonisti crediamo di essere nella storia perché la sogniamo. Non pensiamo al momento in cui avremo finalmente ragione, pensiamo al momento in cui le nostre volontà diventeranno cose, simboli, bandiere al vento. Ho pensato qualche volta a che cosa può essere passato per la testa di quegli uomini che nel sogno hanno messo una bomba su un treno o dentro una piazza. Con tutto l’odio che potevo avere dentro a sedici anni nei mitici ‘70, io non lo avrei mai fatto. La frenesia della preparazione, la cura dei particolari, la cautela anche minima nei gesti per salvarsi la vita e toglierla ad altri, la costruzione della rete mentale da cui balzare per fare quel gesto, i sensi della compassione e della pietà assopiti e spediti alla posterità.
L’altro modo accade quando la spedizione giunge fino a noi. Allora, le cose fatte, dopo anni mettono il fiato sul collo, restituendo a chi ascolta quella frenesia moltiplicata al cubo, i particolari, allora ignoti, allineati come soldatini, l’insieme delle idee su cui ci si voleva levare in piedi incredibilmente fragili, ormai inutili, quasi inesistenti, fuori dall’ordito.
In questa orgia di evanescenza. il dubbio del giudice, l’impossibilità di esser giusti sembrano la cornice di una fiaba bergmaniana. Alla fine c’è una morale, un senso, ma anche un dio che si fa inseguire e che sfugge alle nostre certezze così come alle nostre incertezze e che mette in discussione quella morale e quel senso.
Come se si fosse preso casa in un giardino di sabbie mobili.

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Mercoledì, 27 Aprile 2005

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Tanto per ribadire

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 13:14

Noi stiamo facendo un sacco di cose.
E ce n’è una per la quale facciamo un certo tifo.

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Cattedrali nel deserto?

Archiviato in: Abitatore del tempo — francesco @ 10:24

Un Dio, ormai senza più pazienza, non ne sarebbe dispiaciuto.

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Martedì, 26 Aprile 2005

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Maledetti comunisti

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 11:40

Certo i comunisti, parte in causa con quella poco di buono della Sgrena che si va a far rapire in Iraq, non possono competere con il senso di dignità nazionale e dell’onor di patria della destra di governo e dei post fascisti. Proprio ieri ne abbiamo avuto una prova lampante.
Chissà ora quanta ne avranno per dire ai nostri amici statunitensi che il loro modo di ragionare sulla morte di Calipari non è solo sbagliato ma anche un pochino offensivo per la nostra intelligenza e, soprattutto, per essere l’Italia un paese “amico” coinvolto in guerre addirittura “umanitarie”.
Certo che se ora ascolterò interventi di Tremaglia o La Russa capirò bene il valore che diamo al nostro valore nazionale e anche la piega che prenderà tutta la faccenda.
Ad ogni modo è ovvio che se non fosse per il solito comunista allo sbaraglio, le cose andrebbero meglio per tutti.

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Tremonti, come Gallo Cedrone

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 0:19

Non abbiamo gli occhi per piangere e allora ci vuole qualcuno che lo dica chiaramente. “Vendesi spiagge in cambio di aeroporti a quattro piste”. Bene: il ponte sullo stretto è una pirlata da abbattere ormai, le autostrade e le ferrovie da rinnovare anticaglia da comunisti, certo.
E’ lo stile, la disinvoltura con la quale questa destra intenderebbe proporsi che non mancherà di farci divertire. Se oggi questo governo venderà spiagge in cambio di aeroporti, domani probabilmente asfalterà i fiumi per fare nuove strade come voleva fare Gallo Cedrone.
Aveva ragione Benigni nel 2000: con questi (il governo di Berlusconi) sarà un disastro, ma almeno ci sarà da pisciarsi sotto dal ridere.

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Lunedì, 25 Aprile 2005

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Errata corrige

Archiviato in: Metodo — francesco @ 21:19

La Costituzione non è di tutti gli italiani, è per tutti gli italiani, e il 25 aprile non è di pertinenza di chi se lo vuole accaparrare, di certo non è di chi non lo vuole così com’è.

