A Ustica una strage. 27 giugno 1980
Ci sono avvenimenti che fai fatica a scordare. Anche perché ad essi si appioppa addosso, come una ventosa, un evento solitamente insignificante e quando la memoria apre qualcuno dei suoi cassetti non sai distinguere bene quale dei due ha avuto la precedenza. Per esempio quando saltò per aria Falcone ero in piscina. Appresa la notizia ci guardammo in faccia io e un vicino occasionale. Fu un gesto istintivo e ci scappò una considerazione amara. “Ti pareva?” Quando seppi della notizia della strage di Ustica non ricordo più dove fossi. Ma se andaste a rileggervi qualcosa di quella tragedia, non avreste dubbi sull’identità del paese in cui potevano susseguirsi la serie di reiterate menzogne propinate a magistrati e opinione pubblica per anni, arrivando a negare l’ovvietà e l’evidenza. Era un paese allenato da anni di stragi e strategia della tensione: la bugia era la regola, specie se si dovevano salvare gerarchie militari e progetti politici che volavano ad altissima quota. Oggi molte di quelle premesse sono fortunatamente svanite, ma non giurerei che un evento simile non possa più ripetersi. Intanto, la verità su quell’evento resta ancora avvolta nelle sue false piste. Se non è possibile avere memoria di tutto, se non sarà mai possibile conoscere la verità, ricordiamoci almeno di ottantun persone venute giù con un aereo che passava di lì per caso.

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