Dispacci al vento
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Martedì, 4 Maggio 2010

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Analisi logica

Archiviato in: Metodo — francesco @ 12:14

Che cosa significano le dimissioni di Cludio Scajola? Si sono sentite pochi urla fintogarantiste, nessun brandello di veste stracciata nella lotta contro la magistratura. I capataz del partito (quelli che hanno di fatto “perso” le ultime elezioni) si liberano di uno che di politica non capisce nulla, ma in fatto di organizzazione del partito è un numero uno, un vero capobastone, un rivale. E - dopo tutto - si sacrifica un sindaco trombato di Imperia, residuato del fu pentapartito, già silurato ministro dell’interno, per salvare la capra della Cricca Protezione civile spa e i cavoli amari della lotta senza quartiere del premier contro la magistratura. Il grande cetriolo si abbatte dunque sul nostro “sciaboletta”, capro espiatiorio per la ricostruzione definitiva della verginità del premier, da oggi addirittura impegnato nella lotta contro la corruzione. Roba da far ridere una batteria di polli sordomuti, ma anche materiale per costruire telenovelas mensili a puntate su tutti i tg nazionali.

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Giovedì, 8 Ottobre 2009

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7 ottobre, a very good day

Archiviato in: Metodo — francesco @ 13:08

Ieri sera la Corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano.
Dalle reazioni del nostro premier abbiamo capito anche che cosa pensi lui della democrazia
Abbiamo capito definitivamente che non sa neppure dove stia di casa il liberalismo e il rispetto per le istituzioni. Proprio per questo ieri è stato un bel giorno per la democrazia che - ormai senza alcuna ombra di dubbio - sappiamo essere estranea al modus operandi del Cavaliere.
Sento da lontano l’odore acre della battaglia che si avvicina. E’ arrivato il momento di fare sul serio.

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Giovedì, 5 Febbraio 2009

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Eluana e le parole che non servono

Archiviato in: Metodo — francesco @ 0:31

Io non so come facciate voi ancora a discutere di un corpo che non avete mai visto, di suppore che una vita che non avete mai neppure sfiorato non sia mai esistita per potervi costruire un alibi di santità e continuare ad ignorarne le conseguenze. Come credete che sia quel corpo su quell letto dopo 17 anni di vuoto cerebrale, senza una sola amicizia conservata nella memoria, senza una memoria con cui parlare, senza fame e senza sete?  Pensate di vedere uno di quesi suoi sorrisi ormai da cartolina guardarvi dal sondino con cui mangia, per ringraziarvi?
Provate a immaginare un cervello che pesa la metà e un corpo che pesa un terzo, un gesto che non si compie da 17 anni, 204 mesi, 6205 giorni, 148920 ore, 8 milioni e 935 mila 200 interminabili minuti. Non ci riuscite, vero? Peccato, perché basterebbe riflettere su questi numeri per provare un brivido lungo la schiena e tacere.
Io provo a immaginare quiell’immobilità e penso al muro che ha respinto senza muovere un dito tutta quell’infinità di parole e finte morali adoperate a sproposito da professionisti della coscienza.
Non mi arrabbio, perché da quel letto arriva la più straordinaria sentenza di inutilità della morale, della teologia, della cattiva coscienza, del parassitismo vomitevole dei media.
Le cose cambiano sempre: quando Eluana finalmente se ne andrà nulla sarà più come prima. Un solco separerà “noi” da “loro”. E sarà un solco lungo una penisola.

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Giovedì, 18 Dicembre 2008

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Walter, un uomo solo

Archiviato in: Metodo — francesco @ 0:03

Penso che a nessun segretario di partito degli ultimi quarant’anni di vita repubblicana sia mai successo di collezionare una serie di No ripetuti e secchi come a Veltroni. Prima Villari, poi Bassolino, adesso Iervolino.
Ma temo di dimenticarne qualcuno.
E credo sia anche l’unico che si sia fatto dare dell’imbecille da un genio come Gasparri senza replicare.
Vorrei sapere che cosa aspetta a dimettersi.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2008