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Un fascista oggi

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 1:10

Un fascista, oggi, non è un uomo e neppure una donna d’altri tempi: guarda avanti e non indietro, crede in Dio oppure no, è favorevole alla guerra oppure no, crede nella democrazia oppure no. E’ proprio come noi. E’ soprattutto un uomo, o una donna, che si rammarica perché la giornata di oggi non ha assunto il senso dell’appuntamento che unisce, dopo avere dedicato sempre all’evento ogni parola delle proprie perché questo non accadesse. Se sapesse che i suoi sforzi sono stati inutili, nel senso che quasi certamente in ogni caso mai il 25 aprile avrebbe potuto diventare una festa unitaria, sarebbe meno contento, ma ancor meno se sapesse che grazie a lui mi sento bene io.
Lui, o lei, pensano, o vogliono farti credere, che il 25 aprile per essere una cosa seria dovrebbe assomigliare al Natale o alla Pasqua: una grande festa davanti alla tv dove tutti ci vogliamo bene e facciamo il trenino. Eppure, lui, o lei, dimenticano, o fanno finta di dimenticare, che ci sono miliardi di persone che hanno conosciuto il primo grazie agli alberelli illuminati della Coca Cola e la seconda perché qualcuno ha loro fatto loro sapere che per l’occasione abbiamo la curiosa abitudine di mangiare uccelli e uova finti ma dolci e mentre lo facciamo pensiamo che quelli sono Dio. Ma più profondamente, come gli abissi marini dell’Adriatico, il tutto significa che lui, o lei, pensano di far parte di un popolo come se questo fosse un‘anima, un pensiero, un‘azione, un‘adunata. (continua…)

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Sabato, 23 Aprile 2005

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Manuale. A proposito di memoria condivisa

Archiviato in: Virgilio — francesco @ 12:16

C’è un modo di raccontare la Storia del nostro paese attraverso il senso delle scelte che stavano (e stanno) alla base dei progetti e dei desideri dei gruppi organizzati, concentrando l’attenzione sui sommovimenti provocati dalle idee sulle cose e viceversa, tracciando sull’ordito della storia evenementielle un panaorama essenziale dei fatti filosofici del nostro paese, rifuggendo dallo storicismo gramscian-crociano e anche dalle ipocondriache tentazioni del noi unitario e posticcio, del sentirsi “gregge”, cui presiede la volontà di cancellazione delle differenze specifiche e relative dei gruppi e delle identità che costituiscono lo scheletro delle “storie” delle democrazie, italiana compresa. (continua…)

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Venerdì, 22 Aprile 2005

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Gay day

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:48

Io non so se due gay che si sposano sia un fatto di destra o di sinistra e nemmeno se permettergli l’adozione di figli sia un progresso o il primo stadio dell’annichilimento dell’individuo o un atto «distruttivo per la famiglia e la società», come a novembre ebbe a dire il futuro Benedetto XVI. Più realisticamente credo che così come crescono oggi figli stronzi in coppie normali, così ne cresceranno in coppie gay da domani in poi. Non sarà un vantaggio, ma neanche una catastrofe per la società.
Però, siccome d’ora in avanti si sposeranno sia gay di destra che gay di sinistra, quella di Zapatero rischia di essere una legge che sposta un pochino più avanti il livello di convivenza civile tra le persone. Pare che volendo si sia tutti uguali.
Un vero colpo a tradimento per il centro- sinistra italiano. Se conosco bene i miei polli, c’è da credere che sia più preoccupato Rutelli di Ratzinger.

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Giovedì, 21 Aprile 2005

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Del berlusconismo cadente

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 14:20

Che strano effetto fa vedere il crollo in borsa del titolo Fiat mettere a rischio persino il posto di lavoro dei quadri di Mirafiori, e insieme leggere delle dimissioni del governo di Silvio Berlusconi, perdente di turno.
Due realtà, la Fiat e Berlusconi che la propaganda della destra, da An alla Lega, ha sempre contrapposto e fatto sfilare davanti alle basi proletarie e bottegaie dei rispettivi partiti per convincerle della diversità di stile, di obiettivi, di capacità. Quella contrapposizione era allora un marchio di fiducia potentissimo. Simbolicamente era la rivoluzione in cammino. Invece.
Quasi che Berlusconi potesse essere dov’è, senza la legge Mammì sul sistema radio-televisivo italiano e senza la figura di Bettino Craxi. Eppure non sembrava facesse alcuna importanza, anzi non sembrava neanche vero. (continua…)

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