Meglio di maggio
Da anni non vado al cimitero. Nel senso che non ci vado mai, neppure durante i giorni che la tradizione assegna al raccoglimento collettivo in memoria di chi è lì. Ci andrei, ma solo d’estate: lo stormire delle fronde degli alberi, I fuochi fatui delle sere calde, rincorsi con l’immaginazione e il gusto goliardico del sedicenne che non ha bisogno di effetti speciali, sono i segni della vita che non abbandona nessuno. Non ho ricordi particolari di questi giorni primo novembrini se mi guardo indietro. Solo qualche frammento di me sopra una scala che mette a posto i fiori depositati accanto alla tomba dei miei nonni materni, mai conosciuti, la calca degli acquirenti alle bancarelle dei fiori sistemate appena fuori dai grandi portoni d’accesso alle fila di chi non c’è più. (continua…)

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