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Mercoledì, 16 Maggio 2012

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Una vera paranoia

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 22:32

Come per esempio stare tuti i giorni attento alla minima di pressione, che non deve superare i valori massimi (delle minime). Ma anche non farsi una malattia, se durante questa fase di “assestamento” (ecchessaràmai questo assestamento?) ogni tanto la minima se ne va per la tangente.
L’importante - dico io - é che di questo “assestamento” sia informato il mio cervello e qualsivoglia altro organo ne sia in qualche modo coinvolto. No, perché mi dispiacerebbe non poco, dover prendere atto che, no, lui invece, non ne era informato. Azz …
Oppure considerare qual é il legame tra quei brividi che sento in testa, ogni qualvolta muovo troppo velocemente gli occhi - quasi che fosse un segnale di “alt”(tunonpuoiandareoltrequestolimiteeiotiavvisocosì) - e la mia salute.
Mi capitava di averne anche prima. Allo stesso modo. Però di tanto in tanto. Invece ne ho avuto per quattro giorni di fila. Oggi devono essersi presi una pausa perché come sono venuti, se ne sono andati.
Brividi. Io li chiamo così perché non so come definirli.
Potrebbero benissimo essere paragonati a delle vertigini oppure a delle piccole scosse elettriche.
E non trovare le parole adatte mi manda in bestia.
Una vera paranoia.

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Martedì, 1 Maggio 2012

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Perchè prima credevo di essere immortale

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 11:35

Prima del trauma era tutto una beatitudine. Di una levità assoluta. Come se le mie esperienze quotidiane di un tempo mi apparissero ora come filtrate da un senso di leggerezza ormai parte di una vita non più mia.

“A vita” o “per tutta la vta” - adesso non ricordo bene - l’ho sentito dire per la prima volta dal mio medico di famiglia a proposito della pillola della pressione che devo ingerire tutte le mattine. Di tutti i giorni.
Qui sta l’impegno quotidiano per avere salva la vita. Che é ancora mia.
Oggi so di avere avuto il privilegio di avere vissuto due volte.

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Sabato, 28 Aprile 2012

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Una cosa impegnativa

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 11:45

E’ il rientro a casa. Io prevedevo che fosse difficile, ma non mi sarei aspettato potessi affrontarlo con tanta prontezza di spirito.
C’é chi non sapeva nulla. Chi non si é mai osato. Chi è persino riuscito a odiarmi a morte perché a un certo punto ho proibito a tutti di farmi visita. Chi é molto felice di rivedermi. Chi vede i miglioramenti giorno dopo giorno.
Tutte discussioni “emotivamente impegnative”.
Ingestibili. Sommamente indigeste.

Perchè vorrei variare sul tema. E invece mi costringono ad essere banale. A tagliare corto.
A dimostrazione che sulla vita e sulla morte non si può dire nulla di “sensato”.
Per esempio, dire che ho avuto un’ emorragia cerebrale suscita le reazioni le più diverse.

Alla fine non spiego più. Più di tre volte al giorno non reggo. E’ proprio impossibile.

Anche per questo sono ritornato sul luogo di lavoro, prima. Per impedire di svolgere troppo arretrato, risolvere subito, il prima possibile, lo smaltimento di rifiuti mentali tossici.
Rifletto sul trauma cerebrale che ho subito. Rifletto che di quel trauma mi resta - di immediatamente visibile - il piede destro che fa bizzarrie.
Poi mi riposo.

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Martedì, 24 Aprile 2012

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I beati mesi della cistite

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 10:03

Se c’é una cosa che ho imparato da questa quasi tragedia, é ad avere pazienza. A volte mi sorprendo per quanta ne ho dimostrata, dopo averla ricevuta in dono.

Le contrazioni e gli spasmi che per tre mesi hanno inflitto una terribile punizione al mio inguine per essermi buscato una cistite dagli effetti devastanti, sono stati di gran lunga i mesi più duri della mia vita. Eppure né  ora, nè prima ne ho avuto il terrore. Non mi sono lasciato impressionare. Anche dopo aver contratto un’ernia.
Il “Proteus mirabilis” - nome suadente con il quale si indica un batterio multiresistente installatosi nelle mie vie urinarie per effetto di un uso prolungato del catetere - mi ha letteralmente cambiato la vita.
In meglio e in peggio. Dopo avere provato a combatterlo per due volte con una cura a base di antibiotici, mi sono dovuto arrendere all’evidenza: il batterio invece di perdere di efficacia ne usciva vieppiù rafforzato.
E’ inziato da qui il mio personale calvario.