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Su la testa

Archiviato in: Metodo — francesco @ 18:19

Magari lui non sarà proprio all’altezza di Letterman, ma è forse è il solo Letterman che ci possiamo permettere. In fin dei conti, l’avete mai vista la trasmissione di Fazio? Che cosa può incutere timore? Un’intervista alla Montalcini? un siparietto con Bocelli o la satira corrosiva e attualissima di Albanese? Oppure avete avuto la sensazione che fosse nell’aria un regolamento di conti con il conduttore ligure, reo di chissà quale colpa ? Credo che sia inutile anche tentare una risposta.  Ma che questi impudenti fascio-populisti della Cdl tentino di delegittimare Petruccioli per legittimare Villari e attaccare a freddo Fazio, è veramente troppo.
Riuscirà, intanto, il famoso partito democratico a difendere Fazio e Petruccioli come un sol uomo e attaccare la Cdl per il suo comportamento autoritario? Oppure si leveranno i soliti distinguo che non porteranno certo all’esautorazione di Fazio dai palinsesti Rai ma solo all’ennesimo indebolimento dell’immagine del PD?
Riusciranno i nostri eroi a non passare dalla parte del torto oppure anche il coraggio fa troppo “socialista europeo”?

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Lunedì, 17 Novembre 2008

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Villari non si tocca

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:45

La vicenda Villari è - nel suo genere - gustosa e pure un tantino viziosa.
Però è anche inutile, perchè che lo sconosciuto resti o meno a fare il Vigilatore a noi non cambia nulla. L’informazione farà schifo come ieri e la tv pubblica continuerà a pensare che il suo futuro si chiami Simona Ventura.  L’opposizione poi non caverebbe un ragno dal buco né in termini di prospettiva politica, né di indirizzo informativo con o senza Villari. Anche perché ormai ci siamo dimenticati che spetta all’opposizione il “diritto” di nominare il Commissario e che questo è il vero nodo del contendere.
Inoltre è anche inverosimile perché in un paese serio, una Commissione di Vigilanza sul servizio radio televisivo pubblico non esiste, men che meno si può desumere che la scelta del Vigile Capo debba essere assegnata all’opposizione. Come se questo - nel caso specifico - facesse pari e patta con il potere reale detenuto dal capo del governo sull’informazione. O ci impedisse di ingoiare, d’ora in avanti, i fetidi “panini” con cui ci viene spiegata la defunta politica.

Ma il gusto di vedere un democristiano di ventesima fila balzare all’onore della cronaca e fare le scarpe a un suo ex compagno di partito assai più illustre di lui è una scena imperdibile.
In mezzo a tante cose serie, come il baratro della povertà endemica e dell’insicurezza economica per i prossimi vent’anni, una nullità da diciottomila euro al mese ci allieta le giornate facendoci credere che il passato ritorna. Mica male: magari domani rivedrò comparire d’incanto da Montecitorio Pajetta, Lama, Bufalini, Chiaromonte e poi anche Berlinguer.
Il vizio invece è poco edificante e anche allarmante. Tra le cose incomprensibili che mi passano sotto il naso da qualche tempo, ne spicca una chiarissima. E’ la coazione a ripetere - a perdere, a subire - che ormai è al di là del patologico. Impossibile aderirvi, anche solo per fraintesa lealtà. Se immagino Veltroni, se penso a lui e a quello che può aver detto a Villari, se considero il risultato finale dello storico incontro, ormai non provo più vergogna solo di avere un presidente del consiglio come Berlusconi. La misura è davvero colma ed è impossibile non provare imbarazzo di fronte a segnali di debolezza così evidenti.
Se n’è accorto persino Gasparri. E non poter dar torto a un coglione come quello è davvero troppo.

