Dispacci al vento
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Domenica, 27 Giugno 2004

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A Ustica una strage. 27 giugno 1980

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 18:36

Ci sono avvenimenti che fai fatica a scordare. Anche perché ad essi si appioppa addosso, come una ventosa, un evento solitamente insignificante e quando la memoria apre qualcuno dei suoi cassetti non sai distinguere bene quale dei due ha avuto la precedenza. Per esempio quando saltò per aria Falcone ero in piscina. Appresa la notizia ci guardammo in faccia io e un vicino occasionale. Fu un gesto istintivo e ci scappò una considerazione amara. “Ti pareva?” Quando seppi della notizia della strage di Ustica non ricordo più dove fossi. Ma se andaste a rileggervi qualcosa di quella tragedia, non avreste dubbi sull’identità del paese in cui potevano susseguirsi la serie di reiterate menzogne propinate a magistrati e opinione pubblica per anni, arrivando a negare l’ovvietà e l’evidenza. Era un paese allenato da anni di stragi e strategia della tensione: la bugia era la regola, specie se si dovevano salvare gerarchie militari e progetti politici che volavano ad altissima quota. Oggi molte di quelle premesse sono fortunatamente svanite, ma non giurerei che un evento simile non possa più ripetersi. Intanto, la verità su quell’evento resta ancora avvolta nelle sue false piste. Se non è possibile avere memoria di tutto, se non sarà mai possibile conoscere la verità, ricordiamoci almeno di ottantun persone venute giù con un aereo che passava di lì per caso.

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Dead man walking

Archiviato in: Sulfurea — francesco @ 15:34

« Non sono solamente un malato terminale, piuttosto mi sento una cavia. La mia patologia è una delle cinque forme di cancro più rare al mondo. Vivo con quattro centimetri di fegato e mezzo rene. Sono impotente e sterile. Non potrò mai accarezzare una mia creatura perché questi sono gli ultimi giorni della mia vita. Sono seguito dal centro europeo anti-tumori del Professor Umberto Veronesi e sul mio corpo si stanno compiendo degli esperimenti che fanno parte di un protocollo che serve solo ad allungarmi la vita. So bene che il mio è un male veramente incurabile. Tutto questo servirà ad altri? Mi auguro di si, ma io ho sempre creduto alla mia missione dopo aver servito la patria e lo Stato. I miei superiori e la mia famiglia mi sono stati vicino. Altri un pò meno: oggi non voglio attaccare nessuno, mi basta sottolineare che lo Stato siete voi. Siete voi che dovete battervi perchè altri casi come il mio non abbbiano a ripetersi ».
Marco Diana, maresciallo dell’esercito, nato in Sardegna a Villamassargia. Ha partecipato a missioni in Somalia e nei Balcani, venendo a contatto, senza protezioni, con materiale composto da uranio impoverito e scorie radioattive.
(La Repubblica 27 giugno 2004)
Leggendo le parole del maresciallo Diana si resta colpiti dalla lucidità e dalla compostezza con le quali un uomo affronta coraggiosamente il proprio destino. Il coraggio di quest’uomo è uguale a quello del caporale Vacca, del maresciallo Pilloni e del sottoufficiale Melone, quasi tutti già morti a causa di linfomi, cancri e leucemie. Nessuna abiura, grande dignità e senso dello Stato. Forse è l’avvicinarsi di una “certezza certa” che rende gli individui così sani di mente. Ma non è una buona scusa per mandare in guerra degli individui già morti prima di partire.