Ho imparato a soffrire in silenzio, quasi di nascosto. Ogni volta che avvertivo l’imminente arrivo di un attacco, mi preparavo piegandomi in due. Era l’unico modo che avevo per avvertire gli eventuali visitatori di quello che mi stava accadendo, essendo impossibilitato a utilizzare il linguaggio in modo comprensibile. E non avendo più parole per esprimere la sensazione di disagio in cui mi trovavo. Uno, due, tre spasmi  all’inguine progressivamente più dolorosi, un bruciore lancinante e poco prima di urinare nel pannolino - un’autentica  liberazione - un numero imprecisato di contrazioni. Qualora mi trovassi in palestra avevo un  modo involontario per avvertire i fisioterapisti: l’irrigidimento dell’arto inferiore destro. Involontario perché non avevo controllo sul verificarsi dell’evento. Un  po’ come capita allorquando pigio due volte lo stesso tasto, battendo due volte la stessa lettera.
L’evento si ripeteva nelle stesse modalità almeno venti volte al giorno. E per tre lunghissimi mesi ho dovuto fare buon viso a cattiva sorte.
Non che io abbia potuto evitare di dare fondo al mio peggior carattere, inscenando per due giorni uno sciopero della fame (e delle medicine),  minacciando la dimissioni volontarie nel caso che i medici non avessero posto un rimedio, ma questo almeno ha attirato l’attenzione sulla gravità del mio caso, e ha finalmente posto le basi per la somministrazione di un farmaco che si rivelerà “salvifico”.
Già perché la delusione provocata dai rimedi della medicina tradizionale ha dato una svolta al decorso della malattia. Infatti, l’azione combinata di un farmaco omeopatico, suggeritomi dalla mia fidanzata, e dell’ennesimo farmaco di medicina tradizionale, impostomi dal medico, hanno fatto scomparire le contrazioni, gli spasmi e il bruciore.

Il batterio sopravvvive ancora nel mio organismo. A quattro mesi dalla sua comparsa. Ha lasciato sul campo, esanimi, la paura e l’impazienza. Ha reso non più stoica la mia pazienza, ma la ha dato un senso. Verso una più compiuta forma di felicità.
E tutto questo senza coinvolgere il mio lato più cerebrale. E’ stato abbandono, vera forza sgorgata dalle viscere del mio corpo e della mia mente. Ho fatto tesoro di quella serenità che mi venva in soccorso durante le pause tra un attacco e l’altro.
Non mi sono detto nulla. Né ho rimuginato tra me e me, come ero solito fare nei momenti di maggior tensione. Ho deciso, o forse no, agevolato dalle mie condizioni cerebrali del momento, di lasciar perdere. Le mie rimostranze verso la malattia lasciavano subito il campo al caffè del momento, alla scorta di acqua che dovevo fare per il giorno dopo, al dvd che ancora dovevo vedere.
Tutto era sullo stesso piano. Gioia e dolore. Momenti di speranza e momenti di sconforto. Mente e cuore.

Poi mi hanno messo in piedi. E tutto ha cominciato a girare per il verso “giusto”.

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Giovedì, 19 Aprile 2012

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Tecnicamente parlando

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 10:04

Tecnicamente, quando si incappa in un’emorragia cerebrale, vengono bruciate una certa quantità di cellule del cervello. Quali e quante? Il numero non lo conosco, però so che la qualità si può soltanto indurre. Come? Semplice, rivolgendo delle domande e, soprattutto, valutando le risposte. Per questo, in genere, il decorso della malattia viene “valutato” con un certo margine di errore.
Per esempio chi come me è stato colpito da un’emorragia frontale è solitamente affetto da una certa assenza di freni inibitori. Quindi, si dicono e si fanno cose che solitamente ci sono neglette. Niente paura! Per le botte di vaffanculo ho seguito un  procedimento accurato. Ho preso un respiro profondo e mi sono rivolto in modo così poco urbano soltanto a pochi privilegiati: quelli che se la sono cercata. Quello che mi preoccupava, in realtà, era la ripetizione per afasia (in greco signfica mutismo)  di insulti a ripetizione, rivolti a caso ad alcuni malcapitati (sarà accaduto, a memoria mia, due volte).
Oppure (cosa che di tanto in tanto mi capita ancora adesso) passare dal “lei” al “tu” nell’arco di una frase o di una conversazione (orale), oppure essere soggetto ad un’incipiente balbuzie durante una conversazione emotivamente impegnativa.