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Domenica, 19 Ottobre 2008

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Apartheid, nazi-fascismo e leghismo

Archiviato in: Metodo — francesco @ 9:46

Bisogna fare le classi di inserimento per i bambini extra comunitari perché quelli bresciani - dice alla tv  un tizio che si chiama Galli e fa il parlamentare leghista - hanno dei problemi se si trovano in classi di 25 bimbi in cui 20 provengono da paesi extra comunitari. Cioé, tutto quell’impalcatura minuziosamente compilata  di odiosi esamini per bimbi di sei anni che dovrebbero capire alla loro tenera età quello che un leghista non capirebbe e non ha capito a cinquantanni per casi limite come questi? Si parla di identità? Ma quale? quella celtica? Troppa grazia, per chi dice di aver individuato un problema per poi discutere di quelli che ha creato lui sollevando a suo modo il problema.
C’è stata una differenza fra il razzismo nazi-fascista e quello dell’apartheid. Figli dello stesso dio territoriale  si sono differenziati per lo scopo e non per la materia. Nel primo la pretesa di uno scientismo razziale aveva come obiettivo la pulizia, l’ordine, la supremazia di un “individuo della storia” e del suo sistema politico-sociale ed economico attraverso qualunque mezzo, in primis, la guerra. Nel secondo un sistema politico economico ha bisogno di mantenere delle differenze e per questo gioca su quelle (per esempio in Sudafrica tra Inkhata Zulu e Anc) per opprimere i rappresentanti di entrambe e mantenere i vantaggi già acquisiti. Nel primo c’è l’idea di una progressivo miglioramento dell’umanità, nel secondo c’è l’ideia di aver già individuato il meglio.
In Italia invece l’obiettivo è costruire su di una realtà problematica una soluzione limite, buttarla in pasto al popolo bue attraverso i media, dimostrare così che se ne vuole parlare (mica si vuole aver ragione eh? figuriamoci, siamo dei campioni di umiltà !! - si fa solo per dire…) e intanto performare una realtà senza risolvere neanche mezzo problema vero. In Italia la costruzione del capro espiatorio è l’esercizio in cui questo governo eccelle prima di ogni cosa. In sei mesi ne abbiamo già visto sfilare un numero indefinito.
E’ il portato finale di un fallimento storico, di prospettiva. La destra governa nel paradosso della più grande crisi identitaria della sua soria di questi ultimi anni. Il crollo delle borse  e delle banche sono insieme il crollo di un sistema intestato alle destre di tutto il mondo, compresa la nostra (tutta: dai post fascisti alla lega passando per Forza italia).
Gli inni alla disuguaglianza intonati in questi ultimi vent’anni per giustificare il capitalismo della finanziarizzazione dell’economia, che doveva e poteva fare  meno del welfare, perché c’era la ricchezza affluente, le nuove professioni (i co.co.co !!!); quello che a morte il diritto allo studio e finiamola con pensioni pubbliche e lavoro a tempo indeterminato, non potevano che produrre qualche mostro. Il mostro è questo paese che ha perso l’unica identità potabile che abbia mai avuto dalla sua unificazione: quella di essere riuscito a diventare in pochi decenni una democrazia debole ma viva.
Oggi che anche io sono diventato un mostro, un vero diseguale, non riesco più a tollerare discussioni sui miei principi. Quelli sono ancora lì a presidiare il fortino. E da qualche tempo mi chiamano al contrattacco.
Tra questi, però, in questi anni, ne è venuto alla luce uno nuovo: l’indisponibilità. Si è mosso in mezzo a mille difficoltà (come un bimbo turco in una classe di bimbi bresciani cretini come i loro genitori), non pretendeva per sé un ruolo simile, avrebbe preferito diventare il bravo ragazzo di sinistra, mediamente colto e ottimista, che aveva davanti, ma ha combattuto mille battaglie e alla fine è diventato adulto.
Lui - dice - che non vuole più sentire cose che offendano le mie orecchie e il mio gusto in nome di una democrazia malata. Lui ha dei cattivi pensieri, figli della mia apatia forse, o più probabilmente del mio disincanto. Lui mi ha detto: costruiamo e proteggiamo la nostra piccola isola in attesa che si formi un arcipelago. Ho così tirato su il filo spinato, raccolto le provviste, armato i miei bazooka.
Che si formi l’indisponibilità di massa.
Sono in guerra, bella gente. Occhio alla penna.

