Il grande pretesto
Daniela era bella e bionda, un corpo perfetto, che la faceva più alta del suo metro e sessanta; stava su uno scoglio come una silfide, persa anima e corpo nello specchio della sua opera unica, il romanzo della sua vita, quello che si fa immaginando quello che non c’è e non ci sarà mai nè per lei, nè per altri, perchè senza saperlo siamo già tutti a correre lungo la strada parallela. Gli specchi delle nostre brame si fanno da sempre beffa di noi. Daniela era innamorata di un uomo che non amava più, perchè non poteva ancora ammetere che quell’amore così grande potesse finire senza un motivo. Daniela era buona, perchè lei credeva di essere buona, un torto non lo aveva mai fatto e quelli che aveva fatto se li era perdonati subito o quasi, ma con grande sofferenza, almeno così credeva e senza fare confronti: l’alibi per ogni gesto sbagliato, corrotto, la pezza eterna. Daniela era di lato, la vedevo dal suo profilo migliore, anche se ogni cosa di lei era meglio di tutte quelle che avevo già visto. (continua…)

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