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Venerdì, 25 Giugno 2004

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Ciccina

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 17:37

“Siccome domenica vieni tu da me e non io da te, ti ho spedito il pensierino per posta”
“Grazie ma non dovevi disturbarti”.
“Nessun disturbo, arriva in mattinata.”
Arriva la mattinata… e anche il pensierino, che consta di due voluminosi pacchi postali.
Il contenuto è una doccia fredda, un’umiliazione del mio senso maschile per la casa, il fallimento del mio personale progetto di donnino perfetto. Come se mi avessero bocciato agli esami, senza riparazione.
In ordine, estraggo dalle missive: un servizio di piatti, uno di caffè, uno di bambù spesso ed elegante, una piastra per la carne (la mia è vecchia e al supermercato, la settimana scorsa le avevano finite), un tegame con annesso scomparto per friggitura, due astucci completi di incenso in varie forme (una mia mania), dodici bicchieri (compresi quelli da whisky!!), uno scolapasta (?!) - accidenti il mio è bellissimo, perché mai? - uno spremiagrumi a mano - io ho quello elettrico !! - una serie infinita di attrezzi in legno da cucina, due posaceneri neri piccoli anni ‘60, due (dico due!!) porta posate, due bicchieri per frullato, un vaso - che ci metto ora dentro il vaso? - e costernazione finale, uno spettacolare tappetino da cucina, impossibile da mettere per terra, tanto è bello. A parte il fatto che se mi regalava un ferro da stiro nuovo era meglio… ma non si può impunemente dire “ti mando un pensierino” e poi ti arriva un giudizio così severo tra capo e collo. E’ una cosa che lascia con l’amaro in bocca.
Io pensavo fosse solo amore, invece oggi ho scoperto che è anche un tinello. Ciccina, ma che mi scombini?

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Giovedì, 24 Giugno 2004

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Buonanotte fiorellino

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 23:22

Non so se avete idea di come ci si senta quando gli occhi si spengono piano, piano e si dovrebbe andare a letto, ma ci sono ancora della dita che fremono sulla tastiera, che battono per arrivare in fondo e non si decidono a smettere. In questa condizione rimugino sulle lacrime di una fanciulla che con frequenza quasi familiare accompagnano la sua vocina emozionata quando la malinconia dell’assenza si fa troppo forte. Rileggo il suo sms pieno di quell’ingenuità piena di sogni a forma di ciambella perfetta, quella che riesce sempre col buco; gonfio di quella impossibilità a controllare i propri sentimenti, la colpa presunta a cui ricondurre tutte le proprie ansie. Rileggo il mio. Le dico che non si ama mai troppo, che non è quello il controllo che serve; il trucco sta nel riuscire a pensare che non si tratti solo di un sogno e che non ci si dovrà prima o poi svegliare.
Ogni giorno che passa, penso che si diventi immaturi crescendo. Accade quando un pizzico di ragione sconfigge l’ansia e ne sostituisce gli improvvisi sconvolgimenti immaginari con la longilinea fermezza di qualcosa che voglio provocatoriamente immaginare come una specie di compasso, agile e mobile. Uno strumento che non si muove con troppa precisione come se avesse già capito e calcolato tutto e nemmeno troppo impaurito per non tracciare quel percorso, che altre volte è stato interrotto. Più o meno è come stare nei panni caldi di un bambino dentro un bel cappotto di lana nuovo e con un unico compito: percorrere una strada davanti a sé. Un bambino che non sa dove va e non si chiede il perché. Perché gode dei vantaggi di essere dove già dovrebbe essere e di sapere che le lacrime si asciugano.

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Mercoledì, 23 Giugno 2004

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Sapere aude / 3 (Il dibattito sull’embrione)

Archiviato in: Metodo — francesco @ 21:49

Negli anni ‘80 quando la ricerca scientifica nel campo delle tecniche della fecondazione assistita ha reso possibili sperimentazioni su cellule della linea germinale umana e sull’embrione, si acceso un dibattito internazionale che ha coinvolto scienziati, filosofi, giuristi e teologici e che continua ad interessare nel complesso tutta la societa’ civile. Nel luglio del 1984 il Rapporto della Commissione di inchiesta sulla Fecondazione ed embriologia, meglio conosciuto come rapporto Warnock stabilisce che prima del 14° giorno dal momento della fecondazione l’embrione non puo’ essere considerato un individuo biologico. (continua…)

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Dubbio e libertà. Fecondazione assistita

