Dispacci al vento
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Mercoledì, 17 Novembre 2004

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Mentana

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 19:53

Se si ha una Torrepadula per moglie, non ci si può sorprendere di avere un uccello padulo per amico.

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Martedì, 16 Novembre 2004

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Mi dovrei sposare

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 18:12

Ci si mette anche il Governo, ora, a istigare il desiderio di fecondazione economicamente assistita. Al primo figlio messo in cantiere beccherei mille euro, che tradotto dal punto di vista contabile nell’azienda-famiglia, significherebbe un risparmio netto sulla quattordicesima e un conseguente investimento in azioni di un azienda del settore tecnologico sino-mongolo, in crescita esponenziale. Se decidessi di congiungermi ora con una delle mie amiche anelanti a gravidanze più che isteriche, ma molto cuore di mamma, sempre che la fretta non tradisca all’ultimo mese, dovrei produrre un bambino di stampo occidentale entro la fine di agosto. Per ovvi motivi non potrei partire per le vacanze, ma potrei ammortizzare le spese della gioiosa nascita, trasferendomi sulla costa ligure dai miei genitori che, se riuscissero a sopravvivere alla notizia del filgiolo che finalmente si prodiga in una nuova famiglia, sarebbero lieti persino di contribuire economicamente. A conti fatti potrei risparmiare altri cinquecento euro che inserirei in un fondo vacanze personale da investire l’anno venturo. (continua…)

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Domenica, 14 Novembre 2004

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Sapienza della pubblicità

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 23:16

Capita che uno si ritrovi nel periodo della post adolescenza, quello delle esperienze più che formative e delle prove cruciali, a gestire e a vivere le proprie convinzioni con il motore di una berlina e la carrozzeria di un tank. Non è colpa sua, però non se n’è mai accorto. A furia di spingere e di affrontare la pendenza della curva che improvvisamente spinge all’infuori, ci si abitua a tenere il mezzo sulla strada, ci si sente invincibili. Ma prima o poi accade l’inevitabile e non sarà la curva, quella curva, ma un banale dosso a far capottare la macchina. Il mondo capovolto agisce per sottrazione e rimuovendo lascia un vuoto che si riempie piano, piano. Così ti accorgi che certe cose che prima facevi, quelle di cui ti eri convinto di non poter fare a meno, ora non le fai più, non le ami più, non le senti più come tue. Cominci a pensare che diesel è meglio, anzi che diesel è proprio figo.
Ti innamori di una carrozzeria sportiva e decappottabile e l’apprezzamento è generale. In men che non si dica, i pezzi si montano e si compongono in una sintesi mirabile. Così ti urla quel megafono interiore che si chiama autostima. Ti convinci che sei un diesel speciale, una cosa tosta, e che oramai la tua vita non potrà mai più essere quella di prima. Sai che le tue partenze saranno più lente e che dovrai fare attenzione con l’acceleratore e il freno; sei un uomo controllato, ora, un gentleman nello spirito e nella cronaca, un lui chiaro e distinto.
Ieri, però ho rischiato di cappottare; un eccesso di fiducia nelle prerogative che avevo perso mi ha giocato uno scherzo fottuto. Alla fine, mi sono sentito come un tank cappottato da fermo.
Avevo dimenticato che la potenza è nulla senza controllo.

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Sabato, 13 Novembre 2004

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Se non è più il ciucciotto non sarà neanche Via col Vento

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 18:17

E’ partita la gara a chi si straccia di più le vesti sulla nuova vittima sacrificale della libertà d’informazione italiana. Chicco Mentana non è più Direttore del Tg5. Arriva il lupo cattivo Carlo Rossella da Panorama e subito si parla di volontà di guerra del Cavaliere, di grandi manovre per l’imminente campagna elettorale, di disperato tentativo di redupero. Certo, è strano. Io non mi sono mai accorto della precedente volontà di pace da parte del bauscia nazionale, da quando è sceso in campo. Al di là delle gaffes da presunto dilettante che sono, invece, l’aspetto più macroscopico dei modi e della qualità, non solo politica, di gran parte del capitalismo emerso negli anni Novanta, il Berlusca è sempre apparso come un alieno, un barbaro, l’homo novus che promette benessere per tutti, esibendosi come modello. (continua…)