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Domenica, 5 Ottobre 2008

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Reticenze

Archiviato in: Metodo — francesco @ 21:37

Certo che se Maroni affermasse pubblicamente che esiste un’emergenza razzismo dovrebbe anche spiegare come mai vi saremmo precipitati e dirci anche qualcosa del suo mandante e dei suoi attori.
Anche Schifani, se non appartenesse alla terza fila della classe dirigente democristiana trucidata dalla corruzione e dalla fine della propria storia all’inzio dei ‘90, non si potrebbe scusare di avere appiccato l’incendio con il cerino ancora acceso in mano. A volte dice più cose la reticenza che la retorica.

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Lunedì, 14 Luglio 2008

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Manette e manine

Archiviato in: Metodo — francesco @ 22:34

Non so nulla delle presunte prove schiaccianti che inchioderebbero il presidente della Regione Abruzzo alle sue responsabilità di corruttore e malversatore, tanto più so niente di come Berlusconi possa difenderlo con qualche ragione e di conseguenza attaccare l’Anm per un’operazione compiuta da magistrati con nome e cognome.  Quindi  mi taccio e provo a sperare che Del Turco si dimetta subito.
Poi annoto, a margine, che dinnanzi a un’accusa di corruzione rivolta a un presidente di Regione - ex craxiano di ferro e ora di fede democratica -  a Berlusconi è scattato in avanti il cagnolino di Pavlov - tutto intero, sia la parte di destra che quella di sinistra -  con un moto reattivo di incredibile tempismo.  La campagna contro la magistratura ha come unico scopo il mantenimento dello statu quo e una magistratura lenta è un capro espiatorio eccellente. E’ la stessa magistratura che emette la sentenza sui fatti del G8 di Genova. Uno scandalo che urla vendetta sul quale invece irrompe il silenzio della vergogna e si rende manifesta la rete di complicità che fa sì che la magistratura e l’esercizio della giustizia restino così come sono.
Ma per un paese di poveri scemi e di scemi sempre più poveri, la battaglia contro l’Anm e la magistratura è un fatto vero e di inimmaginabile portata democratica.

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Giovedì, 26 Giugno 2008

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Abiezione e intercettazione

Archiviato in: Metodo — francesco @ 23:34

Le intercettazioni pubblicate dall’Espresso ci dicono che siamo un paese del Terzo Mondo, ma la loro dannazione legale sanziona il nostro indefettibile orgoglio nel considerarci dei numeri uno. Berlusconi e Saccà sembrano ora Alberto Sordi, ora Peppino De Filippo in una delle loro numerose gag.  Sono quasi teneri nella loro indefettibile lotta di corruzione continua.
A me non esce più neanche un po’ di vergogna. Cerco il distacco, non lo trovo e sento noia.  La mia vita non cambierebbe di un centimetro se non leggessi più queste porcate. E io penso che nessuna di queste porcate sposterà un solo voto contro questo governo, contro questo clima plumbeo e di acquiescenza passiva al peggio e al vomitevole.
La moralità espressa in quelle telefonate è quella che mediamente attraversa quotidianamente tutta la politica e tutta l’economia italiana. In ambienti dove ci si dà del tu e ci si insulta in pubblico per poi andare a cena insieme dopo cinque minuti, tutto è possibile.
Non ho bisogno di leggere quelle cose per sapere quale livello di abiezione esprima il nostro presidente del consiglio. Ho invece paura di chi cerca il dialogo con uno che sconosciuto non è, senza che se  ne vedano presupposti e risultati.
Mi chiedo: se domani le intercettazioni dovessere essere regolamentate senza scomparire nell’oblìo, noi ne sapremmo approfittare?
Il paese assopito dentro la sua deriva si risveglierebbe?
Non è invece questo l’unico modo per normalizzare il suo dramma, facendo emergere vischiosità e mafiosità ed eleggerle a tratti peculiari nazionali? Se la mafia costruisce cliniche, investe in aziende sane, anche all’estero, perché intercettare Berlusconi che tratta con Messina Denaro e lo convince ad aprire una centrale nucleare nella Valle dei Templi ? Oggi neppure una simile rivelazione smuoverebbe gli italiani alla ribellione.
Sapere è sempre importante, ma per essere decisivo bisogna intercettare qualcosa di più.

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