Bisogna fare le classi di inserimento per i bambini extra comunitari perché quelli bresciani - dice alla tv un tizio che si chiama Galli e fa il parlamentare leghista - hanno dei problemi se si trovano in classi di 25 bimbi in cui 20 provengono da paesi extra comunitari. Cioé, tutto quell’impalcatura minuziosamente compilata di odiosi esamini per bimbi di sei anni che dovrebbero capire alla loro tenera età quello che un leghista non capirebbe e non ha capito a cinquantanni per casi limite come questi? Si parla di identità? Ma quale? quella celtica? Troppa grazia, per chi dice di aver individuato un problema per poi discutere di quelli che ha creato lui sollevando a suo modo il problema.
C’è stata una differenza fra il razzismo nazi-fascista e quello dell’apartheid. Figli dello stesso dio territoriale si sono differenziati per lo scopo e non per la materia. Nel primo la pretesa di uno scientismo razziale aveva come obiettivo la pulizia, l’ordine, la supremazia di un “individuo della storia” e del suo sistema politico-sociale ed economico attraverso qualunque mezzo, in primis, la guerra. Nel secondo un sistema politico economico ha bisogno di mantenere delle differenze e per questo gioca su quelle (per esempio in Sudafrica tra Inkhata Zulu e Anc) per opprimere i rappresentanti di entrambe e mantenere i vantaggi già acquisiti. Nel primo c’è l’idea di una progressivo miglioramento dell’umanità, nel secondo c’è l’ideia di aver già individuato il meglio.
In Italia invece l’obiettivo è costruire su di una realtà problematica una soluzione limite, buttarla in pasto al popolo bue attraverso i media, dimostrare così che se ne vuole parlare (mica si vuole aver ragione eh? figuriamoci, siamo dei campioni di umiltà !! - si fa solo per dire…) e intanto performare una realtà senza risolvere neanche mezzo problema vero. In Italia la costruzione del capro espiatorio è l’esercizio in cui questo governo eccelle prima di ogni cosa. In sei mesi ne abbiamo già visto sfilare un numero indefinito.
E’ il portato finale di un fallimento storico, di prospettiva. La destra governa nel paradosso della più grande crisi identitaria della sua soria di questi ultimi anni. Il crollo delle borse e delle banche sono insieme il crollo di un sistema intestato alle destre di tutto il mondo, compresa la nostra (tutta: dai post fascisti alla lega passando per Forza italia).
Gli inni alla disuguaglianza intonati in questi ultimi vent’anni per giustificare il capitalismo della finanziarizzazione dell’economia, che doveva e poteva fare meno del welfare, perché c’era la ricchezza affluente, le nuove professioni (i co.co.co !!!); quello che a morte il diritto allo studio e finiamola con pensioni pubbliche e lavoro a tempo indeterminato, non potevano che produrre qualche mostro. Il mostro è questo paese che ha perso l’unica identità potabile che abbia mai avuto dalla sua unificazione: quella di essere riuscito a diventare in pochi decenni una democrazia debole ma viva.
Oggi che anche io sono diventato un mostro, un vero diseguale, non riesco più a tollerare discussioni sui miei principi. Quelli sono ancora lì a presidiare il fortino. E da qualche tempo mi chiamano al contrattacco.
Tra questi, però, in questi anni, ne è venuto alla luce uno nuovo: l’indisponibilità. Si è mosso in mezzo a mille difficoltà (come un bimbo turco in una classe di bimbi bresciani cretini come i loro genitori), non pretendeva per sé un ruolo simile, avrebbe preferito diventare il bravo ragazzo di sinistra, mediamente colto e ottimista, che aveva davanti, ma ha combattuto mille battaglie e alla fine è diventato adulto.
Lui - dice - che non vuole più sentire cose che offendano le mie orecchie e il mio gusto in nome di una democrazia malata. Lui ha dei cattivi pensieri, figli della mia apatia forse, o più probabilmente del mio disincanto. Lui mi ha detto: costruiamo e proteggiamo la nostra piccola isola in attesa che si formi un arcipelago. Ho così tirato su il filo spinato, raccolto le provviste, armato i miei bazooka.
Che si formi l’indisponibilità di massa.
Sono in guerra, bella gente. Occhio alla penna.