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Venerdì, 12 Novembre 2004

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Il mio Arafat

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 16:18

Arafat è stato un uomo che per la mia generazione ha significato: lotta di liberazione di un popolo. E piaccia o no, ancora oggi è così e la sua figura sarà lì a ricordarci quella lotta per chissà quanto tempo ancora.
Quando lo conoscemmo noi era l’unico Mr. Palestine, ed è morto ora, restandolo.
Alla festa dell’Unità nazionale di Bologna del 1980, poco prima della cacciata dei palestinesi dal Libano, non sembrò strano a nessuno che le delegazioni dei partiti di sinistra israeliani, compresi i Laburisti, avessero lo stand accanto a quello dell’Olp. Poca cosa, si dirà, ma certo non solo folklore. Non sono in grado di dire, perché non lo so, se ancora oggi questo accade alle Feste dei Ds o di Rifondazione Comunista. (continua…)

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Martedì, 9 Novembre 2004

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[Cucina critica ] Eugenetica e fecondazione. Un’intervista per capire meglio

Archiviato in: Metodo — francesco @ 10:30

Questo è il testo dell’intervista realizzata a Cristian Fuschetto, bioetico e filosofo. Abbiamo deciso che di eugenetica si doveva parlare, e con correttezza, se si voleva capire da quale fonte far sgorgare il ragionamento che ci avrebbe portati a una miglior comprensione di una grande questione di attualità che porta le nostre coscienze ad interrogarsi su questione nuove ma legate ai temi eterni della vità e della responsabilità individuale. Volevamo che l’approccio alla fecondazione medicalmente assistita fosse un approccio privo di strumentalità politiche e chiaro, non un manifesto propagandistico, ma una semplice indicazione di punti di riferimento e di approdi.
I risultati sono condensati in questa intervista che abbiamo trattato come un quasi monologo per consentire a Fuschetto di esporre senza interruzioni. argomenti importanti ai fini dell’esposizione e della miglior comprensione.

1) Spiega brevemente l’eugenetica e i suoi fini.

L’eugenetica è stata una dottrina molto influente tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900. Essa fu concettualizzata in contesti scientifici e, in virtù delle prospettive che pareva rendere praticabili, venne presto accolta anche in contesti più ampi, dalla sociologia alla politica, fino a diventare una vera e propria “fede popolare” in buona parte delle società occidentali.

2) Quali erano le prospettive aperte dall’eugenetica?

