Se c’è una funzione del mio telefonino che adopero con piacere è l’sms. Mi piace scrivere e anche quando trovo scomodo l’esercizio, lo prendo come se fosse un impegno. A me non piace fare il moralista e potrebbe darsi che il mio desiderio di impegno dipenda dal tempo che mi permetto di perdere. O forse anche dall’educazione, dall’amore per la mia lingua e dal piacere di volerla maneggiare giorno dopo giorno.
A volte rispondere o inviare un sms è infatti anche fastidioso. Non riesco a concentrarmi e so che le parole indirizzate in un certo modo possono essere equivocate. Perciò, aspetto. A volte, dimentico.
Inoltre, c’è una nicchia di spazio quotidiana che mi riservo per esprimere le mie idee. Oggi è il mio giorno libero e io dovrei già essere in palestra, invece sono qui a scrivere.
Sms e post sono due fenomeni diversi, ma bisogna che si vedano in modo differente.
Scrivere significa, in realtà, non guardare l’orologio. Mai. Da qui discende l’ovvia conseguenza di non accartocciare parole e congiunzioni in un’onomatopea d’accatto, perchè questo sforzo di sintesi non risponde a un desiderio di chiarezza espositiva ma solo di fretta comunicativa. E’ un caso patologico proveniente da un tipo di scrittura denominata da Ong: oralità secondaria. Cioé, scrivo, ma in realtà parlo. Anche un blog appartiene a questo tipo di scrittura ma è privo di dizionari automatici e soprattuto non costringe nessuno a scrivere in un determinato lasso di tempo. Mettiamola così: sul blog si scrive nonostante la perversione in agguato, sul telefonino si parla anche se non si riesce a resistere alla tentazione di spippollarne i tasti.
Senza arrivare ai miei eccessi, basterebbe considerare la propria lingua come un abito con il quale mi presento a chi mi guarda. Se nel momento topico non potete che presentarvi con le toppe al culo, fatelo con un sms, ma se scrivete su un blog almeno cambiatevi le mutande e mettetevele pulite. Poi, provate a mettervi dei panni ben sciacquati e ben stirati, vedrete che lo sforzo sarà ripagato.
Infine, indossate l’orologio.
Sta arrivando Natale. Se si immagina un blog come a un luogo che invece di far guadagnare tempo lo fa perdere, forse se ne intuirebbe la vera utilità. Potrebbe essere un bel regalo. Gratuito, volendo.
(Aderite numerosi, premendo con il tasto sinistro del mouse sull’immagine in basso a sinistra.
Avrei potuto scrivere: "cliccateci" sopra, ma a pensarci bene, in un post come questo sarebbe stato uno scivolone, un espressione da toppa nel culo, quasi uguale a "clikkateci". O no? Comunque, alla fine ho deciso che era meglio scrivere in italiano)
