Quando il tuo volto domani?
Capita di ascoltare o leggere narrazioni di sé del tutto insignificanti, ma a cui diamo un valore immenso. Attorno a loro dipingiamo contorni duri o delicati, estatici o indifferenti, ma sempre netti. Diamo alla parola un valore immenso, e se questa è scritta, sproporzionato, sghembo se la mettiamo in relazione con chi l’ha lasciata da leggere.
Se poi conosciamo chi scrive, deduciamo, colleghiamo, proviamo a immaginare i pensieri, le colleganze. Se invece non abbiamo una descrizione fisica, se non siamo mai stati vicini l’uno all’altro, se ci siamo limitati a guardare da lontano o a seguire ciò che scrive, procediamo inversamente: con l’induzione immaginiamo come potrebbe essere e che cosa potrebbe darci.
Ma se difficile è conoscere oggi il suo volto domani, quello “che già esiste o trama sotto la faccia che mostra o che indossa”, ancora più difficile e forse non desiderabile è sapere quando quel volto, che finalmente conoscerai o che ti è sempre rimasto nascosto, uscirà allo scoperto e sarà sulla faccia di chi ti pugnalerà alle spalle. Bisognerebbe però non avere gli occhi per guardare poi, quando il suo volto cambierà ancora e ritornerà magari come lo hai sempre desiderato.
A pensarci bene, ringraziando Marias per l’indizio essenziale, la vita è una specie di tortura per niente raccontabile.

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