Molto semplicemente, si proponeva di migliorare la condizione biologica della specie umana favorendo la trasmissibilità dei caratteri ereditari desiderabili e, contemporaneamente, limitando o eliminando del tutto la trasmissibilità di quelli indesiderabili. Nel primo caso si parlava di eugenetica positiva mentre nel secondo di eugenetica negativa. Quindi l’eugenetica si poneva come una dottrina scientifica in grado di perfezionare la costituzione biologica dell’umanità e, per questa via, la stessa trama del tessuto sociale. Appare facilmente comprensibile come al cospetto di tale possibilità una dottrina scientifica si poté tramutare presto in programma di azione sociale e politica. Ma del resto ciò faceva parte della sua vocazione originaria. L’eugenetica si propose, infatti, fin dal suo inizio, come l’applicazione della conoscenza dei principi biologici e genetici all’organizzazione sociale. Il suo primo teorizzatore, Francis Galton, un cugino di Darwin, affermava che l’eugenetica altro non era se non la sostituzione della cieca selezione naturale con una avveduta e razionale selezione artificiale. L’eugenetica, pertanto, mirava a razionalizzare l’attività riproduttiva dell’uomo al fine di potenziarne le qualità e di eliminarne i difetti. In questo senso si espressero i più autorevoli genetisti e medici fino a tutti i primi anni ’30, secondo i quali il passaggio ad una procreazione medicalmente controllata avrebbe consentito, in prospettiva, l’edificazione di una società sgravata dal peso delle malattie ereditarie. E tra le malattie ereditarie, allora, si facevano rientrare la maggior parte dei disturbi mentali, l’immoralità, la predisposizione a delinquere, e così via. Si fece strada la pericolosa tendenza a sovrapporre la patologia fisica con la devianza morale e sociale. Occorre sottolineare, inoltre, che data l’epoca gli unici modi per intervenire sui meccanismi ereditari erano quelli rappresentati dai certificati sanitari prematrimoniali, dalla restrizione della libertà di generare per determinate categorie di persone ritenute portatrici di tare ereditarie, nonché dalla restrizione della stessa libertà di circolare o di emigrare per coloro che furono considerati appartenenti a gruppi biologicamente inferiori. Mi pare il caso di accennare che tutte queste misure non furono caldeggiate solo ed esclusivamente da razzisti illiberali, che certamente non persero l’occasione di utilizzare l’implicazione fortemente determinista di questa scienza per suffragare i propri pregiudizi razziali e classisti, ma anche da quei progressisti libertari che vedevano nella neonata scienza la possibilità di superare i vecchi tabù sulla morale sessuale e di sottoporre così al vaglio della ragione scientifica e della discussione pubblica anche quello che fino ad allora era stato considerato quanto di più intimo potesse esserci, e cioè i comportamenti sessuali. Insomma, le sensibilità e le proposte di azione più diverse parvero unirsi sotto l’ombrello rappresentato dalla promessa di migliorare il genere umano. Anzi, la prospettiva eugenetica di eliminare le malattie ereditarie permise di configurare la dottrina di Galton, laddove fu tradotta in legislazione, come una vera e propria politica sanitaria.

3) Sono sorpreso di leggere che il movimento eugenetico sia un pensiero ancora vivo, ma vorresti spiegare perchè non si possono mettere in relazione quelle dottrine con le pratiche discusse della fecondazione assistita? E se trovi dei legami, vorresti spiegarci fino a che punto potremmo spingerci senza incappare in un’inquietante riproposizione di quel pensiero? (continua…)

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Lunedì, 8 Novembre 2004

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[ Cucina critica ] Eugenetica e fecondazione. Una premessa

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 10:48

I mesi scorsi sono stati mesi di confronto, anche aspro, su un tema che pone la propria coscienza di fronte a domande che interrogano il proprio ruolo rispetto alla vita e al concetto che di essa intendiamo dare da oggi per domani. Le questioni legate alla fecondazione medicalmente assistita e alla ricerca sulle cellule staminali e sull’embrione, pongono il problema della decidibilità del destino individuale e collettivo delle società in cui viviamo. Per rifuggire l’emotività gratuita e anche il senso di smarrimento che la scorretta o imparziale informazione possono creare in chi a questo dibattito intende partecipare per scegliere liberamente, contribuiremo attraverso la pubblicazione di un’intervista, lunga, ma esauriente. Si metteranno in relazione il tema dell’eugenetica e i suoi presunti legami con la fecondazione medicalmente assistita, temi venuti alla ribalta delle cronache con grande prepotenza e secondo noi, strumentalmente. L’intervista è stata realizzata a un giovane esperto (non confonda l’apparente ossimoro) di bioetica: Cristian Fuschetto, autore di articoli e saggi sull’argomento e ultimamente anche di un volume dal titolo Fabbricare l’uomo, L’Eugenetica tra biologia e ideologia.