Bruciano anche altri tipi di cellule: quelle del movimento. Perciò si va in “emiplegia”, ovvero sia paralisi parziale della parte opposta a quella colpita a livello cerebrale (se é colpita la parte sx del cervello va in emiplegia la parte destra del corpo e viceversa).  Anche in questo caso si fanno dellle domande. Solo che é  il corpo a essere interpellato. E non c’é dubbio che il corpo dia delle risposte.
Il mio é rimasto immobile due lunghi mesi, poi due dita della mano, l’indice e il medio, hanno dato un segno di vita. E’ stato quello l’inizio della rimonta. Che é stata per certi versi sorprendente e atipica. E non é ancora finita.

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Sabato, 14 Aprile 2012

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Quello che i referti medici non dicono

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 11:22

“Il sig. Francesco Forbino nato il 03/10/1961 affetto da emorragia intraprenchimale fronto-parietale para falcica sinistra con esiti di emiplegia destra con afasia é stato ricoverato nel nostro reparto dal 13/12/2011 al 18/03/2012 per effettuare il trattamento neuroriabilitativo”. Così recita il referto del Dipartimento di riabilitazione dell’ospedale di Santa Corona, al momento del mio ingresso.
L’evento traumatico é acqua passata, essendo accaduto il 18 novembre. Nel frattempo però c’é stato un intervento di microchirurgia, eseguito dal dr. Padonecchia (non gli sarò mai abbastanza grato) del reparto di Neuroscienze - sempre dell’Ospedale di Santa Corona - detto di “nebulizzazione”. In parole povere: con un microcatetere si sono introdotti dalla zona inguinale, sono giunti al cervello, hanno chiuso la fistole angiovenosa - ancora sanguinante - con una colla dal nome esotico - onyx - e poi hanno fatto il percorso a ritroso. Tutto questo per la modica durata di quattro ore.  Ad un successivo controllo angiografico, la fistole non solo era chiusa ma proprio scomparsa.
Quello che non dicono i referti medici, è che se non fosse riuscito l’intervento di microchirurgia, mi avrebbero dovuto aprire la testa con tutte le incognite del caso. Ecco spiegato il perché di tanta gioia di mia sorella e della mia fidanzata all’uscita dalla sala operatoria… In più quello che non dicono i referti medici é che sono stato dal 18 novenbre al 9 dicembre - data della “nebulizzazione” - in costante pericolo di vita perché la fistole continuava a sanguinare.
Ora, immaginatevi il sottoscritto praticamente immobile in un letto, senza parola e … senza voce ! Sì perché dovete sapere che non esiste un caso di emorragia simile ad un altro, quindi è solo l’esperienza terapeutica  e psicologica dei fisioterapisti, dei logopedisti, dei fisiatri che fa la differenza, e naturalmente la propria convizione nel voler guarire.
Mi sono ripesato dopo un mese dal trauma: 84 chili. Meno 15 rispetto a quando entrai in palestra quel venerdì 18 novembre. Certo al mio risveglio, la mattina del 19 nel reparto di Neuroscienze, non potevo pensare al mio peso, anzi era l’ultima cosa a cui pensassi.
Non potevo anche perché ero impossibilitato. Come avvolto in una nuvola di calma placida e serena, pensavo allo stretto necessario, perchè ogni volta che provavo ad abbozzare un pensiero c’era come una forza interiore che mi impediva di andare avanti. L’unica cosa che mi riusciva di fare era di ripetere all’infinito la frase che avevo pensato per ultimo che poi era soltanto una, una alla volta. Praticamente un “reset” infinito. Eppure non soffrivo, o meglio soffrivo il giusto, come se la mia mente si appagasse di quel poco che riusciva a fare. Forse l’effetto dei calmanti, più probabilmente l’effetto omeostatico di una macchina complessa come il cervello. In pratica é come se il cervello “sapesse” del mio e del suo stato e quindi si regolasse di conseguenza.
A meno che non venissero i “parenti”. I parenti avevano il poterte di risvegliare in me quanto di belluino avessi nel cuore. Allora decisi di limitare al massimo le visite: Anna, Danilo e Anais erano gli unici ammessi. Mia sorella, mio cognato e la mia fidanzata. Ai quali vanno tutti i miei ringraziamenti. Perché senza di loro non avrei saputo né potuto cavarmela, e non avrei raggiunto i risultati odierni.