Archiviato in: Metodo — francesco @ 19:48

In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas. Questa massima agostiniana evocata a più riprese durante il Concilio Vaticano II dovrebbe essere tenuta a mente da tutti quelli che oggi cercano di commuoverci con la retorica dell’embrione-persona umana. L’assunto dei biologisti gioca in realtà con l’emotività. La situazione è simile a quella che distingue il genotipo dal fenotipo durante la gestazione del feto. Va tenuto a mente che non è possibile, sulla base delle conoscenze biologiche disponibili, dire che l’embrione è un individuo umano, o una persona. Neppure si può affermare con certezza il contrario, né si può dire che l’embrione non sia un nostro simile, bensì una cosa. (continua…)

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Brogli

Archiviato in: Ridere e piangere — francesco @ 14:10

Dover apprendere che Rocco Siffredi entra nel circuito “normale” della cinematografia indossando i panni di un omosessuale, costretto a passare quattro notti dentro una casa con una donna che gironzola nuda e che lui è convinto di poter rifiutare, è un evento che non farebbe fesso neppure uno “scrutatore” della CdL.

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Martedì, 22 Giugno 2004

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Sapere aude / 2 (La legge 40 in pillole)

Archiviato in: Metodo — francesco @ 18:01

Che cosa dice la legge sulla procreazione medicalmente assistita? Se cliccate qui potete trovare il testo di legge n. 40 del 2003. Se invece andate di fretta, vi propongo lo schema riassuntivo elaborato da Carlo Flamigni, Presidente della Società Italiana di fertilità e sterilità e membro del Comitato di Bioetica. E’ chiaro ed easustivo.

1. A CHI VIENE CONSENTITA

Si alle coppie nelle quali lui o lei hanno problemi d’infertilità (pochi spermatozoi, tube chiuse e via dicendo) e porte sbarrate a quelle senza problemi di fertilità ma alle prese con malattie genetiche. Per esempio i portatori sani di fibrosi cistica o anemia mediterranea, che corrono il 25 % di rischio di generare un bambino malato.

2.SI ALLE COPPIE ETEROSESSUALI

La legge permette la fecondazione solo alle coppie eterosessuali, maggiorenni, in età fertile, sposate o conviventi. Niente interventi quindi su single, omosessuali, mamme-nonne o fecondazioni con il seme del marito morto. (continua…)

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Lunedì, 21 Giugno 2004

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Sapere aude. Cellule staminali

Archiviato in: Metodo — francesco @ 19:03

Le cellule staminali (SC) sono cellule non specializzate a uno stadio precoce di sviluppo, esse hanno la caratteristica di riprodursi a lungo senza differenziarsi (auto-rinnovamento) e di dare origine a cellule progenitrici dalle quali derivano linee cellulari differenziate (muscolari, ematiche, nervose etc.). Possono dividersi e differenziarsi in un largo numero di tipi cellulari che producono i tessuti e gli organi del corpo. Le prospettive terapeutiche aperte dalle SC risultano straordinarie: un primo campo d’applicazione riguarderà la cura di molte patologie gravi (tumori, malattie ereditarie, malattie neurodegenerative), un secondo campo d’applicazione riguarderà l’impianto di SC per rigenerare cellule e tessuti evitando così i trapianti di organi e i problemi connessi di scarsità dei donatori e di rischio di rigetto per incompatibilità con il sistema immune del ricevente. (continua…)

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Giovedì, 17 Giugno 2004

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La lezione di Cofferati

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 15:34

La vittoria di Cofferati a Bologna è stata una vittoria vera, perché ha messo insieme l’aspetto politico del consenso ricevuto e quello simbolico del premio ottenuto per merito da una città che la sinistra ha abituato a fare sempre i conti con la realtà, perché era quello che la città le ha sempre chiesto. All’inizio sembrava una corsa ad ostacoli: lo stato del partito (i Ds) e le mutazioni socio-economiche della città somigliavano alla cesoia che avrebbe tagliato in due il cremonese. Non so se ricordate le dichiarazioni dello straniero sui salotti televisivi. (continua…)

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