Nostro intento con questa intervista è quello di fornire, a chi ha voglia di appropriarsene, gli strumenti minimi per muoversi in un mondo strappato al mondo dei laboratori e ostico per la sua alta tecnicalità, ma diventato di dirompente attualità. Abbiamo cercato di mettere a disposizione risposte semplici, laddove è stato possibile, senza far mai venir meno la complessità, il senso del rischio e la necessità di assunzione diretta di responsabilità dinnanzi a scelte che non sono e forse non saranno mai iscritte in nessun codice scientifico definitivo, ma nella volontà di porre rimedio a ferite dell’oggi che potrebbero essere sanate domani, con l’ausilio, sì, della scienza ma senza che di essa se ne possa fare un uso di parte.

L’intervista integrale verrà pubblicata domani 9 novembre alle ore 11,00.
Non è previsto l’intervento diretto di Cristian Fuschetto, ma chiunque potrà porre domande o partecipare al dibattito se lo vorrà. L’amico Fuschetto non mancherà di far avere le sue risposte ed eventuali integrazioni.

Breve nota sull’autore

Cristian Fuschetto è nato a Benevento il 18 novembre 1976, si è laureato in filosofia con la tesi: La fede eugenista tra biologia e ideologia. L’eugenetica anglosassone dalle origini alla debacle nazista. Relatore Giuseppe Lissa, presidente del Centro interuniversitario di ricerca bioetica di Napoli.
Attualmente collabora presso la cattedra di Filosofia Morale e bioetica della facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
E’ cofondatore e redattore della rivista “Ameba. Laboratorio di Arte, Filosofia e Letteratura”. Ha già pubblicato i saggi:

Statuto teorico e spessore biopolitico dell’eugenetica, in Raffaele Prodomo (a cura di), La nascita. I mille volti di un’idea, Apéiron, Bologna. (In corso di stampa).

Il sogno di una post-umanità biotech. Quali sacrifici per la redenzione biotecnologica?, in «Ameba», n. 3/Marzo 2004, Napoli, pp. 31-35.

Il volto radicale della biopolitica: l’eugenetica. Passato e presente di una pericolosa utopia, in «Ameba», n. 2/Giugno 2003, Napoli, pp. 34-38.

Breve storia del nichilismo, in «Ameba», Napoli, n. 1/Marzo 2003, pp. 43-54.

La chimera della normalità, in «Ameba», Napoli, n. 0/Giugno 2002.

La verità in Heidegger, ottobre 2001.

La verità in Nietzsche, ottobre 2001.

La questione della verità tra Nietzsche ed Heidegger, in «Filosofia in Italia», Novembre 2001.

E’ stato anche relatore in occasione del seminario di studi su “La nascita programmata dalla biomedicina», organizzato nell’ambito dell’XI Corso di formazione in bioetica patrocinato dall’Istituto Nazionale di Bioetica-Campania e dall’ Istituto Nazionale Tumori-Napoli.