Solo il 25 dicembre ho ricevuto la visita di mio padre dietro l’insistenza di mia sorella. Da quella data ho iniziato a ricevere una visita dietro l’altra. Più numerosi di tutti, i miei compagni di fede, che so essermi stati di sostegno concreto attraverso le loro preghiere e i loro daimoku.

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Venerdì, 13 Aprile 2012

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Convalescenza

Archiviato in: Esistenza — francesco @ 9:43

Mi hanno dimesso un mese fa dall’ospedale di Santa Corona.  Esattamente il 18 marzo. Quattro mesi di degenza e riabilitazione per emorragia cerebrale. Avevo tutta la parte destra paralizzata, non parlavo più. Dicono i medici che avevo una fistole arterio-venosa pronta a esplodere e che è esplosa durante una seduta in palestra. Ricordo di aver urtato violentemente con la parte posteriore del capo contro un bilanciere posto su due binari verticali (il multipower) che di solito si adopera per lo squat. Io lo stavo adoperando per i pettorali, quindi mi ero sistemato una panca sotto l’asse del bilanciere. Andando indietro con la testa, inavvertitamente, ho innescato la miccia.

Oggi porto ancora visibili i segni dell’evento. Ancora zoppico, non riesco a scrivere con la mano destra, a digitare sì, non ho più la fluenza nel linguaggio che avevo prima dell’incidente. Ma sono certo che recupererò.

Il mio scopo attuale è di parlarvi di questa esperienza, dei suoi aspetti più tristi e dolorosi ma anche dei momenti di speranza e realizzazione.

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Sabato, 20 Novembre 2010

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Epigrafe

Archiviato in: Luce del giorno — francesco @ 15:27

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

Adriana Zarri (1919-2010)

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Giovedì, 18 Novembre 2010

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La stoffa di Walter

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 11:08

Dice Walter: « … i sondaggi dicono pure che nessun partito italiano ha un elettorato potenziale grande come il nostro: i numeri si invertono, il 24% diventa il 42. Quel divario dev’essere colmato attraverso il ritorno a un’ispirazione che sia da Pd.  Se il Pd si trasforma in una forza a fatica distinguibile, se rinuncia al suo essere più com’è il Partito laburista inglese o il Partito democratico americano che come sono i partiti socialisti europei, non ce la farà a costruire l’alternativa di cui l’Italia ha bisogno».
Accade in queste ore mentre altri sondaggi danno il centro sinistra davanti al centrodestra, Vendola vola nelle preferenze degli italiani, il partito laburista ha già perso e Obama ha appena perso.

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Sabato, 2 Ottobre 2010

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Parole

Archiviato in: Esercizi — francesco @ 16:57

Dov’è il nesso oggi tra parole come “inaccettabile” o “insopportabile” quando sono riferite a un fatto della politica e gli atti che ne seguono come conseguenza o semplice reazione? Se all’evento “inaccettabile” o “insopportabile” - che pure è accaduto - seguono sempre - o per lungo tempo - parole o atti che non ne fermeranno il ripetersi, fatalmente la realtà si farà carico di rendere l’inaccettabile accettabile e l’insopportabile sopportabile. E dopo poco tempo, con qualche ragione - perché di quelle se ne trovano ovunque - l’inaccettable di prima diventerà ovvio e l’insopportabile diventerà giusto.
Chi dice “inaccettabile” o “insopoortabile” e poi non fa nulla, non suggerisce nulla, perchè non sa nulla è solo il “palo” che agevola il grande furto di pazienza e verità. Un impostore che fa finta di denunciare con imbarazzo e sconcerto. E’ il grande impotente, padre di tutti gli alibi, di cui bisognerebbe sbarazzarsi subito.

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