Oggi sono uscito dal pd.
Una non notizia e quindi una cosa buona solo per il mio blog. Forse anche per qualche amico.
Vorrei poter ridurre tutto a un epitaffio ma non mi soccorre ora il dono della sintesi.
Intanto, direi che mi sono liberato di un peso e sbarazzato di un’impostura.
Non posso stare in un partito che in un anno di iscrizione non ha mai convocato una riunione di circolo, non mi ha mai comunicato un desiderio di discussione o una sua volontà politica se non attraverso la tv o le pagine dei giornali. Non suoi, ma di altri.
Mi hanno chiesto di andare a votare il segretario provinciale. Lista unica per dare un segnale di unità, mi hanno detto, cioè per non continuare a discutere di D’Alema e Veltroni, hanno poi precisato. Una cosa patetica per un partito che vorrebbe pure governare , non dico il paese intero, ma anche solo una città.
A queste condizioni, io a questi non darei neanche le chiavi del canile.
Me ne vado - in definitiva - da un partito che non c’è. Un aborto senza cultura politica e iniziativa autonoma, senza voce, senza autorevolezza, che predica male e razzola peggio. Invaso da cinquantenni già vecchi e ottuagenari obbedienti, popolato da ex suorine democristiane che vivono in federazione (quella del pci, naturalmente) e quando entri neanche ti salutano.
Testamento biologico, eutanasia, Ru486, laicità dello stato, rapporti Stato-Chiesa, (l’ici ugale per tutti, per esempio), evasione fiscale, scuola pubblica e finanziamenti alle scuole private, politica industriale, relazioni con la cgil e il sindacato, libertà di informazione ? In un anno non ho sentito una sola proposta nè a livello nazionale; nè a livello locale. Non una comprensibile e perseguibile.
Zero assoulto.
Poi ieri sera è arrivata la proposta della Bindi, ma poteva essere chiunque altro a farla. L’idea di allearsi con Fini alle elezioni, mentre Bersani diceva il contrario e D’Alema diceva una cosa terza, mi ha fatto capire che ero arrivato al limite.
Non posso stare in un partito che per discutere di temi etici deve chiedere il permesso alle minoranze cattoliciste e neo papiste, che fa campare di rendita dei bigotti buoni a nulla o degli autentici nemici servendogli sul piatto i voti delle zone dell’insediamento tradizionale dell’ex pci, che non dice nulla sui soprusi di una ex azienda italiana come la Fiat commessi ai danni dei lavoratori solo perchè sono della Fiom e che si fa ricattare dalle sue intenzioni di produrre fuori dall’Italia. E mi fermo qui per carità di patria.
Non posso stare in un partito che non vuole avere una voce, e quindi non ha un suo quotidiano, una sua rivista, una sua tv. E badate, la democrazia, il confronto senza paura non c’entrano nulla. E’ la solita fuffa retorica di una certa sinistra da rottamare. In realtà, un partito senza voce ha mille voci e i suoi padroni lo possono controllare meglio. E pensare che avremmo potuto avere una banca.