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Domenica, 7 Novembre 2004

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Esproprio proprecario

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 14:42

Un furto è un furto. Gli puoi dare la valenza politica che ti pare, ma è un furto. Quindi i Disobbedienti e i 68 individuati ieri per il primo esproprio proprecario d’Italia dovrebbero avere delle conseguenze penali, anzi dovrebbero persino pretenderle. Ma poiché il rivoltoso moderno non ha un profilo corrispondente a quello di un samurai è facile immaginare che dinnanzi al prossimo atto che dovrebbe ricondurre la vicenda ai suoi corretti termini legali, scapperà qualche buona o cattiva giustificazione per tentare di gabbare gli obblighi della repressiva società globalizzata e non macherà di spingersi sul terreno della demistificazione, del ribaltamento dei punti di vista, ecc. ecc.
Insomma la solita predica sterile e un po’ fine a se stessa che servirà a far stare in piedi nell’immaginario collettivo la figura della cattiva compagnia, o del cattivo allievo che non ha capito al lezione della storia, perché ne ha una sua e pretende che sia migliore di quella corrente. E ti fa vedere in che cosa crede. Bisognerà ammettere, infatti, che i ragassuoli le cose non le mandano a dire, le fanno. Poi te le spiegano pure. E subito la voce della legalità da rispettare assume i connotati di quella della banalità. E’ vero, forse siamo solo all’inizio, e pretendere atteggiamenti riflessivi non pare ancora maturo.
Ma da ex precario, vi posso garantire che l’azione dei Disobbedienti non verrà condannata allo stesso modo da chi oggi è precario e pensa di restarlo a vita. Anzi.
Dalla sinistra e non solo, dunque, vorrei sapere se è già programmato che Caruso e Casarini sostituiscano per esempio due figure come Rostagno e Impastato nella già labile memoria collettiva recente dei modelli da imitare, oppure se invece è più utile consegnare qualche milione di persone, patologia della dignità e meraviglia della produttività, alla rappresentanza di un’opposizione sociale tanto concreta, quanto inutilmente esibizionista, come quella di chi ha deciso che disobbedire può essere un mestiere e non solo una vocazione. Così, tanto per sapere se vogliamo continuare a dirci di sinistra rassegnandoci al solito ruolo di oppositori di mestiere, ma senza vocazione.

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Sabato, 6 Novembre 2004

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Politica industriale cercasi

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:56

Gli operai della Fiat scioperano perchè temono che il mangement di Fiat Auto porti i suoi stabilimenti in un altro paese per abbattere i costi e fare i conti con la costante perdita di competitività. Scioperano veterani e giovani, a Pomigliano e a Melfi, a Torino e a Arese, operai degli stabilimenti Fiat e quelli dell’indotto. Ne parlano tutti i giornali.
L’Italia è la settima economia del mondo, sbalzata quest’anno dalla Cina, salita al sesto; la Fiat, riporta Gallino nel suo ultimo libro, nel report Global 500 della rivista Fortune del 2002, occupa il 49° posto tra le companies mondiali per fatturato (si badi bene, non per capitalizzazione di borsa), ma nel 1997 stava al 33° posto; nessun’altra azienda italiana compariva in quella classifica quell’anno. La chimica italiana era ancora al buio; l’Olivetti, che nel 1986 era poco dietro la Compaq (ora 117°), azienda americana allora leader mondiale nella produzione dei Pc, nel 2002 compare al 145° posto ma come contenitore finanziario di Telecom Italia per scomparire definitivamente nel 2003. Nell’ultimo rilevamento del 2004 solo dodici aziende italiane compaiono nel ranking delle prime 500: tra cui Enel (95), Eni (42), Telecom Italia (91), Tim (92), Unicredito (164), Banca Intesa (219), Mediaset (420), ma non c’è traccia del marchio Fiat.
Ci sono invece Peugeot, Renault, Daimler-Chrysler, Ford, General Motors, Bmw, Toyota, Volkswagen. E la crisi dell’auto è generalizzata. (continua…)

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Giovedì, 4 Novembre 2004

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Lezioni americane /2

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 19:11

Oggi la stampa italiana è tornata, salvo qualche rara eccezione, a razzolare nel proprio cortile di casa cercando di infilare praterie dentro l’aiuola dove comunemente si piscia tutti insieme. Si è alzato un bel fumo, anche se si riesce a vedere qualcosa.
Oggi posso confermare le ragioni e i ragionamenti di ieri. Chi ha capito, ha capito che cercavo di trarre un quadro che fosse chiaro anzitutto a me, soffermandomi sulle differenze e le somiglianze tra noi e loro, perché secondo me se non si parte da questi presupposti si capisce pochissimo. Questo non significa che le conclusioni di quanto mi racconti siano utili per fare della propaganda, anche efficacissima, dal punto di vista elettorale. E nemmeno che servano in sè e per sé a realizzare un programma politico. (continua…)

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