Angelo di passione
E’ morto ieri sera a sessant’anni un piccolo grande animale politico. “Angioletto” è stato il sindaco di Albenga per un numero infinito di volte. Credo siano stati quasi vent’anni, anche se non di seguito. Un vero “podestà rosso”, un portento della retorica e del sapere fare, intuitivo e populista. Credo che dopo la sconfitta alle ultime elezioni del 2000 non si sia più ripreso. Persona inquieta, fumava cinquanta nazionali al giorno, Angioletto era pure provvisto di una serie di tic irresistibili e di un gusto speciale per l’abbigliamento assai vistoso. Grande amatore, figlio di Libero Viveri, sindaco comunista dell’immediato dopoguerra ( cui Angioletto dedicò il più mirabolante dei ponti della città), politico di professione e di razza, ex Pci, poi leader incontrastato di Alternativa Democratica (lista che sbancò della dirigenza tutti i maggiori partiti ingauni), costruttore dilettante e allo sbaraglio, Viveri è stata la figura più controversa del panorama politico ligure. Con lui non c’erano mezze misure: o lo amavi o lo odiavi. Ero il suo ufficio stampa quando nel 1995 venne arrestato con 54 capi d’imputazione. Arrivai in ufficio, giusto in tempo per vedere gli elicotteri volarmi sulla testa. Pensai avessero arrestato un boss, latitante per la Piana. Scarcerato e prosciolto sei mesi dopo, raccontava le vicende della sua clausura nel carcere di massima sicurezza di Cuneo, come un ragazzo di strada racconta una leggenda metropolitana. Il suo modo di ridere e di incazzarsi rimarranno proverbiali e risuoneranno per molto tempo ancora per le antichissime scale del Palazzo Comunale di Albenga. L’ultima volta che lo vidi, quattro anni fa nel suo ufficio di Sindaco, era ancora vivo e dinamico, ma già malinconico, forse presago della sua imminente sconfitta politica. A Viveri non sarebbero piaciuti gli addii melensi. Lo saluto, quindi, e ringrazio la vita di avermelo fatto conoscere. Addio, bandolero stanco.

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